mercoledì 20 gennaio 2016

Se permettete parliamo di Ettore Scola

È notizia di ieri la morte di un grande del cinema italiano: se n’è andato Ettore Scola, morto a 84 anni non compiuti.


I “Colonnelli” della commedia all’italiana hanno perso l’ultimo regista che, di fatto, ha portato in Paradiso la storia del cinema italiano e portato alla morte definitiva la commedia all’italiana. Morto Scola, si è chiuso un capitolo incredibile della nostra cultura. È stato uno dei pochi registi che è migliorato paurosamente di film in film, ha regalato al pubblico capolavori incredibili e poi è sceso lentamente verso la vecchiaia, senza trovare lo smalto e la cattiveria di un tempo ma prima di deporre le armi aveva alle spalle titoli come C’eravamo tanto amati (1974) o La terrazza (1980), La famiglia (1987). Rispetto ai suoi colleghi più anziani, Scola è giunto alla regia tardi, nel 1964, quando i Monicelli e i Risi erano già affermati e autori di Soliti ignoti e dei Mostri.

Eppure è stato lui ad aver girato il funerale della commedia all’italiana con l’episodio finale de I nuovi mostri (1977), dove la spalla del Comico morto, interpretato da Alberto Sordi, improvvisava con i suoi colleghi di compagnia uno sketch per la gioia dei visitatori al cimitero. Le risate a un funerale, visto in soggettiva della bara già immersa nella fossa, era un chiaro riferimento alla fine delle commedie amare e ciniche, niente riso amaro ma solo riso precotto, riscaldato, ormai i Vecchi vanno in pensione in vista delle nuove leve, figli della televisione e dei cabaret, come Massimo Troisi, Carlo Verdone, Benigni, Nichetti etc.

Scola, nato nel 1931 a Trevico (Avellino), iniziò giovanissimo e ancora studente come scrittore e disegnatore umoristico alla mitica rivista “Marc’Aurelio” – dove in redazione si trovavano, per dire, certi Steno o Federico Fellini – per poi diventare “negro” (il ragazzo sceneggiatore senza “firma” sui titoli) per Totò, per Sordi alla radio con Mario Pio alla fine degli anni Quaranta e poi, in coppia con Ruggero Maccari, nelle commedie dove Albertone esplose come attore comico (basta vedere la sua filmografia per rendersi conto che Scola & Maccari sono nei migliori film di quel periodo: da Un americano a Roma al Conte Max), nei primi film da brillante di Vittorio Gassman (Il mattatore), nei primi da protagonista di Nino Manfredi (Il carabiniere a cavallo), nei primi capolavori di Risi (Il sorpasso, La marcia su Roma, I mostri) con Gassman e Ugo Tognazzi, per poi esordire come regista in Se permettete parliamo di donne, 1964, film a episodi “TuttoGassman”.

Nel giro di tre anni Scola centra la sua piena maturità artistica: alla commedia italiana contribuisce con satira sociale e un certo slapstick, come in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968), protagonisti Sordi e Manfredi, poi infila un amaro ritratto poliziesco con Tognazzi e Il commissario Pepe (1969), svecchia la commedia folkloristica con spunti comici con un trio pauroso (Monica Vitti condivisa da Marcello Mastroianni e Giancarlo Giannini) in Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca (1970), torna con Sordi in un racconto kafkiano (anche se da Dürrenmatt) ne La più bella serata della mia vita (1972), fino alla definitiva consacrazione in C’eravamo tanto amati, il racconto di una “vita difficile” di tre amici ex partigiani che si condividono Stefania Sandrelli attraverso la storia del nostro paese (un cast da brividi: Gassman, Manfredi, Stefano Satta Flores, Aldo Fabrizi, Giovanna Ralli).

