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martedì 21 luglio 2026

Le vie del cinema omaggiano Stanlio & Ollio

La 32ª edizione di Le Vie del Cinema, uno degli appuntamenti più longevi dedicati al cinema restaurato, chiuderà con la celebrazione di un importante anniversario, a cent’anni dal loro primo film insieme, un omaggio alla comicità universale di Stanlio e Ollio, con una serata medley di lungometraggi (Muraglie) e corti (Un nuovo imbroglio). In trentadue edizioni, Le Vie del Cinema hanno dato a Narni Scalo una forte identità culturale, fatta di film, incontri, murales e strade dedicate ai maestri della settima arte. Perché i film restaurati non appartengono soltanto al passato: sul grande schermo, davanti a una comunità riunita, ricominciano a vivere.

L’appuntamento è fissato al Parco “Bruno Donatelli” di Narni Scalo, alle ore 21:00 dell’8 agosto 2026. Ospiti della serata condotta dal direttore artistico Alberto Crespi, il sottoscritto e Alberto Farina, che per Rai Movie ha curato il restauro delle edizioni italiane dei film di Stanlio e Ollio, direttamente dalle copie Betafilm, e pubblicate su Raiplay. A metà agosto, anticipo qui, la coppia tornerà in onda con un nuovo ciclo di comiche sonore, con copie nuove fiammanti e il doppio audio inglese-italiano. Tutte le info su Le vie del cinema qui.

venerdì 1 maggio 2026

Stanlio e Ollio al cinema a Milano!

La promozione del mio libro Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy, Edizioni Sabinae, prosegue la sua corsa e riporterà Stanlio e Ollio nelle sale cinematografiche in occasione di un evento davvero imperdibile: domenica 10 maggio all’Anteo, il bellissimo Palazzo del Cinema di Milano, sarò insieme con Maurizio Nichetti dalle ore 10 in sala Astoria. Subito dopo il nostro incontro - che si promette interessante, vista la passione che abbiamo entrambi per Laurel e Hardy - sarà proiettato in italiano il film "Gli allegri imbroglioni" (Jitterbugs), film del 1943 diretto da Malcom St. Clair e prodotto dalla 20th Century Fox. Si tratta di una delle migliori pellicole girate dalla coppia in un periodo meno fortunato della loro carriera.

Tutti i dettagli per l'acquisto del biglietto li trovate qui. 

Per ripassare l'argomento, penso vi bastino le parole del grande Nichetti ha dedicato al libro lo scorso 16 aprile.



mercoledì 8 aprile 2026

Stanlio e Ollio su "Robinson"

Nello scorso numero di "Robinson", l'allegato domenicale letterario de "La Repubblica", è stata pubblicata una recensione del mio libro su Laurel & Hardy per mano di Roberto Chiesi, critico cinematografico e responsabile del Centro Studi – Archivio Pasolini della Cineteca di Bologna; mi fa molto piacere che Chiesi sottolinei non solo la analisi dettagliata di "ogni performance dei due grandi attori", ma anche il confronto, "con esemplare attenzione le differenze fra i copioni originari e i filmati girati, le diverse versioni delle gag riprese da un film all'altro, le discrepanze fra le edizioni statunitensi e quelle straniere, senza trascurare i documenti (anche contrattuali) che rivelano le dinamiche dei loro (non rosei) rapporti con l'industria cinematografica".

Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy, uscito un mese fa, continuerà il suo percorso di presentazioni, e a breve darò notizia della prima milanese con un ospite d'eccezione. Ma nel frattempo, acquistate il libro qui.

venerdì 6 marzo 2026

Le avventure di Stanlio e Ollio a Hollywood Party

Lo scorso venerdì 27 febbraio sono stato ospite a Hollywood Party, la trentennale storica trasmissione radiofonica di Rai Radio 3, per parlare del libro "Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy", edito da Edizioni Sabinae e uscito il 3 marzo. Una puntata intera condotta da Alessandro Boschi ed Alberto Crespi tutta dedicata a Stanlio e Ollio, che potete risentire cliccando qui.

giovedì 29 gennaio 2026

Stanlio e Ollio eroi del circo

Uno degli aspetti meno affrontati nella biografia di Stan Laurel e Oliver Hardy riguarda i collegamenti con il mondo circense che, seppur indirettamente, li hanno interessati. Provo qui a riepilogarli partendo da un’informazione di cui non avevo finora trovato traccia, e che ho rinvenuto in un bellissimo libro dedicato a Buster Keaton. A pagina 368 di Camera Man. Buster Keaton, the Dawn of Cinema, and the Invention of the Twentieth Century, scritto da Dana Stevens e pubblicato nel 2023, si legge che Jérôme Medrano, impresario circense che aveva ereditato il celebre circo Medrano dal padre, nel 1939 volò a Hollywood con l’intenzione di scritturare alcuni famosi comici dello schermo per esibirli in Europa. Fra questi figuravano Zeppo Marx, che aveva già lasciato la carriera d’attore per dedicarsi all’attività d’impresario dei fratelli Groucho, Harpo e Chico, e Laurel e Hardy.

Stevens scrive chiaramente che Stan e Oliver furono effettivamente scritturati per apparire come ospiti per una stagione. Anche se non esistono tracce documentarie che lo confermino in modo definitivo, in quel periodo i due comici erano realmente liberi da impegni cinematografici, poiché prossimi a lasciare Hal Roach alla ricerca di un nuovo contratto e, nel frattempo, stavano debuttando con una loro rivista teatrale. Tuttavia, a causa dell’imminente scoppio della Seconda guerra mondiale e delle crescenti tensioni con l’Europa, Medrano, pur avendo ottenuto l’interesse di Laurel, non riuscì a concludere alcun accordo. Fu invece Buster Keaton, nel 1947, a essere ingaggiato al Medrano per una stagione, proponendo alcuni sketch mimici condivisi con gli altri clown del circo, in quello che sarebbe stato uno degli ultimi grandi trionfi della sua carriera.

