giovedì 5 luglio 2012

Al via le riprese di Iron Man 3

La notizia manderà in tachicardia i fan, cinefili, cinofili, sicuramente già avvertiti che il 21 maggio scorso sono iniziate le riprese di IRON MAN 3, di cui vediamo qui a sinistra una foto sul set con Robert Downey Jr. nei panni di Tony Stark di fronte alle nuove armature di Iron Man. Il terzo capitolo della saga iniziata nel 2008 sarà girato anche in Cina, luogo di scontro fra Iron Man e The Mandarin, uno dei suoi più grandi nemici e che sarà interpretato, udite udite, dall'attore inglese Ben Kingsley, finalmente una entrata nel cast davvero interessante. Alla spicciolata possiamo dire che a dirigerlo sarà Shane Black, già regista di un film (mediocre) con Downey Jr., Kiss Kiss Bang Bang (2005), mentre il regista dei due primi Iron, Jon Favreau, sarà produttore esecutivo e anche attore. Oltre a Gwyneth Paltrow, irresistibile, viene confermato Don Cheadle, il colonnello dell'Air Force che poi si 'trasforma' in War Machine, che ho sempre trovato troppo antipatico rispetto al primo attore, Terrence Howard che, per motivi finanziari, non è stato confermato nel ruolo. Ma dopo lo shock di Mickey Rourke alias Ivan Vanko, a mio parere una scelta di cast clamorosamente errata, mi basta sapere di Sir Ben Kingsley (foto sotto), attore bravissimo, per sopportare Cheadle e tutto quello che potrebbe guastare il prossimo Iron Man. Ma..non rompiamo, inchiniamoci alla scienza, e attendiamo l’uscita del film, che in Italia avverrà il prossimo Aprile 2013. 
In attesa che venga diffusa la trama, possiamo prevedere che sarà un successo oltre le aspettative? La saga ha incassato oltre il miliardo e duecento milioni di dollari in tutto il mondo, e le masse di fan della Marvel che hanno premiato The Avengers avevano principalmente occhi per Iron Man. E il film dei Vendicatori, in DVD e Bluray a Settembre,  ha incassato quasi un miliardo e cinquecento milioni di dollari: abili nei “prossimamente” più disonesti della storia del cinema, a fine titoli di coda, i film della Marvel hanno così indovinato la chiave per rendere l’attesa dell’uscita pari a quella di un fan tredicenne impazzito per i Muppet. E infatti il sequel di The Avengers (scontatissimo) non uscirà prima di Iron Man 3 (e dei probabili seguiti di Capitan America e di Thor). Ho il dubbio che la Marvel (e la Disney, distributrice dei loro film) vuole scoprire quanto denaro intatto c’è ancora nel mondo. E questo lo dico da tifoso del primo Iron Man, una delle più riuscite trasposizioni cinematografiche di un fumetto. Dopo Sturmtruppen con Cochi e Renato, ovviamente..

sabato 23 giugno 2012

Jim Carrey non sarà più Scemo?

