L’appuntamento è fissato al Parco “Bruno Donatelli” di Narni Scalo, alle 21:00 dell’8 agosto 2026. Ospiti della serata condotta dal direttore artistico Alberto Crespi, il sottoscritto e Alberto Farina, che per Rai Movie ha curato il restauro delle edizioni italiane dei film di Stanlio e Ollio, direttamente dalle copie Betafilm, e pubblicate su Raiplay. A metà agosto, anticipo qui, la coppia tornerà in onda con un nuovo ciclo di comiche sonore, con copie nuove fiammanti e il doppio audio inglese-italiano. Tutte le info su Le vie del cinema qui.
martedì 21 luglio 2026
Le vie del cinema omaggiano Stanlio & Ollio
martedì 23 giugno 2026
Maurizio Nichetti, il cinema e oltre
Un autore in continua espansione, ma che all’occorrenza, da conoscitore di tutti i segreti della “macchina cinema”, sa farsi artigiano; colto ma non necessariamente cinefilo; politico ma non ideologico; sempre fedele a se stesso, ma senza cadere nella ripetizione e nel cliché.
A mezzo secolo di distanza da Ratataplan – che per la prima volta lo rivelò sulla scena internazionale, dopo un lungo apprendistato a fianco di uno dei padri dell’animazione italiana come Bruno Bozzetto – ripercorrere oggi le avventure di Nichetti nell’audiovisivo significa riscoprirne non soltanto la profonda originalità, ma anche l’indiscutibile spessore teorico. I contributi di questo volume indagano appunto la feconda attualità della produzione nichettiana: il rapporto con la tradizione del comico, la propensione per un fantastico che affondi le radici nel quotidiano, la doppia dimensione di regista e interprete, il gusto per l’ibridazione linguistica, l’attenzione costante agli sviluppi tecnologici e alle trasformazioni del panorama mediale.
Al tempo stesso, le testimonianze di amici e collaboratori permettono di fare luce su un metodo di lavoro che ha sempre privilegiato la dimensione collettiva della factory al gesto demiurgico dell’autore “con la A maiuscola”.
Con una prefazione disegnata da Bruno Bozzetto.
Saggi, interviste e testimonianze di: Alberto Anile, Pedro Armocida, Mario Battistoni, Gianni Biondillo, Daniela Brogi, Gianni Canova, Paola Casella, Massimo Causo, Alice Cucchetti, Francesco D’Asero, Fiaba Di Martino, Ernesto Di Sarro, Luca Di Stefano, Mauro Donzelli, Ilaria Feole, Angela Finocchiaro, Gabriele Gimmelli, Elena Gipponi, Marco Giusti, Mariella Lazzarin, Denis Lotti, Anton Giulio Mancino, Rocco Moccagatta, Maurizio Nichetti, Cristiana Paternò, Mariapaola Pierini, Marco Pistoia, Matteo Pollone, Ilaria Ravarino, Marida Rizzuti, Giulio Sangiorgio, Carlo Siliotto, Livia Sisi, Barbara Sorrentini, Leonardo Strano, Giancarlo Zappoli, Paola Zeni.
Cronologia completa dei lavori per il cinema, la televisione, il teatro e la pubblicità a cura di Andrea Ciaffaroni.
SCHEDA
Maurizio Nichetti. Il cinema e l'oltre. A cura di Pedro Armocida e Gabriele Gimmelli. ISBN: 978-8829796434. Pagine 352. Prezzo: 28 euro.
sabato 13 giugno 2026
Stanlio e Ollio galattici
"Il Corriere d'Informazione" del 3 giugno 1977 titolava così questo trafiletto dedicato a Guerre Stellari, senza sapere che l'ispirazione per i due droidi C-3PO e R2-D2 era davvero la celebre coppia Stanlio e Ollio. Nella versione italiana, inoltre, R2-D2 divenne C1-P8, un nome scelto per assonanza con un altro celebre duo comico, Gianni e Pinotto.venerdì 1 maggio 2026
Stanlio e Ollio al cinema a Milano!
Tutti i dettagli per l'acquisto del biglietto li trovate qui.
