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lunedì 8 dicembre 2025

Swabbies - il film inedito della Disney


Lo scorso giugno il sito d’aste online “Julien’s” ha venduto per 2600 dollari una videocassetta VHS contenente l’unica copia nota di un progetto Disney mai completato per la televisione americana. Si tratta di Swabbies (in italiano, Mozzi), un cortometraggio animato realizzato nel 1985 con protagonisti Topolino, Paperino e Pippo. Nei piani dei dirigenti dell’epoca, Michael Eisner e Jeffrey Katzenberg, il corto – affidato alla neonata divisione Disney Special Projects Unit – avrebbe dovuto rilanciare i personaggi classici dopo il successo ottenuto con Mickey’s Christmas Carol (1983).

Il primo progetto effettivamente portato a termine fu *Sport Goofy in Soccermania* (Pippo sport), un corto di 20 minuti trasmesso dalla NBC nel 1987. Swabbies, invece, venne interrotto bruscamente per l’insoddisfazione degli stessi realizzatori. La videocassetta contiene l’intero animatic di 25 minuti: Topolino, Paperino e Pippo si arruolano nella Marina e si ritrovano subito alle prese con un sergente istruttore estremamente aggressivo (Pietro Gambadilegno) e con i perfidi Bassotti. L’animatic fu realizzato filmando layout e storyboard disegnati a mano e montandoli per simulare il ritmo del cortometraggio, includendo interpretazioni vocali complete e musica temporanea. Topolino era doppiato da Wayne Allwine, Paperino da Tony Anselmo, Pippo da Bill Farmer, Minni da Russi Taylor, mentre Pietro e i Bassotti erano affidati a Will Ryan. Deluso dalle prime impressioni, il regista Darrell Van Citters espresse in una nota interna la sua preoccupazione, dicendo che “non c’è niente di intrinsecamente cartoonesco” in quella versione, e dubitando che la natura “militare/comica” del soggetto potesse davvero funzionare con i personaggi Disney classici. Il progetto si ispirava infatti al film Stripes (1981), diretto da Ivan Reitman e interpretato da Bill Murray e Harold Ramis. Dopo alcuni mesi di lavorazione, però, gran parte della troupe venne destinata ad altri progetti – tra cui Roger Rabbit – e l’uscita prevista per il 1989 fu cancellata. Inaspettatamente, qualcuno ha recentemente caricato l’animatic completo su YouTube.



giovedì 18 maggio 2023

Il debutto di Paperino

Nel centenario della fondazione degli Studi Disney, avvenuta nel 1923, i festeggiamenti stanno interessando anche i personaggi storici incluso Paperino, prossimo a compiere 89 anni dal suo debutto cinematografico. Ho raccolto alcune informazioni per approfondire quel preciso momento in cui il papero arrivò nelle sale e cambiò drasticamente i piani del reparto animazione perché, importante sottolinearlo, ebbe un successo così immediato e inaspettato che l’attenzione si pose tutta su di lui. 

La data sempre riconosciuta è quella del 9 giugno 1934, mentre quella “fittizia” delle storie a fumetti è un venerdì 13 maggio. Fra verità storica e finzione, sembra esserci comunque una inesattezza che racconto oggi.

 

La storia di Paperino è ancora tutta da raccontare. In questo blog ho approfondito più volte la sua storia, come la sua carriera cinematografica e il suo ruolo nelle strisce degli anni ’30

Il pretesto per il post che state leggendo è legato ad un ritrovamento nel mio archivio che credevo avesse fatto una brutta fine, ed è invece sano e salvo: si tratta di un libro edito da Arnoldo Mondadori Editore nel 1950 dal titolo Vita di Paperino, n. 14 della serie “Sinfonie Allegre”, edizione italiana di Walt Disney’s The Life of Donald Duck (Random House, 1941); le prime edizioni di questi due libri sono oggi rari da trovare, ma le ristampe sono recenti: il libro americano è uscito nel 1994 in edizione speciale, mentre il testo italiano è stato ripubblicato nella antologia Gli allegri masnadieri (1965).