L’interesse di Medrano per le figure di Stanlio e Ollio non era affatto casuale. Le origini della coppia affondavano infatti nella tradizione della Commedia dell’arte, nella struttura classica del Clown Bianco e dell’Augusto – il comico e la spalla – e soprattutto nella maschera di Zanni, il servo che assisteva i padroni come il Magnifico, più noto come Pantalone, da cui sarebbero nati i servi sciocchi quali Arlecchino e Pulcinella. Nel bellissimo film documentario I clowns, girato nel 1970 da Federico Fellini per la RAI, compare una splendida scena in cui Tristan Rémy, il più importante storico del circo e dei clown, discute animatamente con alcuni celebri “augusti” sul loro ruolo all’interno della coppia. La conversazione si accende quando Rémy mette in dubbio che il clown bianco possa far ridere quanto – se non più – dell'Augusto, senza però giungere a una conclusione definitiva.

Grock e Antonet

Le difficoltà nel reperire testimonianze storiche sui clown, soprattutto visive – nonostante le rare eccezioni rappresentate da alcuni film muti girati direttamente da loro – costringono quindi a basarsi su ipotesi e racconti tramandati da vecchi pagliacci che, già nel 1970, erano avanti con l’età e dotati di una memoria non sempre affidabile. Eppure, come osservò Jacques Tati, da sempre affascinato dal mondo circense, i primi comici dello schermo a ribaltare il tradizionale rapporto tra comico e spalla furono proprio Stanlio e Ollio, entrambi comici e capaci, a turno, di sostenersi l’un l’altro.

Nel libro dedicato al film di Fellini si legge inoltre una nota curiosa, raramente riportata altrove: il primo nomignolo con cui Laurel e Hardy vennero battezzati in Italia, Crick e Crock (talvolta trascritto erroneamente negli annunci pubblicitari come Krik e Krok), fu scelto per aderire alla tradizione dei nomi buffi delle coppie di clown dell’epoca. In particolare, il riferimento principale sembra essere la coppia «Brick e Brock», formata agli inizi del Novecento da Marius Galante, clown marsigliese, e da un partner sconosciuto noto con il nome d’arte di Brock. Nel 1903 Galante sostituì il suo Augusto con Adrien Wettach, clown svizzero destinato a creare di lì a poco il celebre personaggio di Grock, con il quale sarebbe diventato noto in tutto il mondo come “il più grande clown di tutti i tempi”. I due formarono per diversi anni la coppia “Brick e Grock”, ma nonostante il successo si separarono per divergenze artistiche. Grock proseguì la propria carriera accanto all’italiano Umberto “Antonet” Guillaume, clown bianco del Cirque de Paris, fino ai primi anni Dieci, quando le sue ambizioni di passare dal ruolo di Clown a quello dell'Augusto posero fine anche a questa collaborazione (la storia dei clown è assai più vasta di quanto si creda: Antonet era fratello di Ferdinando, uno dei primi comici del cinema muto, noto con i nomi d’arte di Tontolini e Polidor).

Con ogni probabilità furono dunque i nomi eccentrici dei clown a ispirare i distributori italiani del 1930-31 nel lanciare Laurel e Hardy come comici della nuova stagione cinematografica. La denominazione resistette fino al 1933, quando con The Devil’s Brother divenne naturale adottare i nomi di “Stanlio e Ollio”, italianizzazione dei loro veri nomi, legata all’ambientazione italiana del film. Eppure Crick e Crock continuarono a comparire nei bizzarri manifesti dell’epoca, rimanendo impressi nella memoria degli spettatori più anziani.

con Rivel, 1947

Infine, come noto, Stan Laurel e Oliver Hardy ambientarono un solo cortometraggio nel mondo del circo, The Chimp (1932), nel quale non interpretavano dei clown in senso stretto, bensì due inservienti che mandavano in rovina il circo con un colpo di cannone, riuscendo paradossalmente a far ridere più degli stessi pagliacci. Stan e Oliver erano, del resto, apertamente ammirati dai clown. Fra i loro amici figurava lo spagnolo Charles Rivel, uno dei più celebri del secolo scorso, noto per un numero in cui imitava il vagabondo di Charlie Chaplin sulle piste dei circhi. Rivel arrivò persino a vantarsi di aver sconfitto Chaplin stesso in un concorso tra sosia, e dovette affrontare un’azione legale per plagio intentata dalla United Artists. Nel novembre del 1947, durante l’ingaggio al Lido di Parigi, Laurel e Hardy conobbero Rivel nel backstage; per l’occasione venne scattata una fotografia che il clown spagnolo conserverà fra i ricordi più cari.

Alla fine, Laurel e Hardy, come Chaplin e Keaton, seguirono l’evoluzione dello spettacolo comico che dal circo si era spostato nei varietà inglesi e americani, trovando nella pellicola una forma di conservazione eterna. Molti altri volti e nomi, invece, che sotto i tendoni – o per le strade – di tutto il mondo avevano sfidato il pubblico con i lazzi e i colpi dello slapstick, quella comicità violentemente fisica che affonda le sue radici nella Commedia dell’arte, sono svaniti nel buio di uno spettacolo che, prima o poi, finisce per tutti.

domenica 21 dicembre 2025

Laurel & Hardy Year Three: una recensione

Dopo cinque anni, si conclude il difficile quanto miracoloso restauro della produzione muta di Laurel e Hardy, pubblicato in tre volumi Blu-ray dalla Flicker Alley nel 2020, e accolto con una risposta sorprendentemente positiva da parte degli appassionati. Questo lavoro definitivo, irripetibile, ha restituito agli oltre trenta cortometraggi girati tra il 1921 e il 1929 uno splendore d’immagine tale che, in gran parte di essi, sembra di trovarsi davanti alle prime stampe dell’epoca.