Per ripassare l'argomento, penso vi bastino le parole del grande Nichetti ha dedicato al libro lo scorso 16 aprile.
mercoledì 8 aprile 2026
Stanlio e Ollio su "Robinson"
Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy, uscito un mese fa, continuerà il suo percorso di presentazioni, e a breve darò notizia della prima milanese con un ospite d'eccezione. Ma nel frattempo, acquistate il libro qui.
venerdì 6 marzo 2026
Le avventure di Stanlio e Ollio a Hollywood Party
domenica 8 febbraio 2026
Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy
A cent’anni dal loro primo film insieme, questo libro è il racconto storico-analitico del cinema di Stan Laurel e Oliver Hardy, la coppia comica più famosa e amata al mondo, nota in Italia come Stanlio e Ollio. Dietro la perfezione dei loro “disastri” si nasconde una delle carriere più accidentate e affascinanti della storia del cinema comico: un percorso lungo oltre venticinque anni e più di cento film, segnato da scelte complesse, intuizioni geniali e cambiamenti epocali. Per la prima volta in Italia, la loro opera viene analizzata mettendo al centro il ruolo autoriale di Stan Laurel e il rapporto indissolubile con Oliver Hardy, la costruzione delle gag, il confronto tra le sceneggiature e i film completati, le testimonianze dei collaboratori, fino alle recensioni d’epoca e al lavoro di ricerca degli studiosi internazionali. Il libro ricostruisce l’evoluzione del loro cinema, le tappe della loro carriera e il modo in cui, insieme, hanno definito un’arte comica unica e irripetibile. Un omaggio rigoroso e appassionato all’arte mimica e scenica di Stan e Ollie, due geni assoluti che ancora oggi meritano la nostra attenzione ― e, soprattutto, le nostre risate.
"Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy". 420 pagine (più 18 di rare fotografie).
Per prenotazioni: ordini@edizionisabinae.com o clicca qui
giovedì 29 gennaio 2026
Stanlio e Ollio eroi del circo
L’interesse di Medrano per le figure di Stanlio e Ollio non era affatto casuale. Le origini della coppia affondavano infatti nella tradizione della Commedia dell’arte, nella struttura classica del Clown Bianco e dell’Augusto – il comico e la spalla – e soprattutto nella maschera di Zanni, il servo che assisteva i padroni come il Magnifico, più noto come Pantalone, da cui sarebbero nati i servi sciocchi quali Arlecchino e Pulcinella. Nel bellissimo film documentario I clowns, girato nel 1970 da Federico Fellini per la RAI, compare una splendida scena in cui Tristan Rémy, il più importante storico del circo e dei clown, discute animatamente con alcuni celebri “augusti” sul loro ruolo all’interno della coppia. La conversazione si accende quando Rémy mette in dubbio che il clown bianco possa far ridere quanto – se non più – dell'Augusto, senza però giungere a una conclusione definitiva.
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| Grock e Antonet |
Nel libro dedicato al film di Fellini si legge inoltre una nota curiosa, raramente riportata altrove: il primo nomignolo con cui Laurel e Hardy vennero battezzati in Italia, Crick e Crock (talvolta trascritto erroneamente negli annunci pubblicitari come Krik e Krok), fu scelto per aderire alla tradizione dei nomi buffi delle coppie di clown dell’epoca. In particolare, il riferimento principale sembra essere la coppia «Brick e Brock», formata agli inizi del Novecento da Marius Galante, clown marsigliese, e da un partner sconosciuto noto con il nome d’arte di Brock. Nel 1903 Galante sostituì il suo Augusto con Adrien Wettach, clown svizzero destinato a creare di lì a poco il celebre personaggio di Grock, con il quale sarebbe diventato noto in tutto il mondo come “il più grande clown di tutti i tempi”. I due formarono per diversi anni la coppia “Brick e Grock”, ma nonostante il successo si separarono per divergenze artistiche. Grock proseguì la propria carriera accanto all’italiano Umberto “Antonet” Guillaume, clown bianco del Cirque de Paris, fino ai primi anni Dieci, quando le sue ambizioni di passare dal ruolo di Clown a quello dell'Augusto posero fine anche a questa collaborazione (la storia dei clown è assai più vasta di quanto si creda: Antonet era fratello di Ferdinando, uno dei primi comici del cinema muto, noto con i nomi d’arte di Tontolini e Polidor).