 

Non essendoci una biografia “ufficiale” per un cartone animato, diversi animatori e fumettisti della Disney si sono sbizzarriti più volte. In questo testo del 1941, Paperino è un uovo che esplode dalla rabbia, e senza un soldo finisce in orfanotrofio, poi alla ricerca di un lavoro nel quartiere cinese, in lavanderia, poi in falegnameria con Geppetto (!!), in cantiere con Gambadilegno, finisce a sostituire una cantante hawaiana in teatro, e come cantante trova un ingaggio in radio, grazie alla quale viene notato da Topolino che lo vuole con sé come spalla nelle sue avventure. E nella sua vita non potevano mancare anche l’arrivo inatteso dei suoi tre nipotini, mentre si apprestava a diventare una stella del cinema.

Una storia carina (con diversi i riferimenti ai primi ruoli nel cinema, su tutti Orphan’s Benefit, secondo cortometraggio interpretato da Paperino nel 1934), probabilmente la prima che cercò di dare un passato a Paperino: l’unica concessione alle sue origini fu nel 1942, anno del corto di guerra Donald Gets Drafted, nel quale leggiamo nella domanda di arruolamento il suo nome completo: Donald Fauntleroy Duck. Misterioso quasi quanto il “Paolino” appioppatogli nelle prime edizioni italiane dei suoi fumetti.


Poi col tempo, grazie al ruolo fondamentale di Carl Barks che diede ai paperi uno spessore quasi umano, si delineò un profilo storico che determinò, dietro la scalata al successo di Zio Paperone, la vita della loro dinastia. Il fumettista che azzarderà una reale costruzione biografica sarà Don Rosa, nella bellissima storia a puntate La Saga di Paperon De’ Paperoni: apprendiamo così che Paperino, nato presumibilmente nel 1920, era figlio di Quackmore Duck, il diretto discendente di Elvira Coot detta “Nonna Papera”, e di Ortensia De’ Paperoni, sorella di Paperone. La sorella di Paperino era Della, mamma di Qui, Quo e Qua, praticamente quasi assente nel mondo dei fumetti e recuperata recentemente nella serie animata Ducktales (2017-2021). Nel dodicesimo capitolo della saga, Paperino incontrava la prima volta suo zio Paperone solo nel 1947, anno coincidente con la prima storia che Barks scrisse con protagonista il vecchio taccagno; totalmente diversa la versione ritratta nei fumetti italiani, come si può leggere nella bella storia scritta e disegnata da Marco Rota nel 1984, “Buon compleanno Paperino”, nella quale il giovane papero veniva trovato per strada appena uscito dall’uovo da Nonna Papera e Zio Paperone, qui ritratti come fratelli, una parentela oggi considerata un “falso storico” per via dell’albero genealogico creato da Don Rosa. Ma Paperino allevato da Nonna Papera non era farina del sacco italiana: era così raccontato nello special televisivo This is Your Life, Donald Duck (1960), poi approfondito nella trasposizione a fumetti uscita lo stesso anno e disegnata da Tony Strobl.


Qualunque fosse la sua storia ufficiale, Paperino è stato l’unico dei personaggi classici ad avere avuto un percorso “biografico” esplorato dagli autori disneyani – a differenza di Pippo, ritratto con un numero di antenati lunghissima senza coerenza fra loro -, probabilmente per il fascino che lui e la sua famiglia ha sempre scatenato. Perché probabilmente ci abbiamo pensato raramente quanto ci interessi poco da dove viene Topolino, perché la sua scalata al successo non può competere con la vita travagliata e più vicina all’uomo medio di Paolino Paperino. 