Sì, perché probabilmente qualcuno ignora il fatto che, alla loro prima distribuzione cinematografica, questi film circolavano in copie perfette, prive di graffi e imperfezioni. Restituire oggi quella stessa nitidezza è un’impresa di cui solo chi lavora nel campo del restauro cinematografico può comprendere fino in fondo la difficoltà. Del resto, questi film hanno più di cento anni, e maneggiare materiali preziosi quanto instabili – spesso infiammabili come la celluloide d’epoca, che non prendeva fuoco: esplodeva direttamente – farebbe sudare anche Indiana Jones.

 

Nel caso di Laurel e Hardy, il panorama è stato ancor più difficile, e in molti aspetti disastroso. Richard W. Bann, nel booklet allegato al terzo volume, afferma chiaramente quanto sia difficile credere, e accettare, che “quasi tutto il materiale cinematografico originale relativo alle commedie mute di Laurel e Hardy (negativi, pellicole a grana fine, stampe originali) sia ormai scomparso, andato”. Spiega come il consumo eccessivo, gli strappi accidentali nei laboratori di stampa, gli incendi di nitrato, la decomposizione, gli smarrimenti dovuti a negligenza o la distruzione deliberata – per recuperare l’argento o liberare spazio di stoccaggio in tempo di guerra – abbiano fatto sì che tutto ciò che è sopravvissuto lo abbia fatto quasi per caso, e non per scelta”.

 

Il tempo è spietato”, scrive Bann. La storia del cinema muto, oggi perduta per circa l’80%, attraversò un lungo periodo di indifferenza da parte degli studios negli anni successivi all’avvento del sonoro, poiché la produzione passata veniva considerata superflua, e nei periodi di crisi economica i magazzini di pellicole non erano che un peso. Sempre Bann ricorda come, nel 1933, Mack Sennett, dopo il fallimento della sua casa di produzione, svendette un magazzino di oltre duemila titoli per la cifra irrisoria di 875 dollari.

 

La differenza fondamentale tra le antiche comiche di Sennett e i film di Stanlio e Ollio stava nella loro persistente popolarità e nella continua richiesta del pubblico. Quando Laurel e Hardy lasciarono gli Studi Roach nel 1940 per lavorare alla Fox e alla MGM, la loro produzione diminuì e si fece più scadente, ma le sale continuavano a riempirsi. Hal Roach rilanciò allora i film degli anni Trenta tramite alcuni distributori indipendenti – il più noto dei quali fu la Film Classics – e gran parte delle loro opere sonore, ristampate e conservate, riuscirono così a salvarsi dall’oblio.

 

Destino ben diverso toccò ai film muti, dimenticati nei magazzini Roach e conservati chissà come, finché Robert Youngson, cineasta appassionato dei tempi d’oro della comicità, ristampò i negativi di numerosi titoli per inserirli nelle sue compilation dedicate alle comiche mute e a Laurel e Hardy in particolare. Parallelamente, la società di noleggio casalingo Blackhawk inserì i film muti della coppia nel proprio catalogo e, come ricorda Bann, “per generare le copie da vendere, la Blackhawk doveva prima produrre intermedi positivi a basso contrasto e a grana fine in 35 mm, ma spesso il lavoro consisteva in riduzioni in 16 mm direttamente dai negativi di macchina, che fortunatamente – grazie a un colpo di fortuna – si sono rivelati tra i migliori elementi sopravvissuti”.

 

Ed è qui che arriviamo a oggi. Il lavoro di recupero, ricostruzione e restauro realizzato da Serge Bromberg e dal suo staff ha coinvolto la collaborazione di numerose cineteche di tutto il mondo. Nonostante per alcuni titoli il negativo originale fosse ormai perduto per sempre a causa di negligenze imperdonabili da parte di chi avrebbe dovuto conservarlo (una storia raccontata nella recensione precedente), il risultato resta straordinario. Gli eventuali detrattori tacciano: Bromberg e i suoi collaboratori hanno potuto lavorare solo quando il tempo aveva già inflitto danni irreversibili, e gli inevitabili salti qualitativi sono il frutto di una ricostruzione minuziosa a partire da materiali eterogenei. Difficile, davvero, rimanerne delusi.

 

Nel dettaglio di questa recensione – qui e qui le precedenti – posso dire che la produzione del 1929 è stata una delle più transitorie di Laurel e Hardy, e per sottolineare il passaggio dal muto al sonoro sono stati inseriti i primi film parlati della coppia e le rare versioni mute, e altri bellissimi extra:

 

Ogni corto ha musiche originali e le sonorizzazioni dell’epoca della Vitaphone per i corti Liberty, Wrong Again, That’s My Wife, Bacon Grabbers, e Angora Love
Alcuni fra i primi sonori della coppia: They Go Boom! (1929), The Hoose-Gow (1929), e Unaccustomed as We Are (1929).

The Hollywood Revue of 1929 – la partecipazione di Stan e Ollie con un numero di magia comica in questo film musicale realizzato per la MGM.

Come esempio delle versioni fonetiche girate dalla coppia, un estratto dalla versione spagnola di Berth Marks.

La versione doppiata di Double Whoopee (1929), realizzata nel 1970 da Chuck McCann, doppiatore di entrambi gli attori, su testi di Al Kilgore.

Un video rarissimo e inedito di Stan e Ollie realizzato come contributo speciale per la Convention della MGM a Parigi del 1930. 

 

I film interessati, tutti del 1929, rappresentano la piena maturità comica di Laurel e Hardy e gli ultimi supervisionati – e in due casi anche diretti – da Leo McCarey, il vero “papà” artistico della coppia, che aiutò enormemente Stan e Ollie nella costruzione dei loro personaggi e della loro tecnica. Questo cofanetto contiene almeno due capolavori assoluti della loro opera, alcuni titoli sotto la media e altri a lungo sottovalutati, con Stan Laurel e Oliver Hardy ormai pronti alla parola e alle ultime, bellissime, distruzioni reciproche insieme ai loro antagonisti preferiti.


