martedì 4 luglio 2017

Mostruosamente comico

È morto all’età di 84 anni Paolo Villaggio. Era ricoverato da qualche giorno all’Ospedale Gemelli di Roma quando questa mattina è giunta la triste notizia.


Diciamolo, è un tragico lunedì. Noi siamo convinti che i comici non debbano morire mai, e Paolo Villaggio era francamente uno di quelli che avremmo voluto al nostro fianco ancora per molto tempo. Fisicamente più debole, ma lucido e perfido come sempre, aspettavamo le sue interviste soprattutto quelle televisive per avere una visione della nostra quotidianità, sempre più mostruosa, da parte di chi, come lui, ha saputo prendere la parte grottesca della nostra vita e trasformarlo in un personaggio che ha fatto e farà epoca: Fantozzi.

Lo sfortunato ragioniere, alla timida ricerca di un riscatto personale (formula che si ripeterà spesso negli altri film di Paolo Villaggio), può essere considerata l’ultima maschera del cinema italiano. “Fantozziano” e “Fantozzesco” sono finiti nel dizionario italiano. Non solo. Quando Villaggio vinse il Leone d’Oro alla Carriera nel 1993, la critica glielo consegnò per i film con Fellini, Olmi, la Wertmuller, ma il pubblico sapeva bene la verità: era una scusa per ringraziarlo di Fracchia e Fantozzi. E che comunque non era poco.

A distanza di oltre 40 anni dal primo film della saga, Paolo Villaggio sapeva bene che l’italiano era peggiorato, e chi scrive ha avuto la fortuna (o sfortuna) di fare un lavoro impiegatizio per diverso tempo in una grande società italiana: la mediocrità dell’impiegato, servile e vigliacco, l’arrivismo dei superiori, lo sfruttamento dei potenti, le squallide colleghe alla disperata ricerca della bellezza perduta, le famose Miss Quarto Piano, non erano affatto una invenzione di Villaggio. La sua originalità – e genialità assoluta – è stato creare un personaggio che riunisse tutto questo con un omaggio alla farsa classica mescolata con i tragici personaggi di Cechov.

clamoroso flano, 22 aprile 1975
Paolo Villaggio conosceva bene tutto questo: nato a Genova nel 1932, dopo le scuole entrò alla società Italsider dove fece carriera fino ad arrivare al ruolo di responsabile del personale; amava raccontare che la lotta al potere più miserabile l’ha visto con i suoi occhi, quando i direttori gli chiedevano di misurare le pareti mobili dei loro uffici, furtivamente spostate dagli altri superiori, alla ricerca dell’ufficio mobile più grande. È stato quando organizzava le serate natalizie aziendali, trasformate in veri spettacoli, che scoprì di avere un talento per l’intrattenimento e per la comicità: da presentatore passò brevemente ad attore, portando in un locale di Roma “Sette per otto” questo personaggio chiamato “Fantocci”, trasformato poi in “Fantozzi”. Quel locale era gestito da Maurizio Costanzo: visto il grande successo ottenuto, a Villaggio gli offrono di presentare un nuovo programma domenicale sulla RAI, e lui accetta portandosi Costanzo come autore.

Con “Quelli della domenica”, 1968, assieme a due sconosciuti che si chiamavano in arte Cochi e Renato, stravolsero i ritmi e la comicità televisiva, e Villaggio schiaccia tutti con la popolarità insultando le anziane fra il pubblico e con un personaggio aggressivo, ma divertentissimo: il professor Kranz, fantasista tedesco sfigato e pusillanime. Col successo in TV – e nel cabaret, passando al Derby Club di Milano invitato da Cochi e Renato – Villaggio viene convinto da Rizzoli a raccogliere i racconti di Fantozzi che scrive sull’Europeo in un libro. “Fantozzi” esce nel 1972 e vende un milione e mezzo di copie.


Intanto come attore si fa notare con Monicelli nel “Brancaleone alle crociate” (1970), “Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto” (1972), di e con Vittorio Gassman, “Che c’entriamo noi con la rivoluzione?” (1972), regia di Sergio Corbucci, sempre in coppia con Gassman, che diventerà suo grande amico nella vita. Poi Rizzoli capisce che Fantozzi ha del potenziale e propone a Villaggio di farne un film: affiancato da Benvenuti e De Bernardi, due sceneggiatori straordinari del nostro cinema, chiama Luciano Salce come regista e assieme tirano su un cast di spalle straordinario, da Liù Bosisio, come la signora Pina, Gigi Reder, ragionier Filini, Anna Mazzamauro, la signorina Silvani, a Giuseppe Anatrelli, come il collega Calboni.

