giovedì 31 maggio 2012
Quer pasticciaccio brutto de MIB 3
mercoledì 23 maggio 2012
"Lunatica" ospita Stanlio e Ollio
Ci saranno, come ci si aspetterebbe da una Fiera del Fantasy, tornei, stand e bancarelle di giochi di ruolo, gare di cosplay, illustratori, disegnatori, incontri culturali, prodotti artigianali, oggettistica ed esposizioni di ogni tipo; tra le altre cose ci sarà anche un piccolo Stand della Tenda "Noi siamo le colonne" dove, tra un Ency ed un Cammello, troverete il doppio CD in tiratura limitata “Due Teste senza Cervello”, colonna sonora composta da Piero Montanari del programma televisivo omonimo RAI, curato da Giancarlo Governi, realizzato dalla Tenda in collaborazione con SigleTV.net. Siccome ci sarà anche il sottoscritto, mi unisco anche all'invito di vederci il 2 giugno, a Brindisi.
giovedì 17 maggio 2012
Il blog di Stanlio e Ollio, finalmente
mercoledì 9 maggio 2012
Ho otto anni
Ho sempre avuto l’immagine di Renato Pozzetto in Da Grande (1987), dapprima messo da parte, anche dall’edicolante, poi, cresciuto, un attimo preso in considerazione anche per i suoi apparenti 40 anni. Pozzetto rimane, per tutto il film, spaesato di questo cambiamento per quanto alcuni suoi comportamenti continuano a sconcertare (“Sto facendo la pipì. Non si può più fare la pipì?”, si chiede mentre la fa addosso ad un muro, in pieno centro commerciale) e altri entrati nella normalità, tant’è che la sua voglia di giocare con gli altri bambini sarà scambiata per una abilità a fare il baby-sitter. Io mi sono sempre identificato in quel film, da piccolino volevo avere quella come esperienza. Diventare grande, perché sentivo di dover dire un sacco di cose. Fin da piccolo, ho sempre sparato cazzate, ma tante, e spesso azzeccavo la risata pure per mia incoscienza di quello che dicevo. Ubriaco fradicio di televisione sin da bambino (telefilm, cartoni, comiche) e di film, sentivo di avere una cultura tale nell’argomento che era come se mi avessi creato un repertorio mio. Senza talento e una scuola di recitazione, però, ero limitato. Sicuramente la mia esuberanza servì alle medie, per uscire da quell’inferno e per essere accettati. Facendo il buffone, ancora oggi incontro ex compagni delle medie che ricordano due recite che feci in seconda e terza media. Che si dice ad un ragazzo che ha esordito nel 1997 con “La lezione” di E. Ionesco? Continua con quella strada. Ma c'è sempre quel luogo comune che l’attore fa la fame. Ma per la mia passione del cinema, decisi – io, come molte cose nella mia vita – di andare ad una scuola di cinema. A dirla tutta non ho intenzione di scrivere qui la mia biografia, dovrei entrare nei dettagli della storia d’amore che ho avuto con Cameron Diaz, e non è il caso. Ma riflettendo ora, ho semplicemente corso i tempi che hanno colpito questo paese, dal 1994 in poi, con la volgarità, il pressapochismo, la rassegnazione, e l’abitudine al peggio quotidiano (televisivo, culturale, sportivo, politico), al quale siamo comunque rassegnati da molto prima del ’94, per quanto oggi sia così palese il furto che stanno facendo alle nostre spalle. Ho avuto la fortuna di crescere in un periodo generazionale dove l’unica ambizione era il motorino e saper correre abbastanza per fare tana libera tutti, dove il computer era un lusso per i secchioni e a mezzanotte tutti a casa. La grande cavalcata dagli anni Ottanta agli anni Novanta.giovedì 26 aprile 2012
The Avengers, la recensione
sabato 21 aprile 2012
Venti anni senza Benny Hill, comico inglese
Il genere delle comiche lo associamo generalmente a un gruppetto di volti noti: se gli indimenticabili Stanlio e Ollio si tengono ancora solidi nei ricordi del pubblico medio, gli spettatori della mia generazione sono cresciuti con un comico che questo genere di umorismo lo esprimeva a colori, ed era inglese: Benny Hill. Tutti noi abbiamo desiderato essere, da adulti, maliziosi e arzilli come lui. Alla fine della sua carriera era ormai vecchiotto e senza molta inventiva, e nonostante fosse famoso in tutto il mondo, di Benny Hill non sapevamo niente, neanche se sono passati novanta anni dalla sua nascita o più di venti anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 20 aprile 1992, all’età di 68 anni.
