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martedì 10 agosto 2021

I tagli del film "Tutti a casa"

Tutti a casa è uno dei più grandi film italiani mai realizzati, diretto da Luigi Comencini nel 1960 e retto dalla magistrale interpretazione di Alberto Sordi. Per chi non lo avesse visto, la trama ruota attorno allo sfascio dell'esercito italiano all'indomani dell'8 settembre 1943, data storica dell'armistizio fra Italia e Stati Uniti, una pace attesa ma che fu segnata dalla totale mancanza di ordini da parte dei vertici militari. Una data quindi anche difficile da accettare per come molti soldati furono lasciati allo sbando o in mano ai tedeschi, di colpo diventati nostri nemici. Sembra che ci siano state delle differenze sostanziali fra il film che uscì nel 1960 e la copia che oggi circola in home-video, differenze che si aggiungono alla copia della sceneggiatura, pubblicata sotto forma di libro nella collana "Il film", diretta da Alberto Bevilacqua, e la lista dei dialoghi conservata nel fascicolo del film dalla Direzione Generale del Cinema: un discorso assai complesso che cerchiamo qui di render più chiaro aiutandoci con le fonti disponibili e il fondamentale capitolo sul film che scrisse sul "caso" il professor Fabrizio Natalini nel libro Luigi Comencini : il cinema e i film (Marsilio, Venezia, 2007, pag. 154-160).


La questione sull'effettiva durata di Tutti a casa fu aperta dallo stesso Comencini che in due occasioni denunciò dapprima il taglio di una battuta di Sordi detta alla borsara nera, "Se il re scappa a Brindisi, allora permetti che io scappo a casa mia?", e poi della didascalia sovrimpressa finale "Napoli, 28 settembre 1943", data che è considerata l'inizio della Resistenza in Italia, questa specialmente tolta dalle copie che circolavano alla Cineteca Nazionale e nella copia che De Laurentiis gli regalò personalmente. Un tentativo di "spoliticizzazione" maldestro ma inevitabile dopo le accese polemiche perché definito "disonorevole" nei confronti dell'Esercito italiano, e le opposizioni dell'allora Ministro della Difesa, Giulio Andreotti, a prestare autentici carri armati. Queste due modifiche oggi sono state reintegrate grazie al DVD uscito nel 2006, con etichetta di "restauro da negativo originale", assieme ad altre piccole modifiche della copia che era circolata fino a quel momento, incluse alcune inquadrature dei volantini tedeschi lanciati da un aeroplano con sopra scritto, "il traditore Badoglio" e altre battute antimilitariste ma, osserva acutamente Natalini, la durata della copia restaurata di 117 minuti è pur sempre tagliata rispetto alla copia dichiarata in sede di censura, di 3370 metri - accertati, 3600 - in data 7 ottobre 1960, circa due ore di proiezione e quindi più lunga del DVD. Leggendo il libro della sceneggiatura che anche Natalini ha utilizzato, ci si rende conto di come De Laurentiis, e forse lo stesso Comencini, per evitare ulteriori "ire degli apparati militari", hanno ammorbidito battute e dialoghi antimilitaristi, persino antibadogliani, ma poca roba per trovarci i quasi sei minuti calcolati da Natalini fra il DVD e le precedenti copie in VHS e trasmesse in TV prima di allora, e anche se certe sequenze sono state giustamente sveltite nel ritmo, alcune differenze non possono passare inosservate. La risposta, anzi le numerose risposte, è nel confronto fra il film in DVD, praticamente l'unica copia più vicina all'originale che uscì nel '60, citata da Comencini, e la lista dei dialoghi depositata alla Direzione Generale del Cinema. A parte una misteriosa lacuna - il dialogo fra il soldato veneto e Silvia, la ragazza ebrea - abbiamo riscontrato qua e là le sostanziali modifiche per le battute contro i "gradi" e il "traditore Badoglio", ma anche scene tagliate e dialoghi non brevissimi che, sommandone la durata, si ritrova così la durata di 120 minuti originali.
(NB: il blu-ray edito da Rimini Editions in Francia nel 2020, è da evitare nonostante la qualità sia ottima, poiché il master è più corto e ha tagli incomprensibili; non date retta alle recensioni entusiastiche, miopi).

Ecco, quindi, Tutti a casa trascritto nei dialoghi e confrontato, nelle differenze, con il film come lo conosciamo.

Pag. 4


 

Sordi: "E cerca di dare alla tua divisa un aspetto più consono al tuo grado. lo sai che mi sembri?

Un fusajaro." (nel film, "Uno stracciarolo").

(mentre Sordi parla con il colonnello della circolare)

Codegato: Sergente, dammi due sigarette, zio can.

Fornaciari: Ma mi devi già otto lire, lo sai?

Codegato: "E te le dago doman  xe la paga, zio porco"

(dialogo tagliato, abbiamo solo Fornaciari che commenta, "Mo' sono io lo stracciarolo!")

pag. 10

 



(nei combattimenti, poco prima che Di Fazio muoia)

Soldato siciliano: Co' sta minchia de fucile ce fo il solletico (battuta tagliata)

Soldato: Va a fuoco signor tenente?

Di Fazio: Sì, spara.

pag. 12



Fornaciari: "I tedeschi hanno fatto fuori la postazione. Di Fazio e i suoi soldati sono morti. Che facciamo?"

Innocenzi: "Troppo tardi signor colonnello. tutto è finito."