Il film esce a Pasqua del 1975 e ottiene un successo incredibile. Da quel momento, ne verranno girati altri nove, fino al 1999: i primi quattro, due diretti da Luciano Salce, e gli altri da Neri Parenti, regista quasi privato per un decennio, sono assolutamente da antologia. Anzi, al parere di chi scrive e che li ha rivisti al cinema quando sono stati (fortunatamente) riproposti in occasione del quarantesimo anniversario, i primi due sono due capolavori assoluti del cinema comico italiano. Il film esce, e gli dicono: “Villaggio, fai quello che vuoi”.

Da lì partì una carriera che si alternerà ai Fantozzi con altri film non sempre riusciti, ad eccezione di quelli diretti da Luciano Salce, come “Il Belpaese” (1977), e anche di Steno, come “Dottor Jekyll e gentile signora” (1979), il quasi gemello Fracchia in un memorabile “Fracchia la belva umana” (1980), e anche di quelli corali al quale Villaggio si prestava per bieco interesse monetario, come “Scuola di ladri”, “I pompieri”, “Grandi magazzini”.

Il suo grande talento lo sprecherà riciclando situazioni fantozziane, e raschiando il barile delle situazioni comiche (come appunto la saga delle “Comiche”, in coppia con Renato Pozzetto) arriverà ad un punto dove si trasforma nel grande clown recuperato dai grandi registi. Uno che amava molto i comici, Federico Fellini, lo mette assieme a Roberto Benigni per fare il punto della situazione del gran caos degli anni ’90: con coraggio, ascoltano la “Voce della luna” (1990) rivelando al pubblico di essere grandi attori. È pioggia di premi, ma anche di risentimenti da parte degli altri colleghi poco premiati – storico Alberto Sordi che gli lanciò una fucilata dicendo “Ma quale carriera, ha fatto solo Fantozzi…” – ma lui se la gode e si regala anche un maestoso “Avaro” di Moliere a teatro.

La carriera di Paolo Villaggio è lunga, fatta anche di soddisfazioni anche come paroliere, lui che era un amico fraterno di Fabrizio De André gli scrisse “Carlo Martello” e “Il fannullone”, scrittore, presentatore (sapevate che condusse un Sanremo con Bongiorno?), ma anche opinionista, lui che era a sinistra del Partito Comunista Cinese, sempre beffardo e dissacratore. Ora Fantozzi è andato in Paradiso, come da sua richiesta sarà bollito, e poi conoscerà finalmente il Mega Direttore Galattico, l’Assoluto. 
Basta così, oggi è un tragico lunedì, e ci siamo svegliati tutti ragionieri.

(Articolo apparso ieri su Sagoma)

mercoledì 28 giugno 2017

Il titolo: l'omaggio alle antologie di una volta

i titoli di testa, dalla VHS della M&R Film
Dietro ad un nome di un blog come questo c’è una storia che credo debba essere raccontata. Ai tempi della fondazione, nel 2011, pensai a lungo come intitolarlo ragionando sulla mia cinefilia ed ai miei titoli preferiti: pensai subito a Il dottor Stranamore di Kubrick ma pensai che gli imbecilli l’avrebbero preso per un sito omaggio ad Alberto Castagna, poi stavo mettendo nero su bianco un titolo banalissimo come The Kings of Comedy – mezza citazione del titolo originale del film Re per una notte, di Scorsese – quando mi balzò in mente Il magro, il grasso, il cretino.
Questo titolo trasuda storia del cinema. 