Ma stiamo sempre parlando di un personaggio di fantasia, e tanto vale raccontare la vera storia: un Donald Duck c’era già stato nel libro a fumetti The Adventures of Mickey Mouse del 1931, ma bisognerà aspettare qualche anno dopo quando Disney assumerà un giovanotto di nome Clarence Nash per trovare un “corpo” alle sue grandi abilità di imitatore degli animali, la papera fra queste. Trovata la voce, fu stampata nella leggenda la famosa frase di Walt: “Abbiamo il nostro papero”. Il debutto ufficiale avviene nel cortometraggio della serie “Silly Symphony” The Wise Little Hen (La gallinella saggia), prodotto da Walt Disney e distribuito ufficialmente il 9 giugno 1934, ma la data pur se riconosciuta dagli storici non è totalmente corretta. All’epoca i cartoni, come anche talvolta i cortometraggi comici, erano distribuiti irregolarmente: sollecitati dai giornali per la pubblicità e la pubblicazione delle recensioni, i distributori come in questo caso la United Artists assegnavano le date un po’ a caso, e non sempre a ridosso della reale uscita di un titolo. Bisogna sempre considerare due fattori: i cartoni animati non erano molto considerati dalla stampa, e la distribuzione più importante era riservata alle poche sale più importanti, e mai in contemporanea. Nel 1934, per un rilancio forte di questa categoria, gli Studi Disney avevano un rapporto speciale con una fra le più importanti al mondo come il Radio City Music Hall. Ebbene, The Wise Little Hen fu messo in cartellone il 7 giugno, due giorni prima della data che oggi conosciamo come la nascita di Donald. Ma Disney, bramoso di novità dopo Topolino, teneva molto al rilancio delle Silly Symphony e di nuovi personaggi, e resosi conto di avere fra le mani uno davvero forte, fece titolare il pressbook del cartone DONALD DUCK A NEW STAR, e decise di proporlo in un programma di beneficenza al Carthay Circle Theater di Los Angeles il 3 maggio 1934, un mese prima della data ufficiale. 

Se andiamo ancora indietro e cerchiamo a fondo, scopriamo qualcosa di veramente interessante: il disco 78 giri della colonna sonora, ad opera della Raymond Paige Orchestra e di un trio locale dal nome The Three Rhythm Kings, fu registrato dalla Victor Talking Company il 19 aprile 1934 (matrice PBS-79176), e trasmesso dieci giorni dopo esatti in una radio locale di Los Angeles. Potete ascoltare la prima traccia – con Clarence Nash alias Donald Duck che chiude la canzone – cliccando qui sotto:




Quanti papà ha Paperino?

 

Domanda che richiede una risposta multipla, e non facile. Se la storia dell’animazione ha individuato Fred Moore come colui che trasformò alla fine degli anni Trenta Mickey Mouse, Norm Ferguson per Pluto, e Art Babbitt per Pippo, il nostro Donald Duck ha avuto diverse trasformazioni sin dal 1934. Il suo debutto, con il becco lungo e stretto, è stata opera di Art Babbitt e Dick Huemer, due leggende dell’animazione Disney, ma è con il successivo Orphan’s Benefit che il papero passa nelle mani di Dick Lundy per tutto il successivo 1935 e parte del 1936, anno della vera prima trasformazione di Paperino che fu affidata a Frank Spencer, che possiamo considerare come un “Uomo dei Paperi” a tutti gli effetti poiché fu autore di un profilo caratteristico del personaggio, e di un “model sheet” che lo ridisegnava completamente, e che diventò puro vangelo per gli animatori e i fumettisti, come il grande Ollie Johnston e il suo Paperino ne I tre caballeros (1943), e di Ward Kimball, nella seconda metà degli anni Quaranta fino al “nuovo” design degli anni ’50, e non possiamo dimenticare Jack Hannah, che fu prima animatore negli anni ’30, poi sceneggiatore e regista di gran parte dei corti di Paperino, Carl Barks, come Hannah anche lui formatosi come gagman e scrittore, e gli altri registi che diressero molti corti di Donald, fra cui lo stesso Dick Lundy, Jack King. In questo profilo che ricordiamo fu scritto solo dopo anno dal suo debutto si legge: “Lo sviluppo di Paperino è accaduto nei più interessanti cartoni mai apparsi sullo schermo. Al pubblico piace sempre, a condizione che interpreti fedelmente il proprio personaggio. Le sue caratteristiche migliori sono il suo atteggiamento spavaldo, esibizionista e presuntuoso che si trasforma in rabbia non appena viene contrariato, i suoi tipici gesti rabbiosi con cui il pubblico sono familiari, in particolare la sua posa da combattimento e la sua peculiare voce starnazzante e minacciosa quando è arrabbiato”. La sua versatilità stimolava lo staff sceneggiatori perché, come diceva Hannah, stava diventando dura trovare storie per Topolino, mentre con Paperino potevi fare qualsiasi cosa. Un anonimo autore spiegò negli anni ‘40: “Topolino è limitato oggi perché il pubblico vede in lui un boy-scout. Ogni volta che gli facevamo fare qualche scherzo o che andasse in collera, venivamo tormentati da migliaia di lettere indignate. Questo è ciò che ha reso Paperino così facile. Era il nostro sfogo. Potremmo usare tutte le idee per lui che non potremmo usare su Topolino. Paperino divenne il nostro istrione, cattivo e irascibile. Tutti sapevano che era cattivo e non gliene fregava niente. Quindi possiamo tirar fuori tre storie di Paperino nel tempo che ci serve per elaborarne una per il topo”.


