Oggi sono 131 anni dalla nascita Stan Laurel, un uomo fortunato in grado di capire che era nato per far ridere la gente. Inglese soprattutto di spirito, a volte surreale, clownesco e satirico. Quando nel 1921, cento anni fa, conobbe Oliver Hardy, un tipo che si divertiva a fare il villain nelle comiche, non scattò la scintilla. Era solo un film. Poi nel ‘25 entrambi si ritrovarono negli studi di Hal Roach, lui regista e l’altro attore: era inevitabile che lavorassero insieme e scoprirono un certo feeling. Due anni dopo il regista tornò attore e il caso volle… di far coppia con l’altro. Lui e l’altro diventarono coppia fissa nel 1927: esplosero in tutto il mondo per vent’anni successivi. Ancora oggi sono considerati maestri della comicità, al pari di altri geni come Chaplin o Keaton, ma con una marcia in più: sapevano far ridere in modo genuino, senza far pesare la tecnica e il linguaggio cinematografico, per inteso non da intendere come un difetto, ma Stanlio e Ollio hanno liberato la risata più spontanea. Avevano tempi comici molto particolari, legando le gag a pause più lente del solito con i loro manierismi da cartone animato, come le loro reazioni mimiche, la grattata di testa, lo sguardo in camera, i modi pomposi di Ollio e la mancanza di coordinazione dell'assente Stanlio e così via. Ho scritto che è stato fortunato, ma le vere ossa Stan se l'era fatte sul palcoscenico e poi nel cinema muto da solo, alla ricerca di una identità per finire a fianco di un attore che sapeva il fatto suo e aveva una faccia che sembrava un fumetto. Era il partner perfetto di un comico come Stan: del resto di Oliver Hardy si è scritto che aveva il gesto sconsolato del grande clown. Laurel aveva la comicità come stile di vita, preferiva vedere il lato buffo di ogni cosa che perdere tempo alle feste di Hollywood. Lui e Ollie erano così genuini che rimasero sorpresi fino alla fine del successo mondiale che avevano ottenuto, e nonostante il disprezzo della critica e la freddezza del mondo del cinema nei loro confronti, sono rimasti al servizio dello spettatore finché l'età lo ha permesso. Il rapporto fra Stan e Ollie, anzi Babe come veniva chiamato nella vita reale, è stato uno dei più sinceri e commoventi della storia del cinema. Leale, di profonda intesa, la amicizia fra i due era basata su un profondo rispetto per i ruoli che si erano imposti con naturalezza: Stan pensava ai film, Babe contribuiva come attore e a loro andava bene così. Hardy si godeva la vita, lavorava duro e quindi quando finivano le riprese giornaliere correva sui campi di golf. Quando Babe lasciò questo mondo, per Stan significò il ritiro dalle scene. Trovò conforto scrivendo gag come passatempo e allenamento della sua mente comica, instancabile, pronta per far ricordare al pubblico quanto sono stati grandi quei due signori oltreoceano.
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mercoledì 16 giugno 2021
lunedì 29 luglio 2019
Pellegrinaggio a Ulverston, città di Stanlio
Un sogno diventato
realtà: la scorsa settimana ho visitato Ulverston.
Sapete dove
sta Ulverston? A Nord dell’Inghilterra, nella regione della Cumbria, ci
arrivate con due ore di viaggio dall’aeroporto di Manchester con un treno della
linea Northern. Da casa mia, sono in linea d’aria oltre 2000 km di distanza.
Abbiamo fatto tutta questa strada – con qualche disavventura – per sentire
l’atmosfera e lo spirito di una città piccola, definiamola anche di “campagna”,
che è famosa in tutto il mondo per il loro concittadino più celebre: Stan
Laurel. Quando non aveva ancora questo nome d’arte, si chiamava Arthur
Stanley Jefferson e a Ulverston vide la luce il 16 giugno del 1890. Laurel, lo
conoscete, era il magro della coppia Laurel e Hardy, Stanlio e Ollio, e sono
giunto alla conclusione che ogni loro fan almeno una volta nella vita deve fare
questa esperienza.
