venerdì 12 maggio 2017

La voce perduta di zio Paperone

fotogramma originale, 1967
Per ritrovare il cortometraggio Paperone e il denaro, in copie migliori, figuriamoci in italiano, bisognerà aspettare ancora. Eppure il mio articolo sull'argomento ha suscitato qualche interesse da parte di alcuni studiosi, primo fra tutti Nunziante Valoroso, amico di lunga data e uno dei maggiori esperti Disney che io conosca. Ospite nel blog di Gianni Maritati, Nunziante ha approfondito l'argomento con qualche annotazione preziosa e un suo ricordo personale di una trasmissione RAI che risale al 1972. Spinto da questo possibile passaggio televisivo, ho fatto delle ricerche alla Discoteca di Stato di Roma, dove è presente il catalogo multimediale della RAI: facendo bim bum bam sulla tastiera ho scovato qualche estratto del cortometraggio doppiato in italiano in trasmissioni che non erano contenitori Disney ma programmi sul risparmio! Il primo, in bianco e nero, nel programma dedicato alla economia “Passaggio obbligato”, trasmesso sul secondo Canale il 18 marzo 1975; il secondo, stavolta a colori, nel programma serale di Raiuno “Serata America, America”, condotto da Beniamino Placido e andato in onda il 27 giugno 1984 (e riproposto a notte fonda su Fuori orario nel 2011). La conferma che vi posso dare è che fu totalmente doppiato, incluse le canzoni, ma ci sono dubbi e incertezze su quale fosse la voce di Paperone. Spero di poter recuperare qualche clip video per potervi dare la possibilità di vedere un doppiaggio rarissimo e magari trovare qualcuno che può aiutarci ad individuare il doppiatore. Abbiamo delle ipotesi ma non vogliamo sbottonarci rischiando errori grossolani. Posso solo dirvi che questa voce è familiare nel mondo Disney, ma che solo questa volta ha doppiato zio Paperone.
Un'altra conferma è che fu doppiato per la televisione e comunque prima della proiezione cinematografica del 1977: come ricorda Nunziante, si legge nella introduzione del cartonato "Io Paperone" (1972), della Mondadori, all'anno di pubblicazione il film risultava ancora inedito. E quindi possibilmente doppiato fra il '72 e il '75. Le mie ricerche nel catalogo della RAI non corrispondono ovviamente alla certezza assoluta, anche perché la Teche è uno strumento difficile e ancora non è stato completato il lavoro di digitalizzazione del totale archivio. In magazzino, da qualche parte, una "pizza", una betacam o una vhs, ci deve essere per forza, perché sennò nel 1984 non veniva usato come buco finale di una trasmissione serale di cui oggi nessuno ricorda. Quindi, che fine ha fatto?
Oltre alla versione fumetto, è doveroso ricordare che sempre nel 1977 uscì un disco singolo 45 giri intitolato Paperone e le monete del mondo, uno degli ultimi della etichetta Disneyland, abbinato ad un libretto a colori dove l'ascoltatore seguiva la storia leggendo i fumetti e la narrazione. In questo caso, come si legge dalla copertina, si avvaleva del grande Pino Colizzi voce del narratore di questa storia che ha più di una similitudine col cartone animato; la voce di Paperone è stavolta quella ben riconoscibile di Sergio Fiorentini, pur se lo doppia come se fosse un vecchio di 100 anni..

lunedì 24 aprile 2017

Paperone e il denaro


Ora che il personaggio di Zio Paperone sta tornando in grande stile con la nuova serie di DuckTales – che coincide non a caso con il suo 70esimo compleanno, essendo uscito dalla geniale matita di Carl Barks nel 1947 – è il momento di parlare di un cortometraggio d’animazione praticamente dimenticato dalla Disney stessa, che non ha pensato di recuperarlo neanche in occasione della serie di DVD intitolata Walt Disney Treasures.
Sto parlando di Scrooge McDuck and Money.
Uscito nel 1967 e cioè proprio quando Barks decise di andare in pensione, segnò il debutto assoluto di Paperone De’ Paperoni nel mondo dell’animazione, per poi essere recuperato molti anni dopo, con Mickey’s Christmas Carol (Il canto di Natale di Topolino, 1983), e infine con la serie DuckTales (dal 1987 al 1990). Il cortometraggio era di chiara natura didattica, questo quando la Disney aveva chiuso da diversi anni con le serie ufficiali di cortometraggi e si stava impegnando su questi soggetti educativi (Paperino, ad esempio, era stato protagonista di un corto sulla prevenzione degli incendi, Donald’s Fire Survival Plan,1965), e per un corto che spiegava il valore e la storia del denaro il personaggio di Paperone risultò essere perfetto.
Prodotto dalla Walt Disney Productions e distribuito dalla Buena Vista il 23 marzo 1967, diretto da Hamilton Luske, scritto da Bill Berg, con Ward Kimball a capo dello staff di animatori composto da Julius Svendsen, Art Stevens, Chuck Downs, Jack Boyd, con musiche e canzoni di Mel Leven, è un cartone dimenticato negli archivi e spesso frettolosamente citato dagli storici, sia perché la natura didattica non lo ha reso memorabile, ma anche per la scarsa visibilità: se non fosse esistito youtube, neanche se avremmo sentito parlare. In home video non è mai uscito, anche se esiste una raccolta VHS per le scuole che di fatto riporta il cortometraggio e che forse da quella fonte proviene la copia caricata su youtube. 
Bill Thompson è la voce di Scrooge, mentre il gruppo jazz molto attivo fra gli anni cinquanta e settanta The Mellomen sono le voci delle canzoni. Ma Thompson fu la prima voce di Paperone? Affatto. Il primo fu McKennon per l’LP etichetta Disneyland Records, intitolato Donald Duck and His Friends, del 1960. La lista dei performer era la seguente: Clarence Nash (Paperino); Cliff Edwards (Il Grillo Parlante); Jimmy Macdonald (Topolino, Pippo); Gloria Wood, Robie Lester (Cip e Ciop, Three Little Kittens); Dal McKennon (Zio Paperone). La storia che vede protagonista Paperone assieme a Paperino, Uncle Scrooge’s Rocket to the Moon, uscì anche come singolo 45 giri. Sarà poi un altro album musicale, Mickey’s Christmas Carol, a dare a Paperone la voce definitiva: Alan Young. Il canto di Natale di Topolino, infatti, otto anni prima di diventare un – bellissimo – cartone animato, era nato come album a 33 Giri nel 1975: Young, fra l’altro, è accreditato anche come scrittore assieme a Alan Dinehart. Il disco sarà rifatto nel 1983, in occasione della distribuzione del cartone, e regalò a Young un ruolo che farà per tutta la vita, conclusasi nel 2016.
carta canta..
Scrooge McDuck and Money sembra che fu uno degli ultimi lavori che Walt Disney supervisionò personalmente, prima di morire nel dicembre del 1966; in effetti la registrazione al copyright, datata 2 marzo 1967 (LP34013) ha la notifica “1966”, così come viene riportato nel pressbook originale. Coincide infatti con la registrazione delle musiche, datata 4 Novembre 1966. Se dovesse così essere stato, la vita di Disney incominciò con un topo e finì…con un papero scozzese.
Supervisionato o no dal mitico zio Walt, il cortometraggio è delizioso, con una animazione spigolosa tipica degli anni sessanta. E prima di andare avanti, godiamoci la visione.