Presentato come personaggio secondario nel 1934, Paperino avrà la sua serie da protagonista solo tre anni dopo. In effetti, avrebbe potuto raggiungere questa pietra miliare della carriera anche prima se non fosse stato per obblighi contrattuali. I primi contratti di distribuzione della Disney richiedevano quantità specifiche di cartoni animati di Topolino e Silly Symphony, una rigida linea guida che non consentiva nuove variazioni. Ma Paperino scalciava troppo, e per non metterlo da parte Disney lo mise al fianco di Topolino e Pippo in numerosi cortometraggi, fino a quando il nuovo contratto di distribuzione della Disney con RKO, entrato in vigore nel 1937, permise una flessibilità che rese possibile una serie ufficiale con protagonista Paperino.

 

In Italia

 

Sull’IMDB c’è una data che riporta come “prima” de La gallinella saggia al 29 marzo 1935. L’inserimento è però errato, poiché corrisponde alla “prima” nei cinema di Torino (scovata da un utente con una facile ricerca su La Stampa), con la frase “cartone a colori in cui Walt Disney ha superato se stesso”: ma all’epoca e per un lungo periodo nel nostro paese il sistema di distribuzione nelle sale non era mai in contemporanea con le altre città, anche con differenze di mesi fra una programmazione e l’altra. Il corto venne registrato al visto censura il 30 novembre 1934, stesso giorno per Serata di beneficenza ed altri cartoni Disney. Alcuni di questi escono a tempo di record nelle sale di Milano per Natale, altri vengono inseriti in una rassegna organizzata a marzo, segnalata sul Corriere della Sera da Filippo Sacchi, il 9 marzo 1935, nel quale si legge: “Per una volta tanto Disney ha voluto fare una prima per suo conio, presentandoci contemporaneamente dieci nuovi cartoni, qualcuno più recente e altro no, ma tutti inediti per Milano. Cinque sono comuni Topolini; cinque sono Sinfonie allegre a colori, anzi sei, perché hanno aggiunto anche gli inesauribili Tre Porcellini. Che dire? È un'ora di godimento e di spasso”. Il recensore cita alcuni titoli ma non La gallinella saggia, pur se molto probabile che fosse fra i cinque cartoni delle Sinfonie allegre proiettate. 

La popolarità di Paperino non passa inosservata e viene persino raccolto un profilo biografico in questo curioso articolo dal titolo Un’intervista impossibile a Donald Duck (Paperino), pubblicata sul n.29 di Cinema (10 settembre 1937). Perché dopo tutto lui esiste veramente, altrimenti zio Walt cosa ci ha insegnato in questi cento anni?