fotobusta originale
Era un film di montaggio italiano di comiche con Laurel e Hardy, realizzato nel 1970 dalla Ata Trading Corp e distribuito dalla Rialto Film nello stesso anno. Conteneva almeno due gioielli comici come Helpmates (Tutto in ordine, 1931) e Them Thar Hills (Vita di campagna, 1934), seguiti da The Fixer Uppers (Gelosia, 1935) e Their First Mistake (Una idea geniale, 1932): per l’occasione vennero doppiati dalla ditta S.A.S. con le voci di Franco Latini e Carlo Croccolo nei panni rispettivamente di Stanlio e Ollio. Le antologie dei loro cortometraggi erano state realizzate sin dai primi anni Trenta come espediente per inserire Stan e Oliver nei programmi di prima visione che contenevano i lungometraggi, ottenendo un notevole successo e diffusione dei loro corti più famosi; alcuni titoli sono rimasti anche famosi, come Piano…forte, Lui e l’altro, Non andiamo a lavorare, e poi i vari più generici come Stanlio e Ollio in vacanza, Eroi del circo, Alla riscossa etc. 
Quello che scelsi era uno degli ultimi ad uscire nei cinema italiani, per il quale i distributori sfruttarono gli ultimi lampi del genere western all’italiana storpiando i titoli di Sergio Leone: da Il buono, il brutto, e il cattivo, a Per qualche dollaro in più (che diventò, in un’altra antologia laurelhardiana, Per qualche merendina in più). E dire che non era neanche una spiritosaggine così originale: Franco e Ciccio avevano già sfornato i vari Per un pugno nell’occhio (1965), Il Bello, il brutto, il cretino (1967), Ciccio perdona, io no (1968)..
L’unica differenza fondamentale è che manifesti e titolo non c’entravano niente con il contenuto dei film inseriti, senza nulla togliere al genio creativo di Mario Piovano, autore dei disegni di Stanlio e Ollio alle prese con le pistole o con qualche brutto ceffo. Storicamente, L&H incontrarono il genere western solo una volta, con una gustosissima parodia del 1937, Way Out West (noto in Italia come I fanciulli del West o Gli allegri vagabondi), a mia opinione uno dei loro film migliori. Questi continui riferimenti al vecchio west sarebbero piaciuti molto a Stan Laurel, lui che era così appassionato del genere e che ne produsse alcuni di serie B con l’attore Fred Scott – alcuni di questi usciti persino in Italia.

mercoledì 14 giugno 2017

Bentornati a Paperopoli



Il mistero è risolto. Dopo una diretta live su facebook piuttosto strana con le riprese di tre recinti colme di papere reali, la Disney ha finalmente pubblicato l’articolo che stavamo aspettando. Ducktales ha finalmente una data. Annunciato per il mese di Luglio, slitta al 12 agosto la prima mondiale di questa serie che ritorna 30 anni dopo l’originale con un episodio di un’ora, per poi partire ufficialmente il prossimo 23 settembre con due episodi da mezz’ora ciascuno. La messa in onda a settembre non è casuale, perché proprio in quel mese nel lontano 1987 venne trasmesso il primo episodio della serie originale, The Treasure of the Golden Suns. 


Il primo episodio si intitolerà Woo-Hoo, citazione d’obbligo della canzone che anche nella nuovissima sigla è presente assieme ad una serie di citazioni barksiane nelle nuove avventure dei Paperi. Il tema musicale è scritto da Mark C. Mueller, la canzone è cantata da Felicia Barton (Dancing with the Stars) e prodotta dal vincitore di un Emmy Michael ‘Smidi’ Smith (Coldplay, Sia, Britney Spears) e dal compositore Dominic Lewis (Rough Night, Fist Fight). Il singolo sarà lanciato il 23 giugno dalla Walt Disney Records.
In questi giorni, la Disney aveva pubblicato sei video promozionali in occasione del compleanno di Paperino caduto il 9 giugno scorso, fondamentali per la presentazione di alcuni personaggi, come lo stesso Paperone, i nipoti, Gaia, Jet McQuack e ovviamente il papero più sfortunato del mondo.
Online i primi tre, mentre gli altri tre, sottotitolati in italiano dallo staff della Tana Del Sollazzo, sono disponibili nella loro pagina facebook.  


 Ricapitoliamo. Hanno fatto cantare la sigla al nuovo cast di voci originali. Poi è stato pubblicato un video promozionale. Segue un breve video dedicato a Paperino. Poi sei short sui personaggi, e ora la sigla. Cardiopalma puro, entusiasmo oltre le stelle, perplessità sincere sul restyling di alcuni personaggi (come Archimede e Cuordipietra Famedoro, trasformato in un abbacchio), grande attesa. Si lavora già alla seconda stagione. Magari ci scappa anche un film al cinema.


Ducktales torna su Disney XD il 12 agosto, poi la serie parte ufficialmente a settembre. In Italia non abbiamo ancora nessuna notizia né della messa in onda ma anche, argomento spinosissimo, delle nuovi che saranno scelte.
Ma questa sarà un’altra avventura!