Ulverston è in
realtà una città che si visita in due giorni, tanto è piccola (11,000 abitanti)
e con poche cose da offrire, nonostante abbiamo scoperto essere una meta fra le
preferite dagli inglesi di città: perché c’è aria buona, quiete assoluta (a
parte i gabbiani, insistenti e numerosi), cibo buono (ma su questo ho qualcosa
da raccontare) e tanta cortesia, tipica delle campagne inglesi. Girando con
delle magliette con sopra le figure di Stan e Ollie attiravamo facilmente
l’attenzione dei paesani, anche perché la prima vera attrazione è proprio il Laurel and Hardy Museum. La sua storia è curiosa: il concittadino Bill Cubin,
fanatico della coppia (e per due volte sindaco della città), raccolse materiale
per riempire una stanza e tracciare una cronologia dell’infanzia di Stan e
della sua famiglia Jefferson.
Il Museo è
situato all’interno del cinema “Roxy”, a Brogden Street. Basta girare l’angolo
per ritrovarsi a County Rd, dove si trova il Coronation Hall (il municipio): lì
si trova una bellissima statua in bronzo raffigurante Laurel e Hardy, un appuntamento
fisso per le fotografie. Dal vivo, è veramente emozionante: sul marciapiede si
trovano alcune delle battute più famose dei loro film e una manciata dei titoli
più famosi. Tre targhe poste alle loro spalle ricordano il giorno della
inaugurazione, il 19 aprile 2009, in presenza del sindaco della città e del
comico inglese Ken Dodd, e di centinaia di Figli del deserto, i soci del club
dedicato alla coppia.
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| Oliver e Stan affacciati dal balcone del municipio |
È molto importante anche buttare un occhio alla balconata
del municipio: da lì si affacciarono Laurel e Hardy durante la loro trionfale
visita nel maggio del 1947, mentre erano impegnati nel loro tour teatrale in
tutto il Regno Unito. Per Stan fu davvero emozionante tornare nella sua città
natale, e soprattutto visitare la casa dove vide la luce: è ancora in piedi, e
c’è una targa commemorativa della sua nascita. A dire il vero, se non fosse per
le banche e le automobili, Ulverston è rimasta molto simile a com’era nel 1890:
provare per credere, e andate al n.3 di Argyle Street dove si trova la vecchia
casa di Laurel, con gli stessi colori di 130 anni fa. In una lettera che inviò il
27 maggio 1947 ad una sua amica di nome Mary, Stan scrisse:
![]() |
| Stan esce dalla casa dove vide la luce. Ulverston, 1947 |
“È buffo che mi
menzioni Ulverston. Sono tornato proprio oggi da una visita veloce. Sono stato
presentato alla città al Coronation Hall e fuori sul balcone mi hanno dato una
copia del mio certificata di nascita. Poi siamo andati al 3 di Argyle St. –
dove c’è la mia vecchia casa – portandomi dietro nella memoria di molti
ricordi. Abbiamo cenato con tutti gli ufficiali al Golf Club – un momento
meraviglioso – ero emozionato da morire”.
Come ricordava
lo stesso Stan, la sua infanzia a Ulverston durò molto poco, e attorno ai sette anni
la famiglia Jefferson si trasferì a Bishop Auckland per proseguire fra North
Shields e Glasgow, in Scozia. Com’è noto Stan era figlio d’arte, e il padre,
impresario e autore teatrale, lasciò che intraprendesse la difficile carriera d’attore,
dopo averlo visto debuttare all’età di sedici anni in un numero comico a
Glasgow.