Bibliografia: Walt Disney's Donald Duck : 50 years of happy frustration (1984) di Flora O'Brien; Of Mice and Magic: A History of American Animated Cartoons (1980), di Leonard Maltin; Encyclopedia of Walt Disney's animated characters (1987), di John Grant.


Aggiornamento: l'argomento è finito in radio, con una intervista a Hollywood Party che potete sentire cliccando QUI.


mercoledì 22 maggio 2019

Il Paperino cinematografico dimenticato

Spiegone - premessa

Se dovessimo scegliere un personaggio del mondo dell’animazione più amato sicuramente la scelta cadrebbe su Paperino, così comico e sfortunato, cui siamo legati fin dalla nostra più tenera età. Il suo carattere è stato più volte riscritto, e la sua stessa storia ha subito dei profondi cambiamenti grazie al genio creativo di Carl Barks, che dal 1942 al 1967 gli ha costruito attorno un vero mondo e un preciso profilo quasi umano: chi scrive è cresciuto con le sue incredibili avventure, prima assieme a Qui, Quo e Qua, e poi con il taccagno zio Paperone, ricco e spietato. Attorno a Barks, è cresciuta poi una scuola di autori e disegnatori molto importanti, soprattutto italiani, fino ad arrivare al suo erede artistico Don Rosa, autore della straordinaria “Saga di Paperon De’ Paperoni”, un kolossal fumettistico di dodici puntate con le quali ha raccontato l’epopea storica di zio Scrooge dalla sua nascita fino all’incontro con Paperino e i suoi nipoti. In Italia gli è stato dato anche un super alter ego, Paperinik, che grazie alle invenzioni di Archimede Pitagorico è diventato un vero supereroe, ma sono sicuro che tutte queste cose le sapete già. Perché il mondo dei fumetti di Paperino è uno dei più studiati e esplorati dagli appassionati: inutile dirvi che prima di Barks il successo di Donald era dovuto dalle strisce giornaliere disegnate da Al Talafierro e scritte da Ted Osborne, dal 1936 fino agli anni ’50, con uno spirito comico più immediato rispetto a Barks.

Il punto

La sua iconicità è dimostrata anche da come viene glorificato per i suoi anniversari dalla nascita, avvenuta nel 1934: ricordo che quando compì 60 anni, nel 94, ci furono festeggiamenti mondiali.
Ora che nel 2019 ne compirà 85, ho letto oggi sul web di vari appuntamenti con il mondo del fumetto Disney italiano, e alcune importanti pubblicazioni da parte della Panini.

Tuttavia, spiace constatare che la Disney – a livello mondiale – ha dimenticato la parte della carriera di Paperino più importante: l’animazione. E Paperino, da solo, ha interpretato 128 cartoni animati, dal 1934 al 1961, e nel 1944 fu protagonista di un intero lungometraggio, “I tre caballeros”. Ho provato a spiegarmelo pensando che molti di questi corti rappresentano il personaggio in maniera troppo differente dalle storie a fumetti, e sulla carta ci sono molti personaggi che nell’animazione hanno impiegato decenni ad essere utilizzati. Primo su tutti, Paperon De’ Paperoni: ma lo Zione era stato al centro di un progetto datato 1955 che non andò più in porto perché in quell’anno la produzione dei cortometraggi era drasticamente calata, poi di un corto dimenticato (“Scrooge McDuck and Money”, 1967), e aspettò trent’anni per avere una serie tutta sua (“DuckTales”, 1987), mancando così l’accoppiata con il nipote, giustificata con un arruolamento nella Marina Militare. Paperino ha avuto la giusta collocazione solo recentemente, nel reboot di “Ducktales” (2017), dove gli sceneggiatori hanno riscritto il suo passato e aggiunto personaggi mai sviluppati prima, come Della Duck, sua sorella e mamma dei nipotini, recuperato i vecchi protagonisti della serie, e portato nell’animazione altri che non erano mai stati liberati dai fumetti, come Paperoga e uno dei nemici di Paperone, il miliardario in bombetta Rockerduck. Il risultato è sorprendente, e il ruolo di Paperino non solo è maggiore, ma anche più interessante rispetto alle semplici “comiche” degli anni passati, e le storie ammiccano intelligentemente alla sua carriera, specie nella seconda stagione corrente, dove in un episodio ritrova José Carioca e Panchito, i vecchi caballeros.
L’ammenda, pur se arrivata due anni fa dopo 85 primavere, è stata quella giusta. Ma nei festeggiamenti Paperino sembra essere solo un divo dei fumetti.