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| con Rivel, 1947 |
Infine, come noto, Stan Laurel e Oliver Hardy ambientarono un solo cortometraggio nel mondo del circo, The Chimp (1932), nel quale non interpretavano dei clown in senso stretto, bensì due inservienti che mandavano in rovina il circo con un colpo di cannone, riuscendo paradossalmente a far ridere più degli stessi pagliacci. Stan e Oliver erano, del resto, apertamente ammirati dai clown. Fra i loro amici figurava lo spagnolo Charles Rivel, uno dei più celebri del secolo scorso, noto per un numero in cui imitava il vagabondo di Charlie Chaplin sulle piste dei circhi. Rivel arrivò persino a vantarsi di aver sconfitto Chaplin stesso in un concorso tra sosia, e dovette affrontare un’azione legale per plagio intentata dalla United Artists. Nel novembre del 1947, durante l’ingaggio al Lido di Parigi, Laurel e Hardy conobbero Rivel nel backstage; per l’occasione venne scattata una fotografia che il clown spagnolo conserverà fra i ricordi più cari.
Alla fine, Laurel e Hardy, come Chaplin e Keaton, seguirono l’evoluzione dello spettacolo comico che dal circo si era spostato nei varietà inglesi e americani, trovando nella pellicola una forma di conservazione eterna. Molti altri volti e nomi, invece, che sotto i tendoni – o per le strade – di tutto il mondo avevano sfidato il pubblico con i lazzi e i colpi dello slapstick, quella comicità violentemente fisica che affonda le sue radici nella Commedia dell’arte, sono svaniti nel buio di uno spettacolo che, prima o poi, finisce per tutti.
domenica 21 dicembre 2025
Laurel & Hardy Year Three: una recensione
Sì, perché probabilmente qualcuno ignora il fatto che, alla loro prima distribuzione cinematografica, questi film circolavano in copie perfette, prive di graffi e imperfezioni. Restituire oggi quella stessa nitidezza è un’impresa di cui solo chi lavora nel campo del restauro cinematografico può comprendere fino in fondo la difficoltà. Del resto, questi film hanno più di cento anni, e maneggiare materiali preziosi quanto instabili – spesso infiammabili come la celluloide d’epoca, che non prendeva fuoco: esplodeva direttamente – farebbe sudare anche Indiana Jones.
Nel caso di Laurel e Hardy, il panorama è stato ancor più difficile, e in molti aspetti disastroso. Richard W. Bann, nel booklet allegato al terzo volume, afferma chiaramente quanto sia difficile credere, e accettare, che “quasi tutto il materiale cinematografico originale relativo alle commedie mute di Laurel e Hardy (negativi, pellicole a grana fine, stampe originali) sia ormai scomparso, andato”. Spiega come il consumo eccessivo, gli strappi accidentali nei laboratori di stampa, gli incendi di nitrato, la decomposizione, gli smarrimenti dovuti a negligenza o la distruzione deliberata – per recuperare l’argento o liberare spazio di stoccaggio in tempo di guerra – abbiano fatto sì che tutto ciò che è sopravvissuto lo abbia fatto quasi per caso, e non per scelta”.
“Il tempo è spietato”, scrive Bann. La storia del cinema muto, oggi perduta per circa l’80%, attraversò un lungo periodo di indifferenza da parte degli studios negli anni successivi all’avvento del sonoro, poiché la produzione passata veniva considerata superflua, e nei periodi di crisi economica i magazzini di pellicole non erano che un peso. Sempre Bann ricorda come, nel 1933, Mack Sennett, dopo il fallimento della sua casa di produzione, svendette un magazzino di oltre duemila titoli per la cifra irrisoria di 875 dollari.
