mercoledì 25 luglio 2012

Li chiamavano Bud Spencer e Terence Hill

Ecco due nomi entrati nella memoria collettiva, due Leggende tra gli attori italiani più famosi al mondo. Potremo raccontare alle future generazioni che li chiamavano Bud Spencer e Terence Hill, citando uno dei loro film più famosi e riusciti, con i pugni allucinanti di Bud e la slitta di Terence (idea che viene dritta da un film comico macchiato di western, I fanciulli del West, con Stanlio e Ollio), ma la leggenda racconta cose diverse. 
La mano sinistra del Diavolo si chiamava Bambino, quella destra si chiamava Trinità, arrivarono nel panorama italiano quando il western stava subendo una fase calante, fra troppi titoli in uscita che si mescolavano fra decine di sparatorie di serie C, incontri improbabili, troppi Zorro, troppe parodie francociccio, nel momento che servivano due personaggi originali nel preciso istante che un valido regista come Giuseppe Colizzi, autore di Dio perdona, io no, tornò da un personale giro nei maggiori cinema del paese, alla fine del quale disse "Non so perché ma quando sono nella stessa inquadratura, si respira un'aria diversa, divertita, la gente si diverte maggiormente, insomma non so perché, ma li metto insieme". E con I quattro dell'Ave Maria, 1968, Colizzi avviò ufficialmente un duo molto singolare, formato come nella tradizione di unioni fortuite e occasionali, due persone che non erano destinate ad incontrarsi e che, sopratutto, non sembravano destinati neanche a diventare due star del western prima, e poi be', sapete cosa diventarono in seguito Bud Spencer e Terence Hill. Due pseudonimi americani come andava di moda all'epoca in Italia, quando in realtà uno è di Napoli e si chiama Carlo Pedersoli e l'altro è mezzo veneziano e mezzo tedesco, e si chiama Mario Girotti. In questi giorni di afoso luglio, ricorrono i primi ciak del loro primo film girato insieme, Dio perdona, io no, appunto, risalenti ben quarantacinque anni fa, e stimolato da questo anniversario ho rivisto gran parte dei loro film, appuntandomi un paio di quesiti e ridendo di gusto, certo risate grasse e infantili, ma genuine, insomma senza tanti gne gne. 
Quesiti appuntati? Beh, la loro formula che si è imposta credo automaticamente essendo così diversi fisicamente, uno enorme scorbutico e barbuto, l'altro sbarbato, occhi azzurri e atletico, è stata quella del gigante non proprio buono che ha una mosca rompipalle sempre sorridente che lo infila in un sacco di guai, non ha cambiato di una virgola nei sedici film girati dal 1967 al 1994 (tra molti intervalli solitari), eppure ancora oggi nei passaggi televisivi ottengono dignitosi ascolti, i loro DVD sono venduti ovunque, ci sono i fan che sanno a memoria battute, volti (quanti valorosi stuntman hanno lavorato con loro!) e battute, insomma questi film che hanno mescolato cazzotti e risse molto vicine ai ritmi delle comiche mute classiche, buoni sentimenti, donnine sorridenti, umorismo a volte rozzo a volte a livello parrocchiale, fanno ancora ridere. Alcuni sono invecchiati male, vero, ma altri, cito i primi due Trinità, Più forte ragazzi! (1972), Altrimenti ci arrabbiamo (1974), Due superpiedi quasi piatti (1977), Pari e Dispari (1978), non fanno polvere e in una serata di relax ci stanno benissimo. Il quesito è perché, e semmai bisogna trovarci una risposta azzardo che Spencer e Hill, anche nei film girati da soli (ma bisognerebbe dire quelli di Spencer, più riusciti rispetto al suo partner, che ancora si deve far perdonare Don Camillo, Poliziotto superpiù, Mister Miliardo..), sono stati due tra i personaggi più onesti e simpatici meglio sfornati dal cinema italiano negli ultimi anni, comici da fumetto, forse maschere, che difficilmente si rimpiazzano perché sono due volti così immediatamente familiari da rendere lo spettatore pienamente partecipe delle loro avventure, a volte troppo zuccherose (l'Africa sorridente dove nessuno muore di fame, Io sto con gli ippopotami, 1979), o troppo sceme anche se sghignazzanti (Chi trova un amico trova un tesoro, 1981), ma comunque ripeto godibili [Fondamentale contributo furono le frizzanti e divertenti musiche dei loro film, spesso composte dai fratelli Guido e Maurizio De Angelis (Oliver Onions, la Dune Buggy è loro), senza dimenticare Carlo Rustichelli, Franco Micalizzi].