Woo-hoo!

Qui il primo dei sei short pubblicati, dedicato a Paperino.


E qui il primo poster ufficiale.


venerdì 12 maggio 2017

La voce perduta di zio Paperone

fotogramma originale, 1967
Per ritrovare il cortometraggio Paperone e il denaro, in copie migliori, figuriamoci in italiano, bisognerà aspettare ancora. Eppure il mio articolo sull'argomento ha suscitato qualche interesse da parte di alcuni studiosi, primo fra tutti Nunziante Valoroso, amico di lunga data e uno dei maggiori esperti Disney che io conosca. Ospite nel blog di Gianni Maritati, Nunziante ha approfondito l'argomento con qualche annotazione preziosa e un suo ricordo personale di una trasmissione RAI che risale al 1972. Spinto da questo possibile passaggio televisivo, ho fatto delle ricerche alla Discoteca di Stato di Roma, dove è presente il catalogo multimediale della RAI: facendo bim bum bam sulla tastiera ho scovato qualche estratto del cortometraggio doppiato in italiano in trasmissioni che non erano contenitori Disney ma programmi sul risparmio! Il primo, in bianco e nero, nel programma dedicato alla economia “Passaggio obbligato”, trasmesso sul secondo Canale il 18 marzo 1975; il secondo, stavolta a colori, nel programma serale di Raiuno “Serata America, America”, condotto da Beniamino Placido e andato in onda il 27 giugno 1984 (e riproposto a notte fonda su Fuori orario nel 2011). La conferma che vi posso dare è che fu totalmente doppiato, incluse le canzoni, ma ci sono dubbi e incertezze su quale fosse la voce di Paperone. Spero di poter recuperare qualche clip video per potervi dare la possibilità di vedere un doppiaggio rarissimo e magari trovare qualcuno che può aiutarci ad individuare il doppiatore. Abbiamo delle ipotesi ma non vogliamo sbottonarci rischiando errori grossolani. Posso solo dirvi che questa voce è familiare nel mondo Disney, ma che solo questa volta ha doppiato zio Paperone.
Un'altra conferma è che fu doppiato per la televisione e comunque prima della proiezione cinematografica del 1977: come ricorda Nunziante, si legge nella introduzione del cartonato "Io Paperone" (1972), della Mondadori, all'anno di pubblicazione il film risultava ancora inedito. E quindi possibilmente doppiato fra il '72 e il '75. Le mie ricerche nel catalogo della RAI non corrispondono ovviamente alla certezza assoluta, anche perché la Teche è uno strumento difficile e ancora non è stato completato il lavoro di digitalizzazione del totale archivio. In magazzino, da qualche parte, una "pizza", una betacam o una vhs, ci deve essere per forza, perché sennò nel 1984 non veniva usato come buco finale di una trasmissione serale di cui oggi nessuno ricorda. Quindi, che fine ha fatto?
Oltre alla versione fumetto, è doveroso ricordare che sempre nel 1977 uscì un disco singolo 45 giri intitolato Paperone e le monete del mondo, uno degli ultimi della etichetta Disneyland, abbinato ad un libretto a colori dove l'ascoltatore seguiva la storia leggendo i fumetti e la narrazione. In questo caso, come si legge dalla copertina, si avvaleva del grande Pino Colizzi voce del narratore di questa storia che ha più di una similitudine col cartone animato; la voce di Paperone è stavolta quella ben riconoscibile di Sergio Fiorentini, pur se lo doppia come se fosse un vecchio di 100 anni..