La storia

Pur se lontano dai disegni animati, è ovvio che su Topolino il personaggio può essere sfruttato in qualsiasi modo, senza preoccuparsi del budget che potrebbe essere necessario per un lungometraggio animato (immaginatevi la Saga di Don Rosa al cinema: bello, ma costoso), tuttavia questa dimenticanza della sua storia cinematografica mi scoccia parecchio.

Anche perché vengono dimenticati autori e disegnatori che sono stati fondamentali nella storia dell’animazione: Barks stesso era stato assunto da Walt Disney come gagman e sceneggiatore dei corti di Paperino, e a fianco aveva spesso Jack Hannah, anche lui disegnatore e poi diventato il regista “papà” della serie Donald Duck. Inoltre, Barks e Hannah erano stati gli autori della prima grande storia a fumetti di Paperino, Donald Duck Finds Pirate Gold, nel 1942. Successivamente Barks entrò nel mondo dei fumetti lasciando l’animazione mentre Hannah divenne responsabile dei cortometraggi fino al 1959: in una intervista recente affermò che Paperino non era considerato un personaggio così forte da inserirlo in un lungometraggio, una opinione ancora attuale (escludendo le varie partecipazioni, come Fantasia 2000, o Chi ha incastrato Roger Rabbit).
Tuttavia, come fai ad ignorare 128 cortometraggi di una serie, più una ventina in team con Topolino e Pippo? Certo, sono stati distribuiti nella serie dvd Walt Disney Treasures per non finirli nel dimenticatoio (anche se in Italia manca all’appello il quarto volume contenente i corti dal 1951 al 1961), ma possibile che uno dei pochi paesi al mondo che realizza pubblicazioni sulla storia della Disney – cioè l’Italia – ha dato poco spazio alla sua filmografia negli anniversari, parlando solo dei fumetti?

Analisi storica – mettetevi seduti

Il primo corto dove Paperino apparve fu The Wise Little Hen, uscito il 9 giugno 1934: già in divisa da marinaretto, fannullone e poco furbo, il personaggio risultò essere così interessante che ben presto venne inserito nella serie del personaggio più famoso della Disney; in quell’anno è spalla di Topolino in Orphan's Benefit, The Dognapper e Mickey's Service Station. Poi, nel biennio del 1935-36, il duo diventò ben presto trio con Pippo, e sfornarono capolavori come The Band Concert, Mickey's Fire Brigade, Mickey's Grand Opera, Mickey's Polo Team, Alpine Climbers, dove ben presto gli animatori cambiarono l’aspetto di Paperino, accorciandogli il becco e il collo, e ammorbidendo i suoi lineamenti, per gli ultimi corti in team, come Clock Cleaners e Lonesome Ghosts, del 1937, e Mickey's Trailer, del 1938. Sono film di 7-8 minuti dal ritmo scatenato e gag memorabili, dove Paperino, prima dei fumetti, ottiene la sua serie personale a cominciare dal ’36.
Come una vera star, ha un suo staff che segue le sue storie, e già durante la Seconda Guerra Mondiale diventò una delle figure simbolo dell’ottimismo americano e della propaganda militare. Un corto specialmente fa centro, dove Paperino vive l’incubo della dittatura dell’Asse e si risveglia sotto la bandiera americana: Der Fuehrer's Face, del 1943, ottiene persino l’Oscar per il Miglior cortometraggio. Il successo di Donald è alle stelle, e mentre la produzione dei fumetti aumenta, l’Academy gli rilascia ben 11 nomination per il suo lavoro sul grande schermo. 

