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mercoledì 19 settembre 2018

Il primo trailer di "Stan & Ollie"


Dopo aver creato una attesa lunga diversi mesi da quando la produzione ha aperto il sito ufficiale, ieri è stato pubblicato online il primo trailer di "Stan & Ollie", che con tutta sorpresa sta ottenendo grandi risultati in termini di visualizzazione: il video su Facebook è stato 474 mila volte, su YouTube 123 mila, su Twitter, siamo oltre le 704mila persone che hanno visto e rivisto l'incredibile anteprima di un film che sembra essere molto atteso. Alla fine, dobbiamo smetterla di sorprenderci: Stanlio e Ollio sono la coppia più amata di sempre, e leggendo i commenti sui social, molti sono entusiasti di andare a vederlo. E' piuttosto incredibile per un film di genere biografico trovarsi un successo del genere. Sono quasi certo che questo alto gradimento è dovuto sopratutto alla straordinaria somiglianza e interpretazione di Steve Coogan e John C. Reilly, nei panni di Stan Laurel e Babe Hardy; poi, i più puristi e appassionati avranno notato molte citazioni dei loro film infilate in contesti diversi dalla loro vita reale, e questo rende il film molto interessante. 
Il copione ci riporta al 1953, anno del loro ultimo tour teatrale in Inghilterra, dove la verve c'è ancora ma salute un pò meno - Stan e Oliver avevano passato i sessant'anni - e forse il loro rapporto è logorato da qualche rancore. Nel trailer ad esempio si vede Oliver arrivare sul set di "Zenobia", il film del 1939 che girò senza Laurel: nel film, Stan gli parla di "tradimento", ma in realtà le cose andarono diversamente (il contratto di Stan era stato rescinto, mentre Oliver aveva ancora un film da fare, e il produttore Hal Roach decise di metterlo in coppia con Harry Langdon, ex star del muto e all'epoca scrittore per la coppia; non avrebbe avuto senso portargli rancore, tant'è che Stan mandò un telegramma a Babe di buon lavoro per il suo nuovo film; successivamente, torneranno in coppia per altri quindici anni!). Ma come sto ripetendo questi giorni, non dovrebbe essere un film per puristi: è sempre un film, finzione, e da qualche parte bisogna romanzare. E' piuttosto un omaggio. E un film ad alto budget dedicato a due vecchie star del cinema è già una bella scommessa di suo. Ora il prossimo appuntamento è a gennaio, quando uscirà nelle sale.


PS: la solita paura italica - in qualche modo giustificata - è quella del doppiaggio italiano che sarà messo su questo film (distribuisce la Lucky Red). Non essendo un film dove Stan e Oliver non parlano quasi mai nei loro personaggi (che da noi venivano doppiati con accento esotico), sarà interessante scoprire quali voci saranno scelte (in originale, Coogan e Reilly fanno molto bene le voci originali di Laurel e Hardy, specie Reilly, che ha azzeccato l'accento della Georgia che aveva Oliver), e per noi italiani sarà veramente molto strano rapportarle a come abbiamo conosciuto Stanlio e Ollio, con il loro modo buffo di parlare.








Detto questo, ecco qua il trailer:


lunedì 10 settembre 2018

Stan & Ollie, il film è in arrivo

In attesa di un trailer che possa darci una vaga idea di come sarà il film, Stan and Ollie, il biopic che racconta la storia di Laurel e Hardy alla fine della loro carriera, ed esattamente nel 1953, lontani dal cinema e impegnati nel varietà inglese, è prossimo ad uscire nei cinema di tutto il mondo. Diretto da Jon S. Bairds, scritto da Jeff Pope, e co-prodotto dalla BBC con la Fable Pictures e la eOne Entertainment, è un film molto atteso non solo dai fan di Stanlio e Ollio, ma anche dal pubblico di tutto il mondo, stando alle reazioni positive delle poche immagini che sono state diffuse online. Stan and Ollie è stato un film dalla lunga gestazione produttiva: girato nella primavera del 2017, uscirà l’11 gennaio 2019 nei cinema inglesi e, notizia molto recente, è stato acquistato dalla Sony Pictures per la distribuzione negli Stati Uniti – in Italia non ci sono notizie sulla data di uscita, ma sarà la Lucky Red la società distributrice – e l’anteprima mondiale è prevista per la giornata di chiusura del British Film Institute Festival, a Londra, il prossimo 21 ottobre 2018.  
Ma cosa sappiamo di questo film? Poco o nulla, al di là delle due righe di trama che ho sopra riportato, e che i due attori che si sono calati nei panni di Stanlio e Ollio sono rispettivamente Steve Coogan e John C. Reilly, che fisicamente sembrano davvero ricordare i due grandi comici. Il regista ha detto che “Stan & Ollie è la storia dell’affetto tra due vecchi amici che incidentalmente sono stati anche le due maggiori icone comiche della storia di Hollywood”, e molti sperano che possa riportare in auge il mito della coppia in tutto il mondo, ancor popolari a novant’anni dal loro primo film girato insieme.
Durante quest’estate, comunque, sono state fatte sporadiche anteprime per alcuni “storici” della coppia, fra questi Richard W. Bann, membro fondamentale del club di L&H “Sons of the Desert”, che ha dichiarato su Facebook: “Il film racconta una storia triste. Ma è un tributo sincero, con un sacco di riferimenti, connessioni e immagini per gli appassionati più seri. Con mia grande sorpresa, mi sono commosso alla fine. Questo mi era successo solo con altre due esperienze cinematografiche - e ho visto molti film nel corso degli anni. Ma questo è tutto ciò che sono libero di condividere. Penso che ogni fan di L&H debba supportare STAN e OLLIE. Non solo per mantenere vivo il brand, ma come modo per scoprire, o per riscoprire, quanto davvero grandi fossero i veri Laurel & Hardy - come persone e come artisti. Altamente consigliato”.  
L’attesa sta creando molte aspettative, e anche io sono sinceramente impaziente di vederlo, perché sarà emozionante vedere un omaggio fatto in grande stile e con affetto ai miei comici preferiti. 

sabato 21 aprile 2012

Venti anni senza Benny Hill, comico inglese


Il genere delle comiche lo associamo generalmente a un gruppetto di volti noti: se gli indimenticabili Stanlio e Ollio si tengono ancora solidi nei ricordi del pubblico medio, gli spettatori della mia generazione sono cresciuti con un comico che questo genere di umorismo lo esprimeva a colori, ed era inglese: Benny Hill. Tutti noi abbiamo desiderato essere, da adulti, maliziosi e arzilli come lui. Alla fine della sua carriera era ormai vecchiotto e senza molta inventiva, e nonostante fosse famoso in tutto il mondo, di Benny Hill non sapevamo niente, neanche se sono passati novanta anni dalla sua nascita o più di venti anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 20 aprile 1992, all’età di 68 anni.

Durante i miei soggiorni in Inghilterra era facile trovare materiale su di lui. Un giorno comprai un corposo libro biografico (Funny, Peculiar: The True Story of Benny Hill, 2002, scritto da Mark Lewisohn), e un paio di dvd e un paio di DVD del suo show, e scoprii un sacco di cose.

Colpevole una messa in onda frammentaria nel nostro paese nel programma Drive In negli anni ’80, e poi in varie antologie televisive agli inizi degli anni ’90, lo show di Benny Hill nella sua forma originale è sempre stato inedito in Italia. Eppure il suo era uno spettacolo tradizionale con balletti, ospiti, sketch e numero finale, e la sua formazione artistica era stata di tutto rispetto. Benny era ed è considerato uno dei comici inglesi pilastri della cultura britannica.