La differenza fondamentale tra le antiche comiche di Sennett e i film di Stanlio e Ollio stava nella loro persistente popolarità e nella continua richiesta del pubblico. Quando Laurel e Hardy lasciarono gli Studi Roach nel 1940 per lavorare alla Fox e alla MGM, la loro produzione diminuì e si fece più scadente, ma le sale continuavano a riempirsi. Hal Roach rilanciò allora i film degli anni Trenta tramite alcuni distributori indipendenti – il più noto dei quali fu la Film Classics – e gran parte delle loro opere sonore, ristampate e conservate, riuscirono così a salvarsi dall’oblio.
Destino ben diverso toccò ai film muti, dimenticati nei magazzini Roach e conservati chissà come, finché Robert Youngson, cineasta appassionato dei tempi d’oro della comicità, ristampò i negativi di numerosi titoli per inserirli nelle sue compilation dedicate alle comiche mute e a Laurel e Hardy in particolare. Parallelamente, la società di noleggio casalingo Blackhawk inserì i film muti della coppia nel proprio catalogo e, come ricorda Bann, “per generare le copie da vendere, la Blackhawk doveva prima produrre intermedi positivi a basso contrasto e a grana fine in 35 mm, ma spesso il lavoro consisteva in riduzioni in 16 mm direttamente dai negativi di macchina, che fortunatamente – grazie a un colpo di fortuna – si sono rivelati tra i migliori elementi sopravvissuti”.
Ed è qui che arriviamo a oggi. Il lavoro di recupero, ricostruzione e restauro realizzato da Serge Bromberg e dal suo staff ha coinvolto la collaborazione di numerose cineteche di tutto il mondo. Nonostante per alcuni titoli il negativo originale fosse ormai perduto per sempre a causa di negligenze imperdonabili da parte di chi avrebbe dovuto conservarlo (una storia raccontata nella recensione precedente), il risultato resta straordinario. Gli eventuali detrattori tacciano: Bromberg e i suoi collaboratori hanno potuto lavorare solo quando il tempo aveva già inflitto danni irreversibili, e gli inevitabili salti qualitativi sono il frutto di una ricostruzione minuziosa a partire da materiali eterogenei. Difficile, davvero, rimanerne delusi.
Nel dettaglio di questa recensione – qui e qui le precedenti – posso dire che la produzione del 1929 è stata una delle più transitorie di Laurel e Hardy, e per sottolineare il passaggio dal muto al sonoro sono stati inseriti i primi film parlati della coppia e le rare versioni mute, e altri bellissimi extra:
Ogni corto ha musiche originali e le sonorizzazioni dell’epoca della Vitaphone per i corti Liberty, Wrong Again, That’s My Wife, Bacon Grabbers, e Angora Love.
The Hollywood Revue of 1929 – la partecipazione di Stan e Ollie con un numero di magia comica in questo film musicale realizzato per la MGM.
Come esempio delle versioni fonetiche girate dalla coppia, un estratto dalla versione spagnola di Berth Marks.
La versione doppiata di Double Whoopee (1929), realizzata nel 1970 da Chuck McCann, doppiatore di entrambi gli attori, su testi di Al Kilgore.
Un video rarissimo e inedito di Stan e Ollie realizzato come contributo speciale per la Convention della MGM a Parigi del 1930.
I film interessati, tutti del 1929, rappresentano la piena maturità comica di Laurel e Hardy e gli ultimi supervisionati – e in due casi anche diretti – da Leo McCarey, il vero “papà” artistico della coppia, che aiutò enormemente Stan e Ollie nella costruzione dei loro personaggi e della loro tecnica. Questo cofanetto contiene almeno due capolavori assoluti della loro opera, alcuni titoli sotto la media e altri a lungo sottovalutati, con Stan Laurel e Oliver Hardy ormai pronti alla parola e alle ultime, bellissime, distruzioni reciproche insieme ai loro antagonisti preferiti.
Insomma, un prodotto da acquistare assolutamente. Fatevi un regalo di Natale: Qui per l'acquisto.
lunedì 8 dicembre 2025
Swabbies - il film inedito della Disney
giovedì 5 giugno 2025
Il libro su Jack Lemmon in televisione!