Un’altra domanda inevitabile è questa: questo cortometraggio uscì in Italia? Non solo la risposta è , ma sono riuscito a localizzarlo facilmente: doppiato per la Cinema International Corporation S.r.l. e intitolato Paperone e il denaro, uscì nelle sale abbinato al film La trappola di ghiaccio (Nikki, Wild Dog of the North, 1961) nell’aprile del 1977
E’ piuttosto curioso l’accoppiamento di un film che era già uscito in Italia nel ’62 con un cartone animato vecchio di dieci anni, e la fortuna in sala fu scarsissima (del resto uscì nella stessa settimana di Rocky!). Questo primo ed unico doppiaggio del 1977 è invisibile oggi: sappiamo solamente che la richiesta di visto censura è datata 14 marzo 1977 e venne approvata cinque giorni dopo, con il n. 70037. Non ci risultano passaggi televisivi (anche anteriori al ’77, perché c’è anche la probabilità che sia stato doppiato prima), né edizioni in home video. Sulla prima voce italiana di Paperone, quindi, c’è un assoluto mistero. Se qualcuno legge queste righe e ha una copia in 35 o 16mm della Trappola del ghiaccio, sappia che i 460 metri di pellicola iniziali sono con zio Paperone. Cortesemente, scriva poi alla Disney per mettersi a disposizione per disseppellire, cinquant’anni dopo, questo prezioso cartone animato.
Il lettore italiano può comunque leggersi l’adattamento a fumetti di questo cartone animato, intitolato Uncle Scrooge and Money e scritto da Don Christensen e disegnato da Tony Strobl, e pubblicato nel marzo 1967 (l’ultima pubblicazione è del 2016, nel volume I migliori anni Disney 8 – 1967, col titolo Zio Paperone e il denaro con la D maiuscola).

UPDATE: qui trovate un aggiornamento riguardo la copia italiana.

EXTRA: il pressbook originale del 1967 (fonte, Cartoon Research).





martedì 18 aprile 2017

La rivincita di Paperino


Orde di nostalgici trentenni si sono commossi fino alle lacrime alla notizia che nell’estate 2017 arriverà la nuova serie animata “Duck Tales”, a distanza di 27 anni dall’ultimo episodio della serie originale: era il 1990, infatti, quando le avventure dei paperi raggiunsero il traguardo finale dei 100 episodi. In verità sarà un reboot, un riavvio totale della banda di Paperopoli che conosciamo praticamente da sempre, e da quello che abbiamo appreso online saranno molte le novità: fra le più importanti il ruolo di Paperino, che dopo essere stato rilegato in un ruolo minore nella serie originale, sarà finalmente un personaggio regolare; sin dal primo episodio andato in onda nel 1987, la sua presenza discontinua veniva giustificata dal fatto che si arruolava nella Marina degli Stati Uniti lasciando in custodia allo Zio Paperone i suoi nipotini Qui, Quo e Qua. Infatti, la serie era stata creata dalla Disney per lanciare il personaggio di De’ Paperoni, in quel momento poco usato dalla animazione e ben più popolare nei fumetti, e rispetto alla versione cartacea si decise quindi di fare Paperino una guest star per non oscurare il ricco Zio.  
Noi bambini, presi da queste fantastiche avventure – che ancora oggi sono insuperabili per divertimento e animazione – ci dimenticavamo che la tradizione barksiana (nel senso di Carl Barks, il cosiddetto Uomo dei Paperi, che creò il personaggio di Paperone e quasi tutto il mondo che circonda Paperopoli, città e personaggi inclusi; ma davvero devo spiegarvelo?) voleva tutto il gruppo unito, e immersi dalla nostalgia siamo riusciti ad adorare il lungometraggio, intitolato Zio Paperone alla ricerca della lampada perduta, realizzato dal neo team francese della Disney nel 1990 - anche se non era un granché, ammettiamolo..  
Le avventure dei Paperi furono comunque una delle nostre maggiori occupazioni nei nostri pomeriggi fra la merenda e i compiti di scuola, con o senza Paperino, e sin da quando uscì la news della rentrèe di Duck Tales (nel febbraio del 2015) mi sono garbatamente gasato come una bestia.
Il piano previsto sarà di una prima stagione composta da 21 episodi da mezz’ora, più due special di 1 ora ciascuno – ma io personalmente sto pregando per un futuro lungometraggio – e come ho scritto, Paperino torna ad essere parte del cast come protagonista. E, sembra, ci sono possibilità di un cameo di Paperinik, piuttosto sconvolgente e positivo allo stesso tempo: una “creatura” italiana (ribattezzata in America come Duck Avenger) che finirà nei cartoni animati originali!

Poi visto che la Disney ci toglie la sete col prosciutto, ha fatto cantare al neo cast di doppiatori originali la storica canzone di testa. 


La cosa che ho voluto approfondire oggi, però, è proprio il ruolo di Paperino nella serie originale, e ho scoperto che non solo è apparso più di una volta, ma si è incrociato con lo zio Paperone in altre occasioni disneyane. Andiamo con ordine.

Paperon De’ Paperoni debuttò nel mondo dei cartoni animati nel 1967, con il quasi invisibile Scrooge McDuck and Money (leggere qui per tutte le info), circondato dai nipoti ma non da Paperino. Il primo incontro avverrà nel Canto di Natale di Topolino (Mickey’s Christmas Carol, 1983): in questo ultraclassico cortometraggio animato però Paperone non veste i panni del suo personaggio, bensì di Ebenezer Scrooge, mentre Paperino è Fred, il nipote che a differenza di suo zio è entusiasta del Natale.