Nel film:

Fornaciari: "I tedeschi hanno fatto fuori la nostra postazione. I nostri soldati hanno smesso di sparare. Cosa dobbiamo fare?"

Innocenzi: "la postazione è stata annientata. tutto è finito."

pag. 13 

 

Come indicato da Natalini e da Sergio Raffaelli che recensì il libro, la polemica contro Badoglio scompariva da alcune copie. Comunque due battute differenziavano fra il copione e il film.

Si legge:
Innocenzi: "A' ragazzi, ve lo dico prima, eh. Un altro che mi domanda che facciamo lo sbatto dentro. Andiamo. In marcia."

(...)

Fornaciari: Ma quello apposta lo fece due giorni prima. Chiamalo fesso! Badoglio ce l'ha con me, prima mi rovina il commercio con la guerra, adesso con la pace".

nel film:

Innocenzi: "A ragazzi, ve lo dico prima, eh. Un altro che mi domanda che facciamo gli do un cazzotto in testa. andiamo. in marcia."

(...)

Fornaciari: Ma quello l'ha fatto apposta, chiamalo stupido! Prima mi rovina il commercio con la guerra, e poi con la pace".

pag. 18-20

Segue questa scena del camion senza benzina, tagliata al montaggio.

Innocenzi: Alt! avete benzina di scorta voi, per favore?

Autista taxi: No, vado a metano.

Signora: Ragazzi, che notizie?

Innocenzi: Prego, signorina.

Signora: Scusi, signor tenente, che cosa succede?

Innocenzi: Ah niente, tutto bene, state tranquilli.

Signora: Ma dove sono?

Innocenzi: Chi?

Signora: I tedeschi.

Innocenzi: I tedeschi?!

Signora: Si. Ma non sente che roba?

Innocenzi: Che è? sa cosa sono questi spari?

2° Signora: Sono i tedeschi che fanno saltare le munizioni prima di lasciare l'Italia.

Innocenzi: Si stanno ritirando? Speriamo bene per tutti, che finisca presto.

1° e 2° Signora: Addio ragazzi, in gamba!

[nel film stacco su Innocenzi: Ma tu guarda questi....]



pag. 21



Nelle voci nel buio della galleria probabilmente qualche dialogo è stato tagliato.

Innocenzi: "Ci siete tutti? (Pernacchia) Siccome quel gesto involgarisce chi lo fa e non chi lo riceve io potrei per quel gesto mandarvi tutti sotto processo".

Soldato: "Signor tenente".

Innocenzi: "Chi ha parlato?"

Soldato: Non si preoccupi. Ma non ha mai pensato ad un bel cazzottone sul naso?

Innocenzi: Non è il momento di scherzare.

Soldato: Non stiamo scherzando.

(Rumore di passi di corsa. Innocenzi crede che corrano verso di lui).

nel film:

Innocenzi: Non avrete paura del buio, vero?

Soldato: " Signor tenente. Signor tenente".

Innocenzi: "Si?"

(pernacchia)

Innocenzi: Chi è stato?

Soldati: Tutti! ci hai rotto le palle!

Innocenzi: Per carità, non fate così! Lo dico per il vostro bene qui si finisce davanti al tribunale militare! Che fate, che mi volete fare?

pag. 25

 



(nei dialoghi non è presente lo scambio di battute fra Innocenzi e Ceccarelli, di spalle, aggiunto in doppiaggio: "E' un incarico di fiducia, e non vorrei essere costretto a riferire al mio signor maggiore"..."Si si, riferisci, me fa piacere...").


pag. 28

Mentre si tolgono la divisa, il capitano ferito e Innocenzi commentano la "fine" della loro uniforme.

Capitano: Lasci andare, quello che conta non è la fine che ha fatto la sua divisa, quella che faremo noi.

Innocenzi: Ma chi lo sa.

nel film:

Capitano: Lasci andare, quello che conta non è la fine che ha fatto la sua divisa, ma quella che sapremo fare noi.

Innocenzi: Che fine, andiamo a casa.

pag. 32

Un nuovo scambio di battute sparito da alcune copie, reintegrato in DVD, comunque leggermente diverso fra copione e film:

Fornaciari: E' sempre quel Badoglio lì, che fa i pastrocchi.

nel film:

Fornaciari: Eh già, è sempre Badoglio, che li fa gli imbrogli.

pag. 33

(il riferimento partigiano "Alla macchia" rimane sia nella lista dialoghi che nel film, mentre nella sceneggiatura era originariamente "In montagna"; nello scambio di battute fra Innocenzi e il capitano, viene ridoppiata una battuta finale. "Signor Capitano, che fa? non viene con noi?", "Ormai vado fino al capolinea", mentre nel film diventa "No io resto con loro").
 

pag. 34-35


Il seguente scambio di battute dove Innocenzi ribadisce lo sbando dell'esercito italiano, viene tagliato.

Innocenzi: Niente signor tenente, non c'è più tenente, ognuno per sé, dio per tutti. Arrivederci, ragazzi!

Ceccarelli: Io vado a Camposampaparo.

Fornaciari: E io no?

Codegato: Mì gho da passaghe per forza (per andà a casa mia).

Ceccarelli: E tu dove vai?

Fornaciari: Eh, Romagna!

Ceccarelli: E ti lamenti? E io allora che devo arrivare a Napoli! E quanto sta lontano questo Camposampaparo?