Dopo il museo,
la statua e la casa di Stan, rimane da vedere un pub più che un vero monumento,
comunque dedicato alla sua memoria: lo Stan Laurel Inn. Dal nome si capisce che
è anche una pensione con alcune stanze disponibili, oltre che un semplice pub
(il primo nome del locale era proprio Stan Laurel Pub, poi cambiato con la
nuova gestione dal 2007; purtroppo non sono riuscito a trovare informazioni
storiche a riguardo), ovviamente con molte caratteristiche care ai fan della
coppia: ci sono numerose statuine di L&H (alcune provengono dal vecchio
museo, perché durante il trasloco qualcosa si è rotto ed è stato recuperato
apposta), fotografie e caricature, e lo stesso menu ha dei riferimenti a Stan (una
birra si chiama proprio Stan’s Ale, scura e dal sapore particolare). Due cappelli
a bombetta fanno da cornice alla pila di bottiglie dietro il bancone, e alcune
bevande sono intitolate come alcuni film di Laurel e Hardy – ad esempio una birra
chiara si chiama Flying Elephants, come un loro corto del 1927. Fattore non
secondario: si mangia molto bene ed è incredibilmente economico, ma come tutti
i pub in Inghilterra seguono un orario ben diverso dai nostri in Italia (il
lunedì niente cibo!), si serve “food” dalle 12 alle 14 e dalle 18 alle 21, un
orario dove di solito molti locali chiudono (mentre i negozi alle 17:30 sono
tutti chiusi, occhio turisti quando credete di comprare qualcosa dopo le 18,
neanche Tesco vi salverà!). Questo grazioso e accogliente pub si trova al 31 di
The Ellers (a pochi isolati dalla casa di Stan).
In vista del
festival del Buddismo in corso, non siamo riusciti ad alloggiare lì e in altri
hotel in zona, e abbiamo fatto ricorso alla Swarthmoor Hall, una “mansion” del
17esimo secolo immersa nel verde, molto accogliente e dall’incredibile fascino.
Bisogna però mettere in conto una camminata di circa venti minuti per arrivare
al centro della città (praticamente, al centro di tutto), perché si trova fuori
zona e a mezzo miglio dalla stazione ferroviaria. Siamo stati fortunati che il
meteo ci ha graziato e la famosa “pioggerellina” inglese ha fatto capolino solo
un paio di volte.
Oltre alle
mete “laurelhardiane”, Ulverston offre comunque un paio di posti davvero ottimi
per mangiare, e solo girare per la città e perdersi nei vari negozi è molto
bello e rilassante. Mi rendo conto di non aggiungere niente di originale, ma un
po' di relax non guasta mai credo. Ulverston è una città che ha combattuto per
non avere un centro commerciale enorme, e ha vinto per rimanere il posto
quieto, storico che è.
Abbiamo avuto
disavventure con le ferrovie inglesi piuttosto seccanti all’andata, e
certamente ci aspettavamo molte cose più tipiche nel famoso Market Hall (punta
di diamante del turismo della città), o nell’unico book shop aperto, e se
dovessimo trovare un neo al museo di Laurel e Hardy, consiglio di rendere lo
shop più organizzato (va bene trovare magliette, calamite, portachiavi, penne e
bloc-notes con sopra l’immagine di Stan e Ollie, ma mi aspettavo dvd, spille, libri,
gadget e qualche statua!) e lavorare di più sull’illuminazione. Rispetto all’altro
museo esistente dedicato alla coppia, situato nella città natale di Oliver
Hardy, a Harlem (Georgia, USA), qualche punto lo perde. Ma ad avercene posti
così, ovviamente.
domenica 14 gennaio 2018
Ritrovato Stanlio detenuto
Una piacevole notizia che farà gioire molti fan di Laurel e Hardy, e del cinema muto in particolare: dopo che per molti anni era circolata una copia incompleta, sono state ritrovate le scene mancanti di un film girato da Stan Laurel nel 1924, Detained. La scoperta è stata fatta dal Frisian Film Archive di Leeuwarden, Capitale europea della cultura per il 2018, e l’archivio olandese lo ha reso disponibile per intero sul loro canale YouTube.