Dopo la guerra, le “comiche” vedono Paperino spesso attaccato e umiliato dai nipotini, dalle api, da Cip e Ciop, dalle disavventure quotidiane esasperate per far ridere, certo, ma quando viene imborghesito sono pochi i lampi nel buio creativo che si assopì negli anni Cinquanta, nonostante alcune eccezioni. La rivale Warner Bros, inoltre, regalava al pubblico personaggi e cortometraggi più esplosivi e maliziosi, e Paperino, come una vecchia gloria, lasciò il cinema per la televisione (lo show Disneyland), salvo qualche film educativo (Donald in Mathmagic Land, 1959, l’ultima nomination all’Oscar, era un capolavoro). 

Il lungo periodo che va dalla seconda metà degli anni Sessanta agli inizi degli Ottanta è, per Paperino, completamente inattivo dal punto di vista cinematografico. La Disney ha poi lavorato ad una lunga serie di “classici” mettendo da parte le sue icone, salvo recuperarle qui e là, con risultati notevoli: Mickey's Christmas Carol (1983) e The Prince and the Pauper (1990) ci hanno restituito il Paperino più classico, almeno fino all’avvento di alcune serie tv di poco conto, come Quack Pack (1996-97), Mickey Mouse Works (1999–2000) House of Mouse (2001–2003). Paradossalmente, sono anche le ultime con il suo aspetto più classico, per poi passare ad un restyling più moderno, dalla serie Mickey Mouse (dal 2013), e il già citato DuckTales (dal 2017). Un ritorno inaspettato – anche se non proprio riuscitissimo – è stato nella serie Legend of the Three Caballeros, del 2018, dove Paperino ritrova José Carioca e Panchito, ma perde i nipotini e quasi tutto il mondo dei Paperi (Paperone farà però un cammeo in uno dei ultimi episodi): al momento questa serie è inedita, ma trasmessa solo nelle Filippine e in Asia.

Gli autori di DuckTales hanno mostrato un Paperino diverso, più accattivante e con sentimenti che quasi mai abbiamo visto, né al cinema o sui fumetti, sempre sfortunato e divertente, ma con i problemi odierni di avere una famiglia stabile. Personalmente sto sperando in un prossimo film per il cinema di questa serie, una delle migliori mai prodotte dalla Disney. Ecco l’ho detto.
Paperino e la sua voce, Clarence Nash
Questo mio pezzo non può concludersi senza citare la voce: ricordo che Disney decise di creare un personaggio di un’anatra quando sentì per caso l’imitatore Clarence Nash (1904-1985), e rimase impressionato dalle sue capacità di rifare i versi degli animali, papera inclusa. Faceva molto ridere la voce di Paperino, ma spesso era incomprensibile, un problema che non sempre fu risolto e neanche recentemente, ora che l’erede di Nash, Tony Anselmo, è Paperino in Ducktales ed è impegnato in molti dialoghi (In Italia la cosa si risolse ricorrendo a Franco Latini, che umanizzò la voce rendendola più comprensibile, ma dopo la sua morte venne sostituito da Luca Eliani, talmente bravo da sembrare il vecchio Nash, e quindi di nuovo…poco chiaro).