Nella serie Duck Tales, Paperino appare nell’episodio pilota, Treasure of the Golden Suns (in Italia trasmesso come “Il tesoro del Sole d’Oro” e diviso in tre parti), andato in onda il 18 settembre 1987.
Seguirono poi:
Sphinx for the Memories (“Paperino e la mummia vivente”), dove è eccezionalmente protagonista assieme allo zio ed ai nipoti.

Home Sweet Homer (“Ritorno a Itaquack”), dove involontariamente spinge zio Paperone a tornare alla città di Itaquack, città costruita da Ulisse; nel finale, Paperino appare assieme alla sua famiglia.
A Whale of a Bad Time (“La balena pirata”), è un altro episodio dove Paperino è spalla dello zio; qui lo aiuta a recuperare la sua intera fortuna.
Spies in Their Eyes (“A me gli occhi, spia!”), di nuovo il marinaio Paperino incontra Paperone e i nipoti mentre è in licenza, e si mette nei guai.
All Ducks on Deck (“Macchia Nera e l'aereo invisibile”), vede per la prima volta Paperino in licenza a Paperopoli e si incontra con Jet McQuack. Questo episodio è uno dei più spassosi per le continue gag fra Paperino e Jet, che per tutto il tempo non capisce cosa dice. Nelle copertine delle VHS riceveva persino lo status di star dell’episodio.
Till Nephews Do Us Part (“Le nozze di zio Paperone”), è l’ultimo episodio dove appare Paperino, testimone pasticcione dello zio.
Nelle stagioni successive (1988-1990), lo staff d’animazione lascia per sempre Paperino sulla nave della Marina, e non viene inserito in nessun altro episodio. Per dovere di cronaca è da ricordare che in tutti questi episodi la voce italiana di Paperino era di Franco Latini, mentre quella di Paperone del mitico Gigi Angelillo.
Negli anni successivi, le nuove serie tv che hanno voluto rilanciare i classici personaggi Disney hanno visto Paperino a fianco del suo ricco zio, ma senza lasciare nulla di memorabile.
Nell’undicesimo episodio di Mickey Mouse Works (1999), intitolato A Midsummer Night’s Dream, vediamo la banda al completo per una versione disneyana di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare.
Invece, Paperone ha un ruolo fondamentale nel 34° episodio di House of Mouse, intitolato appunto House of Scrooge (andato in onda nel 2002). La storia è carina: Zio Paperone diventa proprietario del locale di Topolino e decide subito dei tagli alle spese che lui considera troppo alte. E così Topolino e soci cercano di riavere indietro il loro locale perché ovviamente nessuno vuole avere la tirchia gestione di Paperone.
La banda dei Paperi sarà di nuovo insieme nel film a episodi concepito direttamente per l’home video Mickey’s Once Upon a Christmas (Topolino e la magia del Natale, 1999): stavolta zio Paperone è una guest star nell’episodio che vede protagonisti Qui, Quo e Qua e Paperino, L’incubo di Natale.
Mickey’s Twice Upon a Christmas (Topolino - Strepitoso Natale!, 2004), rivede di nuovo Paperone gironzolare in casa dei nipoti; questa produzione fu una delle prime a raffigurare i classici personaggi Disney in computer grafica 3D.
Nella nuova serie Mickey Mouse – che ha introdotto il nuovo stile d’animazione che caratterizzerà DuckTales – Paperone appare per ben tre volte: rifiuta un prestito in Goofy’s First Love, trentacinquesimo episodio della serie (2015), chiede poi cinque dollari a Topolino in No (2016), dove per l’ultima volta Alan Young presta la voce allo zio prima di morire (nel Maggio 2016), e infine nel recente episodio di natale, Duck the Halls: A Mickey Mouse Christmas Special (2016), Paperone appare assieme ai nipoti: per la prima ed unica volta, lo zio parla con la voce dell’attore John Kassir, che non ha voluto riprendere questo ruolo per il reboot di Duck Tales. L’ufficiale successore di Young come voce di Paperone sarà l’attore scozzese David Tennant, famoso per la serie tv Doctor Who, una scelta che mi sembra davvero azzeccata.
Non ci resta che aspettare la prossima Estate per goderci di nuovo queste avventure dei Paperi.


UPDATE
Proprio quando pubblicavo questo post, il sito della casa editrice statunitense IDW Publishing ha annunciato che la serie DuckTales avrà la sua trasposizione a fumetti, come del resto accadde anche alla serie originale: per il prossimo Luglio uscirà il numero 0, a 3,99 dollari, che aprirà questa nuova serie Disney che si aggiunge alle altre che hanno riportato i fumetti di Topolino e Paperino nelle edicole americane. Infatti, è attualmente la IDW a continuare la tradizione delle pubblicazioni storiche disneyane come Walt Disney’s Comics & Stories, Mickey Mouse, Donald Duck, Uncle Scrooge, inserendo, recentemente, storie e disegni di artisti italiani. La IDW ha dichiarato ieri di essere molto eccitata di questa nuova avventura e promette di superare le aspettative dei fan. Non sarà così improbabile vedere questi fumetti anche in Italia - e per qualche motivo noi c'entriamo: una indiscrezione ci conferma che all'interno c'è un team italiano di disegnatori, fra cui Gianfranco Florio e Luca Usai.
Entertainment Weekly ha pubblicato tre pagine di anteprima che qui ripropongo (cliccate per ingrandirle).