lunedì 24 aprile 2017

Paperone e il denaro


Ora che il personaggio di Zio Paperone sta tornando in grande stile con la nuova serie di DuckTales – che coincide non a caso con il suo 70esimo compleanno, essendo uscito dalla geniale matita di Carl Barks nel 1947 – è il momento di parlare di un cortometraggio d’animazione praticamente dimenticato dalla Disney stessa, che non ha pensato di recuperarlo neanche in occasione della serie di DVD intitolata Walt Disney Treasures.
Sto parlando di Scrooge McDuck and Money.
Uscito nel 1967 e cioè proprio quando Barks decise di andare in pensione, segnò il debutto assoluto di Paperone De’ Paperoni nel mondo dell’animazione, per poi essere recuperato molti anni dopo, con Mickey’s Christmas Carol (Il canto di Natale di Topolino, 1983), e infine con la serie DuckTales (dal 1987 al 1990). Il cortometraggio era di chiara natura didattica, questo quando la Disney aveva chiuso da diversi anni con le serie ufficiali di cortometraggi e si stava impegnando su questi soggetti educativi (Paperino, ad esempio, era stato protagonista di un corto sulla prevenzione degli incendi, Donald’s Fire Survival Plan,1965), e per un corto che spiegava il valore e la storia del denaro il personaggio di Paperone risultò essere perfetto.
Prodotto dalla Walt Disney Productions e distribuito dalla Buena Vista il 23 marzo 1967, diretto da Hamilton Luske, scritto da Bill Berg, con Ward Kimball a capo dello staff di animatori composto da Julius Svendsen, Art Stevens, Chuck Downs, Jack Boyd, con musiche e canzoni di Mel Leven, è un cartone dimenticato negli archivi e spesso frettolosamente citato dagli storici, sia perché la natura didattica non lo ha reso memorabile, ma anche per la scarsa visibilità: se non fosse esistito youtube, neanche se avremmo sentito parlare. In home video non è mai uscito, anche se esiste una raccolta VHS per le scuole che di fatto riporta il cortometraggio e che forse da quella fonte proviene la copia caricata su youtube. 
Bill Thompson è la voce di Scrooge, mentre il gruppo jazz molto attivo fra gli anni cinquanta e settanta The Mellomen sono le voci delle canzoni. Ma Thompson fu la prima voce di Paperone? Affatto. Il primo fu McKennon per l’LP etichetta Disneyland Records, intitolato Donald Duck and His Friends, del 1960. La lista dei performer era la seguente: Clarence Nash (Paperino); Cliff Edwards (Il Grillo Parlante); Jimmy Macdonald (Topolino, Pippo); Gloria Wood, Robie Lester (Cip e Ciop, Three Little Kittens); Dal McKennon (Zio Paperone). La storia che vede protagonista Paperone assieme a Paperino, Uncle Scrooge’s Rocket to the Moon, uscì anche come singolo 45 giri. Sarà poi un altro album musicale, Mickey’s Christmas Carol, a dare a Paperone la voce definitiva: Alan Young. Il canto di Natale di Topolino, infatti, otto anni prima di diventare un – bellissimo – cartone animato, era nato come album a 33 Giri nel 1975: Young, fra l’altro, è accreditato anche come scrittore assieme a Alan Dinehart. Il disco sarà rifatto nel 1983, in occasione della distribuzione del cartone, e regalò a Young un ruolo che farà per tutta la vita, conclusasi nel 2016.
carta canta..
Scrooge McDuck and Money sembra che fu uno degli ultimi lavori che Walt Disney supervisionò personalmente, prima di morire nel dicembre del 1966; in effetti la registrazione al copyright, datata 2 marzo 1967 (LP34013) ha la notifica “1966”, così come viene riportato nel pressbook originale. Coincide infatti con la registrazione delle musiche, datata 4 Novembre 1966. Se dovesse così essere stato, la vita di Disney incominciò con un topo e finì…con un papero scozzese.
Supervisionato o no dal mitico zio Walt, il cortometraggio è delizioso, con una animazione spigolosa tipica degli anni sessanta. E prima di andare avanti, godiamoci la visione.


Un’altra domanda inevitabile è questa: questo cortometraggio uscì in Italia? Non solo la risposta è sì, ma sono riuscito a localizzarlo facilmente: doppiato per la Cinema International Corporation S.r.l. e intitolato Paperone e il denaro, uscì nelle sale abbinato al film La trappola di ghiaccio (Nikki, Wild Dog of the North, 1961) nell’aprile del 1977. 
E’ piuttosto curioso l’accoppiamento di un film che era già uscito in Italia nel ’62 con un cartone animato vecchio di dieci anni, e la fortuna in sala fu scarsissima (del resto uscì nella stessa settimana di Rocky!). Questo primo ed unico doppiaggio del 1977 è invisibile oggi: sappiamo solamente che la richiesta di visto censura è datata 14 marzo 1977 e venne approvata cinque giorni dopo, con il n. 70037. Non ci risultano passaggi televisivi (anche anteriori al ’77, perché c’è anche la probabilità che sia stato doppiato prima), né edizioni in home video. Sulla prima voce italiana di Paperone, quindi, c’è un assoluto mistero. Se qualcuno legge queste righe e ha una copia in 35 o 16mm della Trappola del ghiaccio, sappia che i 460 metri di pellicola iniziali sono con zio Paperone. Cortesemente, scriva poi alla Disney per mettersi a disposizione per disseppellire, cinquant’anni dopo, questo prezioso cartone animato.
Il lettore italiano può comunque leggersi l’adattamento a fumetti di questo cartone animato, intitolato Uncle Scrooge and Money e scritto da Don Christensen e disegnato da Tony Strobl, e pubblicato nel marzo 1967 (l’ultima pubblicazione è del 2016, nel volume I migliori anni Disney 8 – 1967, col titolo Zio Paperone e il denaro con la D maiuscola).

