Oggi sono 131 anni dalla nascita Stan Laurel, un uomo fortunato in grado di capire che era nato per far ridere la gente. Inglese soprattutto di spirito, a volte surreale, clownesco e satirico. Quando nel 1921, cento anni fa, conobbe Oliver Hardy, un tipo che si divertiva a fare il villain nelle comiche, non scattò la scintilla. Era solo un film. Poi nel ‘25 entrambi si ritrovarono negli studi di Hal Roach, lui regista e l’altro attore: era inevitabile che lavorassero insieme e scoprirono un certo feeling. Due anni dopo il regista tornò attore e il caso volle… di far coppia con l’altro. Lui e l’altro diventarono coppia fissa nel 1927: esplosero in tutto il mondo per vent’anni successivi. Ancora oggi sono considerati maestri della comicità, al pari di altri geni come Chaplin o Keaton, ma con una marcia in più: sapevano far ridere in modo genuino, senza far pesare la tecnica e il linguaggio cinematografico, per inteso non da intendere come un difetto, ma Stanlio e Ollio hanno liberato la risata più spontanea. Avevano tempi comici molto particolari, legando le gag a pause più lente del solito con i loro manierismi da cartone animato, come le loro reazioni mimiche, la grattata di testa, lo sguardo in camera, i modi pomposi di Ollio e la mancanza di coordinazione dell'assente Stanlio e così via. Ho scritto che è stato fortunato, ma le vere ossa Stan se l'era fatte sul palcoscenico e poi nel cinema muto da solo, alla ricerca di una identità per finire a fianco di un attore che sapeva il fatto suo e aveva una faccia che sembrava un fumetto. Era il partner perfetto di un comico come Stan: del resto di Oliver Hardy si è scritto che aveva il gesto sconsolato del grande clown. Laurel aveva la comicità come stile di vita, preferiva vedere il lato buffo di ogni cosa che perdere tempo alle feste di Hollywood. Lui e Ollie erano così genuini che rimasero sorpresi fino alla fine del successo mondiale che avevano ottenuto, e nonostante il disprezzo della critica e la freddezza del mondo del cinema nei loro confronti, sono rimasti al servizio dello spettatore finché l'età lo ha permesso. Il rapporto fra Stan e Ollie, anzi Babe come veniva chiamato nella vita reale, è stato uno dei più sinceri e commoventi della storia del cinema. Leale, di profonda intesa, la amicizia fra i due era basata su un profondo rispetto per i ruoli che si erano imposti con naturalezza: Stan pensava ai film, Babe contribuiva come attore e a loro andava bene così. Hardy si godeva la vita, lavorava duro e quindi quando finivano le riprese giornaliere correva sui campi di golf. Quando Babe lasciò questo mondo, per Stan significò il ritiro dalle scene. Trovò conforto scrivendo gag come passatempo e allenamento della sua mente comica, instancabile, pronta per far ricordare al pubblico quanto sono stati grandi quei due signori oltreoceano.
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mercoledì 16 giugno 2021
mercoledì 28 giugno 2017
Il titolo: l'omaggio alle antologie di una volta
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| i titoli di testa, dalla VHS della M&R Film |
Dietro ad un nome di un blog come questo c’è una storia che credo debba essere raccontata. Ai tempi della fondazione, nel 2011, pensai a lungo come intitolarlo ragionando sulla mia cinefilia ed ai miei titoli preferiti: pensai subito a Il dottor Stranamore di Kubrick ma pensai che gli imbecilli l’avrebbero preso per un sito omaggio ad Alberto Castagna, poi stavo mettendo nero su bianco un titolo banalissimo come The Kings of Comedy – mezza citazione del titolo originale del film Re per una notte, di Scorsese – quando mi balzò in mente Il magro, il grasso, il cretino.
Questo titolo trasuda storia del cinema.
Questo titolo trasuda storia del cinema.