Questa comica faceva parte di un grosso progetto di digitalizzazione di pellicole al nitrato dove l’archivio Frisian Film è coinvolto, e dopo aver individuato di quale film si trattasse, hanno inviato la “pizza” alla Lobster Films di Parigi per il restauro dalla pellicola in 35MM, con didascalie in olandese. In verità, questo cortometraggio era finito nell’archivio già da molti anni, dal 2007 per essere precisi, quando un collezionista locale di Leeuwarden di nome Dirk Swierstra aveva donato una parte della sua raccolta, come egli stesso ha raccontato proveniente da un laboratorio fotografico della città: questo negozio, appartenente alla famiglia Van Kampen, aveva acquistato decine di film in 35mm con lo scopo di proiettarli al pubblico, ma quando l’attività venne chiusa negli anni Settanta, queste pellicole erano rimaste nel magazzino del negozio. Il caso ha poi voluto che Dirk Swierstra, amico della famiglia Van Kampen, ha donato la collezione di film alla Frisian Film, senza immaginare di trovare un film muto di Stan Laurel, fino ad allora incompleto.
Il film venne girato nel febbraio del 1924, quando Stan Laurel, ancora senza Oliver Hardy, si era messo in affari con un produttore di nome Joe Rock: assieme girarono un ciclo di dodici comiche fra il ’24 e il 1925 intitolato semplicemente “Stan Laurel Comedies” e che ebbe un notevole successo, il massimo raggiunto da Stan solista. Detained, il primo girato di questa serie, è oggi di pubblico dominio, anche perché quando uscì nelle sale non fu registrato al copyright, probabilmente perché si trattava di un film pilota. Le scene che erano andate perdute erano quelle centrali, dove Stanley era alle prese con il tecnico della sedia elettrica,e finisce poi sulla forca, con il collo che con una gag surreale si allunga a dismisura – una tipica gag dello Stan Laurel prima maniera, ma che verrà riutilizzata molti anni dopo nel film di Stanlio e Ollio Way Out West (I fanciulli del west, 1937).
Curiosamente, altre gag ritrovate in questa copia saranno usate da Stan quando farà coppia con Oliver, come nella comica sempre a tema carcerario The Second Hundred Years (I due galeotti, 1927), inclusa la fuga dei due prigionieri che finisce malauguratamente nell’ufficio del direttore del carcere; i più esperti noteranno che erano tematiche che Stan aveva già affrontato, sempre in coppia ma stavolta con Larry Semon (il quasi dimenticato Ridolini), nel film Frauds and Frenzies (Ridolini e Stanlio al bagno penale, 1918), l’unico fra i pochi girati insieme che erano quasi alla pari di una vera coppia comica.
Detained, nella sua interezza, rimane un film bizzarro, con qualche movimento divertente (le guardie che per natale infilano nella calza dei prigionieri un piccone per spaccare le pietre), e a tratti davvero surreale (il tecnico che muore sulla sedia elettrica, e va in cielo strimpellando un’arpa), ma personalmente non ho mai digerito molto lo “Stanlio” prima maniera – rideva eccessivamente, e la sua personalità assomigliava troppo a quella di Chaplin – anche se Detained contiene uno dei primi pianti isterici di Stan, un manierismo che diventerà parte integrante dello “Stanlio” che conosciamo.
Ed ecco il film, nella copia più integrale oggi disponibile.
mercoledì 28 giugno 2017
Il titolo: l'omaggio alle antologie di una volta
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| i titoli di testa, dalla VHS della M&R Film |
Dietro ad un nome di un blog come questo c’è una storia che credo debba essere raccontata. Ai tempi della fondazione, nel 2011, pensai a lungo come intitolarlo ragionando sulla mia cinefilia ed ai miei titoli preferiti: pensai subito a Il dottor Stranamore di Kubrick ma pensai che gli imbecilli l’avrebbero preso per un sito omaggio ad Alberto Castagna, poi stavo mettendo nero su bianco un titolo banalissimo come The Kings of Comedy – mezza citazione del titolo originale del film Re per una notte, di Scorsese – quando mi balzò in mente Il magro, il grasso, il cretino.
Questo titolo trasuda storia del cinema.
Questo titolo trasuda storia del cinema.