In due occasioni, il sottoscritto è intervenuto in televisione per raccontare la figura di Jack Lemmon, compito non facile, ma aiutato da un libro che mi sta dando soddisfazioni inaspettate, e, nella prima ospitata, spalleggiato nientemeno da Piera Detassis, la mitica presidente dell'Accademia del cinema italiano, ma per me, sentimentalmente, la signora di Ciak fino al 2019! Ospite della deliziosa Paola Saluzzi a L'Ora Solare, abbiamo parlato di Lemmon a cominciare da una intervista che la Detassis gli fece a Venezia nel 1992.
Seconda ospitata, una intervista a Movie Mag dello scorso 4 giugno, che in apertura ha ricordato Jack Lemmon con un raro filmato del 1990, intervistato da Raffaella Carrà. Ecco qui sotto i due video. Magic Time!
Qui per ordinare il libro Jack Lemmon, l'uomo comune del cinema americano.
lunedì 10 marzo 2025
Jack Lemmon, doppia presentazione della biografia italiana
Uscita il 10 febbraio scorso, la prima biografia italiana dedicata a Jack Lemmon, edita da Edizioni Sabinae e intitolata Jack Lemmon, l'uomo comune del cinema americano, sarà presentata a Roma in due diverse occasioni, azzardo nel definirle imperdibili, sia per il soggetto interessato che per gli ospiti coinvolti. Prendete nota:
La presentazione del 12 marzo sarà fatta al Teatro Le Sedie di Roma, in Via Veientana, 51, alle ore 18:30. Il sottoscritto dialogherà con Andrea Pergolari e Alberto Pallotta, due autori molto noti nella saggistica cinematografica (recentemente, insieme hanno firmato libri importanti su Franco e Ciccio, Louis De Funès, Alberto Sordi, un dizionario del cinema horror inglese anni Settanta, e un dizionario sulla commedia all'italiana raccontata in 160 film). L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
venerdì 31 gennaio 2025
Jack Lemmon, l'uomo comune del cinema americano
Jack Lemmon, l'uomo comune del cinema americano, 328 pagine edite da Edizioni Sabinae, può essere preordinato anche qui.
domenica 8 dicembre 2024
Saturday Night: recensione
Ho recuperato in ritardo “Saturday Night”, di Jason Reitman, distribuito limitatamente nel mondo – in Italia per soli tre giorni – con notevole successo di critica, e di quel pubblico di nicchia cui si rivolge il film. Sì perché nonostante il “Saturday Night Live” sia uno dei programmi più famosi in America che ha raggiunto quest’anno la stagione numero 50, il film che racconta quello che successe poco prima della messa in onda del primo show, nel lontano 11 ottobre 1975, è per un target di appassionati che probabilmente ignorano alcuni dei numerosissimi dettagli inseriti nella sceneggiatura, scritta dal regista con Gil Kenan con il gusto della reverenza nei confronti di Lorne Michaels, il pazzo canadese che ha avuto l’idea di proporre questo show in diretta alle mummie della NBC prendendo al balzo l’occasione di sostituire le repliche del “Johnny Carson Show”: ma a parte tutto questo, è un ottimo film godibile, con ritmo, virtuosismo tecnico, e un gran lavoro di attori.
Michaels voleva proporre qualcosa di alternativo alla vecchia televisione che scalciava con arroganza e snobismo la nuova generazione di attori e autori che avrebbero cambiato la televisione e la comicità degli anni ’70: Milton Berle, “Mr. Tv”, con la sua “dote” da divo stronzo (e il suo leggendario pene: eh sì, questa è storia della tv ragazzi!), le telefonate minatorie di Johnny Carson, la inquietante figura del dirigente televisivo, sono personaggi che guardavano dall’alto al basso questa troupe di scalmanati ragazzini. Ad un certo punto appare, seduto sul divano, Bernie Brillstein: agente cinematografico e futuro produttore, veniva dalla vecchia scuola e si aspettava che la band indossasse lo smoking, ma si adattò subito, mentre i musicisti e i comici prendevano cocaina, fu lui a firmare il contratto con John Belushi e diventare, su due piedi, il suo agente personale. Una figura fugace, ma importante per il cambiamento radicale e anticonformista che Michaels riuscì ad imporre con il suo programma. Del resto, uno show in cui l’unico noto è il fumatissimo dalla bocca pericolosa George Carlin, e l’ospite musicale era Andy Kaufman, tenero e lunare, la dice lunga su quanto anche legittimamente i colletti bianchi della NBC fossero preoccupati.