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| fotobusta originale |
Era un film di montaggio italiano di comiche con Laurel e Hardy, realizzato nel 1970 dalla Ata Trading Corp e distribuito dalla Rialto Film nello stesso anno. Conteneva almeno due gioielli comici come Helpmates (Tutto in ordine, 1931) e Them Thar Hills (Vita di campagna, 1934), seguiti da The Fixer Uppers (Gelosia, 1935) e Their First Mistake (Una idea geniale, 1932): per l’occasione vennero doppiati dalla ditta S.A.S. con le voci di Franco Latini e Carlo Croccolo nei panni rispettivamente di Stanlio e Ollio. Le antologie dei loro cortometraggi erano state realizzate sin dai primi anni Trenta come espediente per inserire Stan e Oliver nei programmi di prima visione che contenevano i lungometraggi, ottenendo un notevole successo e diffusione dei loro corti più famosi; alcuni titoli sono rimasti anche famosi, come Piano…forte, Lui e l’altro, Non andiamo a lavorare, e poi i vari più generici come Stanlio e Ollio in vacanza, Eroi del circo, Alla riscossa etc.
Quello che scelsi era uno degli ultimi ad uscire nei cinema italiani, per il quale i distributori sfruttarono gli ultimi lampi del genere western all’italiana storpiando i titoli di Sergio Leone: da Il buono, il brutto, e il cattivo, a Per qualche dollaro in più (che diventò, in un’altra antologia laurelhardiana, Per qualche merendina in più). E dire che non era neanche una spiritosaggine così originale: Franco e Ciccio avevano già sfornato i vari Per un pugno nell’occhio (1965), Il Bello, il brutto, il cretino (1967), Ciccio perdona, io no (1968)..
L’unica differenza fondamentale è che manifesti e titolo non c’entravano niente con il contenuto dei film inseriti, senza nulla togliere al genio creativo di Mario Piovano, autore dei disegni di Stanlio e Ollio alle prese con le pistole o con qualche brutto ceffo. Storicamente, L&H incontrarono il genere western solo una volta, con una gustosissima parodia del 1937, Way Out West (noto in Italia come I fanciulli del West o Gli allegri vagabondi), a mia opinione uno dei loro film migliori. Questi continui riferimenti al vecchio west sarebbero piaciuti molto a Stan Laurel, lui che era così appassionato del genere e che ne produsse alcuni di serie B con l’attore Fred Scott – alcuni di questi usciti persino in Italia.
L’unica differenza fondamentale è che manifesti e titolo non c’entravano niente con il contenuto dei film inseriti, senza nulla togliere al genio creativo di Mario Piovano, autore dei disegni di Stanlio e Ollio alle prese con le pistole o con qualche brutto ceffo. Storicamente, L&H incontrarono il genere western solo una volta, con una gustosissima parodia del 1937, Way Out West (noto in Italia come I fanciulli del West o Gli allegri vagabondi), a mia opinione uno dei loro film migliori. Questi continui riferimenti al vecchio west sarebbero piaciuti molto a Stan Laurel, lui che era così appassionato del genere e che ne produsse alcuni di serie B con l’attore Fred Scott – alcuni di questi usciti persino in Italia.
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venerdì 5 aprile 2013
Nino Taranto e l'imbroglione scozzese che parlava come Ollio
Il titolo del post di oggi - un altro rigo e avrei potuto competere con quelli spaventosamente lunghi di Lina Wertmüller - è bizzarro quanto la chicca che sono andato oggi a recuperare (grazie ad una vecchia registrazione recuperata grazie ad un amico che ha voluto rimanere anonimo), un estratto di un film oggi pressoché dimenticato e neanche recuperato per l'homevideo digitale, E' arrivato l'accordatore (1952), una delle tante farse che si giravano negli anni Cinquanta, questa diretta da Duilio Coletti, altro nome finito nel dimenticatoio, esperto sopratutto di drammoni come andavano di moda, e interpretata da Nino Taranto. Non è, sia chiaro, un capolavoro da riscoprire, tutt'altro, era uno di quei filmetti senza infamia e senza lode, ma che merita una citazione particolare per la presenza di Alberto Sordi, all'epoca ancora in attesa di esplodere nel cinema italiano con film come I vitelloni e Un giorno in pretura, ma utilizzato come macchietta comica, troppo e spesso sopra le righe. In questo film, è l'avvocato Adolfo ed è per l'ennesima volta il petulante antipatico ripreso dal film precedente Mamma mia che impressione (1951). Taranto è un poveraccio scambiato per un accordatore di pianoforti presso una famiglia ricca proprietari di una lussuosa villa, a sua insaputa invitato al pranzo di fidanzamento fra la figlia della padrona di casa e il suo fidanzato, Sordi, appunto, perché senza di lui sarebbero tredici a tavola. Fra i contrattempi cui Taranto inciampa per tutto il film, c'è anche un travestimento di Sordi per convincerlo ad aver sbagliato villa. Taranto si ritrova così un conte scozzese con tanto di kilt e un buffo accento italo-americano, per Albertone una facile caratterizzazione bislacca (mai più ripetuta in futuro): la chicca è questa, perché rifà praticamente la voce che dava al comico Oliver Hardy, cui fu doppiatore per molti anni in coppia con Mauro Zambuto. All'epoca, nel '52, Sordi aveva abbandonato il doppiaggio di Stanlio e Ollio sia perché era ormai assorbito dall'attività cinematografica sia perché i due comici americani si erano ormai ritirati dal set, tanto che Sordi e Zambuto doppiarono il loro ultimo film, Atollo K, come omaggio a due straordinari clown di cui furono le voci italiane per così tanto tempo da sentirli davvero due vecchi amici.