Liberty, di Leo McCarey, è uno dei vertici del loro cinema, capace di mescolare risate e autentici momenti di suspense a partire da una situazione semplicissima – Laurel e Hardy, evasi di prigione, devono trovare un luogo appartato per scambiarsi i pantaloni indossati di fretta, e finiscono in cima a un grattacielo in costruzione – sviluppata con straordinaria abilità fisica dai due attori. Uno dei loro film muti meglio conservati, grazie alle primissime riedizioni degli anni Quaranta, presenta tuttavia un problema d’immagine attorno al minuto 16 perché, come spiega Bromberg, la pellicola in quel punto era così compromessa che neppure un pesante intervento digitale è riuscito a risolvere la situazione. Il restauro resta comunque ottimo, e la profondità di campo trasmette ancora oggi una tensione notevole. Qui un esempio video.




Wrong Again, sempre di Leo McCarey, è un divertentissimo cortometraggio basato sull’equivoco: Laurel e Hardy apprendono che c’è una ricompensa per il ritrovamento di “Blue Boy”, ignari che si tratti di un quadro prezioso, e riconsegnano invece al proprietario il loro cavallo, che porta lo stesso nome. Il film contiene numerose scene d’antologia, come la movimentata sistemazione del cavallo sul pianoforte o le loro discussioni sull’eccentricità dei ricchi. Il restauro combina due fonti: un 16 mm Blackhawk completo ma danneggiato in alcuni punti, e una copia in 35 mm conservata alla Biblioteca del Congresso, anch’essa compromessa, ma indispensabile per migliorare la qualità visiva della celebre sequenza del cavallo sul pianoforte.


That’s My Wife, di Lloyd French, è un film minore, ma pone su un piano quasi ambiguo il rapporto di coppia di Laurel e Hardy: Stan si finge la moglie di Ollie per non fargli perdere l’eredità promessa da uno zio, con risultati complessivamente divertenti. La copia proviene da un ottimo 35 mm Blackhawk; la sequenza d’apertura con Ollio che strimpella nervosamente il pianoforte, assente in tutte le edizioni precedenti, è stata invece recuperata da un 8 mm di qualità nettamente inferiore e inserita comunque per garantire la completezza del film.


Big Business, di James W. Horne, vetta assoluta del cinema di Laurel e Hardy e della distruzione reciproca, con uno scatenato James Finlayson, è anche uno dei loro film più diffusi e meglio conservati. Il magnifico negativo custodito dalla Beta Film era già stato pubblicato su DVD in Germania (ex Kinowelt), ma anche questo 35 mm Blackhawk, conservato in condizioni eccellenti, non sfigura affatto. Il corto fu girato con due cineprese, un espediente pensato per ottenere più negativi da stampare, vista l’enorme richiesta dei loro film: le due copie presentano quindi angolazioni leggermente diverse. Ciò ha reso possibile un esperimento inedito, nascosto come easter egg nel menu del film: cliccando sulla freccia sinistra si accede a una versione in 3D. Qui un esempio video del restauro della copia originale:




Double Whoopee, di Lewis R. Foster, funziona solo in parte e si conclude in modo affrettato, ma Laurel e Hardy nei panni di portieri di un albergo di lusso restano comunque divertenti. La copia è molto buona, in alcuni punti eccellente, ed è la stessa utilizzata per la versione doppiata nel 1970. L’esperimento sonoro venne replicato anche in Italia nel 1985, per il programma Due teste senza cervello, con le voci di Giorgio Ariani ed Enzo Garinei.


Bacon Grabbers, sempre di Foster, è un divertente film quasi interamente ambientato all’esterno, concentrato nello spazio della casa di Edgar Kennedy, assediato da Laurel e Hardy, incaricati dallo sceriffo di recuperare una radio mai pagata. Il ritmo è sostenuto e le gag fisiche hanno un’impostazione quasi circense. Il film ha sempre circolato in copie pessime, a causa della decomposizione avanzata dell’unico elemento esistente: il restauro ha miracolosamente recuperato il titolo grazie a un 16 mm Blackhawk, oggi l’unica fonte disponibile, nonostante graffi e immagini compromesse in diversi punti. Nessun 35 mm è sopravvissuto.


Angora Love, ancora di Foster, non è un film eccezionale, ma disponeva di materiale sufficiente per essere rielaborato più volte dalla coppia, e la bellezza di questa copia restituisce parte del valore smarrito nel tempo. Laurel e Hardy alle prese con una capra da nascondere al padrone di casa sono uno spasso continuo. Bromberg spiega che il restauro è stato particolarmente complesso: il negativo B della Biblioteca del Congresso risultava gravemente deteriorato, ma l’accesso a un 16 mm incompleto proveniente da Robert Youngson ha permesso di migliorare numerosi passaggi. La copia finale è in effetti ottima, con l’eccezione del finale, ormai irrimediabilmente compromesso.


Unaccustomed as We Are e Berth Marks, rispettivamente primo e secondo sonoro di Laurel e Hardy, nelle versioni mute funzionano persino meno delle edizioni sonore – il primo inutilmente verboso, il secondo eccessivamente insistito su una singola situazione comica – ma sono presentati in ottime copie in entrambe le versioni.