Potete rimanerne delusi quanto vi pare, ma la notizia che Jim Carrey ha mollato l'idea di partecipare al seguito di Scemo & più Scemo è solo una buona notizia. Non solo, ora che la conferma è arrivata anche da Jeff Daniels, l'altro scemo del film del 1994, è puro giubilo. Veramente aspettavate il seguito di un film così imbecille? Quante mattinate allo specchio doveva passare Carrey per decidere che non gli giovava affatto girare un seguito, ovviamente diretto dai Farrelly brothers, visto che ha 50 anni suonati e la sua carriera sta sul punto che deve sterzare verso una svolta, prima di diventare il sosia di Kevin Bacon o di fare un altro film sui pinguini. I Farrelly, poi, è meglio tenerli lontani, ora che sono stati condannati all'inferno per il loro film sui Tre Stooges e sono caduti nel girone dantesco del "NON HO PIU' UNA IDEA ORIGINALE". Che, a Hollywood, pare non essere un grosso problema. Per esempio, la Universal ha incaricato gli sceneggiatori di Yes Man (2008) a scrivere il sequel di Una settimana da Dio, per quanto non sia certo che Carrey partecipi al film. L'attore ha ultimamente fatto film con idee ma poche risate, o troppe risate grasse e nessuna vera idea, e adesso che ha finito di girare Burt Wonderstone, a fianco di Steve Carell e Steve Buscemi, è il momento di mettere in ordine le carte. Carrey è nella situazione di alcune Star che hanno la sindrome Indiana, nel senso Indiana Jones, interpretato per la quarta volta da Harrison Ford seminando, in tutto il film, scricchiolii sinistri di artrosi sciatiche e la convinzione che dar retta ai fan rompicoglioni non è la mossa giusta: recuperare personaggi entrati nel mito è una operazione rischiosa, e per quanto sia banale ciò che ho detto, basti pensare alla posizione di Bill Murray nei confronti del terzo Ghostbusters.  
Pochi hanno capito che la sua carriera ha preso, ormai da molto tempo, una direzione molto diversa e personale, in parte fortunata rispetto a quelle di Harold Ramis (che rimane un bravo regista) e Dan Aykroyd, rilegato a parti piccole in film da dimenticare (ancora devo capire Io vi dichiaro marito e marito, 2007); è abbastanza chiaro che non ha nessuna voglia di farlo, bloccando così il progetto che sembra essere stato pure scritto, con entusiasmo e approvazione di Aykroyd, e scatenando i giornalisti che ogni volta, forse apposta, gli chiedono, "Farete Ghostbusters 3?". Al David Letterman Show ha pure ribadito con una smorfia, "E' la stessa domanda che mi hanno fatto a Cannes", dove, ben inteso, ha presentato con il resto del cast il nuovo film di Wes Anderson, Moonrise Kingdom (In Italia a dicembre), lontano anni luce dalle ambizioni di un film comico horror. Murray sa bene che il resto del cast non gode di favori del pubblico da tempo, incluso il regista Ivan Reitman, e che il film è una furbissima operazione di merchandising, anche se risultasse un flop mondiale. Al Letterman ha pure detto, ci proveremo, lasciando qualche barlume di speranza. Sì che è un tipo assolutamente imprevedibile, e sul futuro di Ghostbusters 3 nessuno può esserne certo finché Murray non si svegli una mattina e dica sì. Nel frattempo, sadicamente stuzzica i fan. Appare nello splendido film Benvenuti a Zombieland (2009) nelle vesti di se stesso e rievocando una scena di Ghostbusters e, vestito da acchiappafantasmi, è apparso agli Scream Awards 2010 per ricevere il premio come Miglior Cameo per lo stesso film. 