lunedì 26 settembre 2016

Non ci resta che ridere

Locandina della rassegna
Dopo il notevole successo ottenuto lo scorso Aprile durante il Festival dell'Autore Dieci Lune (riconosco di non averne fatto voce qui, ma su facebook giuro di aver fatto un casino della madonna), durante il quale ho parlato del genio di Buster Keaton e l'arte dello slapstick, del doppiaggio di Stanlio e Ollio (assieme a Benedetto Gemma), e di Nino Manfredi grande regista, il Circolo Letterario Bel Ami di Roma mi ha chiesto di proporre un ciclo sulla comicità per il loro appuntamento dell'ultimo giovedì del mese. Un antipasto prima degli gnocchi insomma. Ho pensato ad un argomento poco affrontato e penso molto interessante: il noioso censore di fronte alle risate.
Diceva Mel Brooks che “La satira se non è eccessiva, non fa ridere”. Da questa semplice linea direttiva di un maestro della comicità, si presenta “La censura nel cinema comico”, una rassegna di sei incontri che illustreranno le difficoltà, spesso assurde, di grandi comici come Totò, preso di mira perché gli piaceva troppo giocare a guardie e ladri, la serie di Don Camillo con Fernandel e Gino Cervi, troppo cruda per piacere al Vaticano, o agli scatenati e provocatori Monty Python, il geniale sestetto che scatenò una terza guerra mondiale fra le religioni, e lo stesso Brooks, che con la sua banda di compari come Gene Wilder e Marty Feldman, resero arte quel genere che viene spesso sottovalutato come la Parodia: che sia Hitler o il western o i classici dell’horror, l’obbiettivo principale nel loro mirino è sempre Hollywood.
E inizieremo proprio con gli albori del cinema comico, troppo scatenato con gli argomenti per tenere buoni i censori, che stilano un Codice di argomenti da non trattare nei loro film: è il codice Hays, che tira le orecchie a tutti, persino a Stanlio e Ollio e ai fratelli Marx, protagonisti di un mondo senza controllo. Il filo conduttore è quindi la censura, ma anche i censori, colpevoli di aver riconosciuto nella commedia la paura della verità perché, i grandi comici, sono tutti figli di Don Chisciotte.

Calendario incontri

    27 ottobre 2016 La comicità americana e il codice Hays
    24 novembre 2016 I fratelli Marx: un mondo senza controllo
    26 gennaio 2017 Don Camillo sconosciuto
    23 febbraio 2017 Totò proibito
    30 marzo 2017 La terza guerra mondiale dei Monty Python
    25 maggio 2017 Mel Brooks: l’ultima follia di Hollywood

Qui potete trovare le info necessarie (dove, come). Durante le serate rimanderò ai testi necessari per approfondire l'argomento (su Totò ho preso volutamente in prestito il titolo all'omonimo e bellissimo libro di Alberto Anile). Posso solo dirvi che vi aspetterò. I gnocchi almeno sono buoni.

mercoledì 21 settembre 2016

Stanlio e Ollio e i due Ladroni

Stan Laurel, il fonico Elmer Raguse, e Oliver Hardy, con i microfoni Victor

Oggi pubblico un dossier che forse potrà far luce su un aspetto poco trattato da biografi e studiosi: il curioso caso del doppiaggio italiano di Stan Laurel e Oliver Hardy. Come nacque il loro inconfondibile doppiaggio? La distribuzione italiana della MGM fece la scelta più semplice: il pubblico aveva apprezzato enormemente il fatto che Stan e Oliver, nei primi film distribuiti in Italia, recitassero in italiano, con esiti ovviamente disastrosi e poco comprensibili — ma, proprio per questo, esilaranti. L’idea fu degli stessi Laurel e Hardy. Ecco spiegato, in poche righe, perché ancora oggi li conosciamo con quel celebre doppiaggio “storpiato”. Ma andiamo con ordine.

La Vanguardia, 2 febbraio 1930

Senza dare per scontato che tutti conoscano a fondo Stanlio e Ollio e le tappe fondamentali della loro carriera, va ricordato che anche loro affrontarono la devastante transizione dal muto al sonoro. La definisco devastante perché, per quanto inevitabile, il cinema fino al 1927 era stato un linguaggio visivo, e molti attori non erano pronti (o adatti) a far sentire la propria voce. I grandi comici del muto — Keaton, Lloyd, Langdon — subirono la svolta, con risultati non sempre all’altezza del loro passato. Chaplin, prudente, aspetterà il 1940 per realizzare il suo primo film parlato.

Il vero ostacolo fu la distribuzione nei Paesi non anglofoni, perché il doppiaggio non esisteva ancora. Il problema venne affrontato dagli Hal Roach Studios già nel 1929, optando per una soluzione tanto faticosa quanto efficace: le versioni fonetiche. I film venivano rigirati più volte, “a pappagallo”, nella lingua di destinazione. Stan e Oliver recitavano in spagnolo, francese, tedesco, italiano… con solo una vaga idea di ciò che stavano dicendo. Sbagliavano accenti, storpiavano le parole, ma il risultato era irresistibilmente comico.

Nel marzo di quell’anno fu installato il sistema sonoro della Victor Talking Machine Company, che registrava effetti e dialoghi su dischi a 78 giri sincronizzati con il film. A maggio, Laurel e Hardy girarono il loro primo film parlato, Unaccustomed As We Are (Non abituati come siamo). Fu un grande successo. Roach allora decise di puntare sul più ampio mercato straniero: quello ispanofono — Spagna, Argentina, Messico, e anche le comunità latine negli Stati Uniti. Per Roach fu un investimento rilevante, giustificato dal fatto che nel 1929 Laurel e Hardy erano ormai i comici più celebri d’America. La MGM li stimava al punto da chiederli in prestito per salvare The Rogue Song (Amor gitano), un film con il tenore Lawrence Tibbett che si era rivelato disastroso in anteprima (e nel quale Stan e Oliver, per quanto spassosi, c’entravano ben poco).

I DUE LADRONI
 
La Vanguardia, 1 febbraio 1930
Il primo film destinato a essere girato in più lingue fu Night Owls, per la regia di James Parrott. La trama era semplice: nel quartiere dove il poliziotto Edgar Kennedy è di servizio, ci sono solo furti e rapine, e dopo l’ennesimo rimprovero del capo della polizia, egli decide di assolvere i due vagabondi Laurel e Hardy per inscenare un furto proprio nella casa del suo capo, in modo da intervenire in tempo e farsi bello ai suoi occhi. Il finale è classico: Stanlio e Ollio combinano solo guai e si danno alla fuga non appena sentono le sirene della polizia, e Kennedy irrompe nella casa quando il suo capo giunge nel soggiorno, credendolo così il vero autore delle rapine nel quartiere.
Il film venne girato tra il 30 ottobre e il 12 novembre 1929: i registri degli Studi Roach non indicano nulla sulle versioni straniere, ma il Variety annotò il 13 novembre che “due versioni sono state fatte simultaneamente. Prima una scena viene parlata in inglese, poi viene ripetuta in spagnolo”. Questo articolo è la prima prova concreta dell’esistenza di una versione spagnola (Ladrones) — e, forse, anche di una versione italiana, intitolata Ladroni. L’ipotesi più probabile è che la versione italiana sia stata doppiata da Laurel e Hardy in un secondo momento.
"Variety", 13 novembre 1929