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| fotobusta originale |
Era un film di montaggio italiano di comiche con Laurel e Hardy, realizzato nel 1970 dalla Ata Trading Corp e distribuito dalla Rialto Film nello stesso anno. Conteneva almeno due gioielli comici come Helpmates (Tutto in ordine, 1931) e Them Thar Hills (Vita di campagna, 1934), seguiti da The Fixer Uppers (Gelosia, 1935) e Their First Mistake (Una idea geniale, 1932): per l’occasione vennero doppiati dalla ditta S.A.S. con le voci di Franco Latini e Carlo Croccolo nei panni rispettivamente di Stanlio e Ollio. Le antologie dei loro cortometraggi erano state realizzate sin dai primi anni Trenta come espediente per inserire Stan e Oliver nei programmi di prima visione che contenevano i lungometraggi, ottenendo un notevole successo e diffusione dei loro corti più famosi; alcuni titoli sono rimasti anche famosi, come Piano…forte, Lui e l’altro, Non andiamo a lavorare, e poi i vari più generici come Stanlio e Ollio in vacanza, Eroi del circo, Alla riscossa etc.
Quello che scelsi era uno degli ultimi ad uscire nei cinema italiani, per il quale i distributori sfruttarono gli ultimi lampi del genere western all’italiana storpiando i titoli di Sergio Leone: da Il buono, il brutto, e il cattivo, a Per qualche dollaro in più (che diventò, in un’altra antologia laurelhardiana, Per qualche merendina in più). E dire che non era neanche una spiritosaggine così originale: Franco e Ciccio avevano già sfornato i vari Per un pugno nell’occhio (1965), Il Bello, il brutto, il cretino (1967), Ciccio perdona, io no (1968)..
L’unica differenza fondamentale è che manifesti e titolo non c’entravano niente con il contenuto dei film inseriti, senza nulla togliere al genio creativo di Mario Piovano, autore dei disegni di Stanlio e Ollio alle prese con le pistole o con qualche brutto ceffo. Storicamente, L&H incontrarono il genere western solo una volta, con una gustosissima parodia del 1937, Way Out West (noto in Italia come I fanciulli del West o Gli allegri vagabondi), a mia opinione uno dei loro film migliori. Questi continui riferimenti al vecchio west sarebbero piaciuti molto a Stan Laurel, lui che era così appassionato del genere e che ne produsse alcuni di serie B con l’attore Fred Scott – alcuni di questi usciti persino in Italia.
L’unica differenza fondamentale è che manifesti e titolo non c’entravano niente con il contenuto dei film inseriti, senza nulla togliere al genio creativo di Mario Piovano, autore dei disegni di Stanlio e Ollio alle prese con le pistole o con qualche brutto ceffo. Storicamente, L&H incontrarono il genere western solo una volta, con una gustosissima parodia del 1937, Way Out West (noto in Italia come I fanciulli del West o Gli allegri vagabondi), a mia opinione uno dei loro film migliori. Questi continui riferimenti al vecchio west sarebbero piaciuti molto a Stan Laurel, lui che era così appassionato del genere e che ne produsse alcuni di serie B con l’attore Fred Scott – alcuni di questi usciti persino in Italia.
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giovedì 5 febbraio 2015
50 ANNI SENZA STANLIO
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| manifesto realizzato da Alex Rossini |
Il primo evento che hanno organizzato sarà a Roma, proprio lunedì 23 febbraio, riportando al cinema dopo decenni il classico I DIAVOLI VOLANTI (The Flying Deuces, 1939) ovviamente in italiano, con le voci storiche di Mauro Zambuto (Stanlio) e Alberto Sordi (Ollio). Il cinema che li ospiterà è il cinema Tiziano di
Roma (Via Guido Reni n.2, zona Flaminia/Parioli) e l'occasione sarà
doppia perché due sono gli spettacoli a disposizione: alle 16,30 e alle
22,30, e l'ingresso sarà gratuito. I "figli" saranno presenti anche per
introdurre il film con curiosità e aneddoti su Stan e sulla
coppia, e in più sarà possibile acquistare
memorabilia su Stanlio e Ollio nello stand che sarà allestito
all'interno del cinema. Sarà occasione di tornare al vecchio fascino di
vedere un film d'epoca in un cinema storico come il Tiziano e....di ridere come matti!