Con quella faccia rotonda e l’espressione furbetta, il simpatico Benny non poteva che far parte dello show business. Entra giovanissimo come membro di un gruppo musicale di Southampton, dove era nato come Alfred Hawthorne Hill il 21 gennaio 1924. Si trasferì a Londra all’età di sedici anni, fa la sua gavetta in diversi mestieri, tra cui lattaio, camionista, bridge operator (praticamente alzava un ponte), finché venne chiamato alle armi nel 1942 e addestrato come meccanico; siccome Hill era un ottimo cantante e batterista, venne velocemente trasferito nel Combined Services Entertainment, un reparto dedicato all’intrattenimento per i soldati, composto principalmente da commilitoni che preferivano divertire i compagni che impugnare un fucile. Tornato a casa, decise di intraprendere la carriera come intrattenitore: cambiò nome in “Benny“, in omaggio al suo comico preferito, Jack Benny, e trovò lavoro presso i club e locali dove l’unico pubblico erano uomini e soprattutto massoni, finché debuttò ufficialmente sul palcoscenico come spalla della futura stella tv inglese Reg Varney, che lo preferì ad un giovane e sconosciuto Peter Sellers. La sua fortuna iniziale si deve alla radio, dove fu notato e invitato ad apparire nella BBC. Gli anni Cinquanta sono, per Benny Hill, di formazione e prima grande popolarità. E’ infatti nel 1955 che viene trasmesso il primo di tre “Benny Hill Show” che la BBC produce fino al 1968.


Nel 1969, lascia la BBC per la Thames Television, dove ha maggiore controllo e libertà creativa: Benny Hill, infatti, era uno dei pochi comici televisivi a essere stati produttori di se stessi. La prima stagione del nuovo show andò in onda il 19 novembre 1969: questo era lo spettacolo destinato ad avere popolarità mondiale diversi anni più tardi, specie quando venne importato prima in America e poi negli altri paesi dove venne accolto trionfalmente. Il mondo delle comiche di Benny Hill era fatto di belle ragazze discinte e di adulti e vecchietti sessualmente scatenati – per quanto, l’equivoco che lo show fosse volgare, persiste ancora -, di gente sempre in fuga, pasticciona e un po’ scema, e quando non erano scout che inseguivano guide, o infermiere che faticavano a tener buoni i loro pazienti arrapati, il gruppo di Benny Hill si calava in parodie gustose di serie tv a loro contemporanee (memorabile il suo tenente Kojak), fatte di comicità demenziale e ben studiate. A rivederle oggi, l’umorismo sembra datato e grossolano, eppure facevano ridere perché Hill trasmetteva molta simpatia e conosceva molto bene gli strumenti della comicità e il senso del ritmo. Per questo pure se viste centinaia di volte, le sue gag fanno sempre sorridere, magari trasportando lo spettatore a fare il saluto scemo e darsi poi alla fuga.

Contribuì alla sua popolarità un paio di fattori: la musica (il tema di Benny Hill era in realtà “Yakety Sax“, scritto nel 1963 da James Q. “Spider” Rich e resa popolare dal musicista Boots Randolph; ora è tema di ogni parodia televisiva, ed è stata usata anche dal film V per Vendetta; e lo storico tema Mah-Nà Mah-Nà, opera del nostro Piero Umiliani, era stata usata la prima volta nel film Svezia, inferno e paradiso, 1968), e soprattutto il gruppo di attori che accompagnò Benny Hill nei trent’anni del suo show. Ricorderete il vecchietto pelato vittima del carnefice che riceveva sempre colpetti sulla sua testa pelata, o il gigante calvo che era famoso per la sua reazione controllata, o lo spilungone dalla faccia vuota? Certamente, e mi riferisco a Jackie Wright (1905 – 1989), Bob Todd (1921-1992) e Henry McGee (1929-2006), senza nulla togliere alle sue attrici preferite e alle bellezze che spesso usava, definite Hill’s Angels (grassone incluse) un nutrito cast di navigatori attori e attrici che devono allo show l’uscita dall’anonimato.