È plausibile che Roach fosse inizialmente cauto sull’investimento e volesse prima vedere i risultati della versione spagnola, proiettata in anteprima a New York il 7 gennaio 1930 in un cinema specializzato in film stranieri. La recensione di Variety (15 gennaio) osservava che i dialoghi erano ridotti al minimo, ma il pubblico si divertì moltissimo anche senza comprendere tutto. Per quell’occasione, Roach aveva assunto attori spagnoli di supporto e insegnanti di lingua sul set, che aiutavano Laurel e Hardy con la fonetica, leggendo i testi da appositi gobbi dietro la cinepresa. Inoltre, per adattarsi ai programmi europei, che prevedevano proiezioni di almeno due ore, Roach e Stan Laurel decisero di allungare le versioni straniere con gag escluse dal montaggio americano, e in alcuni casi modificarono anche il finale.

"Cinema-Teatro", n.23-24,
15-31 dicembre 1930

È questo il caso sia di Ladrones sia — con ogni probabilità — di Ladroni.
Dopo le varie peripezie e l’irruzione nella villa, la coppia riesce finalmente a entrare ma, cercando oggetti da rubare al buio, aziona inavvertitamente un pianoforte meccanico. Il capo della polizia, svegliato dalla musica, ordina al maggiordomo Finlayson di chiamare la polizia. Poi, pistola in pugno, entra nella stanza e grida: “Mani in alto!”. Tre agenti irrompono per arrestare Laurel e Hardy, mentre Kennedy, ignaro, entra sparando. Inciampa sul suo superiore e si accorge, ormai tardi, di ciò che è successo.

Hardy dice: “Aiutaci, amico!”, e il capo chiede a Kennedy: “Li conosci?”, al che lui risponde: “Non li conosco...”. I tre vengono quindi portati alla centrale.
A bordo della decappottabile della polizia, Stan e Ollie siedono sui sedili posteriori. Il capo li segue in un’auto personale, guidata da Finlayson. Durante il tragitto, i due notano un ramo che sporge sulla strada: ci si aggrappano e riescono a fuggire. Quando lasciano la presa e cadono al suolo, si ritrovano a sedere proprio sull’auto del capo, che spaventato perde il controllo e finisce con l’auto in un laghetto.

Che Ladroni sia stato doppiato in italiano trova un ulteriore indizio nei registri della Victor: le matrici dei quattro dischi necessari per il sonoro (MVR-54999, MVR-61101, MVR-61102 e MVR-61103) sono datate 25 e 26 agosto 1930, cioè circa otto mesi dopo l’uscita di Night Owls e LadronesI registri degli studi Roach indicano che entrambe le versioni — inglese e italiana — hanno lo stesso metraggio di 3306 piedi (cioè 1021 metri), pari a circa 37 minuti. È l’unico caso in tutta la produzione di versioni fonetiche girate da Laurel e Hardy fino al 1931 con questa identica corrispondenza. 

Variety, 30 luglio 1930
Il Variety del 30 luglio 1930 aveva scritto che il mercato italiano era stato aggiunto da Roach e che “Laurel e Hardy parleranno italiano la prossima settimana per Night Owls.” A conferma, Roach aveva preso questa decisione sulla scia del successo di Ladrones, in particolare a Barcellona e Buenos Aires. Nello stesso periodo era iniziata la produzione del primo lungometraggio di Laurel e Hardy, The Rap (poi Pardon Us), previsto in quattro versioni fonetiche: spagnola, tedesca, francese e italiana.

(Nota: Ladrones è miracolosamente sopravvissuto. È stato ritrovato nel 1986, assieme ad altre versioni spagnole girate dalla coppia, ed è disponibile in DVD sia in Europa (cofanetto Universal 2004) sia in una versione restaurata dall’UCLA su DVD Vivendi (USA, 2011). Dura esattamente 36 minuti, circa quindici in più rispetto a Night Owls).

MURAGLIE

Riferisce Randy Skretvedt, il miglior biografo della coppia in assoluto, che le riprese delle versioni fonetiche di The Rap sono state effettuate simultaneamente. Le riprese hanno avuto inizio il 13 agosto 1930, e hanno continuato fino alla fine del mese (altro materiale per le versioni straniere venne girato nella prima metà di settembre 1930). Pensate che fra agosto e novembre Laurel e Hardy furono impegnati fra le riprese del film in inglese - con altrettante scene da rigirare - e quelle fonetiche, un periodo di super lavoro che non fermò l'abitudine di Stan di rispondere alle lettere dei fan, come si legge in questa lettera del 17 novembre 1930: "Mi perdoni per il ritardo della mia risposta alla sua del 9 ottobre, ma siamo stati pesantemente impegnati con le riprese delle versioni straniere del nostro primo lungometraggio. Il titolo è cambiato da The Rap a Their First Mistake. Spero che vi piacerà quando andrà a vederlo. Abbiamo girato in cinque lingue - inglese, spagnolo, francese, tedesco e italiano - e parlato in tutte queste". Con il nuovo titolo il film durava 65 minuti, poi ridotti a 56 con una nuova edizione intitolata finalmente Pardon Us.
 
La Vanguardia, 8 febbraio 1930
Nel frattempo Ladroni venne spedito in Italia per far conoscere la coppia, ancora praticamente inedita nel nostro paese: è stato accertato che diversi film muti del duo uscirono da noi poco prima del 1928-29, ma la MGM non aveva ancora organizzato un vero lancio e questo avverrà nel 1931. Ladroni venne passato intanto al vaglio dei censori nostrani: il visto censura n. 26055 del 31 ottobre 1930 approvò con riserva la visione del film, perché bisognava “Togliere ogni scena dialogata o comunque parlata in lingua straniera”. Questa dicitura veniva ripetuta per ogni film straniero che giungeva in Italia non doppiato: dovete sapere che la difficoltà di distribuzione dei film americani in Italia gettò nel panico un sacco di esercenti; inizialmente si pensò ai sottotitoli e poi alle didascalie al posto dei dialoghi, ma l’idea venne scartata visto l’alto tasso di analfabetismo (un altro problema era che rallentavano troppo il ritmo; figuratevi che Amore Gitano uscì sonorizzato con le canzoni e le didascalie, ammazzando di noia i poveri spettatori), e furono costretti ad aspettare queste versioni girate in più lingue. Per questo L&H arrivarono da noi in ritardo. 
 