venerdì 22 giugno 2012

In missione per conto dei Blues Brothers

Più che collezionista, sono un divoratore di film, cintura nera di DVD, raccolgo tutto ciò che mi piace e i film di John Belushi sono raccolti su uno scaffale, è stato facile in quanto ne ha girati sette e quelli più importanti sono tre: Animal House, 1941:Allarme a Hollywood e Blues Brothers, un film al quale sono veramente affezionato. I personaggi entrati nel mito, Elwood e Joliet Jake Blues, li ho rivisti ieri sera al cinema, in una delle due serate evento organizzate dalla Universal per i 30 anni dalla morte di Belushi, ma negli stessi giorni di quando uscì nel 1980, 20 e 21 giugno. Poco importava che erano 100 anni dalla fondazione della Universal, perché nel mormorio in sala durante il trailer celebrativo, ero l'unico a riconoscere i film in bianco e nero (giusto Frankenstein è riuscito a farsi valere), tutti quanti aspettavano il momento di vedere un classico al cinema. Ed è, ve lo dico se non avete mai provato, una sensazione ad alto rischio: può deludervi ("ma, rido solo io?"), infastidirvi ("Si si, quello lì è Spielberg che fa l'impiegato ora stai zitto!!"), ma sopratutto annoiarvi o trovare, sul Grande Schermo, un po' datato il vostro film preferito. E non solo per gli effetti speciali rustici. Questa sensazione l'avete già conosciuta, in DVD, sul vostro enorme televisore, nel rivedere un film che ricordavate bellissimo e invece arrivate a passare una serata dimenticabile, noiosa. Ho scoperto tanti titoli datati ma anche, fortunatamente, gioielli che non hanno perso smalto. Esempio? Il ruggito del topo (1959), con Peter Sellers in tre ruoli differenti, è invecchiato malissimo, mentre Questo pazzo pazzo pazzo mondo, 1963, potrebbe reggere benissimo una uscita in sala, domani sera. I classici degli anni '80, in questo senso, reggono perché la generazione che li ha amati vanno oltre il giudizio estetico, chissenefrega, vogliamo "I Gremlins", "I Goonies", "Ritorno al futuro", "Ghostbusters", "Cocoon", "Die Hard", "Scuola di polizia", "Corto circuito", "Indiana Jones", anche se rivisti sullo schermo ci si rende conto che i ritmi sono diventati datati rispetto a quelli sincopati di oggi. Ma non si rimane delusi, perché si capisce che avevano ragione loro nel valorizzare il personaggio, anche fermando il film, rispettando sia lo spettatore che così capisce qualcosa, ma dando un valore alla pellicola stessa, che ti trascina e ti coinvolge nei personaggi come accade nei "Blues Brothers", indistruttibili fuorilegge cantanti e ballerini con unico obbiettivo, anzi in missione per conto di Dio, riunire la banda e trovare i soldi necessari per pagare le tasse per l'orfanotrofio dove sono cresciuti. Nell'arco di trent'anni, il genere comico demenziale è cambiato rovinandosi per le volgarità e l'esagerato ammiccamento scatologico. John Landis, il regista, forse non era forte in raffinatezza, ma era un ottimo direttore d'attori, e tira fuori sfumature comiche da Dan Aykroyd e John Belushi come pochissimi altri sono riusciti a fare, anche perché erano due grandi comici, molto fisici, condannati ad esprimersi dietro un paio di occhiali scuri. Elogio della fratellanza e della musica blues, scambiato all'epoca dagli americani come film per neri, costò uno sproposito ma si rifece con i guadagni in Europa, incassando un totale di 115 milioni di dollari. La band dei Blues Brothers esisteva davvero, lo sapete, nata come passione personale di Dan e John e poi trasformata in banda autentica con i migliori musicisti sulla piazza, poi tour, concerti e apparizioni in tv, costruendosi attorno il mito perfetto per un film epocale, irripetibile e, stando a quello che ho sentito e visto ieri, ancora geniale e divertente. E' poi riuscito in un intento molto difficile: digerire un musical, seppur comico, al mio amico Mario, che invece ha apprezzato molto il film e scoperto Belushi, praticamente invisibile nel nostro paese. Non ha perso smalto, niente polvere, ha ancora tutta l'energia che ti trascina sulle poltrone a saltare assieme ai galeotti scatenati alla fine del film. Blues Brothers è un capolavoro per questo. Ottimo restauro anche se l'audio italiano mi è sembrato di una qualità troppo diversa quando entrano le canzoni in originale.
La grande certezza è una retorica noiosa, ma piuttosto veritiera: la fortuna di poter constatare che, un po' di anni fa, gli americani erano in grado di fare ottimi film comici e, almeno una volta ogni dieci anni, centrare il capolavoro assoluto. Andando in sala, invece, io e Mario abbiamo adocchiato il manifesto del film sfigato 2012, Un anno da leoni, titolo truffaldino per The Big Year, regia di David Frankel  (quello del Diavolo veste Prada), con Steve Martin, Jack Black e Owen Wilson. E' uscito in patria lo scorso ottobre 2011, stroncato da critica e rifiutato dal pubblico. Motivo? Regista brillante e tre ottimi comici, nessuna risata in una storia basata sul guardare gli uccelli. In Italia esce a fine Luglio (periodo sfigato), con un doppiaggio discutibile (avremo Steve Martin che parla come Robin Wlliams, cioè Carlo Valli). Ecco, questo film è la dimostrazione che non sai come fare una commedia decente. Okay, Owen Wilson non vale una lira, sono d'accordo, ma hai Steve Martin con botox e Jack Black, ora che hai incassato sette milioni di dollari nel mondo (è così..), sai che compiti devi rifare a casa..

venerdì 8 giugno 2012

Le Colonne ricordano Ray Bradbury

L'avete letto sui giornali, lo scrittore americano Ray Bradbury ci ha lasciato lo scorso 5 giugno a Los Angeles, all'età di 91 anni. Reinventò il genere di fantascienza e non nascose la sua smisurata passione per Laurel e Hardy, tanto da inserirli in tre racconti. L'Associazione di Stanlio e Ollio "Noi siamo le colonne" gli ha dedicato un articolo al quale ho collaborato, vi invito alla lettura.