Codegato: Saranno un par de chilometri. Seguiamo la ferrovia che gh'arrivamo prima.

Innocenzi: Alt. Sembrate tre matti. Tu poi in caserma quando dovevi andà al passo non ci andavi mai, e adesso che fai? Sentite, chiariamo una volta per tutte, non c'è più esercito, non ci so più soldati. Non c'è più niente. Finis!

nel film:

Innocenzi: Niente signor tenente, non c'è più tenente, ognuno per sé, dio per tutti. Arrivederci, ragazzi!

Ceccarelli: Io vado a Camposampaparo.

Fornaciari: E io no?

Codegato: Due, tre ore di treno e sono a casa mia.

Ceccarelli: Ma fino dove arriva questo treno?

Codegato: Fino a Porto Garibaldi.

Ceccarelli: Eh mannaggia se arrivava fino a piazza Garibaldi sai come era meglio?

La pagina 39 dei dialoghi, dove l'azione si concentra sul treno che non ce la fa a passare la galleria, clamorosamente non contiene le scene successive, dove principalmente Codegato faceva conoscenza della ragazza ebrea e del terribile destino della sua famiglia, e salta direttamente alle sequenze dove Sordi entra nella casa della sig.ra Brisigoni Caterina. Questo taglio non indifferente dei dialoghi - circa quattro minuti di film - è un assoluto mistero, né era giustificato da qualche richiesta della commissione per la censura.

pag. 40


I dialoghi fra Caterina e Sordi sono più lunghi rispetto al film, e vengono accorciati in fase di doppiaggio riferimenti alla "povera gente" che viveva nei paese bombardati.

Caterina: Guardi che è tutto regolare sa. Sono vigilatrice scolastica e faccio del bene alla nostra povera patria. L'è un camion carico di coperte e roba sanitaria da trasportare a Roma per i poveri sinistrati del sud.

Innocenzi: A Roma?!

nel film:

Caterina: Guardi che è tutto regolare sa. Sono vigilatrice scolastica...ho un carico di roba sanitaria da trasportare a Roma.

Innocenzi: A Roma?!

pag. 43



Non appena Sordi fa conoscenza di Caterina, lei gli mostra il percorso. Il signore con la gamba ingessata, Evaristo, esplode di rabbia e ne segue un dialogo pesantemente accorciato in fase di montaggio. E' evidente che la scena allungava troppo il prologo della partenza di Sordi con la bolognese, ma alcune frasi sottolineavano la diserzione di Sordi e l'attività di Caterina nella borsa nera.

Evaristo: Vi vedo Cani!

Caterina: Brutto vigliacco d'un maiale, mo' sei sempre lì a spiare! Adesso cosa c'entra mettermi in cattiva luce con questo signore, eh?

Evaristo: Ah, questo qui sarebbe un signore?

Cattiva: Eh!

Evaristo: Mo guardalo bene in faccia. Adesso ti metti anche con i disertori, dopo che sei stata tu a troncarmi la gamba.

Caterina: Ma cosa gli vuoi dire adesso, eh?

Innocenzi: Io non lo so, che è?

Evaristo: Mi ha tirato addosso una forma di parmigiano da venti chili.

Caterina: Mo senti il versipelle, ma non è mica vero. Aveva caricato male il carico sul camion e la forma di formaggio è caduta in giù per terra da sola infrattanto che caricava la farina, no! Ah!

Evaristo: Ecco brava! Così adesso ce lo hai detto che sei una contrabbandiera, altro che vigilatrice scolastica.

Evaristo (fuori campo): Ti sei fatta i milioni con la borsa nera e a me mi riguardi financo il mangiare!

Caterina: Ah, ti riguardo il mangiare, brutto maiale che non sei altro, che ti mangeresti financo il rombo del tuono!

Evaristo: Vacca! Vacca!

Caterina: Ah, scion vacca, eh! Ma allora guarda! Mo fammi un bel bacio davanti a lui.

Evaristo: Non te lo dà il bacio, tu gli fai schifo!

Innocenzi: Brisigoni Caterina, non è per sottrarmi, ma ci vorrebbe anche il clima adatto.

Caterina: Adesso mi vado a vestire. Mi faccio bella e vado via con lui.

Nel film:

 Evaristo: Vi vedo brutti cani schifosi!

Caterina: Cretino, me lo lavoro perché mi faccia d'autista, cosa devo, far marcire la farina perché tu ti sei rotto la gamba?

Evaristo: Ah bella furba, glielo hai detto finalmente cosa sei, e una borsara nera che cos'è? E se tu te lo lavori, è solo perché ti piace. Altro che farina da salvare, sei una vacca!

Caterina: Ah, sono una vacca, eh! Sta un po' a guardare allora. Dammi mo' un bel bacio davanti a lui.

Evaristo: Non te lo dà il bacio, gli fai schifo!

Caterina: Facci vedere che ti non faccio schifo.

Innocenzi: No, signora non mi fa schifo, non ci penso nemmeno, ma davanti a lui mi sento un po' a disagio.

Caterina: Adesso mi vado a vestire. Mi faccio bella e vado via con lui.

Pag. 48

Mentre la macchina col carico perde la ruota, al doppiaggio è stata aggiunta una frase di Sordi assente nella pagina dialoghi:

Innocenzi: Mamma mia ahò, n'artro pò e c'ammazziamo! Per fortuna che andavo piano. Guarda che roba..