La Stampa, 26 giugno 1931
Il metraggio accertato dalla censura italiana era di 1021 (i conti con Ladrones tornano), e la durata di 37 minuti si incastrava perfettamente nei programmi di prima visione passando come un lungometraggio. Sulla distribuzione in Italia, che all'epoca non seguiva un percorso in contemporanea fra le varie città, posso affermare due date: Torino, 5 giugno 1931, al cinema Ambrosio; Milano, 24 settembre 1931, cinema Odeon. Altre fonti mi confermano che uscì diversi mesi prima rispetto a Torino, ma è comunque nel ‘31 che Laurel e Hardy furono lanciati in Italia. Il titolo cambiava da I due ladroni a Ladroni, e i flani recitavano “Parlato, in italiano”, per rassicurare gli spettatori che avrebbero visto un film comprensibile a tutti (per quanto Stan e Oliver massacrassero l’italiano). 
Ladroni
ottiene un notevole successo – tanto che la loro presenza in Amore gitano, dapprima non pubblicizzata, viene successivamente riportata a grandi lettere – ma è con Muraglie, che giungerà a novembre del 1931, che la coppia esplose nelle sale. Non che Ladroni non fosse divertente, ma i dialoghi erano ridotti all’osso mentre nel lungometraggio i due parlavano molto e il pubblico poté deliziarsi con la nostra lingua fatta a pezzi (anche se nel cast alcuni attori furono sostituiti da colleghi di madre lingua: Guido Trento rimpiazzò Wildred Lucas nella parte del direttore del carcere). Si divertirono anche i recensori, come testimonia Cinema Illustrazione del 18 novembre 1931: “Il pubblico si è divertito immensamente, anche perché, rinunciando all’insopportabile doublage, gli stessi Laurel e Hardy han voluto compiere lo sforzo di parlare il loro film anche nell’edizione italiana, storpiando la nostra lingua. Novità non trascurabile, che apre nuovi orizzonti al film comico”. Oppure Il corriere della sera, 6 novembre: "Muraglie è una spassosa parodia di Carcere, messa insieme per quei due soliti buffoni di Laurel e Hardy. I produttori, volendocelo dare in versione italiana, hanno avuto l'idea di far parlare Laurel e Hardy come potevano, cioè nell'italiano storpiato e imparaticcio di stranieri, i quali mastichino stentatamente la nostra lingua; e meglio centomila volte cosi, che se gli  avessero appiccicato una di quelle belle voci finte, e fatte su misura, che sono la vergogna della nostra epoca. Altro argomento (ma non ce n’è bisogno) contro la barbara usanza del dubbing".

con Bob O' Connor, attore e insegnante spagnolo
Abbiamo quindi stabilito che mentre di Muraglie siamo certi che fu recitato in italiano da Laurel e Hardy, non possiamo esserlo al 100 per cento per Ladroni, anche perché le poche recensioni dell’epoca che si degnarono di scrivere su questa comica non fanno cenno al buffo italiano dei due comici. Ma potrei aver scritto un sacco di cretinate, perché, nota dolente e qui concludo, queste due versioni in italiano sono andate perdute.
O meglio, Ladroni non c’è, ma c’è: approfittando delle similitudini linguistiche fra lo spagnolo e l’italiano, possiamo immaginare vagamente l’italiano di Stan e di Oliver, per quanto il video sia presente ancora oggi, perché come abbiamo detto la versione spagnola è disponibile su Dvd.
 
 MA ALLA FINE, ESISTE "MURAGLIE"?

Muraglie
non c’è, e non c’è ancora oggi. A parte il finale alternativo presente nella versione spagnola, De Bote en Bote, che oggi sopravvive intero, previsto anche nel primo montaggio di Pardon Us (l’incendio nel carcere dove Stanlio e Ollio salvano la figlia del direttore), di Muraglie non è rimasto nulla. Secondo i ricordi di Alberto Sordi, quando partecipò al provino per trovare la nuova voce di Oliver Hardy, la Metro fece vedere ai partecipanti proprio Muraglie, segno inequivocabile che almeno attorno al 1937 era ancora presente in archivio. Successe poi che la Seconda Guerra Mondiale bloccò le frontiere e chiuse ogni attività straniera, inclusa la MGM (la cui sede era a Roma, in Via Maria Cristina), di fatto sequestrata nel 1942 e riaperta a fine conflitto. Che fine fece il suo archivio non ci è dato da sapere: il mercato nero provocò numerosi danni alle migliaia di pellicole sequestrate, mentre oltreoceano nessuno riuscì a conservare una copia. La Victor riporta che la registrazione per la distribuzione del film Muraglie, divisa in sette dischi per altrettanti rulli, è stata fatta il 16 dicembre 1930 (le matrici vanno da MVR-61239 a MVR-61245). La registrazione riportata del 19 febbraio 1931 (MVR-61318) dovrebbe essere quella del trailer, come risulta per la versione francese, Sous les verrous e tedesca, Hinter schloss und riegel, fatte il medesimo giorno alla Victor. 

Secondo la documentazione davvero preziosa che ho raccolto nell'archivio di Italia Taglia - e in parte riportata nel sito CineCensura.com - la richiesta per il visto censura da parte della MGM è datata 24 febbraio 1931, curiosamente parecchi mesi prima della sua uscita nelle sale italiane, a novembre dello stesso anno. La lista dialoghi depositata in archivio è estremamente rivelatrice: in alcune recensioni italiane avevano riportato il nome italiano del personaggio di Walter Long come "Lupo", invece di "Tigre", e questo viene smentito dai dialoghi; le canzoni del film erano tutte in italiano, incluso "Lazy Moon", cantata da Hardy e tradotta come "Pigra luna"; viene confermato che la versione italiana era esattamente identica a quella spagnola (e certamente anche delle altre due, in tedesco e in francese), quindi nessuna scena della scuola come nel film in originale americano, era presente il finale con l'incendio nella prigione, e persino il metraggio accertato di 1785 metri, circa 65 minuti di film, era lo stesso. L'ultima scena vede Stanlio e Ollio uscire di prigione, graziati dal direttore per il loro salvataggio di sua figlia nell'incendio, e dialogare fra di loro. 
Ecco quanto riportato dal copione:

Ollio: "Finalmente siamo liberi... Liberi come le rondini!"
Stanlio: "Sì!... E quel dente non ci darà più noie".
Ollio: "Non voglio più sentir parlare di queste muraglie!... Dammi un fiammifero... (Stanlio si fruga nelle tasche e tira fuori due fotografie). Che cos'è?"
Stanlio: (mostra le loro foto segnaletiche). "Ti piacciono?" (Ollio le straccia e spinge via Stanlio).
Fine.

