giovedì 29 gennaio 2026

Stanlio e Ollio eroi del circo

Uno degli aspetti meno affrontati nella biografia di Stan Laurel e Oliver Hardy riguarda i collegamenti con il mondo circense che, seppur indirettamente, li hanno interessati. Provo qui a riepilogarli partendo da un’informazione di cui non avevo finora trovato traccia, e che ho rinvenuto in un bellissimo libro dedicato a Buster Keaton. A pagina 368 di Camera Man. Buster Keaton, the Dawn of Cinema, and the Invention of the Twentieth Century, scritto da Dana Stevens e pubblicato nel 2023, si legge che Jérôme Medrano, impresario circense che aveva ereditato il celebre circo Medrano dal padre, nel 1939 volò a Hollywood con l’intenzione di scritturare alcuni famosi comici dello schermo per esibirli in Europa. Fra questi figuravano Zeppo Marx, che aveva già lasciato la carriera d’attore per dedicarsi all’attività d’impresario dei fratelli Groucho, Harpo e Chico, e Laurel e Hardy.

Stevens scrive chiaramente che Stan e Oliver furono effettivamente scritturati per apparire come ospiti per una stagione. Anche se non esistono tracce documentarie che lo confermino in modo definitivo, in quel periodo i due comici erano realmente liberi da impegni cinematografici, poiché prossimi a lasciare Hal Roach alla ricerca di un nuovo contratto e, nel frattempo, stavano debuttando con una loro rivista teatrale. Tuttavia, a causa dell’imminente scoppio della Seconda guerra mondiale e delle crescenti tensioni con l’Europa, Medrano, pur avendo ottenuto l’interesse di Laurel, non riuscì a concludere alcun accordo. Fu invece Buster Keaton, nel 1947, a essere ingaggiato al Medrano per una stagione, proponendo alcuni sketch mimici condivisi con gli altri clown del circo, in quello che sarebbe stato uno degli ultimi grandi trionfi della sua carriera.

L’interesse di Medrano per le figure di Stanlio e Ollio non era affatto casuale. Le origini della coppia affondavano infatti nella tradizione della Commedia dell’arte, nella struttura classica del Clown Bianco e dell’Augusto – la spalla e il comico – e soprattutto nella maschera di Zanni, il servo che assisteva i padroni come il Magnifico, più noto come Pantalone, da cui sarebbero nati i servi sciocchi quali Arlecchino e Pulcinella. Nel bellissimo film documentario I clowns, girato nel 1970 da Federico Fellini per la RAI, compare una splendida scena in cui Tristan Rémy, il più importante storico del circo e dei clown, discute animatamente con alcuni celebri “augusti” sul loro ruolo all’interno della coppia. La conversazione si accende quando Rémy mette in dubbio che l’Augusto possa far ridere quanto – se non più – del Clown bianco (o Toni, se preferite), senza però giungere a una conclusione definitiva.

Grock e Antonet

Le difficoltà nel reperire testimonianze storiche sui clown, soprattutto visive – nonostante le rare eccezioni rappresentate da alcuni film muti girati direttamente da loro – costringono quindi a basarsi su ipotesi e racconti tramandati da vecchi pagliacci che, già nel 1970, erano avanti con l’età e dotati di una memoria non sempre affidabile. Eppure, come osservò Jacques Tati, da sempre affascinato dal mondo circense, i primi comici dello schermo a ribaltare il tradizionale rapporto tra comico e spalla furono proprio Stanlio e Ollio, entrambi comici e capaci, a turno, di sostenersi l’un l’altro.

Nel libro dedicato al film di Fellini si legge inoltre una nota curiosa, raramente riportata altrove: il primo nomignolo con cui Laurel e Hardy vennero battezzati in Italia, Crick e Crock (talvolta trascritto erroneamente negli annunci pubblicitari come Krik e Krok), fu scelto per aderire alla tradizione dei nomi buffi delle coppie di clown dell’epoca. In particolare, il riferimento principale sembra essere la coppia «Brick e Brock», formata agli inizi del Novecento da Marius Galante, clown marsigliese, e da un partner sconosciuto noto con il nome d’arte di Brock. Nel 1903 Galante sostituì il suo Augusto con Adrien Wettach, clown svizzero destinato a creare di lì a poco il celebre personaggio di Grock, con il quale sarebbe diventato noto in tutto il mondo come “il più grande clown di tutti i tempi”. I due formarono per diversi anni la coppia “Brick e Grock”, ma nonostante il successo si separarono per divergenze artistiche. Grock proseguì la propria carriera accanto all’italiano Umberto “Antonet” Guillaume, clown bianco del Cirque de Paris, fino ai primi anni Dieci, quando le sue ambizioni di passare dal ruolo di Augusto a quello di Clown Bianco posero fine anche a questa collaborazione (la storia dei clown è assai più vasta di quanto si creda: Antonet era fratello di Ferdinando, uno dei primi comici del cinema muto, noto con i nomi d’arte di Tontolini e Polidor).

Con ogni probabilità furono dunque i nomi eccentrici dei clown a ispirare i distributori italiani del 1930-31 nel lanciare Laurel e Hardy come comici della nuova stagione cinematografica. La denominazione resistette fino al 1933, quando con The Devil’s Brother divenne naturale adottare i nomi di “Stanlio e Ollio”, italianizzazione dei loro veri nomi, legata all’ambientazione italiana del film. Eppure Crick e Crock continuarono a comparire nei bizzarri manifesti dell’epoca, rimanendo impressi nella memoria degli spettatori più anziani.

con Rivel, 1947

Infine, come noto, Stan Laurel e Oliver Hardy ambientarono un solo cortometraggio nel mondo del circo, The Chimp (1932), nel quale non interpretavano dei clown in senso stretto, bensì due inservienti che mandavano in rovina il circo con un colpo di cannone, riuscendo paradossalmente a far ridere più degli stessi pagliacci. Stan e Oliver erano, del resto, apertamente ammirati dai clown. Fra i loro amici figurava lo spagnolo Charles Rivel, uno dei più celebri del secolo scorso, noto per un numero in cui imitava il vagabondo di Charlie Chaplin sulle piste dei circhi. Rivel arrivò persino a vantarsi di aver sconfitto Chaplin stesso in un concorso tra sosia, e dovette affrontare un’azione legale per plagio intentata dalla United Artists. Nel novembre del 1947, durante l’ingaggio al Lido di Parigi, Laurel e Hardy conobbero Rivel nel backstage; per l’occasione venne scattata una fotografia che il clown spagnolo conserverà fra i ricordi più cari.

Alla fine, Laurel e Hardy, come Chaplin e Keaton, seguirono l’evoluzione dello spettacolo comico che dal circo si era spostato nei varietà inglesi e americani, trovando nella pellicola una forma di conservazione eterna. Molti altri volti e nomi, invece, che sotto i tendoni – o per le strade – di tutto il mondo avevano sfidato il pubblico con i lazzi e i colpi dello slapstick, quella comicità violentemente fisica che affonda le sue radici nella Commedia dell’arte, sono svaniti nel buio di uno spettacolo che, prima o poi, finisce per tutti.