Il 1974 è l’anno della maturità, dove la commedia all’italiana diventa adulta, con tutti i difetti del caso e i rischi tragici di chi sopravvive per non morire: Brutti, sporchi e cattivi, capolavoro del 1976 con un insuperabile Manfredi, porta all’eccesso tutte le sgradevolezze degli affamati, per poi passare ai tempi del fascio con Una giornata particolare (1977), ultimo vero grande film di Sofia Loren in coppia con Mastroianni. La terrazza, dove ci sono un po’ tutti (manca giusto Sordi), può sembrare un gioco fra amici e colleghi, è invece una riflessione finale sulla commedia che Scola, ma anche Age e Scarpelli, coppia storica di sceneggiatori, e tutti gli attori del cast, hanno reso grande. Da quella terrazza hanno voce quelli che hanno migliorato e distrutto la cultura e il cinema italiano del dopoguerra, attraverso un gruppo di intellettuali di sinistra in crisi.
Il decennio del 1980 vedono uno Scola più nostalgico, come la fiammata alla commedia vecchio stile (Maccheroni, 1985, con la coppia inedita Mastroianni & Jack Lemmon), e il capolavoro La famiglia (1987), ottant’anni di storia di una famiglia che ha vissuto il cambiamento del nostro paese.

Quando negli ultimi anni aveva diramato il ritmo della sua produzione – colpa, a suo dire, di Berlusconi quando era capo del governo – riesce comunque a regalare almeno un paio di titoli degni del suo nome: Concorrenza sleale (2001), i continui contrasti fra due commercianti mentre il loro paese decreta la vergogna delle leggi razziali, nel 1938, e Che strano chiamarsi Federico (2013), documentario omaggio al suo amico conosciuto fra le vignette del Marc’Aurelio secoli fa.

La sua lezione può essere riassunta così nelle sue stesse parole: “Il cinema è un lavoro duro ma si può, ridendo e scherzando, mandare qualche messaggetto, qualche cartolina postale con le proprie osservazione sul mondo. Il cinema è come un faretto che illumina le cose della vita“.

Ha vinto a Cannes, a Venezia, per quattro volte è stato nominato all’Oscar e ha vinto ben 8 David di Donatello, compreso quello alla carriera ricevuto nel 2011.

lunedì 7 settembre 2015

Corto circuito

Non me ne vogliate male se faccio passare troppo tempo fra un post e l’altro, ma come vi avevo accennato tempo fa e come del resto è scritto nella descrizione del blog – inclusa la fanpage su facebook – io scrivo su altre testate e non sempre ho tempo di aggiornare il sito. Ma tranquilli, non me ne sono perso uno di avvenimento importante.
Intanto, ho ricordato vivi e morti e un film di prossima uscita, e il ritrovamento invece di un film a lungo perduto. E se non volete andare a cercarvi gli articoli, eccoli qua:

Il 14 luglio, ho scritto per Sagoma Comedy un articolo che ha avuto un certo successo in occasione dei 75 anni compiuti dal grande Renato Pozzetto. La vita l’è bela, ci ha insegnato il grande Renato, e per l’occasione ho voluto ripercorrere la sua lunga carriera, iniziata nei cabaret di Milano con l’amico d’infanzia Cochi, proseguita in coppia in televisione e poi al cinema, da solo, a partire dal 1974.
E' sempre mio desiderio lavorare ad un libro sul suo cinema - composto da oltre sessanta film, non pochi sono stati grandi successi al box office e a mia opinione ne ha girati davvero belli e divertenti. Raccolgo da sempre materiale su di lui e ho avuto la fortuna di conoscerlo anni fa, dietro le quinte di un suo spettacolo con Cochi a Roma. 2008, se ricordo bene. Per una serie di circostanze mi sono ritrovato a gestire la sua pagina di facebook ufficiale, ma come potete immaginare vorrei fare un lavoro che sia un omaggio ad un grande artista. Chissà, nel futuro…Io intanto ve l’ho detto!

Il 25 luglio ho invece omaggiato uno dei miei attori preferiti, Peter Sellers, con un lungo articolo intitolato “Irraggiungibile”, perché il comico inglese non ha avuto eguali né eredi. Unico, straordinario e anche ingestibile attore, Sellers ha lasciato una impronta fondamentale nella storia del cinema. A seguito di questo articolo, mi sono rivisto gran parte della saga della “Pantera Rosa”, e sono morto dal ridere. Funziona ancora bene e le sue scene con l’aiutante orientale Kato sono uno spasso, un culmine di distruzione.