Questa sequenza è come si è detto visibile nella copia spagnola, di cui riporto qui due frame dal dvd uscito per la Universal in Spagna.
Un possibile ritrovamento dei dischi Victor di Ladroni o di qualche frammento di Muraglie potrebbe essere straordinario e rivelatore di quell’italiano strampalato che determinò decine di doppiaggi e varie coppie di doppiatori di Stanlio e Ollio che sarebbero arrivati negli anni seguenti. La più popolare di tutte, quella formata da Alberto Sordi e Mauro Zambuto, doppiò il film nella prima riedizione nel 1946. 
Alla fine di questo mio studio arriviamo alla domanda fondamentale: esiste da qualche parte Muraglie, recitato in italiano da Stan e Ollie? Il mio pensiero era ed è che in America ci sono studiosi, archivisti e ricercatori che non riescono a capire l’importanza di due materiali così preziosi, e probabilmente qualsiasi possibile recupero è stato lasciato cadere nel vuoto. Io stesso sono un testimone di un possibile recupero di un frammento di Muraglie, almeno secondo un contatto americano (di cui non posso rivelare il nome) che mi scrisse nel 2009 chiedendomi consulenza in quanto esperto ed italiano, ma le trattative con un possibile collezionista non andarono a buon fine. La certezza? Sì, da qualche parte c'è, ma i collezionisti si sa...

AGGIORNAMENTO

Alla data del 19 settembre 2022, quindi sei anni dopo la pubblicazione di questo articolo, è doveroso segnalare che è stata recuperata una copia del negativo di Ladroni, ma muta, presentata comunque in una versione che abbiamo discusso in questo articolo.
La proiezione, programmata il 6 ottobre 2022 alle Giornate del Cinema muto di Pordenone, ha previsto una ricostruzione arbitraria della copia italiana: per enfatizzare l'unica parola  spagnola foneticamente simile all'italiano - "Naturalmente", detta da Hardy - hanno lasciato in quel punto l'audio di Ladrones, mutando il resto del film (eccetto i rumori) accompagnandolo con un commento musicale originale e i sottotitoli in italiano tradotti dallo spagnolo. I titoli di testa e di coda, italiani, erano rovinati e quindi sono stati ripuliti e lasciati in fermo immagine. 
Nonostante la stampa italiana abbia frettolosamente comunicato una scoperta in realtà incompleta, la ricerca delle voci originali italiane di Laurel e Hardy continua. A mio parere, questo recupero - effettuato presso il George Eastman House di New York, dalla collezione privata di Roberto Pallme - conferma solamente che il doppiaggio fu effettuato su Ladrones. Resta il dubbio se effettivamente furono gli stessi Stan e Babe a farlo.  
Infine, penso possa dire tranquillamente che il contatto che mi disse di avere la possibilità di recuperare Ladroni fu Richard W. Bann, storico di L&H e consulente per la defunta KirchGrouppe. Quando mi scrisse nel 2009, le trattative con la George Eastman ebbero delle complicazioni, aggravate dal fallimento della società nel 2011. Nel 2015, in una discussione su Facebook con il collega Randy Skretvedt, ha ammesso che la bancarotta di Leo Kirch, fondatore della Betafilm che dal 1983 deteneva i diritti dei film di L&H fino a quando la KirchGrouppe divenne Kinowelt, poi assorbita nel 2011 da Studiocanal, mise una tomba sopra Ladroni e qualsiasi altro recupero. 
 
EXTRA
 
Dal programma di Giancarlo Governi Due teste senza cervello (Rai, 1985), estrapolo due fotografie dalla versione italiana Muraglie, che ho identificato grazie ai codici delle fotografie recuperate da un altro archivio. Così sapete da quale film sono tratte. La puntata era la numero otto, dedicata al doppiaggio italiano di Stanlio e Ollio.
 
Laurel e Hardy con Guido Trento

 
un attore non identificato ma di origine italiana.

domenica 29 maggio 2016

Il giocattolo (1979)