Insomma, un prodotto da acquistare assolutamente. Fatevi un regalo di Natale: Qui per l'acquisto.

mercoledì 20 novembre 2024

Laurel & Hardy: Year Two - una recensione

L’encomiabile processo di restauro a cura della Blackhawk Films, distribuito da Flicker Alley, prosegue dopo l’uscita di Laurel or Hardy nel 2020 e del primo volume con i cortometraggi del 1927. Il secondo cofanetto è uscito il 5 novembre (disponibile qui per l’ordine) e contiene tutti i corti muti di Stanlio e Ollio realizzati nel 1928. Un anno fondamentale, in cui i due sono ormai una coppia fissa e si scatenano produttivamente, realizzando alcune delle punte di diamante della loro filmografia: Leave ‘Em LaughingThe Finishing TouchFrom Soup to NutsYou're Darn Tootin’Their Purple MomentShould Married Men Go Home?Early to BedTwo TarsHabeas CorpusWe Faw Down.

Il box blu-ray include un booklet firmato da Serge Bromberg ed Éric Lange, con note di Sara Imogen Smith e del biografo della coppia, Randy Skretvedt, oltre a una serie di extra davvero notevoli:

  • Now I’ll Tell One (1927), sopravvissuto nel solo secondo rullo, con Charley Chase e Stan Laurel, e Oliver Hardy in un piccolo ruolo.

  • Eve’s Love Letters (1927), una delle ultime comiche soliste di Stan, diretta da Leo McCarey.

  • Galloping Ghosts (1928), due frammenti di questa rarissima comica con Oliver Hardy.

  • A Pair of Tights (1929), divertente comica con Anita Garvin e Marion Byron, girata nello stile del duo e prodotta da Hal Roach nel tentativo di creare una nuova coppia comica. I registri ufficiali degli studi confermano una partecipazione straordinaria di Stan e Oliver, poi tagliata in montaggio.

  • Un filmato amatoriale eccezionale girato sul set di Should Married Men Go Home?, proveniente dall’archivio di George Mann e già pubblicato su YouTube.

  • Un’intervista audio del 1959 a Stan Laurel.

  • Tracce sonore d’epoca per quattro comiche, più nuove colonne sonore composte da Neil Brand, Robert Israel, Andreas Benz, Jean-François Zygel e lo stesso Bromberg.

Se il primo volume raccontava la “preistoria” del duo (qui la recensione), questo secondo — e ancor più il terzo, con i film del 1929 — documenta la piena maturazione della coppia. Come già fatto in precedenza, è doverosa una premessa sullo stato dei materiali. Se il cofanetto del 1927 aveva compiuto un vero miracolo, recuperando pellicole spesso malconce o solo in formati ridotti, non bisogna pensare che con i film successivi la situazione fosse migliore.

L’ultimo restauro importante dei muti risaliva alla fine degli anni Novanta. Ma, come raccontato in un dettagliato articolo sul n. 3 della rivista Laurel and Hardy Magazine (estate 2023), la storia parte molto prima.

“Uno dei momenti chiave per i film muti di Stanlio e Ollio avvenne il 7 aprile 1972, quando, dopo una lunga e feroce battaglia legale, i successori di Roach cedettero tutti i diritti di 74 cortometraggi di Stanlio e/o Ollio alla Richard Feiner Company. Questo contratto dimenticava persino di menzionare i diritti già venduti alla Blackhawk Films. (…) Ma la storia non finisce qui. Anzi, peggiora! Nel 1988, Richard Feiner affidò a Michael Agee, un presunto specialista del restauro, i materiali originali delle pellicole di sua proprietà. Agee raccolse tutto il materiale che riuscì a trovare, compresi i negativi conservati nei caveaux della Library of Congress, e mise tutti i nitrati nella cucina della sua casa di Yorba Linda. Niente aria condizionata, caldo estremo... e quando una pellicola iniziava a deteriorarsi, veniva semplicemente scartata per non infettare le altre pizze in metallo. Quando tutti gli elementi della casa di Agee furono finalmente recuperati dalla cineteca dell'UCLA, la maggior parte di essi era già diventata polvere”.

L’articolo citava Rob Stone, all’epoca curatore dell'UCLA (e fino a poco tempo fa impegnato nella collezione della Library of Congress): “Ho preso personalmente i negativi originali di Habeas Corpus e You're Darn Tootin’ e li ho messi in un barile d’acqua per poterli incenerire. Tutto questo perché erano conservati nel suo garage nel sud della California, dove le temperature raggiungevano i 38 gradi. Erano come dei mattoni”. E conclude con una nota importante: “Il materiale sopravvissuto all’UCLA di questi film è tutto ciò che rimane di questi elementi originali, molti dei quali incompleti e fortemente deteriorati, dopo molti anni di permanenza nel caldo di un garage californiano. Fin dalla loro produzione originale, non è stato fatto alcun serio investimento per preservare queste preziose pellicole prima che la Kirch Group incaricasse Richard W. Bann di ricostruire ciò che ha potuto all'inizio degli anni Novanta. Per molti era troppo tardi! La maggior parte dei negativi originali in nitrato è stata pesantemente mutilata, smarrita o talvolta completamente persa. Questo lungo elenco di decisioni finanziarie, contratti di distribuzione e problemi di copyright spiega in gran parte perché di qualsiasi film muto di Stanlio e Ollio pochi negativi originali o grani fini sopravvivono. Era tempo di agire”.

La Kirch Group conservò nei suoi caveau sottozero a Monaco alcune copie, ma diversi titoli muti risultavano comunque rovinati o perduti. Per ricostruire il meglio possibile, Bromberg e il suo team si sono affidati nuovamente ai materiali della Blackhawk Films, restituendo al 1928 il suo autentico splendore cinematografico.

Vediamo nel dettaglio.

Leave ‘Em Laughing”, conserva le tinte unite in blu per le scene notturne. Mentre il primo rullo proviene dalla Library of Congress, il negativo del secondo rullo è andato perduto: si mescolano tre fonti in 16mm e materiali dalle compilation di Robert Youngson. Credo di aver intravisto qualche frame in più rispetto alle copie passate, e alterna una ottima qualità ad una più bassa, rimanendo lo stesso un restauro che ha miracolato un film non sempre messo bene. Fa ancora ridere, fra l’altro.