Quindi ci vedremo tutti a Roma il prossimo 23 febbraio alle ore 16.30 o alle 22.30 (o ad entrambi gli spettacoli!) per rivedere I diavoli volanti al cinema in formato HD. Prima della proiezione, ci sarà una sorpresa per i cinefili e non solo.
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lunedì 3 dicembre 2012
Metti i pantaloni a Philip, per la Leggenda
Sono date significative, magari lontane dalla realtà, ma se servono a mantenere la memoria, ben vengano. Eccone una che non dovremmo dimenticare. Il 3 Dicembre 1927, la MGM distribuiva ufficialmente la comica PUTTING PANTS ON PHILIP, regia di Clyde Bruckman, supervisione di Leo McCarey. Attori principali, due attori comici che da tempo lavoravano in gruppo assieme ad altre canaglie degli Studi Roach, fra cui James Finlayson, Charley Chase, Noah Young, Charlie Hall, Mae Busch. Ma, come notarono un pò tutti quanti a Culver City, quando sono loro due a stare sulla scena, le risate sono triple, quadruple. Alla fine McCarey si decide e ne parlò con Roach. "Dobbiamo farne una coppia", tanto, abbiamo già sperimentato qualche film come duo, prima poliziotti, poi galeotti, classiche situazioni, poi abbiamo visto cosa combinano per strada se litigano, pasticcioni come sono coinvolgono i passanti e tutti giù a rompersi i cappelli a vicenda, facciano ora un film che presenti loro come coppia ufficiale, giochiamo sul fatto che uno è americano e l'altro è inglese, anzi no, è troppo generico, facciamo uno scozzese che gira con il kilt, preso in giro perché sembra una donna, e se lo facciamo parente all'americano, tutto dignitoso, potrebbe venire una cosa divertente.

Poi se funziona, li rimettiamo come amici, in bombetta come negli altri film. E così Stan Laurel e Oliver Hardy girarono quella comica dove Filippo viene dalla Scozia e viene deriso, mette in imbarazzo lo zio tutto pomposo anche perché il giovane nipote rincorre le donne come se fosse caricato a molla, sicuramente lontano anni luce dai personaggi che verranno fuori nei successivi film, finché finalmente la serie venne chiamata "Laurel and Hardy Series". Una serie che polverizzò i botteghini ed ebbe un successo fuori dal comune, anzi oltreoceano. Il successo mondiale di Stanlio e Ollio è ancora qui, a 85 anni dal loro primo film ufficiale. E questa data dice molto di più di tanti saggi, articoli, libri sull'argomento.

Poi se funziona, li rimettiamo come amici, in bombetta come negli altri film. E così Stan Laurel e Oliver Hardy girarono quella comica dove Filippo viene dalla Scozia e viene deriso, mette in imbarazzo lo zio tutto pomposo anche perché il giovane nipote rincorre le donne come se fosse caricato a molla, sicuramente lontano anni luce dai personaggi che verranno fuori nei successivi film, finché finalmente la serie venne chiamata "Laurel and Hardy Series". Una serie che polverizzò i botteghini ed ebbe un successo fuori dal comune, anzi oltreoceano. Il successo mondiale di Stanlio e Ollio è ancora qui, a 85 anni dal loro primo film ufficiale. E questa data dice molto di più di tanti saggi, articoli, libri sull'argomento.
E' abbastanza.