Ci sono incontri che ti illuminano la giornata, e quello che ho avuto pochi giorni fa è stato memorabile: ho incrociato infatti alla Stazione Termini di Roma il grande regista Giuliano Montaldo. Alla veneranda età di 86 anni l’ho trovato arzillo e molto cordiale: approfittando di un momento di attesa di un treno in arrivo, l’ho avvicinato per fargli i complimenti per un film che avevo rivisto da poco, Il giocattolo, con Nino Manfredi. “E’ un capolavoro!”, gli ho detto, e lui stringendomi la mano mi ringraziava facendo il gesto di baciarmela cavallerescamente...
Mi ritrovo però nell’imbarazzante situazione di non potervi suggerire il recupero di questo film nel caso voleste rivederlo o gustarvelo per la prima volta: è disgraziatamente sparito dalla circolazione. Motivi di diritti, forse, ma è uscito in videocassetta decenni fa e in televisione, dopo un lungo oblio, è stato recuperato sporadicamente da Rai Movie, l’ultima volta quattro mesi fa. Nessuna uscita imminente in DVD o Blu-ray. Ho perso l’occasione per chiedere direttamente il motivo al regista, tuttavia se proprio volete vederlo esiste youtube (non dovrei dirvelo, ma tanto l’ha fatto anche Paolo Mereghetti: sta lì online, intero).
Difficoltà di recupero a parte, Il giocattolo rimane un capolavoro insolito nel cinema italiano. Uscito nel 1979, regalava a Nino Manfredi, il protagonista, un ruolo pazzesco, fortemente drammatico e misuratissimo: un po’ Giustiziere della notte, in pieno periodo di Piombo per il nostro paese, con continue sparatorie e rapine, il film raccontava la triste vicenda di Vittorio Barletta, un ragioniere romano trapiantato nel Nord che prima si ritrova in mezzo ad una rapina in supermercato finita nel sangue, e poi, fatto amicizia con un giovane poliziotto, comincia a coltivare l’uso delle armi, rivelatosi in breve tempo esperto e eccezionale tiratore. Accade che durante una cena in pizzeria col suo amico poliziotto, questi riconosce fra i clienti un pericoloso ricercato, e la decisione di intervenire gli costerà la vita: Vittorio, terrorizzato, prende la sua pistola e uccide uno dei complici in fuga. Inizia per lui un calvario tragico, fra vendette sanguinose e un morboso – ma breve – attaccamento dei mass media sulla sua storia, fino all’arresto di eccessiva legittima difesa. La società è violenta ma ci vuole moderazione. Rimarrà solo con la moglie, sempre più preoccupata di questo giocattolo che si porta sempre appresso, questa pistola che porterà il film al tragico finale. 
Il tema del film è l’uso delle armi per difesa personale, è chiaro, ed è tristemente attuale. (Basti pensare quello che succede in America: un report del “Congressional Research Service” afferma che negli Usa circolerebbero 357 milioni di armi da fuoco contro una popolazione di soli 318,9 milioni di persone!). Montaldo sa bene miscelare momenti grotteschi con il dramma, anche perché la vicenda racconta la follia psicologica che ricorreva in quei anni – tutti hanno un’arma, allora la prendo anche io – e se la commedia all’italiana ha sempre raccontato questi temi con l’ironia, Il giocattolo all’epoca deve esser stato un pugno allo stomaco per gli spettatori. Ecco, “un amarissimo specchio della vita quotidiana”, facciamo copia incolla con una recensione de La Stampa per cavarmela con due righine.
Co-prodotto da Sergio Leone (che sembra aver girato la sequenza dei titoli di testa), vanta un cast tecnico di lusso: fotografia di Ennio Guarnieri, montaggio di Nino Baragli, Musiche (bellissime) di Ennio Morricone; lo scrivono Sergio Donati, Montaldo, lo stesso Nino Manfredi, pignolo scrittore ma attore straordinario: per prepararlo alla parte, il regista e il suo attore frequentarono per diverso tempo diversi poligoni, osservando essenzialmente i tiratori e la loro preparazione psicologica. Al cast si unirono Marlène Jobert, nel ruolo della moglie Ada, il compianto Vittorio Mezzogiorno come Sauro, il poliziotto amico di Vittorio, Arnoldo Foà nel ruolo di Nicola, il principale, e Pamela Villoresi, la figlia. Fra i ruoli secondari, si segnalano Mario Brega, Daniele Formica, Renato Scarpa e Carlo Bagno. 
Ricorda Sergio Donati (2003) che scrisse il soggetto dopo che rimase impressionato per la vicenda di Luciano Re Cecconi, il giocatore centrocampista della Lazio che morì nel 1977 per mano di un gioielliere che gli sparò in pieno petto credendolo un rapinatore quando invece cercava solamente di fare uno scherzo entrando nel suo negozio gridando “Mani in alto!” (l’assurda vicenda fu giustificata in parte perché il gioielliere, disinteressato al calcio, neanche sapeva chi fosse Re Cecconi). Come Manfredi nel film, il gioielliere venne arrestato per “eccesso colposo di legittima difesa” ma dopo 18 giorni fu rilasciato per “aver sparato per legittima difesa putativa” (ancora oggi persiste il mistero che il povero giocatore non proferì parola e venne ucciso senza un vero motivo). Donati si interessò alla vicenda e con grande naturalezza scrisse la storia sottolineando la nevrosi del personaggio che, sottopelle, è comunque un assassino. Per questo pensò a Giancarlo Giannini, che allora era attore feticcio di Lina Wertmüller e della soggezione psicologica dei personaggi che interpretava: fra un tira e molla, alla fine uno dei produttori arrivò con Manfredi e che velocemente diventò il protagonista della storia. Aveva, però, delle riserve sul finale originale, una cosa alla Leone, un finale da western: diventato matto per il successo, i soldi, l’amante, condannato ad avere una moglie malata terminale, decideva di ucciderla come atto di pietà, una eutanasia che sarebbe stata accolta fra gli applausi, almeno secondo il personaggio di Manfredi. Quindi entrava nella stanza di questa donna che però, conoscendolo, aveva già la pistola in mano e gli spara per primo. Ma convinto che il pubblico non l’avrebbe visto di buon occhio, Manfredi si oppose e si decise un finale dove lei lo ammazza per pietà, spostando la cosa come se lui fosse un bambino, “era un’esagerazione”, ricordava Donati. 
Manfredi all’epoca spiegò la natura del film: “Durante la lavorazione, avevamo sempre a disposizione delle armi, armi vere (per girare ho dovuto anche farmi dare il porto d’armi). Ogni volta che veniva a trovarci un amico, anche la persona più dolce di questo mondo, quando vedeva la pistola voleva impugnarla: e io, che lo osservavo, vedevo che si trasformava, si ergeva dal “giocattolo” gli veniva un senso di potenza. E’ un giocattolo che ha dentro la morte, che porta la morte. E’ affascinante. Il senso del film – che non è ambiguo, è pulito, non è come Un borghese piccolo piccolo di Sordi – è aperto: è il pubblico che deve giudicare il personaggio, decidere se è o non è un mostro. E’ chiaro comunque che è lui che sbaglia, che ha ragione la moglie a compiere alla fine come attore di eutanasia contro un uomo che non ha più speranza. La filosofia del film è in quella frase di Sauro che il ragioniere non raccoglie: quando gli dice che qualcuno muore non nel momento che gli spari, ma da quello in cui decidi di portare in tasca la pistola”.
La musica di Ennio Morricone, uscita su LP Cinevox (MDF 33.128) e ristampata nel 2008 dalla stessa etichetta su CD (16 brani), è assolutamente da recuperare. Trasuda tensione e magistrale commento alla distruzione psicologica di un uomo semplice, come titola un brano della colonna sonora.
Per gli amanti delle cifre e delle date: la registrazione al Pubblico Registro Cinematografico n. 6643 riporta come data di inizio lavorazione l’11 Settembre 1978. Il Nulla Osta viene rilasciato senza problemi il 10 febbraio 1979. E dalla sua uscita, ottiene un grande successo di pubblico nella stagione 1978/79: su 842 giorni di programmazione, il film raccoglie 468,226 spettatori nelle 16 città capozona (calcolando il prezzo del biglietto di allora, 2600 lire, il film incassò qualcosa come 1 miliardo e 212 milioni di lire).