Durante i miei soggiorni in Inghilterra era facile trovare materiale su di lui. Un giorno comprai un corposo libro biografico (Funny, Peculiar: The True Story of Benny Hill, 2002, scritto da Mark Lewisohn), e un paio di dvd e un paio di DVD del suo show, e scoprii un sacco di cose.
Colpevole una messa in onda frammentaria nel nostro paese nel programma Drive In negli anni ’80, e poi in varie antologie televisive agli inizi degli anni ’90, lo show di Benny Hill nella sua forma originale è sempre stato inedito in Italia. Eppure il suo era uno spettacolo tradizionale con balletti, ospiti, sketch e numero finale, e la sua formazione artistica era stata di tutto rispetto. Benny era ed è considerato uno dei comici inglesi pilastri della cultura britannica.
Con quella faccia rotonda e l’espressione furbetta, il simpatico Benny non poteva che far parte dello show business. Entra giovanissimo come membro di un gruppo musicale di Southampton, dove era nato come Alfred Hawthorne Hill il 21 gennaio 1924. Si trasferì a Londra all’età di sedici anni, fa la sua gavetta in diversi mestieri, tra cui lattaio, camionista, bridge operator (praticamente alzava un ponte), finché venne chiamato alle armi nel 1942 e addestrato come meccanico; siccome Hill era un ottimo cantante e batterista, venne velocemente trasferito nel Combined Services Entertainment, un reparto dedicato all’intrattenimento per i soldati, composto principalmente da commilitoni che preferivano divertire i compagni che impugnare un fucile. Tornato a casa, decise di intraprendere la carriera come intrattenitore: cambiò nome in “Benny“, in omaggio al suo comico preferito, Jack Benny, e trovò lavoro presso i club e locali dove l’unico pubblico erano uomini e soprattutto massoni, finché debuttò ufficialmente sul palcoscenico come spalla della futura stella tv inglese Reg Varney, che lo preferì ad un giovane e sconosciuto Peter Sellers. La sua fortuna iniziale si deve alla radio, dove fu notato e invitato ad apparire nella BBC. Gli anni Cinquanta sono, per Benny Hill, di formazione e prima grande popolarità. E’ infatti nel 1955 che viene trasmesso il primo di tre “Benny Hill Show” che la BBC produce fino al 1968.
Nel 1969, lascia la BBC per la Thames Television, dove ha maggiore controllo e libertà creativa: Benny Hill, infatti, era uno dei pochi comici televisivi a essere stati produttori di se stessi. La prima stagione del nuovo show andò in onda il 19 novembre 1969: questo era lo spettacolo destinato ad avere popolarità mondiale diversi anni più tardi, specie quando venne importato prima in America e poi negli altri paesi dove venne accolto trionfalmente. Il mondo delle comiche di Benny Hill era fatto di belle ragazze discinte e di adulti e vecchietti sessualmente scatenati – per quanto, l’equivoco che lo show fosse volgare, persiste ancora -, di gente sempre in fuga, pasticciona e un po’ scema, e quando non erano scout che inseguivano guide, o infermiere che faticavano a tener buoni i loro pazienti arrapati, il gruppo di Benny Hill si calava in parodie gustose di serie tv a loro contemporanee (memorabile il suo tenente Kojak), fatte di comicità demenziale e ben studiate. A rivederle oggi, l’umorismo sembra datato e grossolano, eppure facevano ridere perché Hill trasmetteva molta simpatia e conosceva molto bene gli strumenti della comicità e il senso del ritmo. Per questo pure se viste centinaia di volte, le sue gag fanno sempre sorridere, magari trasportando lo spettatore a fare il saluto scemo e darsi poi alla fuga.