Pag. 50



Nella discussione animata fra Innocenzi e Fornaciari, vengono ammorbidite in fase di doppiaggio alcuni dialoghi antimilitaristi. A confronto con i dialoghi il film, e il libro del film consultato dal professore Natalini, le differenze sono le seguenti:

Fornaciari: Bel modo di parlare.

Innocenzi: Eh sì, mi faccio insegnare da un disgraziato ignorante come te!

Fornaciari: Disgraziato sarai te e anche lazzarone!

nel film:

Fornaciari: Mo' guardalo bene che bel modo di parlare che c'ha il nostro ufficiale, dai.

Innocenzi: Eh sì, mi faccio insegnare da un disgraziato come te!

Fornaciari: Disgraziato sarai te e anche lazzarone!

(litigano)

Fornaciari: E' finita di insultare la gente, sono finiti i tempi, boia d'un mondo!

nel film:

Fornaciari: Hai finito di insultare la gente, non sono più quei tempi!

Nel libro:

Fornaciari: Hai finito di insultare la gente, sono finiti i gradi, boia d'un mondo!

Pag. 51



Un altro riferimento antimilitarista è stato modificato in fase di doppiaggio. Nella lista dialoghi, lo sfogo di Fornaciari mirava dritto i gradi di Sordi. Nel film, diventa il "signorino".

Fornaciari: Ma va, va, chi ti tiene. Guardalo là l'ufficiale. Ecco perché abbiamo perso la guerra.

Innocenzi: La vincevamo con soldati come voi! Voi non siete soldati: lazzaroni siete. Scusi signorina!

nel film:


Fornaciari: Ma va, ma vattene, ma chi ti tiene. Mo' guardalo là il signorino. Ecco perché abbiamo perso la guerra.

Innocenzi: E sì, la vincevamo con gente come voi! Voi non siete soldati: lazzaroni siete. Scusi signorina!

Pag. 52

Sono assenti dialoghi più leggeri fra i tedeschi, come quando un soldato chiede a Codegato, "Fidanzato. Tu già comprato carrozza per bambino?!", presenti però nel film.

Pag. 57

Teresa, la moglie di Fornaciari, confessa al marito che c'è un ufficiale americano nascosto in soffitta. Al montaggio viene tagliato il seguente dialogo subito dopo che Teresa gli dice che l'americano è scappato dal campo di concentramento di Folpiano, aggiungendo, "E' un ufficiale".



Teresa: Ma ce n'è un centinaio qui intorno. Mica potevamo tirarci indietro proprio noialtri. E' venuto qui senza niente; gli abbiamo dato la tua biancheria. Mica sapevamo che saresti tornato così presto.

Fornaciari: E scusate tanto. Mo dico, maglie a parte, è anche pericoloso.

Teresa: Ma non c'è nessuno qui; i tedeschi non sono mai venuti. E' un posto così tranquillo. Siamo fuori dal mondo.

Fornaciari: Ma io che mi metto?

Teresa: E va là! Mica fa tanto freddo!

Pag. 60



A tavola mentre mangiano la polenta, l'americano discute con Innocenzi sulla "fuga" dell'esercito italiano. Teresa zittisce la discussione invitandoli a continuare a mangiare. Nei dialoghi, Sordi commentava duramente con una parolaccia, tagliata per motivi di censura e ridoppiata (in verità, la documentazione della Dino De Laurentiis del 24 ottobre 1960 prova che la parolaccia è stata tolta per loro iniziativa, a soli tre giorni dalla prima proiezione pubblica, avvenuta il 27 ottobre).


Innocenzi: Questo me pare un po' stronzo.

Nel film diventa:

Innocenzi: Io mo gli do 'a polenta in faccia a sta 'mericano.

Quando l'ufficiale se ne va, il vecchio prende la salsiccia. Nella dissolvenza viene tagliata una frase di Teresa, "Ingordo, dammene un pezzo pure a me!" (sempre pag. 60 dei dialoghi).

pag. 60-63

Tutta la scena fra Teresa e Fornaciari è indicata nella lista dialoghi con la traduzione in inglese. L'unica differenza è quando Fornaciari chiede a Teresa di fare il suo "dovere" di donna, viene tagliata la frase "Son sei mesi che non ti vedo!".

pag. 78



Innocenzi e Ceccarelli vengono sorpresi da un "fascistino" (come indicato nella lista dialoghi) scendere dal treno.

Fascistino: Che ci facevate su quel treno? Siete due disertori eh?

Ceccarelli: Ma quali disertori?

Fascistino: Mo' ve la sentirete la quaglia cantà.

Ceccarelli: La vuoi mezza lira? Eh!? Ti ci comperi la rigolizia.

Fascistino: E mamma ti manda in giro solo? Qui non si accetta il prezzo del tradimento. Su camminate.

Nel film, scompare la minaccia della "quaglia" che canta e lo sfottò "Mamma ti manda da solo?".

Innocenzi gli toglie il fucile di mano dicendo "Mori ammazzato, te e tu padre!", ma nei dialoghi, pag.79, dice "Sto caccoloso!".

Pag. 80


Il padre del fascistino ferma Innocenzi e Fornaciari. Segue un dialogo tagliato al montaggio.

Innocenzi: Guardi, io gli ho levato il mitra perché ho visto che era un bambino.

Fornaciari: Eh sì, un bambino che deve tenere il mitra? Guardi, io tengo due bambini, no? Uno è grande come il suo proprio, l'altro, l'altro..