Sugli attori, due parole: la somiglianza (checché i soliti fan rompipalle hanno avuto da ridire) non è importante, nonostante il loro ottimo lavoro di reinterpretare Aykroyd, Belushi, Chase, Gilda Radner, Laraine Newman, Garrett Morris, Jane Curtin con i loro disagi alle prese con un nuovo mezzo per loro, la televisione in diretta. Perché, importante ricordarlo, erano tutti giovanissimi e gran parte sconosciuti. E cito Matt Wood come John Belushi perché ne fa una versione probabilmente veritiera: tossico, aggressivo, ribelle e dolcissimo allo stesso tempo. Michaels lo sopportava perché aveva un grande talento. Sullo sfondo, Billy Crystal e il suo mancato debutto, Michael O’Donoghue, autore sprezzante e geniale, e Alan Zweibel, sudato gagman che sarebbe stato uno dei migliori sulla piazza (soprattutto con Crystal), sono delle chicche rendono “Saturday Night” un gioiello da recuperare.
PS: Discutere qui quanto abbia profondamente cambiato lo spettacolo in America, è fuorviante (e potrei perdermi fra migliaia di nomi, personaggi, sketch: non chiedetevi dov’è Bill Murray, arriverà nella seconda stagione, nel ’77, quando Chase lasciò il programma per Hollywood), ma consiglio caldamente la nuova edizione del libro Saturday Night: A Backstage History of Saturday Night Live, di Doug Hill e Jeff Weingrad, oppure, se vi sentite gradassi, Live From New York: The Complete, Uncensored History of Saturday Night Live as Told by Its Stars, Writers, and Guests (2015), di Tom Shales e James Andrew Miller, di cui esiste persino una edizione italiana della prima edizione, pubblicata dalla Kowalski (2004).
mercoledì 20 novembre 2024
Laurel & Hardy: Year Two - una recensione
Il box blu-ray include un booklet firmato da Serge Bromberg ed Éric Lange, con note di Sara Imogen Smith e del biografo della coppia, Randy Skretvedt, oltre a una serie di extra davvero notevoli:
Now I’ll Tell One (1927), sopravvissuto nel solo secondo rullo, con Charley Chase e Stan Laurel, e Oliver Hardy in un piccolo ruolo.
Eve’s Love Letters (1927), una delle ultime comiche soliste di Stan, diretta da Leo McCarey.
Galloping Ghosts (1928), due frammenti di questa rarissima comica con Oliver Hardy.
A Pair of Tights (1929), divertente comica con Anita Garvin e Marion Byron, girata nello stile del duo e prodotta da Hal Roach nel tentativo di creare una nuova coppia comica. I registri ufficiali degli studi confermano una partecipazione straordinaria di Stan e Oliver, poi tagliata in montaggio.
Un filmato amatoriale eccezionale girato sul set di Should Married Men Go Home?, proveniente dall’archivio di George Mann e già pubblicato su YouTube.
Un’intervista audio del 1959 a Stan Laurel.
Tracce sonore d’epoca per quattro comiche, più nuove colonne sonore composte da Neil Brand, Robert Israel, Andreas Benz, Jean-François Zygel e lo stesso Bromberg.
Se il primo volume raccontava la “preistoria” del duo (qui la recensione), questo secondo — e ancor più il terzo, con i film del 1929 — documenta la piena maturazione della coppia. Come già fatto in precedenza, è doverosa una premessa sullo stato dei materiali. Se il cofanetto del 1927 aveva compiuto un vero miracolo, recuperando pellicole spesso malconce o solo in formati ridotti, non bisogna pensare che con i film successivi la situazione fosse migliore.