Aveva anche tentato la fortuna nel cinema, senza grandi risultati. Nei mitici Studi Ealing si sfruttò la sua abilità trasformista in un film che avrebbe potuto fare Peter Sellers, dal titolo Who Done It? (1956), arrivato da noi come Occhio di lince. Seguì una commedia militare dal titolo Light Up the Sky! (1960), diretto da Lewis Gilbert (regista di Alfie, 1966) e con Ian Carmichael e Tommy Steele. Più memorabili le sue partecipazioni nei film Those Magnificent Men in their Flying Machines (1965), Chitty Chitty Bang Bang (1968) e The Italian Job (1969), mentre sono assolutamente da riscoprire i due cortometraggi che Hill ha scritto, diretto e interpretato, gioiellini dell’umorismo visivo: The Waiters (1969) e Eddie in August (1970, trasmesso da noi come Agosto in città, nel 1977). Un’antologia dello show diventò anche un film dal titolo The Best of Benny Hill (1974), giunto da noi con il titolo Bravo Benny, nel 1981.
Il suo show venne trasmesso in Italia su Rete 2 dal 1978, in forma antologica, per poi passare al programma di Renzo Arbore Tagli, ritagli e frattaglie (1981), e nel celebre Drive In (dal 1984), praticamente spezzettato. Alla fine degli anni Ottanta Benny Hill trova spazio nelle televisioni private, da Odeon a Telemontecarlo, finché nel 1991 sbarca su Italia 1 alle otto di sera, ottenendo un notevole successo di pubblico (noi bambini di oggi ricordiamo ancora l’orribile sigla italiana che accompagnava i titoli di coda, “Cocco di Mamma”, canzone scritta da Claudio Mattone e arrangiata da Riccardo Zara).
Nonostante avesse fan come Charlie Chaplin e Hal Roach – il produttore delle comiche di Stanlio e Ollio - critiche e una fine ingloriosa non gli sono state negate.
Fu accusato di sessismo (lui che nella vita era un gentiluomo assoluto, non si sposò mai e morì praticamente solo), misoginia, e soprattutto ripetitività delle sue trovate (ma si auto omaggiava spesso e non amava le repliche, girando così i suoi stessi remake). In più, e questo lo leggo da alcuni articoli d’epoca, a Hill vennero rinfacciati troppi stereotipi razziali nei suoi sketch (e forse questo perché il suo umorismo si allacciava al tradizionale music-hall degli anni della Guerra, dove il nero parlava come un Bongo, l’indiano sembrava scemo, e il cinese…be, faceva il cinese). Quando venne chiesto a John Howard Davies, il responsabile dell’intrattenimento della Thames Tv perché venne cancellato lo show, diede tre spiegazioni: lo show non faceva più gli ascolti di una volta, costava troppo e Benny Hill sembrava sempre più stanco. Ciò nonostante, al picco del suo successo lo show incollò, nel 1977, oltre 21 milioni di spettatori, e quando la Thames Tv mandò in onda l’ultimo episodio della serie, nel 1989, gli ascolti oscillavano sui 9 milioni e mezzo di spettatori. Ultimo, già, perché il contratto venne concluso lasciando Hill nello sconforto e nella delusione. Da lì cominciò un declino fisico che portò al grande sforzo durante un tour americano chiamato Benny Hill’s World Tour: New York!, finché, nel Febbraio del 1992, la Thames dovette fare un passo indietro. La cancellazione dello show scatenò così tante polemiche da parte degli spettatori che fu deciso di programmare numerose repliche e di ricontattare Benny Hill, ma senza sorprese lui rifiutò preferendo la Central Independent Television. Quando la bozza del suo contratto arrivò nella cassetta delle lettere della sua casa a Middlesex, quartiere di Londra, il suo cuore aveva ceduto ed era morto d’infarto, il secondo dopo quello di due mesi prima, per il quale rifiutò di mettere un by-pass, causandogli un blocco renale. Hill era morto il 20 aprile 1992. Due giorni dopo, viene trovato morto seduto davanti al televisore dalla polizia avvertita dai vicini di casa preoccupati. Ad un intervistatore che gli chiedeva come si vedeva in tv, rispose, “Vedo diversi menti e una grande pancia. Questo perché rovisto molti scaffali dei supermercati, ma non per vedere quanto costano, ma per vedere quante calorie contengono!”.