Milite: Silenzio. Le armi le tenete in testa: siete due disertori di Badoglio.

Ceccarelli: Ma quale Badoglio, non è vero! Noi siamo per Graziani, vero?

Milite: Ma insomma che stiamo a fare Binda o Guerra qui? Meno buffonate. A voi due, se tutto vi va bene, il lavoro obbligatorio con la Tod non ve lo leva nessuno.

nel film viene così accorciato:

Innocenzi: Guardi, io gli ho levato il mitra perché ho visto che era un bambino.

Fornaciari: Eh già, che un bambino che deve tenere il mitra?

Milite: A voi due, se tutto vi va bene, il lavoro obbligatorio con la Tod non ve lo leva nessuno.

[nota, il riferimento a "Graziani" era a Rodolfo Graziani (1882-1955), generale e politico italiano che accettò da Mussolini l'incarico, nella costituenda Repubblica Sociale Italiana, di Ministro della Guerra che mantenne fino al crollo finale del 1945; l'Organizzazione Todt fu una grande impresa di costruzioni che operò, dapprima nella Germania nazista, e poi in tutti i paesi occupati dalla Wehrmacht impiegando il lavoro coatto di più di 1.500.000 uomini e ragazzi, per lo più prigionieri di guerra. Prendeva il nome da Fritz Todt (1891-1942), ingegnere e militare tedesco].
 
Pag. 82



I due sono ai lavori forzati per le strade di Napoli rovinate dai bombardamenti. Arriva una pattuglia di soldati nazisti che da ordini ai fascisti di muoversi verso Nord. Nella lista dialoghi, si nota come uno scambio iniziale fra nazisti e il loro interprete e fascisti è stato tagliato.

Interprete: Tu, camicia nera, vieni qui. Cosa fate voi qui a Napoli?

Fascista: Lavoro obbligatorio. Quarto gruppo riparazioni stradali.

Interprete: (dopo una consultazione con l'ufficiale tedesco). Lavoro stupido e inutile.

Fascista: Ma ce l'hanno comandato.

Interprete (fuori campo): Tutti a ripiegare verso il Nord. Sui camion subito.

Interprete: Andare a Capua, su strada di Roma. Ubbidire, presto.

Nel film invece sono presenti sono le ultime due frasi.

Subito dopo che Ceccarelli riconosce i panni stesi di casa sua, c'è un breve scambio di parole fra il livornese che aveva detto prima dei civili hanno sparato sui tedeschi, presente a pag. 84, ma tagliato al montaggio. Anche se breve, è significativo: Sordi taglia corto mostrando la dura realtà della resistenza con i morti per strada, anziché prendere posizione e sparare ai tedeschi, come invece farà nel finale.



Livornese: Se invece di scappare tutti a casa, s'avesse fatto qualcosa anche noialtri, a quest'ora forse..

Innoncenzi: A quest'ora forse avevamo fatto la fine di quelli.

pag. 85

Innocenzi e alcuni prigionieri riescono a scappare e si rifugiano dentro un campanile. Nella lista dialoghi, due differenze non sostanziali.

La prima, è trascritta la "confessione" della vecchietta che scambia Sordi per un prete (nel film strilla, ma nei dialoghi si legge, "Il diavolo! Il diavolo!"), coperta dal sonoro del rosario:
Vecchietta: Don Costantì, siamo alle solite cose... Adesso va a casa e si mette a bestemmià. Domenica non m'ha fatto sentì nemmeno la messa.. Non è questione, perché non vuole che dica le orazioni. Me vatte!

La seconda, mentre Sordi e gli altri salgono la scala, Ceccarelli si guarda attorno. Viene ripreso da un soldato tedesco, scena che nel film non c'è
:

SS: Via, lavora. E' la seconda volta che ti pesco a non lavorare.

pag. 86

 

Ceccarelli viene colpito dai mitra mentre cerca di scappare. Sordi prende coscienza e decide di scendere dal campanile per salvarlo. Al doppiaggio, viene cambiata la frase di riscatto.

Innocenzi: Quello muore. Ma non si può fare qualcosa?

Livornese: Ma che vuoi fare?

Innocenzi: Come che vuoi fare. E allora tu perché parli? Eh no, no no, non si può star sempre a guardare, sa.

nel film:

Innocenzi: Quello muore. Ma non possiamo fare qualcosa?

Livornese: Ma che cosa vuoi fare?

Innocenzi: Come che vuoi fare. Dobbiamo lasciarlo morire così? Eh no, no no, non si può star sempre a guardare.

A pag. 87
, Ceccarelli sta per morire. Nel film, l'ultima frase è "Mannaggia come so sfortunato", invece nei dialoghi, curiosamente è scritto, "Neanche una sigaretta, zio can d'un zio porco", in riferimento a Codegato, il soldato veneto che, per inciso, per tutta la lista dei dialoghi aveva ripetuto questa imprecazione, poi ridoppiata nel film. Non è chiaro se si tratta di una citazione finale o di un errore di chi ha trascritto il film.

Tutti a casa finisce con la scritta "Napoli - 28 settembre 1943".