martedì 7 agosto 2012
Quando Stanlio e Ollio si divisero per sempre
Nell’evento mediatico che in questi giorni sta interessando Marilyn Monroe (cinquant’anni dalla scomparsa), c’è poco spazio per ricordare un’artista tra i più amati di sempre, scomparso 55 anni fa lasciando un buco senza eguali, seppur la sua morte sia passata un po’ in secondo piano perché successa nel 1957, anno che si portò via artisti come Humphrey Bogart e Erich von Stroheim, e la morale è sempre quella, a chi vuoi che importi quando un comico scompare per sempre? Ma la morte di Oliver Hardy, datata 7 agosto, sembrò cambiare la prospettiva dei noiosi critici verso i comici del passato, sui quali si alzò un polverone di giubilo e nostalgia, come spesso accade. Morto Ollio, l’epoca d’oro della commedia americana chiuse la sua saga, ormai finita nel dimenticatoio assieme ai suoi protagonisti, anziani e sovrappeso, ma indelebili nella mente dei spettatori: fu la televisione a ridare ai grandi comici la popolarità immensa che avevano ai bei tempi, e Stanlio e Ollio furono quelli più ritrasmessi, seppur a “pezzi” (esigenze di palinsesto, pubblicità, addetti al montaggio con le forbici da sarto), rimanendo ancora oggi – e sono passati ottantacinque anni dal loro primo film! – i comici del passato ancora amati dai bambini e non solo. Hardy, che tutti gli amici e colleghi chiamavano “Babe”, soprannome che gli si addiceva perfettamente (con quella faccia tonda, gioviale, da bambino), se ne andò a soli sessantacinque anni e aveva, come si dice ad uno che sta male, finito di soffrire: sovrappeso tutta una vita, era arrivato a pesare la metà per via di alcune cure dimagranti che non gli avevano giovato al cuore che, già malandato da grasso, fece le bizze da magro: dopo un anno da invalido e infermo a letto, finì appunto di soffrire dividendosi dal suo storico amico e partner da venticinque anni Stan Laurel, il magro Stanlio, scioccato dalla morte del suo compagno tanto da evitare il funerale, più che altro per divieto medico. Sarebbe stato troppo per lui.