Il 13 agosto, Sagoma mi ha chiesto un articolo sul nuovo film dei Ghostbusters, e li ho esauditi con un pezzo con il quale volevo far chiarezza su alcuni punti della storia della produzione di questo reboot, tanto chiacchierato quanto odiato già prima che uscisse anche un solo trailer. Che poi è ancora più facile riassumerlo così: dopo i due film negli anni Ottanta, regista e attori non sono più riusciti a far tornare gli amati acchiappafantasmi nelle sale con un terzo capitolo. Eppure le idee c’erano e sembrava quasi fatta, anche se Bill Murray aveva rifiutato di parteciparvi, quando poi improvvisamente muore Harold Ramis e lasciando Ivan Reitman e Dan Aykroyd – che sono, ricordiamolo, i principali responsabili del franchise assieme alla Sony – con un pugno di mosche. Il terzo film – che si sarebbe dovuto intitolare Ghostbusters – Alive Again – salta proprio quando l’ultima bozza era stata completata e un preventivo di budget approvato (161 milioni di dollari, se volete proprio saperlo). Visto che nel 2014 ricorreva l’importante anniversario dai 30 anni dal primo, la Sony non poteva cavalcare l’onda del rinnovo del franchise e così la butta sul riavvio totale, il famoso genere di reboot che non sempre c’azzecca nei risultati (un reboot che ha funzionato? Sherlock Holmes con Robert Downey Jr., nonostante i fan abbiamo gridato alla lesa maestà) e chiama Paul Feig e un cast al femminile. E quindi racconto cosa ci aspetterà nel 2016.

Il 3 settembre ho scritto un articolo sulla morte di Dean Jones, una star dei film live action della Disney. Formatosi nei teatri di Broadway, è esploso negli anni ’60 con le bizzarre storie della Disney, dal gatto spia per gli Stati Uniti al maggiolino tutto matto che ha un suo cuore. Come ha fatto a finire in un film di Boldi e De Sica è un mistero.

E infine, ultimo ma non ultimo, ho scritto una serie di articoli sull’importante ritrovamento di una vecchia comica di Stanlio e Ollio, The Battle of the Century (1927). Il film muto era arrivato ai giorni nostri incompleto, perché come molti film muti si era conservato male: una parte del secondo rullo (la famosa battaglia di torte in faccia) era stato salvato da un avanzato stato di decomposizione dal produttore Robert Youngson per usarlo nella compilation dedicata alle comiche The Golden Age of Comedy (1958), mentre una parte del primo rullo è stato ritrovato per puro caso negli archivi del Musem of Modern Art di New York da Leonard Maltin, nel lontano 1975. Unendo queste parti, per l’edizione home video è stata tentata la ricostruzione ottenendo così un film incompleto di 11 minuti.
Ora, nel giugno scorso, è stata scovata la seconda parte completa. Il caso ha dato i suoi frutti: parte del patrimonio di Youngson era stato acquistato da un collezionista che, una volta morto, l’ha recuperato un altro appassionato che ha così scoperto di avere il secondo rullo completo. Ben tre le proiezioni previste di questo film restaurato dalla Lobster Films, e l’ultima sarà proprio in Italia, a Pordenone, il prossimo 9 ottobre.
Qui trovate la storia del film e qui invece le news sulle anteprime.

lunedì 29 giugno 2015

Ted 2, recensione "fumata"