 

venerdì 10 aprile 2020

Semplicemente Alberto Sordi

Come molti avranno notato e saputo dalle numerose iniziative, Alberto Sordi compie quest’anno 100 anni e per l’occasione è stato fatto un film biografico con Edoardo Pesce, Permette? Alberto Sordi, per la regia di Luca Manfredi e stanno uscendo – o meglio, sono in catalogo ma per la situazione attuale arriveranno in libreria in un secondo momento – diverse pubblicazioni importanti sulla sua incredibile carriera.
Poi è successo anche che io e Alessandro Boschi siamo finiti negli studi RAI per una puntata di L’Italia con voi dedicata a Alberto Sordi, trasmessa il 28 febbraio. Buffo, per quanto io conosca molto bene la carriera di Sordi, non mi sono mai avventurato in un progetto su di lui. Intendiamoci, Sordi lo reputo uno dei più grandi attori in assoluto che abbiamo avuto non solo in Italia, e non esagero se almeno trenta film che ha girato sono fra i miei preferiti in assoluto, ma non ho mai trovato un contesto giusto per scrivere su di lui. In verità, nel 2012 avevo iniziato a scrivere sulla sua filmografia e partecipai a un progetto iconografico dove riuscii a inserire molte delle informazioni inedite, e due anni dopo misi in piedi la possibilità di fare un libro, ma poi rinunciai.  L’ostacolo era che Sordi aveva raccolto un archivio di se stesso imponente, e non avendo accesso decisi di mollare la presa e aspettare che lo facesse qualcun altro. Per fortuna, lo ha fatto il Centro Sperimentale di Cinematografia, prima con un numero (da collezione!) di “Bianco e Nero” del 2018 dove si raccoglievano studi importantissimi sulla carriera di Sordi meno nota, poi recentemente, per mano del grande Alberto Anile, con un libro intitolato semplicemente Alberto Sordi. E in questa occasione, ho collaborato minimamente soprattutto sulla parte sul quale sono più preparato: il rapporto fra Stan Laurel e Oliver Hardy e Alberto Sordi. 
(Crediti: Fondo Alberto Sordi/CSC)
Com’è noto, Sordi debuttò nel mondo dello spettacolo giovanissimo come voce di Ollio in un famoso – mai provato veramente – concorso che la MGM bandì nel lontano 1937, cercò poi di sfruttare il buffo accento negli spettacoli del varietà, con qualche disco, e fu logico fargli incontrare Stanlio e Ollio quando i due comici passarono a Roma nel 1950. Con l’aiuto di Benedetto Gemma e Gabriele Gimmelli abbiamo fornito a Anile ogni dettaglio e informazione raccolta negli ultimi venti anni di ricerche. Ma il pezzo forte è stato recuperato nel Fondo Sordi: una fotografia presa da un quotidiano d’epoca che raffigurava Sordi con Stanlio e Ollio. Erano decenni che la cercavamo, e non appena è stata pubblicata in anticipo dall’ANSA ha fatto il giro del web con notevole successo (e che riporto anche qui).  
Il volume di Anile è pazzesco: parte dalla infanzia di Alberto, gli inizi nell’avanspettacolo, il doppiaggio, il rapporto con Totò, il personaggio di Nando l’americano, il rapporto con le donne, il Boom, le varie versioni di Polvere di Stelle, le incredibili storie di scherzi che Sordi faceva ai suoi amici, e argomenti mirati come il rapporto con Fellini e l’antipatia di Nanni Moretti, più uno studio incredibile sui progetti mai realizzati. Ci sono foto mai viste – la prima è davvero inedita, con Sordi e Peter Sellers, che si può vedere nella bella prefazione di Carlo Verdone – e materiali inediti.
Probabilmente è uno dei migliori libri mai pubblicati su di lui, assieme ad altri volumi “fotografici” di qualche anno fa, sempre curati per il Fondo Sordi. Molto utile per approfondire la carriera e il metodo di lavoro, qui Anile cerca anche di capire chi fosse veramente, e quanto era vicino ai suoi personaggi. Compito non facile, che neanche Verdone ammette di poter rispondere. La verità se l‘è portata in cielo lo stesso Alberto?
Per vedere la puntata del programma L’Italia con voi cliccate qui, e per il libro di Anile su Sordi cercate online nei vari siti specializzati (Ibs, Amazon), o aspettate la riapertura delle librerie.

mercoledì 19 giugno 2013

Domani a Roma omaggio ad Alberto Sordi

Romani! Cinefili e cinofoli, Sordiani D.O.C., non potete perdervi la giornata dedicata al grande Alberto Sordi, a dieci anni dalla scomparsa, organizzata dalla Scuola di Cinema "Zavattini" e dall'Irtem, in collaborazione con l'associazione internazionale "Figli del Deserto", il club di Stanlio e Ollio; un programma molto ricco ed interessante, centrato sulla carriera iniziale di Sordi - i primi ruoli, il doppiatore, il cantante, la rivista e la radio - e sul suo rapporto con la città dove nacque nel 1920 (devo dirvi quale? ma scherzate?). L'occasione sarà unica anche per i fan di Stanlio e Ollio: sarà proiettato, come parte finale della giornata, una copia restaurata del rarissimo film di montaggio Fuori da quelle Muraglie, uscito nel 1946 e sopravissuto in poche copie (una di queste appartiene al grande Lino Patruno, colonna del cabaret italiano - ricordate i Gufi? - e del jazz internazionale; è sopratutto un appassionato di prima categoria, di quelli che collezionano le pellicole in 16mm), ricostruito con allucinante bravura dal presidente della gabbia di matti Benedetto "Enciclopedia" Gemma. Volete sapere quando? Domani, 20 giugno, dalle 15 alle 22 (finché non ci cacciano, insomma), Via Ostiense 106, ex Sede ACEA e Musei Capitolini (Metro B, Garbatella). Volete sapere cosa? Leggete qui, dal blog del club di Stan e Babe: fra gli ospiti, Giancarlo Governi, Giandomenico Curi, Stefano Cacciagrano (che parlerà del Sordi in tv), Lino Patruno, dirige la giornata Enzopio Pignatiello, infaticabile organizzatore, ma sopratutto appassionato. Insieme, abbiamo realizzato un libro (che sarà gratuitamente distribuito ai presenti) che oltre a raccogliere una filmografia completa di Sordi e note biografiche, è di fatto il catalogo della Mostra di Caricature (accidenti, bellissime) fatte dal mio amico Luca "Liuk" Mauli, direttamente da Bologna. Prendete le ferie, licenziatevi, chiamate la baby-sitter, che ve siete messi in testa ahò?