UPDATE: qui trovate un aggiornamento riguardo la copia italiana.

EXTRA: il pressbook originale del 1967 (fonte, Cartoon Research).





martedì 18 aprile 2017

La rivincita di Paperino


Orde di nostalgici trentenni si sono commossi fino alle lacrime alla notizia che nell’estate 2017 arriverà la nuova serie animata “Duck Tales”, a distanza di 27 anni dall’ultimo episodio della serie originale: era il 1990, infatti, quando le avventure dei paperi raggiunsero il traguardo finale dei 100 episodi. In verità sarà un reboot, un riavvio totale della banda di Paperopoli che conosciamo praticamente da sempre, e da quello che abbiamo appreso online saranno molte le novità: fra le più importanti il ruolo di Paperino, che dopo essere stato rilegato in un ruolo minore nella serie originale, sarà finalmente un personaggio regolare; sin dal primo episodio andato in onda nel 1987, la sua presenza discontinua veniva giustificata dal fatto che si arruolava nella Marina degli Stati Uniti lasciando in custodia allo Zio Paperone i suoi nipotini Qui, Quo e Qua. Infatti, la serie era stata creata dalla Disney per lanciare il personaggio di De’ Paperoni, in quel momento poco usato dalla animazione e ben più popolare nei fumetti, e rispetto alla versione cartacea si decise quindi di fare Paperino una guest star per non oscurare il ricco Zio.  
Noi bambini, presi da queste fantastiche avventure – che ancora oggi sono insuperabili per divertimento e animazione – ci dimenticavamo che la tradizione barksiana (nel senso di Carl Barks, il cosiddetto Uomo dei Paperi, che creò il personaggio di Paperone e quasi tutto il mondo che circonda Paperopoli, città e personaggi inclusi; ma davvero devo spiegarvelo?) voleva tutto il gruppo unito, e immersi dalla nostalgia siamo riusciti ad adorare il lungometraggio, intitolato Zio Paperone alla ricerca della lampada perduta, realizzato dal neo team francese della Disney nel 1990 - anche se non era un granché, ammettiamolo..  
Le avventure dei Paperi furono comunque una delle nostre maggiori occupazioni nei nostri pomeriggi fra la merenda e i compiti di scuola, con o senza Paperino, e sin da quando uscì la news della rentrèe di Duck Tales (nel febbraio del 2015) mi sono garbatamente gasato come una bestia.
Il piano previsto sarà di una prima stagione composta da 21 episodi da mezz’ora, più due special di 1 ora ciascuno – ma io personalmente sto pregando per un futuro lungometraggio – e come ho scritto, Paperino torna ad essere parte del cast come protagonista. E, sembra, ci sono possibilità di un cameo di Paperinik, piuttosto sconvolgente e positivo allo stesso tempo: una “creatura” italiana (ribattezzata in America come Duck Avenger) che finirà nei cartoni animati originali!

Poi visto che la Disney ci toglie la sete col prosciutto, ha fatto cantare al neo cast di doppiatori originali la storica canzone di testa. 


La cosa che ho voluto approfondire oggi, però, è proprio il ruolo di Paperino nella serie originale, e ho scoperto che non solo è apparso più di una volta, ma si è incrociato con lo zio Paperone in altre occasioni disneyane. Andiamo con ordine.