Tre anni dopo il primo episodio, ritornano i rimbombamici, l’orsacchiotto di peluche che ha preso miracolosamente vita di nome Ted e il suo miglior amico John, stavolta con un nodo difficile da sciogliere: un anno dopo il suo matrimonio con Lori, la cafonissima ma bella cassiera che avevamo visto nel primo film, Ted si ritrova con una crisi coniugale che decide di sistemare con un figlio da crescere. Lori però non può fare l’inseminazione artificiale – le droghe hanno ridotto così male le sue ovaie da far vomitare il loro medico – e lo Stato non vuole far adottare loro un bimbo. Motivo? Ted socialmente non ha mai fatto niente di utile, e poi, dettaglio non da poco, non è riconosciuto come essere vivente ma solo come “un bene”. Quindi viene annullato il matrimonio, perde il posto e viene emarginato dalla società. Ted e il suo amico decidono di portare lo Stato del Michigan in tribunale. La loro lotta sarà la base di questo film. 
Dopo il mega flop di “Un milione di modi per morire nel West” (2014), Seth MacFarlane riprende la sua seconda creatura più amata – dopo Peter Griffin – e costruisce un film comico che ha molti alti e bassi ma, fortunatamente, più alti da registrare. Non credo di sbagliare se definisco “Ted 2meglio del primo, e per vari motivi: più risate, meno cadute di ritmo, qualche volgarità gratuita, ma molte più citazioni e quasi tutte azzeccate. Classe 1973, MacFarlane è cresciuto con il cinema adolescenziale di John Hughes, Star Wars, Ghostbusters, I Goonies, insomma il top degli anni ’80 e si concede almeno due momenti memorabili: l’apparizione del campo di marijuana con la colonna sonora di “Jurassic Park” e la scena di John Candy che guida mentre mima la canzone “Mess Around” di Ray Charles, direttamente da “Un biglietto in due” (1987); la cosa sorprendente è che questo film ha diversi momenti che citano direttamente i Griffin con notevole divertimento: il drogato che colpisce con un pugno un tipo e vola dalla finestra, gli italiani che strillano dalle finestre, i classici flashback. E’ umorismo da cazzoni, che ridono con le canne, il porno e scatolette di sperma, le foto su facebook con hashtag idioti, i classici nerd che si incontrano al “Comicon”, eppure Ted 2 ha qualcosa da regalare allo spettatore più colto e non solo, come i titoli di testa che sono un bellissimo omaggio ai musical; dietro le risate, c’è qualcosa di molto più profondo. Ted lotta per essere riconosciuto essere vivente ma anche per superare le difficoltà nell’essere “diversi” in un paese senz’anima come gli USA, e vedere questo film all’alba della decisione di rendere legali i matrimoni fra gay fa un certo effetto. MacFarlane sembra un autore mai cresciuto che ha una certa nostalgia per le commedie di una volta – non andate troppo indietro, come vi ho detto dovete concentrarvi agli anni ’70 e ’80 – ma che non sa rinunciare ai vaffanculo facili per ottenere una risata. Ha comunque la cattiveria e una certa inventiva dei Monty Python. Gli manca a volte il genio, per questo il paragone di alcuni critici nostrani con Mel Brooks è davvero stonato.
Chi va di fretta può leggere direttamente qui: Ted vuole essere riconosciuto come umano, gli serve un avvocato di colore e invece ha un avvocato donna, giovane e fumata. Mark Wahlberg stavolta è spalla, ma si presta senza freni. Applausi per la voce italiana di Ted che stavolta non fa proprio rimpiangere l’originale, il grande Mino Caprio. Umorismo pesante che si scontra con momenti di classe.
Abbiamo ora un altro film da vedere con gli amici andando sul sicuro, grazie Seth.

(Posto due trailer, noterete delle differenze che probabilmente finiranno nella edizione home video fra le scene eliminate).