venerdì 5 aprile 2013

Nino Taranto e l'imbroglione scozzese che parlava come Ollio

Il titolo del post di oggi - un altro rigo e avrei potuto competere con quelli spaventosamente lunghi di Lina Wertmüller - è bizzarro quanto la chicca che sono andato oggi a recuperare (grazie ad una vecchia registrazione recuperata grazie ad un amico che ha voluto rimanere anonimo), un estratto di un film oggi pressoché dimenticato e neanche recuperato per l'homevideo digitale, E' arrivato l'accordatore (1952), una delle tante farse che si giravano negli anni Cinquanta, questa diretta da Duilio Coletti, altro nome finito nel dimenticatoio, esperto sopratutto di drammoni come andavano di moda, e interpretata da Nino Taranto. Non è, sia chiaro, un capolavoro da riscoprire, tutt'altro, era uno di quei filmetti senza infamia e senza lode, ma che merita una citazione particolare per la presenza di Alberto Sordi, all'epoca ancora in attesa di esplodere nel cinema italiano con film come I vitelloni e Un giorno in pretura, ma utilizzato come macchietta comica, troppo e spesso sopra le righe. In questo film, è l'avvocato Adolfo ed è per l'ennesima volta il petulante antipatico ripreso dal film precedente Mamma mia che impressione (1951). Taranto è un poveraccio scambiato per un accordatore di pianoforti presso una famiglia ricca proprietari di una lussuosa villa, a sua insaputa invitato al pranzo di fidanzamento fra la figlia della padrona di casa e il suo fidanzato, Sordi, appunto, perché senza di lui sarebbero tredici a tavola. Fra i contrattempi cui Taranto inciampa per tutto il film, c'è anche un travestimento di Sordi per convincerlo ad aver sbagliato villa. Taranto si ritrova così un conte scozzese con tanto di kilt e un buffo accento italo-americano, per Albertone una facile caratterizzazione bislacca (mai più ripetuta in futuro): la chicca è questa, perché rifà praticamente la voce che dava al comico Oliver Hardy, cui fu doppiatore per molti anni in coppia con Mauro Zambuto. All'epoca, nel '52, Sordi aveva abbandonato il doppiaggio di Stanlio e Ollio sia perché era ormai assorbito dall'attività cinematografica sia perché i due comici americani si erano ormai ritirati dal set, tanto che Sordi e Zambuto doppiarono il loro ultimo film, Atollo K, come omaggio a due straordinari clown di cui furono le voci italiane per così tanto tempo da sentirli davvero due vecchi amici.