L’ultimo restauro importante dei muti risaliva alla fine degli anni Novanta. Ma, come raccontato in un dettagliato articolo sul n. 3 della rivista Laurel and Hardy Magazine (estate 2023), la storia parte molto prima.
“Uno dei momenti chiave per i film muti di Stanlio e Ollio avvenne il 7 aprile 1972, quando, dopo una lunga e feroce battaglia legale, i successori di Roach cedettero tutti i diritti di 74 cortometraggi di Stanlio e/o Ollio alla Richard Feiner Company. Questo contratto dimenticava persino di menzionare i diritti già venduti alla Blackhawk Films. (…) Ma la storia non finisce qui. Anzi, peggiora! Nel 1988, Richard Feiner affidò a Michael Agee, un presunto specialista del restauro, i materiali originali delle pellicole di sua proprietà. Agee raccolse tutto il materiale che riuscì a trovare, compresi i negativi conservati nei caveaux della Library of Congress, e mise tutti i nitrati nella cucina della sua casa di Yorba Linda. Niente aria condizionata, caldo estremo... e quando una pellicola iniziava a deteriorarsi, veniva semplicemente scartata per non infettare le altre pizze in metallo. Quando tutti gli elementi della casa di Agee furono finalmente recuperati dalla cineteca dell'UCLA, la maggior parte di essi era già diventata polvere”.
L’articolo citava Rob Stone, all’epoca curatore dell'UCLA (e fino a poco tempo fa impegnato nella collezione della Library of Congress): “Ho preso personalmente i negativi originali di Habeas Corpus e You're Darn Tootin’ e li ho messi in un barile d’acqua per poterli incenerire. Tutto questo perché erano conservati nel suo garage nel sud della California, dove le temperature raggiungevano i 38 gradi. Erano come dei mattoni”. E conclude con una nota importante: “Il materiale sopravvissuto all’UCLA di questi film è tutto ciò che rimane di questi elementi originali, molti dei quali incompleti e fortemente deteriorati, dopo molti anni di permanenza nel caldo di un garage californiano. Fin dalla loro produzione originale, non è stato fatto alcun serio investimento per preservare queste preziose pellicole prima che la Kirch Group incaricasse Richard W. Bann di ricostruire ciò che ha potuto all'inizio degli anni Novanta. Per molti era troppo tardi! La maggior parte dei negativi originali in nitrato è stata pesantemente mutilata, smarrita o talvolta completamente persa. Questo lungo elenco di decisioni finanziarie, contratti di distribuzione e problemi di copyright spiega in gran parte perché di qualsiasi film muto di Stanlio e Ollio pochi negativi originali o grani fini sopravvivono. Era tempo di agire”.
La Kirch Group conservò nei suoi caveau sottozero a Monaco alcune copie, ma diversi titoli muti risultavano comunque rovinati o perduti. Per ricostruire il meglio possibile, Bromberg e il suo team si sono affidati nuovamente ai materiali della Blackhawk Films, restituendo al 1928 il suo autentico splendore cinematografico.
Vediamo nel dettaglio.
“Leave ‘Em Laughing”, conserva le tinte unite in blu per le scene notturne. Mentre il primo rullo proviene dalla Library of Congress, il negativo del secondo rullo è andato perduto: si mescolano tre fonti in 16mm e materiali dalle compilation di Robert Youngson. Credo di aver intravisto qualche frame in più rispetto alle copie passate, e alterna una ottima qualità ad una più bassa, rimanendo lo stesso un restauro che ha miracolato un film non sempre messo bene. Fa ancora ridere, fra l’altro.
“The Finishing Touch” è, come indicato nel booklet, un “puzzle da incubo” risolto con un risultato soddisfacente. Tutti gli elementi disponibili avevano problemi di contrasto, fuoco o stabilità del quadro. Il restauro unisce fonti in 35 mm (Library of Congress), 16 mm e sequenze tratte dalla compilation L’allegro mondo di Stanlio e Ollio (1965). Si vede meglio di qualunque versione precedente. La grana è evidente ma il film è completo. Rivedendolo, ho apprezzato molto i comprimari.