Il loro successo è stato praticamente un botto al botteghino. E' stato con i loro incassi che ci si interrogò spesso se i compensi dati agli attori fossero giusti, ma Spencer e Hill rimasero in cima alle classifiche per tutti gli anni Settanta, guadagnando (si vociferava), un miliardo di lire a film, diviso due (se giravano da soli, seicento milioni e andiamo a casa..), cifre pazzesche ancora oggi imbattute salvo eccezioni. Il pubblico impazzì. Si racconta che durante una proiezione in Svezia di uno dei Trinità, Spencer e Hill assistettero ad una scena curiosa, un attacco di riso isterico da parte di una spettatrice, talmente forte che dovettero chiamare una ambulanza..
Eppure non dovevano neanche incontrarsi: Pedersoli, ex campione sportivo nella nazionale di nuoto, partecipò a qualche film senza interesse, compreso Annibale (1959) dove compare, senza incontrarlo, un giovane Mario Girotti, già attore da ragazzino, e quando si arrivò alla metà degli anni Sessanta lui era in Germania a girare dei film western mentre Pedersoli non ancora Bud va in Sud America, fa cento mestieri, torna in Italia, scrive canzoni, sposa la figlia del produttore Giuseppe Amato, diventa persino produttore di qualche documentario prodotto dalla RAI finché eccoci al 1967 dove Colizzi ha questo copione, Il gatto, il cane e la volpe, western un po'  leggero che non aveva attori, al momento. Colizzi telefona a casa Pedersoli, chiede alla moglie se il marito è ancora grosso e se è disponibile per il suo film. Carlo vorrebbe accettare per quattro milioni di lire, giusto quanto gli serve per pagare delle cambiali, ma Colizzi rifiuta, i soldi sono pochi, ma alla fine deve accettare: non ha trovato nessuno grosso come lui. E gli fa cambiare nome: Spencer Tracy e la birra Bud, due passioni di Carlo, suggeriscono il nuovo Bud Spencer. Girotti non ancora Hill viene contattato perché aveva con Colizzi un amico in comune, Mauro Bolognini, il quale gli propose il giovane Mario semplicemente perché, "Se ti serve uno con gli occhi azzurri, hai lui, assomiglia a Franco Nero", ma Colizzi non è convinto, finché arriva a chiamarlo costretto al forfait improvviso dell'attore scelto, che si infortuna perché litiga con la fidanzata. Assunto Girotti, su suggerimento del suo agente cambia nome e viene scelto Terence Hill (perché suonava bene..).
Il rapporto di coppia, proprio come cane e gatto, non è neanche tanto lontano dalle coppie tradizionali, specie Stanlio e Ollio, che oltre ad essere citati nei loro film (la gag del pistacchio di Pari e dispari, per esempio) avevano in comune con Spencer e Hill un certo ritmo delle gag, attenzione non nelle scazzottate, ma sulla reazione di Spencer, che sembra sul punto di esplodere, c'è molto Oliver Hardy, mentre se Terence non ha la testa vuota come Stan Laurel, ha quei momenti di puro candore, specie quando spiega un piano al compare, stravolgendo l'idea originale con frasi senza senso. Sceneggiatori e registi, specie E.B. Clucher, uno dei più prolifici, tengono fede a questo modello buttando il western serio nella farsa pura. Man mano che il loro successo aumentava, però, le idee sono calate (anche se certe autocitazioni sono divertenti, vedi l'inizio di Due Superpiedi quasi piatti, è lo stesso di Continuavano a chiamarlo Trinità), e cominciarono a diventare pesantemente ripetitivi, gli incassi calarono e con Miami Supercops (1985) il ciclo si chiuse, con una eccezione nel 1994 con Botte di Natale, simpatico ma anacronistico e diciamolo un po' noioso. A parte gli ultimi fuochi, la coppia Spencer e Hill è stata tutt'altro una meteora, merito anche del successo avuto da soli (e curiosamente mentre fu Spencer ad avere maggior successo da solo, oggi è Terence Hill con Don Matteo a godersi gli applausi) e da un segreto di alchimia di coppia forse azzeccato da Ermanno Olmi, "padrino" del loro premio David di Donatello alla carriera nel 2010, ai quali disse di essersi convinto che il cinema non deve essere diviso fra qualità e consumo, due nomi sciocchi e presuntuosi, classificato con asterischi e palline, e giunto all'età del buon senso, si rese conto che a salvar il mondo non è solo la cultura e la bellezza ma anche la gioia, come condivisione di sentimenti di pace, perché una bella risata è anch'essa a pieno titolo opera d'arte, e Bud Spencer e Terence Hill rimarranno nella storia di un cinema di qualità senza asterischi.

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