martedì 13 dicembre 2011

Addio a Mauro Zambuto

Come le vecchie glorie dello spettacolo che non danno più notizie di sé, per quanto lui non ne ha mai fatto parte davvero nonostante una parentesi in gioventù, ecco che la notizia della sua scomparsa arriva in ritardo e in quasi assoluto silenzio, se non fosse per un suo amico che ha voluto annunciare la triste notizia nella pagina di facebook a lui dedicata, di nome Mace Perlman. Mauro Zambuto, voce italiana di Stan Laurel, è deceduto il 1 settembre scorso all’età di 93 anni, nella sua casa di Sarasota, Florida, rispondendo così alla domanda che molti fan si erano posti specie dopo l’esclusiva intervista che aveva concesso, nel 2000, ad Antonio Costa Barbé, con il quale aveva rievocato la sua carriera di doppiatore, già raccontata da Giancarlo Governi nel suo “Due teste senza cervello”, datato 1985. E’ una triste notizia davvero, soprattutto per aver scoperto solo oggi dov’era finito – è il caso di dirlo – subito dopo la morte della moglie avvenuta diversi anni fa e al seguito del quale si era trasferito senza dare più notizie di sé. Di sicuro Zambuto ha avuto una vita molto interessante: figlio del regista e attore Gero Zambuto (colui che firmò il primo film di Totò, “Fermo con le mani”), Mauro, nato a Torino nel 1918, venne notato da alcuni dirigenti della Paramount per la sua dimestichezza con la lingua inglese e, giovanissimo, cominciò a prestare la voce a Mickey Rooney. E’ alla fine del 1933 che viene scelto come voce di Stan Laurel, che all’epoca stava spopolando in Italia con il film “Fra Diavolo”. Lucido era il ricordo di quando si decise di doppiare Stanlio e Ollio con quell’accento esotico, che tanto era piaciuto, nonostante fosse un errore di pronuncia da parte dei due attori, quando girarono i due film in lingua italiana (escamotage ai tempi quando il doppiaggio non era stato ancora inventato), “Ladroni” (NIGHT OWLS, 1930) e “Muraglie” (PARDON US, 1931).
Zambuto riprese la voce di Stanlio, affidata in seguito a Derek Fortrose Allen, che faceva coppia con Paolo Canali, il quale fece coppia col successore di Allen, tale Carlo Cassola, quando nel 1938 la situazione internazionale era incandescente. Le leggi razziali imposero muri ai confini e la famosa e triste legge del “Monopolio”, che controllava l’importazione di film esteri a sfavore del cinema di Hollywood (tasse del doppiaggio altissime e…conseguente boicottaggio del cinema americano), lasciò che alcuni titoli della MGM entrassero nelle nostre sale mentre era in corso un importante riorganizzazione. La Metro bloccò l’importazione nel 1939, ma giusto in tempo per trovare due nuovi voci di Stanlio e Ollio, perché Cassola e Canali hanno preferito tornare ai loro studi universitari. Zambuto viene richiamato per fare coppia con un giovanissimo Alberto Sordi, classe 1920 e aspirante attore. Non si hanno fonti certe con quale film iniziarono, ma Sordi sfruttò il successo della voce debuttando nell’avanspettacolo. Un successo che riesplose, dopo diversi anni senza Crick e Crock nelle sale italiane, con “I diavoli volanti” (1939), film americano che entra in Italia perché, essendo prodotto da un indipendente della RKO, è acquistato dalla Europa Films, società con a capo Vittorio Mussolini. Sordi e Zambuto doppiano il film alla fine del 1941, e Alberto aggiunge un tocco personale doppiando la canzone “A zonzo” che viene modificata apposta per il film. Oggi chi è che non ricorda quella canzone, alla fine?
Quando il blocco ministeriale cade con la fine della guerra, una valanga di film americani, tra cui i nostri Stanlio e Ollio, invadono le sale italiane. Dal 1946 al 1951, anno del loro ultimo film, “Atollo K”, Sordi e Zambuto prestano le voci senza fermarsi, lo stesso professore aveva ricordato a Barbé che il doppiaggio del film “Noi siamo le colonne” (1940) era stato fatto in 24 ore consecutive! (ed esiste persino un breve filmato promozionale dove i due, giovanissimi, doppiano in diretta Laurel e Hardy). Finita l’era della coppia, e continuando ognuno la propria carriera, Alberto Sordi e Mauro Zambuto lasciano il doppiaggio di Stanlio e Ollio. La carriera di Sordi la conosciamo tutti. Per sapere quella di Zambuto, devo ricorrere a wikipedia:

“Nel 1952 si trasferì negli Stati Uniti, dove ricoprì la carica di vice presidente della società Italian Film Export, costituita per doppiare in inglese i film italiani esportati negli USA e successivamente lavorò presso gli studi della Paramount ad Hollywood. Nel 1962 decise di ritirarsi dal mondo del cinema per dedicarsi alla ricerca scientifica ed all'insegnamento, accettando l'incarico di docente di ingegneria elettronica e dei computer presso il New Jersey Institute of Technology, di cui divenne professore emerito”.


La sua natura enciclopedica era ricordata dal divertito Sordi che rievocava Zambuto soffermarsi al leggio, durante le loro sedute di doppiaggio. “Che stai a fa’”, gli chiedeva, e lui, “Mah, sto facendo una traduzione in arabo!”, al che Sordi ridendo gli dava un colpetto, “Mi prendi in giro, o mi vuoi umiliare?”. No no, lui la stava facendo davvero in arabo. Ingegnere elettronico, fu un pioniere della televisione a colori.
Quando nel 1984 Giancarlo Governi lo andò a trovare all’università, egli chiese la gentilezza di evitare di chiedergli di fare la voce di Stanlio, ma Governi non resistette e alla fine Zambuto fece un pezzo dal “Fra Diavolo”, dove Stanlio è costretto dal bandito ad impiccare Ollio. Con perfetta memoria e timbro quasi uguale (l’età passa per tutti), Zambuto riprese l’anello in un momento davvero emozionante. Non a caso, le voci di Sordi e Zambuto per Stanlio e Ollio sono state definite dai fan stessi della coppia le migliori mai avute, per bravura e voce stessa. Erano perfetti. Se dall’originale il risultato è opposto (Stan non aveva la voce piagnucolosa e il timbro in falsetto, Oliver non era un basso, ma un tenore), le voci si calavano perfettamente. Il professor Zambuto, forse spinto dalla nostalgia che Governi provocò con la sua bellissima intervista, nel 1987 andò a trovare il suo vecchio compagno di doppiaggio, piombando in mezzo alla conferenza stampa di News York dove Alberto Sordi presenziava ad una rassegna sui suoi film. L’incontro, documentato dalle telecamere, è davvero divertente, con Sordi sorpreso di vederlo ma subito pronto per rievocare le voci. “Se torni sulla terra procurarti di tornare meno stupìdo di questo momento”, e Zambuto, “Io non posso non essere stupìdo”, e giù risate del pubblico accorso. Il doppiaggio proverbiale di Stanlio e Ollio, perfezionato dal grande Sordi in coppia con il professor Zambuto, è una delle testimonianze più preziose, e divertenti, che il doppiaggio italiano ci ha regalato, ai posteri, per le risate e per le nostre orecchie.