Auguri, Stan e Babe.
martedì 7 agosto 2012
Quando Stanlio e Ollio si divisero per sempre
Nell’evento mediatico che in questi giorni sta interessando Marilyn Monroe (cinquant’anni dalla scomparsa), c’è poco spazio per ricordare un’artista tra i più amati di sempre, scomparso 55 anni fa lasciando un buco senza eguali, seppur la sua morte sia passata un po’ in secondo piano perché successa nel 1957, anno che si portò via artisti come Humphrey Bogart e Erich von Stroheim, e la morale è sempre quella, a chi vuoi che importi quando un comico scompare per sempre? Ma la morte di Oliver Hardy, datata 7 agosto, sembrò cambiare la prospettiva dei noiosi critici verso i comici del passato, sui quali si alzò un polverone di giubilo e nostalgia, come spesso accade. Morto Ollio, l’epoca d’oro della commedia americana chiuse la sua saga, ormai finita nel dimenticatoio assieme ai suoi protagonisti, anziani e sovrappeso, ma indelebili nella mente dei spettatori: fu la televisione a ridare ai grandi comici la popolarità immensa che avevano ai bei tempi, e Stanlio e Ollio furono quelli più ritrasmessi, seppur a “pezzi” (esigenze di palinsesto, pubblicità, addetti al montaggio con le forbici da sarto), rimanendo ancora oggi – e sono passati ottantacinque anni dal loro primo film! – i comici del passato ancora amati dai bambini e non solo. Hardy, che tutti gli amici e colleghi chiamavano “Babe”, soprannome che gli si addiceva perfettamente (con quella faccia tonda, gioviale, da bambino), se ne andò a soli sessantacinque anni e aveva, come si dice ad uno che sta male, finito di soffrire: sovrappeso tutta una vita, era arrivato a pesare la metà per via di alcune cure dimagranti che non gli avevano giovato al cuore che, già malandato da grasso, fece le bizze da magro: dopo un anno da invalido e infermo a letto, finì appunto di soffrire dividendosi dal suo storico amico e partner da venticinque anni Stan Laurel, il magro Stanlio, scioccato dalla morte del suo compagno tanto da evitare il funerale, più che altro per divieto medico. Sarebbe stato troppo per lui.
Ma di Laurel e Hardy non possiamo sempre ricordare i momenti finali, brutti e dalla salute vacillante, non proprio solitari come scrisse Osvaldo Soriano, dovremmo entrare nell’ottica che i comici non muoiono mai, e, spiace per la Monroe, sono gli attori più amati e ricordati. E il successo avuto in vita da Stanlio e Ollio venne definito fuori dal comune, immediato, clamoroso e che spopolò in tutto il mondo: all’apice del successo, nel 1932, cercarono di farsi una vacanza insieme nella vecchia Europa, loro che si frequentavano pochissimo fuori dal set (così diversi nelle loro abitudini e stili di vita, uno che viveva per lavoro, Stan, sì, lo scemo sullo schermo, e l’altro tutto mondano e un po’ donnaiolo, cuoco e stregato dalle corse per i cavalli e per le carte), ma non riuscivano a fare una passeggiata senza essere assaliti dai fan; quando erano sul viale del tramonto, non era cambiato granché, quando scesero alla Stazione Termini di Roma, nel 1950, furono portati a spalla in mezzo ad una folla incredibile. Genuini attori e persone semplici, Laurel e Hardy sono sempre rimasti candidamente sorpresi dal delirio che creavano nei loro fan. Eppure la loro è stata una formula semplice, uno comanda l’altro segue, uno è sciocco l’altro peggio, cercano di fare i bravi ragazzi ma combinano solo una miriade di guai, cercano di mantenere un’aria dignitosa quando sono ingenui e rozzi, tengono molto al loro nome e, se calpestati, reagiscono con calma con la tecnica dell’occhio per occhio, distruggendo tutto, loro così opposti fisicamente quanto complementari, impossibile pensarli divisi. Loro hanno formato l’archetipo della coppia comica, il modello per chi è venuto dopo di loro, in uno stile da fumetto unico del suo genere. A torto si crede che formassero la coppia classica comico e spalla, quando in realtà Stanlio e Ollio erano entrambi comici, anche perché con quelle facce potevano essere solo comici. Facevano ridere solo a guardarli. La forza distruttiva e il potenziale comico dei loro film, funziona ancora oggi, a dimostrazione che il triste destino di un comico è quello di avere un pubblico, ma forse sarebbe meglio dire una critica miope e rompicoglioni, che s’accorge di quanto fosse irripetibile da morto.
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