Paperon De’ Paperoni debuttò nel mondo dei cartoni animati nel 1967, con il quasi invisibile Scrooge McDuck and Money (leggere qui per tutte le info), circondato dai nipoti ma non da Paperino. Il primo incontro avverrà nel Canto di Natale di Topolino (Mickey’s Christmas Carol, 1983): in questo ultraclassico cortometraggio animato però Paperone non veste i panni del suo personaggio, bensì di Ebenezer Scrooge, mentre Paperino è Fred, il nipote che a differenza di suo zio è entusiasta del Natale.

Nella serie Duck Tales, Paperino appare nell’episodio pilota, Treasure of the Golden Suns (in Italia trasmesso come “Il tesoro del Sole d’Oro” e diviso in tre parti), andato in onda il 18 settembre 1987.
Seguirono poi:
Sphinx for the Memories (“Paperino e la mummia vivente”), dove è eccezionalmente protagonista assieme allo zio ed ai nipoti.

Home Sweet Homer (“Ritorno a Itaquack”), dove involontariamente spinge zio Paperone a tornare alla città di Itaquack, città costruita da Ulisse; nel finale, Paperino appare assieme alla sua famiglia.
A Whale of a Bad Time (“La balena pirata”), è un altro episodio dove Paperino è spalla dello zio; qui lo aiuta a recuperare la sua intera fortuna.
Spies in Their Eyes (“A me gli occhi, spia!”), di nuovo il marinaio Paperino incontra Paperone e i nipoti mentre è in licenza, e si mette nei guai.
All Ducks on Deck (“Macchia Nera e l'aereo invisibile”), vede per la prima volta Paperino in licenza a Paperopoli e si incontra con Jet McQuack. Questo episodio è uno dei più spassosi per le continue gag fra Paperino e Jet, che per tutto il tempo non capisce cosa dice. Nelle copertine delle VHS riceveva persino lo status di star dell’episodio.
Till Nephews Do Us Part (“Le nozze di zio Paperone”), è l’ultimo episodio dove appare Paperino, testimone pasticcione dello zio.
Nelle stagioni successive (1988-1990), lo staff d’animazione lascia per sempre Paperino sulla nave della Marina, e non viene inserito in nessun altro episodio. Per dovere di cronaca è da ricordare che in tutti questi episodi la voce italiana di Paperino era di Franco Latini, mentre quella di Paperone del mitico Gigi Angelillo.
Negli anni successivi, le nuove serie tv che hanno voluto rilanciare i classici personaggi Disney hanno visto Paperino a fianco del suo ricco zio, ma senza lasciare nulla di memorabile.
Nell’undicesimo episodio di Mickey Mouse Works (1999), intitolato A Midsummer Night’s Dream, vediamo la banda al completo per una versione disneyana di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare.
Invece, Paperone ha un ruolo fondamentale nel 34° episodio di House of Mouse, intitolato appunto House of Scrooge (andato in onda nel 2002). La storia è carina: Zio Paperone diventa proprietario del locale di Topolino e decide subito dei tagli alle spese che lui considera troppo alte. E così Topolino e soci cercano di riavere indietro il loro locale perché ovviamente nessuno vuole avere la tirchia gestione di Paperone.
La banda dei Paperi sarà di nuovo insieme nel film a episodi concepito direttamente per l’home video Mickey’s Once Upon a Christmas (Topolino e la magia del Natale, 1999): stavolta zio Paperone è una guest star nell’episodio che vede protagonisti Qui, Quo e Qua e Paperino, L’incubo di Natale.
Mickey’s Twice Upon a Christmas (Topolino - Strepitoso Natale!, 2004), rivede di nuovo Paperone gironzolare in casa dei nipoti; questa produzione fu una delle prime a raffigurare i classici personaggi Disney in computer grafica 3D.
Nella nuova serie Mickey Mouse – che ha introdotto il nuovo stile d’animazione che caratterizzerà DuckTales – Paperone appare per ben tre volte: rifiuta un prestito in Goofy’s First Love, trentacinquesimo episodio della serie (2015), chiede poi cinque dollari a Topolino in No (2016), dove per l’ultima volta Alan Young presta la voce allo zio prima di morire (nel Maggio 2016), e infine nel recente episodio di natale, Duck the Halls: A Mickey Mouse Christmas Special (2016), Paperone appare assieme ai nipoti: per la prima ed unica volta, lo zio parla con la voce dell’attore John Kassir, che non ha voluto riprendere questo ruolo per il reboot di Duck Tales. L’ufficiale successore di Young come voce di Paperone sarà l’attore scozzese David Tennant, famoso per la serie tv Doctor Who, una scelta che mi sembra davvero azzeccata.
Non ci resta che aspettare la prossima Estate per goderci di nuovo queste avventure dei Paperi.


