lunedì 25 febbraio 2013

Alberto Sordi, il "mostro" che era in noi

Quella mattina andai davanti alla sua villa, trovando giornalisti e telecamere, ma anche tanta gente comune, i suoi fan, posavano un fiore e andavano via con gli occhi rossi. Vidi il via vai di personaggi, notai Pietro Garinei, Enrico Vanzina, Emi De Sica, le suore del convento di fronte casa sua, e la sorella Aurelia, che vidi per la prima volta. Notai la sua incredibile somiglianza. Quel giorno, quella mattina del 25 febbraio 2003, andai a nome di tutti i Figli del deserto, in ricordo della sua attività di doppiatore di Oliver Hardy, ed ero commosso, c'era gente che piangeva e sfuggiva, mi è rimasto impresso, alle domande dei giornalisti invadenti. Sordi, sembrava immortale, eppure non c'era più; e i romani quella mattinata se la ricordano bene.
Sembrava aver perso un vecchio amico, uno di quelli che ti facevano ridere con un certo cinismo, schietto e un pò acciaccato dall'età, ma, nei momenti dello scherzo, scattava una lucidità di un ragazzino, correggendo l'idea che sì, è rincoglionito, ma quando torna al suo mestiere ti sembra di rivederlo indietro nel tempo, al bianco e nero, agile e dai tempi comici modernissimi, veloci. Anzi, direi unico, perché Sordi è stato l'archetipo di una comicità amara, profondamente proletaria, indossata ad una serie di personaggi cialtroni, cattivi, petulanti e scemi se vogliamo, ma, spogliati della loro negatività, rimane l'italiano medio che lui ha perfettamente raccontato. Ha portato il pubblico dalla sua parte, quella cattiva e viziosa, insomma Alberto Sordi è amato per i suoi personaggi negativi, e in questo, cito Monicelli, è stato davvero unico. 
E' stato il padre della commedia all'italiana, anzitutto. Dal suo successo si sono aperte le porte agli altri cavalli matti che scalciavano dalle accademie o dalle strade per raccontare, a loro modo, l'italiano, nomi che fanno paura dal talento, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, ne cito tre quando poi ce ne sono tanti altri, fra attori e registi ed autori, in quel condominio di amici che si sono fatti un mazzo così per sfondare e hanno raccontato uno spaccato del nostro paese con l'occhio critico di un mostro umano fatto di tante persone (Risi, Monicelli, Scola, Comencini, Zampa), intelligenti e dalla creatività comica impressionante. Erano tutti così bravi, anticiparono un sacco di cose, basta vedersi oggi un film di Risi o di Scola, c'era tutto quello che voglio sapere. Certo, alla lunga il riso divenne riscaldato, disimpegnato, eppure su tutti primeggiavano gli attori, i volti oltre le possibilità di un progetto. Sordi si fece il mazzo più grosso, e vinse, grazie alla sua tenacia, durata una decina di anni: prima il doppiaggio, poi l'avanspettacolo, la radio, le prime parti al cinema, tante, i clamorosi flop, la vincita con Federico Fellini, e poi via, con esplosione del personaggio. Ma che carriera è stata, quella di Sordi? Ha girato moltissimi film, una cinquantina possiamo metterli nella nostra cineteca, una ventina possono tranquillamente definirsi capolavori del cinema italiano - e non solo. Quanti attori possono paragonarsi a lui?
Il ricordo di un attore come Alberto Sordi non può limitarsi in poche righe, servirebbero tante parole che probabilmente cadrebbero nel vuoto, possono spiegarci la tecnica, la sua storia, ma il ricordo, francamente, penso sia solamente personale e non per forza bisogna spiegarlo, Alberto Sordi è un ricordo vivissimo di ogni spettatore. Ognuno ha il suo momento, il suo film preferito, la sua risata, e anche, per i fortunati che hanno avuto la possibilità, il ricordo del suo incontro. E' entrato così fitto nell'immaginario collettivo che ha raggiunto, a dieci anni dalla morte, il mito di monumento nazionale. Già in vita era Albertone, entrava negli studi televisivi come se volesse abbracciare tutto il pubblico, un atteggiamento da Papa che veniva deriso, con rispetto, dai suoi famosi colleghi, faceva ridere con un gesto, una sua reazione, lo straordinario attore che tutti ricordano era, penso, uno dei maggiori comici del novecento. 
Personalmente, ho sempre pensato, con tutto il rispetto e l'amore che ho serbato nei suoi confronti, per me attore grandissimo, che Sordi sia stato anche un "nemico di se stesso, vittima della sua megalomania è affondato, infatti, negli ultimi venti anni in un'apologia della grettezza borghese che ha toccato punte estreme di tartufesca ipocrisia o, peggio ancora, di incosciente buona fede, senza sprezzo del ridicolo" (Alberto Pergolari). Pensiero non condivisibile, so già, ma condizionato dagli ultimi film che fece, una serie di terrificanti soggetti, noiosi e mal diretti. 
Quindi il Sordi che a me piace è nella filmografia in bianco e nero, anzi finisco qui di scrivere. Posso però suggerire i film che dovrebbero essere visti almeno una volta, nella vita. Per qualcuno potrebbe trattarsi di una felice scoperta, perché di Sordi si ricordano sempre gli stessi film - e molti concordano che l'ultimo grande ruolo fu quello de Il Marchese del grillo, 1981 - e si dimenticano ingiustamente alcuni ruoli. Per esempio, vedetevi il suo ruolo di Fortunella (1958), recuperate Il segno di venere (1955), studiate il sottovalutatissimo Il boom (1963), gioite con Il Vigile (1960), Il conte Max (1957), La mia signora (1964), la sua particina ne Il medico e lo stregone (1957), Un giorno in pretura (1953), Accadde al commissariato (1954), Gastone (1960), i suoi ruoli cattivissimi come Piccola Posta (1955) e Arrivano i dollari (1957), e ovviamente Il Marito (1958), Crimen (1960).. E poi giù a cascata i suoi ruoli più grandi, da Un'eroe dei nostri tempi a La grande guerra, a Una vita difficile a Tutti a casa, da Il commissario a Mafioso, da Il maestro di Vigevano a Il medico della mutua, fino ai ruoli chiave degli anni Settanta, come Detenuto in attesa di giudizio (1971), Lo scopone scientifico (1972), Un borghese piccolo piccolo (1977). Gioielli anche alcuni episodi, come quelli girati per I nuovi mostri (1977), e alcune particine in film corali, su tutti credo che il più bello fu Nell'anno del Signore, del 1969, dove faceva il frate che tentava di confessare i due carbonari. "Chi so io? E che te frega de sapé chi so io?".
Il mio film preferito, però, non riguarda solamente lui, ma tutto un gruppo di attori. I Vitelloni, girato da Fellini nel 1953, fu quello che catturò il Sordi pronto per la maturazione. Semplicemente, sublime. Con quella maschera indimenticabile.

1 commento:

  1. E non scordiamoci "Bello onesto emigrato australia sposerebbe compaesana illibata" o il succube marito della valeri ne "Il Vedovo", insomma, Alberto ne ha fatti veramente tanti di film e in ognuno di essi c'è un'italiano diverso. Uno di noi.

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