The Finishing Touch” è, come indicato nel booklet, un “puzzle da incubo” risolto con un risultato soddisfacente. Tutti gli elementi disponibili avevano problemi di contrasto, fuoco o stabilità del quadro. Il restauro unisce fonti in 35 mm (Library of Congress), 16 mm e sequenze tratte dalla compilation L’allegro mondo di Stanlio e Ollio (1965). Si vede meglio di qualunque versione precedente. La grana è evidente ma il film è completo. Rivedendolo, ho apprezzato molto i comprimari.

From Soup to Nuts” soffriva di pochi materiali esistenti. Il libricino informa anzi che nessun materiale originale in 35mm è sopravvissuto, tranne quella della compilation prima citata, del totale di soli nove minuti. Sono state ripristinate tutte le didascalie, e usato materiali in 16mm, di ottimo stato, a parte alcuni passaggi. Ancora oggi fa ridere, e il piglio “rozzo” della coppia si rispecchia in alcune gag grossolane, come loro che commentano le forme di Anita Garvin, o Stan che serve la zuppa infilando il dito nella scodella (e quando Babe lo guarda male, si pulisce il dito e ci infila un altro) o che mette il piede nell’insalata quando Babe cerca di coprirlo perché in mutande.

You ‘re darn tootin”, la comica messa meglio nel primo volume, proviene da un 35mm ristampato negli anni ’80, e nel passaggio fra il primo e il secondo rullo, solitamente deteriorato, si è salvato grazie ad una copia in 16mm proveniente dalla collezione di Youngson. Qualità eccezionale, nei limiti del possibile. La musica viene da un “live” dove si sentono – basse - anche delle risate del pubblico.

Their Purple Moment” proviene da un 35 mm della Blackhawk, ma — secondo il booklet — ha richiesto un intervento digitale più marcato per ridurre la grana. La copia è molto buona, anche se in certi punti leggermente meno nitida. Curiosità: i 12 dollari che Babe deve alla ragazza delle sigarette, oggi corrisponderebbero a circa 212 dollari!


Should married men go home?”, è presentato in una copia eccellente proveniente da negativo 35 mm. Il ritmo a tratti cede, ma le gag funzionano. Notevole la presenza ricorrente di Edgar Kennedy nei film della coppia per tutto il 1928. Straordinario il backstage girato sul set, nelle location esterne e negli studi Roach: un documento raro, dove compare anche Charley Chase. Il filmato, completo, è stato scansionato in 5K.

Early to Bed”, ha richiesto un restauro più impegnativo. La nitidezza è inferiore rispetto ad altri titoli, ma l’immagine è quasi sempre pulita.



Two tars” ha imperfezioni prevedibili, ma è la copia migliore e completa mai vista. La comica aveva dei problemi alla fonte di un negativo conservato al MoMa di New York - "gli specialisti possono tuttavia notare lievi imperfezioni visive", segnalano le note del booklet - ma sono stati corretti molti difetti noti alle copie precedentemente pubblicate. Rimane ancora oggi uno dei migliori film comici muti mai girati.

Habeas corpus”, è la grande sorpresa del secondo disco: la copia è perfetta, come se fosse stata stampata ieri. Il film include la registrazione su dischi Vitaphone che accompagnava musiche ed effetti sonori — essenziali per certe gag —, sincronizzati digitalmente sul film restaurato.



We Faw Down” circolava finora in copie 16 mm piuttosto mediocri. In questo restauro rinasce letteralmente in una copia impeccabile.





Negli extra, “Now I’ll Tell One”, è come vederlo per la prima volta, e si vede molto bene. Stesso discorso per “Galloping Ghosts” e “Eve’s Love Letters” (ottimo film). “A Pair of Tights”, si è conservato benissimo, probabilmente perché era uno dei titoli più venduti del catalogo Blackhawk. Una fonte è la compilation di Youngson When Comedy Was King (1960).

Molto interessanti le testimonianze audio raccolte da Randy Skretvedt: Hal Roach ("Stan Laurel era il miglior gagman sulla piazza, come Chaplin, ma come creatore di storie non valeva un nichelino"), Anita Garvin e Thomas Benton Roberts, attrezzista negli studi Roach.

Prezioso anche il documentario sulle location, realizzato incrociando le mappe aeree di Culver City, dove sorgevano gli studi e le location di moltissimi film della coppia.

Nonostante alcuni inevitabili difetti dovuti all’irreperibilità di materiali originali, soprattutto nei primi film del 1928, questi restauri rappresentano le versioni migliori mai realizzate. Come per il primo volume, anche questa edizione permette di apprezzare meglio le performance degli attori e le finezze delle gag.

Attendiamo ora con impazienza il volume 3, dedicato al 1929: sarà senza dubbio un altro lavoro di altissimo livello.

martedì 2 gennaio 2024

Quando il Belpaese voleva Stanlio e Ollio gladiatori

Quello che sto per raccontare parte da una curiosità principale che a quanto pare sul web non è riportata da nessuna parte: questo perché la fonte è un libro di interviste che conoscono gli studiosi di cinema, ed è da lì che sono partito, come si faceva una volta nelle biblioteche e negli archivi, in tempi non troppo lontani ma che sembrano giurassici. E dedico questo articolo alla memoria di Ernesto G. Laura, caposcuola di una generazione di storici del cinema che ebbe l’occasione di raccontare, fra le varie cose, la storia di Stanlio e Ollio.


La curiosità parte da un titolo dell’Hollywood Reporter del dicembre del 1939 che annunciava il prossimo progetto della coppia Laurel e Hardy nei panni di due gladiatori nell’Antica Roma. La notizia vedeva ottimisticamente il futuro di Stan e Ollie ancora sotto contratto con Hal Roach per la United Artists, e invece, mentre stavano girando Saps at Sea (C’era una volta un piccolo naviglio, uscito nel 1940), decisero di chiudere per sempre con il produttore cercando strade migliori. Al di là di questo progetto di cui non sappiamo nulla, neanche l’esistenza di un soggetto, possiamo affermare che quello che fu proposto loro – anche idealmente – anni dopo in Italia è una coincidenza veramente incredibile. Perché si trattava proprio di una storia con loro due come gladiatori alle prese con Nerone. Per spiegarlo dobbiamo fare una premessa storica tornando all’Italia del dopoguerra.