UPDATE
Proprio quando pubblicavo questo post, il sito della casa editrice statunitense IDW Publishing ha annunciato che la serie DuckTales avrà la sua trasposizione a fumetti, come del resto accadde anche alla serie originale: per il prossimo Luglio uscirà il numero 0, a 3,99 dollari, che aprirà questa nuova serie Disney che si aggiunge alle altre che hanno riportato i fumetti di Topolino e Paperino nelle edicole americane. Infatti, è attualmente la IDW a continuare la tradizione delle pubblicazioni storiche disneyane come Walt Disney’s Comics & Stories, Mickey Mouse, Donald Duck, Uncle Scrooge, inserendo, recentemente, storie e disegni di artisti italiani. La IDW ha dichiarato ieri di essere molto eccitata di questa nuova avventura e promette di superare le aspettative dei fan. Non sarà così improbabile vedere questi fumetti anche in Italia - e per qualche motivo noi c'entriamo: una indiscrezione ci conferma che all'interno c'è un team italiano di disegnatori, fra cui Gianfranco Florio e Luca Usai.
Entertainment Weekly ha pubblicato tre pagine di anteprima che qui ripropongo (cliccate per ingrandirle).


lunedì 26 settembre 2016

Non ci resta che ridere

Locandina della rassegna
Dopo il notevole successo ottenuto lo scorso Aprile durante il Festival dell'Autore Dieci Lune (riconosco di non averne fatto voce qui, ma su facebook giuro di aver fatto un casino della madonna), durante il quale ho parlato del genio di Buster Keaton e l'arte dello slapstick, del doppiaggio di Stanlio e Ollio (assieme a Benedetto Gemma), e di Nino Manfredi grande regista, il Circolo Letterario Bel Ami di Roma mi ha chiesto di proporre un ciclo sulla comicità per il loro appuntamento dell'ultimo giovedì del mese. Un antipasto prima degli gnocchi insomma. Ho pensato ad un argomento poco affrontato e penso molto interessante: il noioso censore di fronte alle risate.
Diceva Mel Brooks che “La satira se non è eccessiva, non fa ridere”. Da questa semplice linea direttiva di un maestro della comicità, si presenta “La censura nel cinema comico”, una rassegna di sei incontri che illustreranno le difficoltà, spesso assurde, di grandi comici come Totò, preso di mira perché gli piaceva troppo giocare a guardie e ladri, la serie di Don Camillo con Fernandel e Gino Cervi, troppo cruda per piacere al Vaticano, o agli scatenati e provocatori Monty Python, il geniale sestetto che scatenò una terza guerra mondiale fra le religioni, e lo stesso Brooks, che con la sua banda di compari come Gene Wilder e Marty Feldman, resero arte quel genere che viene spesso sottovalutato come la Parodia: che sia Hitler o il western o i classici dell’horror, l’obbiettivo principale nel loro mirino è sempre Hollywood.
E inizieremo proprio con gli albori del cinema comico, troppo scatenato con gli argomenti per tenere buoni i censori, che stilano un Codice di argomenti da non trattare nei loro film: è il codice Hays, che tira le orecchie a tutti, persino a Stanlio e Ollio e ai fratelli Marx, protagonisti di un mondo senza controllo. Il filo conduttore è quindi la censura, ma anche i censori, colpevoli di aver riconosciuto nella commedia la paura della verità perché, i grandi comici, sono tutti figli di Don Chisciotte.

Calendario incontri

    27 ottobre 2016 La comicità americana e il codice Hays
    24 novembre 2016 I fratelli Marx: un mondo senza controllo
    26 gennaio 2017 Don Camillo sconosciuto
    23 febbraio 2017 Totò proibito
    30 marzo 2017 La terza guerra mondiale dei Monty Python
    25 maggio 2017 Mel Brooks: l’ultima follia di Hollywood

Qui potete trovare le info necessarie (dove, come). Durante le serate rimanderò ai testi necessari per approfondire l'argomento (su Totò ho preso volutamente in prestito il titolo all'omonimo e bellissimo libro di Alberto Anile). Posso solo dirvi che vi aspetterò. I gnocchi almeno sono buoni.