Rush finale – cazziatone agli editori

In conclusione: riconosco che 600 storie di Barks, l’opera di Don Rosa, e migliaia scritte e disegnate in Italia, Brasile o Finlandia (cito alcuni fra i maggiori paesi che sfornano storie di Paperino), sono più significative di un corto di Paperino dove combatte con le formiche mentre tenta di fare un pic-nic, e hanno tutt’altro respiro e significato (probabilmente anche un pubblico diverso). È il motivo per cui il cinema ha lentamente abbandonato anche Topolino e Pippo, e solo dagli anni Novanta c’è stato un ritorno alle origini, seppur rilegato in televisione. Influenzati da questa valanga di pubblicazioni (quest’anno sono 70 anni dal primo numero di Topolino) abbiamo ignorato la Storia rimanendo però ancorati alla nostalgia e alle tradizioni quando il mondo dell’animazione ha voluto evolvere i personaggi classici, vedi le polemiche legate alla serie Mickey Mouse (anche per diverse gag non proprio adatte per bambini) o al nuovo stile di animazione del recente DuckTales (poco giustificate, anche perché gli animatori si basano proprio sui modelli barksiani). Non solo, siamo condizionati dalle serie tv interminabili che durano sette-otto stagioni (o cinematografiche, vedi Avengers, undici anni di film), e siamo diventati allergici alle brevi storie. Eppure anche quella dei cortometraggi è stata una arte importante, e la lezione di Jack Hannah è stata fondamentale. Siamo nel 2019 e il classico deve rimanere tale e non da imitare ma la storia non deve essere dimenticata.
Tutta questa storia non è mai stata raccontata – gli unici due libri che lo hanno fatto sono americani e oramai pezzi da collezione che conservo gelosamente, e sono Donald Duck, di Marcia Blitz, del 1979, e Donald Duck: 50 Years of Happy Frustration, di Charlotte Parry-Crooke, del 1984 – ma citata parzialmente (Luca Boschi lo fece in un libro edito per Disney Libri, nel 1993). E il Paperino cinematografico ha bisogno di giustizia iconografica che analizzi la sua imponente filmografia, dal 1934 ad oggi.


Scena post credit

L’amico e studioso disney Nunziante Valoroso, apprezzando quello che ho scritto, mi fa giustamente notare che le generazioni degli anni ’60 e ’70 avevano ben a mente la carriera cinematografica di Paperino perché – sembra scontato ma non lo è affatto – i cartoni erano continuamente riproposti in televisione ma anche al cinema, con dei film di montaggio memorabili come Le avventure di caccia del professor Pico de Paperis (1963), Paperino show (1969), Paperino story (1971), Paperino e C. nel far west (1966), Come divertirsi con Paperino & Company (1974), Paperino e C. in vacanza (1977).
E aggiungo che neanche troppi anni fa c'era ancora l'abitudine di inserire corti classici all'inizio dei grandi film Disney. Ricordo di aver visto La sirenetta preceduto da Paperino guardiano del faro, corto del 1946.
Questo ora non accade più.

Finale, in onda

Con sorpresa, il 13 giugno 2019 sono stato invitato a parlare dell'argomento nella trasmissione "Hollywood Party", su Radio Rai 3, ospite di Alberto Crespi e Dario Zonta. Qui per ascoltare il mio intervento (attorno al minuto 25).

HAPPY ENDING

E alla fine il libro definitivo su Paperino, con un focus principale sull'animazione, è stato realizzato grazie a Taschen lo scorso settembre 2024, con un corposo volume di 564 pagine e intitolato Walt Disney's Donald Duck. The Ultimate History
Scritto da David Gerstein e J.B. Kaufman, entrambi storici disneyani, sia nel fumetto che nell’animazione, nonché autori del precedente The Ultimate History su Topolino, il volume ripercorre la storia e la vita del personaggio, dal 1934 ad oggi, attraverso i cartoni animati, le avventure a fumetti, le apparizioni in TV e nei parchi a tema. E' un libro assolutamente imperdibile, nonostante la mole e il costo (175 euro di listino) e il testo in inglese, per tutti coloro che vorranno approfondire lo sviluppo del personaggio sopratuttto nel mondo dei cartoon, passando per i fumetti di Carl Barks, e lo sfruttamento internazionale. Qui per l'acquisto.