sabato 13 giugno 2015

C'è sempre tempo per Bill Murray

Pochi giorni fa abbiamo festeggiato il 31esimo anniversario di Ghostbusters al Vigamus, il Museo del Videogioco di Roma, e ho avuto il compito di raccontare la storia del film con una premessa che sembra aver interessato il pubblico presente: la formazione artistica di quei tre matti come cavalli che, uniti dal più matto di tutti, hanno avuto più punti di contatto e hanno lavorato a più riprese assieme, fino ad arrivare all'idea di fare un film assieme visto che il più matto non c'era più. E mi riferisco a Harold Ramis, Dan Aykroyd e Bill Murray, più il matto totale, John Belushi: prima nei palcoscenici di Second City, poi davanti le telecamere di Saturday Night Live e infine davanti le cineprese di Animal House (scritto da Ramis, prodotto da Reitman, interpretato da John), Polpette (scritto da Ramis, diretto da Reitman, con Bill), Palla da golf (scritto e diretto da Ramis, con Bill), Stripes (scritto da Ramis, diretto da Reitman, interpretato da Ramis e Murray) e Blues Brothers (scritto da Dan, interpretato da lui e Belushi). Visto che due su quattro non ci sono più, uno non è decisamente più sulla cresta dell'onda, giusto Bill Murray continua a piacere e girare film da protagonista. Diventato negli anni una presenza fissa di Wes Anderson, il grande comico americano è tornato con il sottovalutato St. Vincent e tornerà, il prossimo 23 ottobre nelle sale americane, con un film all’apparenza bizzarro intitolato Rock the Kasbah, diretto da Barry Levinson e scritto da Mitch Glazer. Ricordo alle memorie sbiadite che Mr. Levinson è premio Oscar per Rain Man - L'uomo della pioggia (1989), ha diretto Robin Williams in Good Morning, Vietnam (1987), Danny De Vito in Tin Men - 2 imbroglioni con signora (1987), Sleepers (1996), Robert De Niro e Dustin Hoffman in Sesso & potere (1997), ha collaborato alla scrittura di due film di Mel Brooks e faceva parte dello staff di scrittori del The Marty Feldman Comedy Machine (1971). E invece, per le memorie scolorite, Mitch Glazer era uno dei migliori amici di John Belushi, nato come giornalista collaborò al copione di S.O.S. Fantasmi (1988), e come produttore associato di Lost in Translation (2003), entrambi con Murray. Abbiamo qui tre combinazioni di esperti della commedia, insomma. Il film racconta la storia del manager musicale Richie Vance (Bill Murray) che, abbandonato dalla sua ultima cliente (Zooey Deschanel) durante un tour in Afghanistan, si ritrova solo a vagare per il paese e scoprirà una voce inaspettata. Uscirà nelle sale americane il 23 ottobre e nel cast, oltre a Bill Murray e Zooey Deschanel, troviamo: Kate Hudson, Danny McBride, Scott Caan, e Bruce Willis.
Qui sotto il trailer e lo splendido poster.
E poi andremo tutti a vederlo, perché c’è sempre tempo per Bill Murray, una delle persone più divertenti al mondo che, attenzione, potrebbe imbucarsi un giorno nella vostra festa.


venerdì 8 maggio 2015

UNA RETROSPETTIVA SU STANLIO E OLLIO A ROMA

Da Sagoma Magazine il 5 maggio.

La coppia più comica del mondo, Stanlio e Ollio, torna al cinema in occasione di una rassegna a loro dedicata e che si svolgerà a Roma. Siete pronti ad un weekend di sane risate?



Nel cinquantesimo della morte di Stan Laurel la Cineteca Nazionale, in collaborazione con la sezione italiana “Noi siamo le Colonne” Oasi #165 dell’Associazione Internazionale “Figli del Deserto”, l’AAMOD – Scuola di cinema Cesare Zavattini e l’Irtem – Istituto di ricerca per il teatro musicale, rende omaggio a Laurel e Hardy con una prospettiva di materiale raro ed anche inedito presso il cinema TREVI di Roma sabato 9 e domenica 10 Maggio!
Questa rassegna vuole raccontare in che modo i due comici e i loro film sono stati conosciuti e diffusi in Italia. Innumerevoli sono i film di montaggio di cortometraggi e spezzoni “confezionati” nel nostro paese che, pur artefatti dalle svariate manomissioni di fantasiosi distributori, costituirono una delle ragioni del loro duraturo successo nel nostro Paese. Fondamentale per la popolarità dell’opera di Laurel e Hardy in Italia è stato il loro particolare modo di parlare reso inconfondibile dalla maestria dei doppiatori che negli anni si sono succeduti – impossibile non ricordare la “coppia” di voci formata da Mauro Zambuto e Alberto Sordi, o il contributo dato da Carlo Croccolo in coppia prima con Fiorenzo Fiorentini e poi Franco Latini, fino all’ultima coppia ufficiale, composta da Enzo Garinei e Giorgio Ariani. E’ su questa prospettiva che è stata organizzata questa imperdibile rassegna per la quale sono stati raccolti materiali davvero rari – alcuni unici – e che vengono presentati nel programma seguente:

SABATO 9 MAGGIO
Ore 17,00 – Incontro con i Figli del Deserto moderato da Enzo Pio Pignatiello e Sergio Bruno. A seguire:

S.O.S. Stanlio e Ollio (The Further Perils of Laurel & Hardy, 1967). Antologia di Robert Youngson. Edizione italiana con il commento di Pino Locchi.

a seguire

Dieci minuti con il doppiatore (1948) di Gaetano Amata – in 35 mm.

Ore 19.00 – Le due mogli di Ollio (1950) – film di montaggio italiano con i cortometraggi Hog Wild (1930) e Thicker Than Water (1935) con doppiaggio di Alberto Sordi e Mauro Zambuto.

A seguire:
Le avventure di Stanlio e Ollio (1958) film di montaggio italiano con i cortometraggi Below Zero (1930), Another Fine Mess (1930) e The Chimp (1932) con doppiaggio di Alberto Sordi e Mauro Zambuto. Introduce il trailer originale.

DOMENICA 10 MAGGIO

Ore 16.30 – trailer di Ollio sposo mattacchione e Atollo K

a seguire:

Piano…forte! (1947)  film di montaggio italiano con i cortometraggi The Music Box e Scram! del 1932 con doppiaggio di Alberto Sordi e Mauro Zambuto.

A seguire:
Allegri gemelli (Our Relations – 1936) prodotto da Stan Laurel, regia di Harry Lachman – edizione italiana del 1949 con doppiaggio di Carlo Croccolo e Fiorenzo Fiorentini.

In chiusura:
trailer de La bomba comica e Stanlio ed Ollio alla riscossa
Come avete ben capito, saranno proiettati davvero pezzi “forti” per questa occasione che non dovete assolutamente perdere – vi aspettiamo quindi nei pomeriggi di sabato 9 e domenica 10 maggio al cinema Trevi di Roma – che, di fatto, si trova di fronte la Fontana di Trevi! – per omaggiare Stanlio e Ollio a 50 anni dalla dipartita di Stan e dai 125 anni della sua nascita.
Ah, importante, l’INGRESSO è LIBERO e GRATUITO per TUTTI!

martedì 28 aprile 2015

Con elegante ritardo...vi comunico...

io alle prese con un vapore a piena erranza di quinta classe
Va bene mettiamola così, sono stato così incasinato che quando sono tornato in questo blog, oggi, ho trovato polvere alta così e diversi argomenti persi per strada. Ma non li ho smarriti del tutto. Non potevano sfuggirmi i 40 anni dal primo Fantozzi, articolo che ho prontamente scritto per Sagoma Editore, festeggiando con loro un anno intero di collaborazioni intellettuali (ma che cavolo sto dicendo?), né potevo dimenticare i miei impegni da Ghostbuster che avevo preso per il Cartoomics di Milano o il Romics di Roma, eventi straordinari che sono andati più che bene (e basta cliccare nei link per leggere i resoconti scritti...da me) e che mi confermano che Ghostbusters Italia è una associazione che ha fatto male ad arruolarmi perché sto rifacendo i contenuti del loro sito (come da verbale) e ho già finito tutta la vernice. All'orizzonte forse qualche novità editoriale? presto per dirlo.
E siccome ci sono…e ve lo state chiedendo, vi vedo già lì che buttate lo yogurt delle sei del pomeriggio, sì ho visto Avengers Age of Ultron. Posto centrale, “prima” del 22 aprile, fumogeni e tifo indiavolato. Risultato? Un po’ frastornante, ma a livello ritmico migliore del primo. Qualcosa della storia si perde per strada ma, dopo 142 minuti e una gran voglia di rivederlo, chi da più peso a queste cose? 
Ma ne approfitto anche per segnalarvi che i Figli del deserto, quelle simpatiche carogne con il Fez rosso e una passione incredibile per Stanlio e Ollio, ne ha combinata un’altra e il 9 e il 10 maggio prossimi saranno al Cinema Trevi di Roma per una rassegna dedicata a Stanlio e Ollio. Il ricco programma fatto di rarità incredibili lo potete leggere QUI. Io vi aspetto, magari ci prendiamo un caffè. Magari pagate voi. Io starò in sala a ridere.
L'evento è stato promosso dalla Cineteca Nazionale di Roma in collaborazione con l'IRTEM e con l'Associazione Noi siamo le colonne - fra zampini e zamponi di Enzo Pio Pignatiello e Benedetto Gemma, il nostro Sceicco. L'ingresso è gratuito, i film quasi tutti in pellicola, alcuni titoli sono mostruosamente rari - non ci sono scuse per non venire.