giovedì 31 maggio 2012

Quer pasticciaccio brutto de MIB 3

A volte sarebbe meglio fidarsi del proprio istinto, ed evitare di andare a sbattere contro una delusione - in questo caso, la delusione di vedere un film che sapevamo già brutto. sto parlando di Men in Black 3, terzo capitolo della serie iniziata con Men in Black (1997) e proseguita con Men in Black II (2002), sempre diretta da Barry Sonnenfeld e con la coppia Will Smith e Tommy Lee Jones. Interpretano, lo sapete, i panni rispettivamente degli agenti J e K, agenti segreti in nero che combattono le vite aliene che minacciano la Terra. Il plot del film si concentra sulle arie da "strana coppia" assortita per forza, bianco contro nero, scorbutico contro vivace, il tipo serio, troppo serio, e meticoloso contro il tipo spiccio, fico...una formula che per regola di funzionamento deve avere due attori affiatati e con un minimo di vis comica. Il pasticcio principale è in questa coppia: funzionava benissimo nel primo film, ma già dal secondo, una mezza stronzata, erano visibilmente poco convinti - se non dai soldi presi - e stanchi, specie Jones detto monoespressione, chissà come finito in questo terzo film, mentre Smith sonoirresistibile è sopra le righe e non rinuncia ad una scena dove mostra i muscoli. Il punto non è tanto capire quanto spende in palestra, ma è perché hanno girato un terzo Men in Black? All'uscita in sala il retrogusto è dubbioso: ci siamo divertiti o frastornati? Questo film di alieni che minacciano il mondo cos'ha lasciato a casa? Risposta facile: divertimento (assente), battute (troppe, e poche colgono nel segno), ritmo (pesante e lento: e dire che coproduce zio Steven Spielberg), e personaggi (Smith ripetitivo, Jones, che nel caso ve lo stiate chiedendo, ha 66 anni ma ne dimostra 110 con parrucchino visibile, è senza espressione), comprimari (imbarazzante Emma Thompson che interpreta l'agente O, il capo dei MIB, sprecatissimo Michael Stuhlbarg, nella parte dell'alieno che è in grado di prevedere tutti i futuri possibili). Alla fine ci si potrebbe pure divertire, con tanta volontà e se non fossi cinese, ma tutto sa di superfluo. In America gli incassi stanno andando molto bene (oltre duecento milioni), ma speriamo non così tanto da rischiare un quarto capitolo, già minacciato dalle due star perché, hanno dichiarato, si sono divertiti un mondo. Beati loro.

mercoledì 23 maggio 2012

"Lunatica" ospita Stanlio e Ollio

Con la conferma appena pubblicata nel loro sito ufficiale, anche io segnalo che Lunatica, Fiera del Fantasy, quest'anno accoglierà gli amici "Figli del Deserto" per mostrare alcuni cortometraggi a cartoni animati che hanno come guest star la famosa coppia comica. La Fiera, che si terrà all'Andromeda Maxicinema di Brindisi (Viale Bozzano 1), si svolgerà a partire dalle 10,30 del 2 giugno fino alle 23 del 3 giugno.
Ci saranno, come ci si aspetterebbe da una Fiera del Fantasy, tornei, stand e bancarelle di giochi di ruolo, gare di cosplay, illustratori, disegnatori, incontri culturali, prodotti artigianali, oggettistica ed esposizioni di ogni tipo; tra le altre cose ci sarà anche un piccolo Stand della Tenda "Noi siamo le colonne" dove, tra un Ency ed un Cammello, troverete il doppio CD in tiratura limitata “Due Teste senza Cervello”, colonna sonora composta da Piero Montanari del programma televisivo omonimo RAI, curato da Giancarlo Governi, realizzato dalla Tenda in collaborazione con SigleTV.net. Siccome ci sarà anche il sottoscritto, mi unisco anche all'invito  di vederci il 2 giugno, a Brindisi.

PS: se qualche lettore noterà che il testo sopra riportato ha qualche somiglianza con il post scritto nel blog di Stanlio e Ollio, è puramente casuale e dovuta al massimo da Pigrizia Scrivana, forma rara presente in diversi autori, ce l'ha anche Teo Teocoli, che per il suo libro ha fregato metà pagina della voce di wikipedia dedicata a Cochi e Renato, scritta da me, senza citar la fonte.

giovedì 17 maggio 2012

Il blog di Stanlio e Ollio, finalmente

Vi segnalo l'apertura del blog della Tenda "Noi siamo le colonne", Oasi 165 di Sons of the Desert, tradotto I figli del Deserto, non proprio il fanclub tradizionale che ti aspetti. Già che trovate parole esotiche come Oasi, Tenda e figure enigmatiche come Enciclopedia. La leggenda narra che sia una figura astratta. Invece è il nostro Gran Sceicco, esiste in carne ed ossa e ha perso il suo harem a poker. Se non avete capito un acca di quello che ho scritto, che aspettate, cliccate qua sotto.