Ma di Laurel e Hardy non possiamo sempre ricordare i momenti finali, brutti e dalla salute vacillante, non proprio solitari come scrisse Osvaldo Soriano, dovremmo entrare nell’ottica che i comici non muoiono mai, e, spiace per la Monroe, sono gli attori più amati e ricordati. E il successo avuto in vita da Stanlio e Ollio venne definito fuori dal comune, immediato, clamoroso e che spopolò in tutto il mondo: all’apice del successo, nel 1932, cercarono di farsi una vacanza insieme nella vecchia Europa, loro che si frequentavano pochissimo fuori dal set (così diversi nelle loro abitudini e stili di vita, uno che viveva per lavoro, Stan, sì, lo scemo sullo schermo, e l’altro tutto mondano e un po’ donnaiolo, cuoco e stregato dalle corse per i cavalli e per le carte), ma non riuscivano a fare una passeggiata senza essere assaliti dai fan; quando erano sul viale del tramonto, non era cambiato granché, quando scesero alla Stazione Termini di Roma, nel 1950, furono portati a spalla in mezzo ad una folla incredibile. Genuini attori e persone semplici, Laurel e Hardy sono sempre rimasti candidamente sorpresi dal delirio che creavano nei loro fan. Eppure la loro è stata una formula semplice, uno comanda l’altro segue, uno è sciocco l’altro peggio, cercano di fare i bravi ragazzi ma combinano solo una miriade di guai, cercano di mantenere un’aria dignitosa quando sono ingenui e rozzi, tengono molto al loro nome e, se calpestati, reagiscono con calma con la tecnica dell’occhio per occhio, distruggendo tutto, loro così opposti fisicamente quanto complementari, impossibile pensarli divisi. Loro hanno formato l’archetipo della coppia comica, il modello per chi è venuto dopo di loro, in uno stile da fumetto unico del suo genere. A torto si crede che formassero la coppia classica comico e spalla, quando in realtà Stanlio e Ollio erano entrambi comici, anche perché con quelle facce potevano essere solo comici. Facevano ridere solo a guardarli. La forza distruttiva e il potenziale comico dei loro film, funziona ancora oggi, a dimostrazione che il triste destino di un comico è quello di avere un pubblico, ma forse sarebbe meglio dire una critica miope e rompicoglioni, che s’accorge di quanto fosse irripetibile da morto.
mercoledì 23 maggio 2012
"Lunatica" ospita Stanlio e Ollio
Con la conferma appena pubblicata nel loro sito ufficiale, anche io segnalo che Lunatica, Fiera del Fantasy, quest'anno accoglierà gli amici "Figli
del Deserto" per mostrare alcuni
cortometraggi a cartoni animati che
hanno come guest star la famosa coppia comica. La Fiera, che si terrà all'Andromeda Maxicinema di
Brindisi (Viale Bozzano 1), si svolgerà a partire dalle 10,30 del 2 giugno
fino alle 23 del 3 giugno.
Ci saranno, come ci si aspetterebbe da una Fiera del Fantasy, tornei, stand e bancarelle di giochi di ruolo, gare di cosplay, illustratori, disegnatori, incontri culturali, prodotti artigianali, oggettistica ed esposizioni di ogni tipo; tra le altre cose ci sarà anche un piccolo Stand della Tenda "Noi siamo le colonne" dove, tra un Ency ed un Cammello, troverete il doppio CD in tiratura limitata “Due Teste senza Cervello”, colonna sonora composta da Piero Montanari del programma televisivo omonimo RAI, curato da Giancarlo Governi, realizzato dalla Tenda in collaborazione con SigleTV.net. Siccome ci sarà anche il sottoscritto, mi unisco anche all'invito di vederci il 2 giugno, a Brindisi.
Ci saranno, come ci si aspetterebbe da una Fiera del Fantasy, tornei, stand e bancarelle di giochi di ruolo, gare di cosplay, illustratori, disegnatori, incontri culturali, prodotti artigianali, oggettistica ed esposizioni di ogni tipo; tra le altre cose ci sarà anche un piccolo Stand della Tenda "Noi siamo le colonne" dove, tra un Ency ed un Cammello, troverete il doppio CD in tiratura limitata “Due Teste senza Cervello”, colonna sonora composta da Piero Montanari del programma televisivo omonimo RAI, curato da Giancarlo Governi, realizzato dalla Tenda in collaborazione con SigleTV.net. Siccome ci sarà anche il sottoscritto, mi unisco anche all'invito di vederci il 2 giugno, a Brindisi.
PS: se qualche lettore noterà che il testo sopra riportato ha qualche somiglianza con il post scritto nel blog di Stanlio e Ollio, è puramente casuale e dovuta al massimo da Pigrizia Scrivana, forma rara presente in diversi autori, ce l'ha anche Teo Teocoli, che per il suo libro ha fregato metà pagina della voce di wikipedia dedicata a Cochi e Renato, scritta da me, senza citar la fonte.
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