sabato 28 febbraio 2015

Spettatore da 25 anni

Mai avrei pensato un giorno di tornare indietro nel tempo di 25 anni fa, quando mio padre mi portò per la prima volta al cinema. E' un avvenimento che accade prima o poi a tutti nella infanzia e non a caso rimane nei nostri cuori per tutta la vita. Ho cercato di memorizzare il più possibile di quel pomeriggio che passai al cinema Sisto di Ostia Lido (oggi diventato un Bingo) folgorato dal fascio di luce che partiva silenzioso dalla sala del proiezionista verso uno schermo che mi parve enorme, bianco, in attesa delle nostre emozioni. Io avevo 8 anni, ma erano già diversi anni che supplicavo mio padre a portarmi al cinema. Forse non convinto del mio comportamento - ero piuttosto vivace - sapeva di avermi dato un dispiacere enorme quando non mi portò a vedere Chi ha incastrato Roger Rabbit all'età di sei anni. Quindi, ora gli toccava anche perché seppur non fossi viziato rompevo molto i coglioni. E così, il 18 febbraio 1990, papà fece questo clamoroso sforzo e mi portò a vedere l'unico film in programmazione che potesse andare bene per un bambino. Qui sotto la programmazione di quel giorno. Indovinerete il titolo con facilità:


Esatto, Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi fu il primo film della mia vita, anche se sarebbe più corretto dire che fu il cartone animato abbinato ad essere la prima cosa che vidi sul grande schermo: chi è troppo giovane non può ricordarselo ma prima di ogni film della Disney veniva proiettato un cortometraggio animato e io fui davvero fortunato perché era un cartone di Rober Rabbit, uno dei tre corti realizzati per sperimentare il coniglio come possibile star di una serie. Il corto si chiamava Una pazza indigestione (Tummy Trouble), un parziale risarcimento alla mancata visione di Chi ha incastrato, e furono sette minuti velocissimi, una fila di fuoco di gag demenziali per le quali rischiai seriamente di farmela sotto: papà mi sgomitava dicendomi di calmarmi perché potevo disturbare gli altri spettatori ma ridevo troppo per dargli retta. Devo ammettere che fui abbastanza fortunato a cominciare la mia esperienza come spettatore cinematografico con un film della Disney, e se vi ricordate bene la trama era piuttosto divertente. E rivedere Rick Moranis me lo rendeva tutto particolarmente simpatico. Moranis mi aveva fatto ridere come un matto pochi mesi prima, in televisione, vedendo per la prima volta su Canale 5 il mitico Ghostbusters (1984). 
Vi ricordate il film? Lui era uno scienziato inventore di una macchina che rimpicciolisce qualsiasi cosa, e per errore colpisce i suoi figli e il figlio del vicino: finiti nel giardino di casa, diventato per loro una vera giungla piena di pericoli (memorabile la formica addomesticata), comincerà per loro una avventura incredibile.
Ecco, se volevo conoscere la magia del cinema, avevo servito sul piatto un film originale e divertente. Non ho mai visto i sequel che la Disney girò sulla scia del successo avuto - dove praticamente prima allargano un ragazzino, poi si rimpiccioliscono i genitori, poi... - perché non volevo guastare il ricordo di quel pomeriggio tanto importante per me, a otto anni, senza popcorn ma con un film indimenticabile.