All’epoca il nostro paese era invaso dai comici, vecchi e nuovi. Totò, dopo una falsa partenza alla fine degli anni Trenta, cominciò a girare film di successo ed esplose come il comico del momento. La vecchia guardia, capitanata da Macario, Aldo Fabrizi, Nino Taranto, proveniva dal varietà come Totò e seguiva l’onda del successo di quest’ultimo, mentre la giovane generazione, chi dal teatro, chi dall’avanspettacolo o dalla radio, fu “rapita” dai produttori per inserirli in film comici veloci da girare dalla qualità altalenante: prima del successo di Alberto Sordi, per citarne uno che negli anni Cinquanta divenne il re del box office, erano già subentrati Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Riccardo Billi e Mario Riva, Carlo Croccolo, Carlo Campanini, Raimondo Vianello e così via. Per dirla in maniera spicciola: tutti lavoravano e mangiavano, e per continuare a farlo bisognava avere sempre idee nuove, a costo di raschiare il barile. E poiché lo sblocco delle pellicole americane ferme durante la Guerra scatenò un incredibile assalto di comici senza precedenti – da Laurel e Hardy ad Abbott e Costello, i fratelli Marx, Bob Hope, Danny Kaye – i produttori italiani sentivano nell’aria la possibilità di una co-produzione. E guarda caso, in quel periodo Stanlio e Ollio erano tornati alla popolarità esibendosi nei teatri inglesi alla fine degli anni Quaranta, rendendosi accessibili alla vecchia Italia, dove la coppia era ancora popolarissima. Già alla fine del 1946 si pensò di inserirli in un contesto simile a quello del loro grande successo Fra Diavolo (1933), con loro due umili servitori pasticcioni e dal cuore d’oro, per una parodia de Le due orfanelle, il testo del 1874 di Adolphe d’Ennery ed Eugène Cormon, già alla base dell’omonimo film di David W. Griffith del 1921, e di una versione di Carmine Gallone del ’42. I due orfanelli, proposto da Mario Mattoli al giovane sceneggiatore Age, voleva sfruttare le scenografie di un film precedente di Mattoli, Il fiacre n.1, ed inserire Stanlio e Ollio, ma, come ha raccontato Age, i due comici al momento di concludere l’affare non erano disponibili, e così si ripiegò su Totò e Carlo Campanini. 


L’anno in questione, il 1947, era stato fittissimo nelle agende dei due comici americani: sbarcati a febbraio, rimasero nei teatri europei fino al gennaio dell’anno successivo. Pur prossimi ai sessant’anni d’età, erano ancora molto famosi: quando tornarono in America, scoprirono che i loro film vecchi degli anni Trenta trasmessi nella neonata televisione, avevano riscosso un grosso successo e avviato una nuova generazione di fan. La cosa non passò inosservata, e un finanziatore americano di nome George Bookbinder decise di sfruttare i suoi contatti con un produttore, tale Deutchmeister, che era affiliato all’Universalia, a capo Salvo D’Angelo, di Roma, per mettere in cantiere un film girato in Europa con Laurel e Hardy. L’idea principale era fare un film con Stanlio e Ollio e affiancarli ad altre star comiche: e nella fretta di pubblicizzare un film che praticamente non aveva ancora una sceneggiatura, nella primavera del 1950 i comunicati stampa spararono grossi nomi come quello di Totò e di Fernandel. Il sentore che si trattasse di una produzione confusionaria cominciò a farsi sentire proprio da queste mosse pubblicitarie: mentre Stan Laurel sbarcò a Parigi a maggio, seguito da Hardy a giugno, i nomi continuarono a cambiare, senza freni: spariti Totò e Fernandel, si stamparono i nomi di Carlo Croccolo, Walter Chiari, persino Macario, nessuno che farà parte del cast di quel film disgraziato che fu Atollo K


Saltiamo direttamente la faticosa lavorazione e le complicazioni di salute che ebbero i due attori americani, per andare – dopo questa premessa – ad un altro film che inizialmente era stato persino scritto per loro, una parodia sull’Antica Roma dal titolo O.K. Nerone. Il film è del 1951, e pur diretto da Mario Mattoli e con una squadra di sceneggiatori incredibile (Monicelli, Steno, Alessandro Continenza, Age e Scarpelli), non è quello che possiamo considerare una commedia riuscita, nonostante Walter Chiari e Carlo Campanini protagonisti, e con Gino Cervi e Silvana Pampanini di contorno: la storia ruota attorno a due marinai italo-americani in visita a Roma che vengono aggrediti da dei teppisti, e dalle botte ricevute sognano di essere nella Roma di Nerone. Le situazioni comiche partono soprattutto da qui, con questi due scemotti che parlano proprio come Stanlio e Ollio (anche se a volte l’accento sparisce nel nulla…) e insegnano a Nerone a giocare a biliardo e a rugby. Quando si risvegliano davanti al Colosseo, scoprono che il loro superiore è un ufficiale che ha il volto di Nerone, sempre interpretato da Cervi. Non era una trama irresistibile, e ricorrendo alle grazie della giovane e bella Pampanini nel ruolo di Poppea, il film ebbe grossi problemi con la censura in fase di revisione, che ordinò dieci tagli di cosce nude per dare il nulla Osta, per poi accordarsi a “soli” cinque. O.K. Nerone uscì nelle sale nel Natale del 1951, quasi in contemporanea con il film Atollo K con Stanlio e Ollio, incassando anche bene (418 milioni di lire d’incasso, nell’anno di Guardie e ladri con Totò e Fabrizi). Lo sceneggiatore Alessandro Continenza – ed ecco la fonte che ho citato prima - rivela che l’idea di averli in Francia e rinfrescato la possibilità di girare un film con loro, era naufragata per l’avanzata età dei due attori: “Una volta avevamo scritto un film con Steno, Monicelli, Age e Scarpelli che si chiamava O.K. Nerone, che doveva dirigere Soldati e poi diresse Mattoli. Il film era stato scritto per la Diana cinematografica, che lo voleva con Stan Laurel e Oliver Hardy, era la storia di due americani che si trovavano improvvisamente nell’antica Roma. Un film facile, qua e là scopiazzato: avevamo scritto ‘sta roba cercando di ricordarci le gag di Laurel e Hardy, per fare un film ‘alla maniera di’. Senonché, quando arrivarono, ‘sti americani erano due vecchi cadenti, e in Italia fecero un solo film, che si chiamava Atollo K e che fu un disastro. Così i produttori sostituirono a Stanlio e Ollio...Carlo Campanini e Walter Chiari! Il film andò abbastanza bene, però era un filmaccio!”. Col senno di poi, effettivamente i ruoli richiedevano un certo impegno fisico che Stan e Oliver, bontà loro, non erano più in grado di sostenere. Siete curiosi di vedere il film? Eccolo qui:


 

da "Ciak", 1994 (archivio B. Gemma)
Curioso, però, che due attori come Chiari e Campanini avessero sfiorato un progetto pensato per la coppia, perché in precedenza c’erano stati diversi punti di contatto. Walter Chiari, come si è detto, era talmente vicino ad interpretare Atollo K con Stan e Oliver da essere presente quando i due arrivarono a Roma, accolti da una enorme folla festante, nel giugno del 1950. L’impressione che ebbe dei due comici, racconterà anni dopo, non fu molto entusiasmante: “Avevano una paura maledetta, inesorcizzabile, dell’aereo. Arrivarono a Roma con un treno, perché non avevano mai viaggiato [in aereo]. Avrebbero potuto diventare miliardari, anche da vecchi, girando il mondo, facendo gli sketch, facendosi vedere. Li ho visti tristi, perché sono scesi, in un attimo la gente aveva stabilito che non servivano. Dio come sentono gli attori quando c’è la fine. Sono degli psicologici infallibili. Una cosa che posso dire è che mi ha fatto ridere, e non è crudele, le voci. Stanlio parlava con la voce di Ollio, e Ollio con la voce di Stanlio!”. Il rapporto con Campanini era meno diretto, ma molto interessante da ricordare: nella metà degli anni Trenta, agli inizi della sua carriera di attor giovane, si mise in coppia Carlo Dapporto per proporre uno sketch in cui facevano Stanlio e Ollio, idea che ebbe un certo successo presso il pubblico dell’avanspettacolo. L’imitazione, davvero ben fatta, è oggi visibile grazie alle riproposte che ne fecero in televisione negli anni Cinquanta.



Meno noto è il ruolo del doppiaggio: Campanini doppiò Stanlio e Ollio in una sola occasione, e non ufficialmente, nel ruolo di un doppiatore alle prese con il film I diavoli volanti (1939), per In due si soffre meglio (1943) diretto da Nunzio Malasomma. La scena è molto interessante, e in parte è una testimonianza dei doppiaggi dell’epoca (il film in origine era stato doppiato da Alberto Sordi e Mauro Zambuto due anni prima, nel ’41), riportata qui sotto.





Dapporto, invece, avrà modo di incontrare Laurel e Hardy a Milano durante il tour promozionale per Atollo K, nel 1950: ed è un peccato che quella occasione, registrata alla radio, sia andata smarrita. Sopravvivono però alcune foto e una preziosa testimonianza di Emilio Pozzi (a destra nella foto), giornalista presente a quel momento, che nel 1985 racconterà al Radiocorriere Tv: “Come radiocronista fui mandato al loro arrivo alla Stazione Centrale di Milano per intervistarli appena scesi dal treno. I mezzi tecnici allora non erano sofisticati, i collegamenti erano riservati a dirette importanti e si registrava su dischi e, d’altra parte, poiché l’arrivo era previsto per mezzogiorno, volevano andare in onda con il Gazzettino padano alle 12,40. Non sapevo l’inglese e non volevo rinunciare al servizio. Imparai alcune frasi, le recitai: i due risposero, io tradussi, a senso, indovinando le risposte. Il pomeriggio, poi, mi presentai alla conferenza stampa per un'altra intervista più ampia e destinata a Voci dal Mondo il settimanale radiofonico diretto da Vittorio Veltroni, in compagnia di un'interprete e di Carlo Dapporto che avrebbe dato la voce per la versione italiana, come al cinema. Stanlio mi guardò perplesso e mi domandò “Perché non parli? Da stamane hai dimenticato l'inglese?”. Feci spiegare che d’inglese conoscevo solo le quattro frasi usate la mattina. Scoppiarono a ridere di cuore. Presuntuosamente potrei ricordare quell’episodio come la volta che feci ridere Stanlio e Ollio”.

Il contatto con l’Italia non si concluse lì: nella corrispondenza privata di Stan, si legge che il loro agente aveva ricevuto una offerta per farli recitare nei varietà italiani – per uno spazio di uno sketch, che di una rivista intera – fra il ’51 e il 1952, ma come lo stesso Laurel immaginava, erano parole campate in aria che non ebbero seguito. La stanchezza fisica cominciò a farsi sentire, e dopo qualche anno i due decisero di ritirarsi, non avendo più l’età neanche per fare i gladiatori per i produttori del Belpaese.


(la fonte della dichiarazione di Continenza è L'avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti, di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Feltrinelli, 1979).