Aveva anche tentato la fortuna nel cinema, senza grandi risultati. Nei mitici Studi Ealing si sfruttò la sua abilità trasformista in un film che avrebbe potuto fare Peter Sellers, dal titolo Who Done It? (1956), arrivato da noi come Occhio di lince. Seguì una commedia militare dal titolo Light Up the Sky! (1960), diretto da Lewis Gilbert (regista di Alfie, 1966) e con Ian Carmichael e Tommy Steele. Più memorabili le sue partecipazioni nei film Those Magnificent Men in their Flying Machines (1965), Chitty Chitty Bang Bang (1968) e The Italian Job (1969), mentre sono assolutamente da riscoprire i due cortometraggi che Hill ha scritto, diretto e interpretato, gioiellini dell’umorismo visivo: The Waiters (1969) e Eddie in August (1970, trasmesso da noi come Agosto in città, nel 1977). Un’antologia dello show diventò anche un film dal titolo The Best of Benny Hill (1974), giunto da noi con il titolo Bravo Benny, nel 1981.

Il suo show venne trasmesso in Italia su Rete 2 dal 1978, in forma antologica, per poi passare al programma di Renzo Arbore Tagli, ritagli e frattaglie (1981), e nel celebre Drive In (dal 1984), praticamente spezzettato. Alla fine degli anni Ottanta Benny Hill trova spazio nelle televisioni private, da Odeon a Telemontecarlo, finché nel 1991 sbarca su Italia 1 alle otto di sera, ottenendo un notevole successo di pubblico (noi bambini di oggi ricordiamo ancora l’orribile sigla italiana che accompagnava i titoli di coda, “Cocco di Mamma”, canzone scritta da Claudio Mattone e arrangiata da Riccardo Zara).

Nonostante avesse fan come Charlie Chaplin e Hal Roach – il produttore delle comiche di Stanlio e Ollio - critiche e una fine ingloriosa non gli sono state negate.

Fu accusato di sessismo (lui che nella vita era un gentiluomo assoluto, non si sposò mai e morì praticamente solo), misoginia, e soprattutto ripetitività delle sue trovate (ma si auto omaggiava spesso e non amava le repliche, girando così i suoi stessi remake). In più, e questo lo leggo da alcuni articoli d’epoca, a Hill vennero rinfacciati troppi stereotipi razziali nei suoi sketch (e forse questo perché il suo umorismo si allacciava al tradizionale music-hall degli anni della Guerra, dove il nero parlava come un Bongo, l’indiano sembrava scemo, e il cinese…be, faceva il cinese). Quando venne chiesto a John Howard Davies, il responsabile dell’intrattenimento della Thames Tv perché venne cancellato lo show, diede tre spiegazioni: lo show non faceva più gli ascolti di una volta, costava troppo e Benny Hill sembrava sempre più stanco. Ciò nonostante, al picco del suo successo lo show incollò, nel 1977, oltre 21 milioni di spettatori, e quando la Thames Tv mandò in onda l’ultimo episodio della serie, nel 1989, gli ascolti oscillavano sui 9 milioni e mezzo di spettatori. Ultimo, già, perché il contratto venne concluso lasciando Hill nello sconforto e nella delusione. Da lì cominciò un declino fisico che portò al grande sforzo durante un tour americano chiamato Benny Hill’s World Tour: New York!, finché, nel Febbraio del 1992, la Thames dovette fare un passo indietro. 

La cancellazione dello show scatenò così tante polemiche da parte degli spettatori che fu deciso di programmare numerose repliche e di ricontattare Benny Hill, ma senza sorprese lui rifiutò preferendo la Central Independent Television. Quando la bozza del suo contratto arrivò nella cassetta delle lettere della sua casa a Middlesex, quartiere di Londra, il suo cuore aveva ceduto ed era morto d’infarto, il secondo dopo quello di due mesi prima, per il quale rifiutò di mettere un by-pass, causandogli un blocco renale. Hill era morto il 20 aprile 1992. Due giorni dopo, viene trovato morto seduto davanti al televisore dalla polizia avvertita dai vicini di casa preoccupati. Ad un intervistatore che gli chiedeva come si vedeva in tv, rispose, “Vedo diversi menti e una grande pancia. Questo perché rovisto molti scaffali dei supermercati, ma non per vedere quanto costano, ma per vedere quante calorie contengono!”.