“From Soup to Nuts” soffriva di pochi materiali esistenti. Il libricino informa anzi che nessun materiale originale in 35mm è sopravvissuto, tranne quella della compilation prima citata, del totale di soli nove minuti. Sono state ripristinate tutte le didascalie, e usato materiali in 16mm, di ottimo stato, a parte alcuni passaggi. Ancora oggi fa ridere, e il piglio “rozzo” della coppia si rispecchia in alcune gag grossolane, come loro che commentano le forme di Anita Garvin, o Stan che serve la zuppa infilando il dito nella scodella (e quando Babe lo guarda male, si pulisce il dito e ci infila un altro) o che mette il piede nell’insalata quando Babe cerca di coprirlo perché in mutande.
“You ‘re darn tootin”, la comica messa meglio nel primo volume, proviene da un 35mm ristampato negli anni ’80, e nel passaggio fra il primo e il secondo rullo, solitamente deteriorato, si è salvato grazie ad una copia in 16mm proveniente dalla collezione di Youngson. Qualità eccezionale, nei limiti del possibile. La musica viene da un “live” dove si sentono – basse - anche delle risate del pubblico.
“Their Purple Moment” proviene da un 35 mm della Blackhawk, ma — secondo il booklet — ha richiesto un intervento digitale più marcato per ridurre la grana. La copia è molto buona, anche se in certi punti leggermente meno nitida. Curiosità: i 12 dollari che Babe deve alla ragazza delle sigarette, oggi corrisponderebbero a circa 212 dollari!
“Should married men go home?”, è presentato in una copia eccellente proveniente da negativo 35 mm. Il ritmo a tratti cede, ma le gag funzionano. Notevole la presenza ricorrente di Edgar Kennedy nei film della coppia per tutto il 1928. Straordinario il backstage girato sul set, nelle location esterne e negli studi Roach: un documento raro, dove compare anche Charley Chase. Il filmato, completo, è stato scansionato in 5K.
“Early to Bed”, ha richiesto un restauro più impegnativo. La nitidezza è inferiore rispetto ad altri titoli, ma l’immagine è quasi sempre pulita.
“Two tars” ha imperfezioni prevedibili, ma è la copia migliore e completa mai vista. La comica aveva dei problemi alla fonte di un negativo conservato al MoMa di New York - "gli specialisti possono tuttavia notare lievi imperfezioni visive", segnalano le note del booklet - ma sono stati corretti molti difetti noti alle copie precedentemente pubblicate. Rimane ancora oggi uno dei migliori film comici muti mai girati.
“Habeas corpus”, è la grande sorpresa del secondo disco: la copia è perfetta, come se fosse stata stampata ieri. Il film include la registrazione su dischi Vitaphone che accompagnava musiche ed effetti sonori — essenziali per certe gag —, sincronizzati digitalmente sul film restaurato.
Negli extra, “Now I’ll Tell One”, è come vederlo per la prima volta, e si vede molto bene. Stesso discorso per “Galloping Ghosts” e “Eve’s Love Letters” (ottimo film). “A Pair of Tights”, si è conservato benissimo, probabilmente perché era uno dei titoli più venduti del catalogo Blackhawk. Una fonte è la compilation di Youngson When Comedy Was King (1960).
Molto interessanti le testimonianze audio raccolte da Randy Skretvedt: Hal Roach ("Stan Laurel era il miglior gagman sulla piazza, come Chaplin, ma come creatore di storie non valeva un nichelino"), Anita Garvin e Thomas Benton Roberts, attrezzista negli studi Roach.Prezioso anche il documentario sulle location, realizzato incrociando le mappe aeree di Culver City, dove sorgevano gli studi e le location di moltissimi film della coppia.
Nonostante alcuni inevitabili difetti dovuti all’irreperibilità di materiali originali, soprattutto nei primi film del 1928, questi restauri rappresentano le versioni migliori mai realizzate. Come per il primo volume, anche questa edizione permette di apprezzare meglio le performance degli attori e le finezze delle gag.Attendiamo ora con impazienza il volume 3, dedicato al 1929: sarà senza dubbio un altro lavoro di altissimo livello.



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