sabato 13 giugno 2026

Stanlio e Ollio galattici

"Il Corriere d'Informazione" del 3 giugno 1977 titolava così questo trafiletto dedicato a Guerre Stellari, senza sapere che l'ispirazione per i due droidi C-3PO e R2-D2 era davvero la celebre coppia Stanlio e Ollio. Nella versione italiana, inoltre, R2-D2 divenne C1-P8, un nome scelto per assonanza con un altro celebre duo comico, Gianni e Pinotto.
Di Laurel e Hardy erano grandi ammiratori sia George Lucas sia, soprattutto, Mark Hamill (Luke Skywalker, descritto dal Corriere come il "garzone di fattoria"!). Hamill ha raccontato più volte l'emozione provata quando scoprì che Peter Cushing, interprete del Grand Moff Tarkin, aveva esordito al cinema proprio accanto a Stanlio e Ollio in A Chump at Oxford (Noi siamo le colonne). Durante le pause pranzo sul set non perdeva occasione per tempestarlo di domande e farsi raccontare aneddoti su quell'esperienza.

Secondo il fondamentale Star Wars FAQ di Mark Clark, dopo il successo di American Graffiti (1973), Lucas dichiarava spesso di avere in mente due progetti: un'avventura spaziale nello stile di Flash Gordon e una commedia slapstick ispirata ai grandi duo del cinema comico, come Stanlio e Ollio e Gianni e Pinotto. In un'intervista del 1974 a Film Quarterly spiegò: «È passato molto tempo da quando qualcuno ha realizzato una commedia davvero sciocca capace di far rotolare la gente dalle risate. È molto difficile da fare, ed è per questo che nessuno ci prova, ma è una sfida. È come scalare una montagna». Viene quasi da chiedersi se Lucas non abbia finito per fondere, almeno in parte, i suoi due sogni in un unico film: l'epopea spaziale di Star Wars e la dinamica comica dei grandi duetti del passato, incarnata alla perfezione da C-3PO e R2-D2.

Alec Guinness
, invece, il leggendario Obi-Wan Kenobi, ammirava profondamente Stan Laurel. Dopo l'assegnazione dell'Oscar alla carriera a Laurel nel 1961, gli scrisse una lettera nella quale confessava: «Credo che una delle mie prime ambizioni fosse quella di emularla in qualche maniera, e sicuramente uno dei miei primi successi a teatro (anche se modesto) è stato quello di interpretare Sir Andrew Aguecheek nella Dodicesima notte di Shakespeare seguendo l'idea di come avrebbe potuto interpretarlo lei. Allora avevo solo ventitré anni e credo che questa imitazione fosse del tutto inconscia, ma venne certamente notata dalla critica, il che dimostra quanto avessi amato e assimilato il suo lavoro». Quando interpretò quel ruolo, nel 1937, Guinness spendeva ogni centesimo disponibile per andare al cinema a vedere i suoi idoli, Buster Keaton e, naturalmente, Stan Laurel. Una fotografia di scena conservata in una vecchia brochure lo mostra sorprendentemente simile a Stan, forse più di quanto lui stesso avrebbe voluto ammettere.
E chissà se Mark Hamill sapesse anche che Kenny Baker, l'attore che dava corpo a R2-D2, aveva condiviso il palcoscenico con Stanlio e Ollio in Inghilterra nel 1952. Un intreccio di coincidenze che rende ancora più sorprendente il legame tra Guerre Stellari e il mondo di Laurel e Hardy.

venerdì 1 maggio 2026

Stanlio e Ollio al cinema a Milano!

La promozione del mio libro Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy, Edizioni Sabinae, prosegue la sua corsa e riporterà Stanlio e Ollio nelle sale cinematografiche in occasione di un evento davvero imperdibile: domenica 10 maggio all’Anteo, il bellissimo Palazzo del Cinema di Milano, sarò insieme con Maurizio Nichetti dalle ore 10 in sala Astoria. Subito dopo il nostro incontro - che si promette interessante, vista la passione che abbiamo entrambi per Laurel e Hardy - sarà proiettato in italiano il film "Gli allegri imbroglioni" (Jitterbugs), film del 1943 diretto da Malcom St. Clair e prodotto dalla 20th Century Fox. Si tratta di una delle migliori pellicole girate dalla coppia in un periodo meno fortunato della loro carriera.

Tutti i dettagli per l'acquisto del biglietto li trovate qui. 

Per ripassare l'argomento, penso vi bastino le parole del grande Nichetti ha dedicato al libro lo scorso 16 aprile.



mercoledì 8 aprile 2026

Stanlio e Ollio su "Robinson"

Nello scorso numero di "Robinson", l'allegato domenicale letterario de "La Repubblica", è stata pubblicata una recensione del mio libro su Laurel & Hardy per mano di Roberto Chiesi, critico cinematografico e responsabile del Centro Studi – Archivio Pasolini della Cineteca di Bologna; mi fa molto piacere che Chiesi sottolinei non solo la analisi dettagliata di "ogni performance dei due grandi attori", ma anche il confronto, "con esemplare attenzione le differenze fra i copioni originari e i filmati girati, le diverse versioni delle gag riprese da un film all'altro, le discrepanze fra le edizioni statunitensi e quelle straniere, senza trascurare i documenti (anche contrattuali) che rivelano le dinamiche dei loro (non rosei) rapporti con l'industria cinematografica".

Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy, uscito un mese fa, continuerà il suo percorso di presentazioni, e a breve darò notizia della prima milanese con un ospite d'eccezione. Ma nel frattempo, acquistate il libro qui.

venerdì 6 marzo 2026

Le avventure di Stanlio e Ollio a Hollywood Party

Lo scorso venerdì 27 febbraio sono stato ospite a Hollywood Party, la trentennale storica trasmissione radiofonica di Rai Radio 3, per parlare del libro "Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy", edito da Edizioni Sabinae e uscito il 3 marzo. Una puntata intera condotta da Alessandro Boschi ed Alberto Crespi tutta dedicata a Stanlio e Ollio, che potete risentire cliccando qui.

domenica 8 febbraio 2026

Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy


Finalmente oggi parte il conto alla rovescia, il mio sesto libro, IL CINEMA DI STAN LAUREL & OLIVER HARDY, Edizioni Sabinae, uscirà il 3 marzo. 

A cent’anni dal loro primo film insieme, questo libro è il racconto storico-analitico del cinema di Stan Laurel e Oliver Hardy, la coppia comica più famosa e amata al mondo, nota in Italia come Stanlio e Ollio. Dietro la perfezione dei loro “disastri” si nasconde una delle carriere più accidentate e affascinanti della storia del cinema comico: un percorso lungo oltre venticinque anni e più di cento film, segnato da scelte complesse, intuizioni geniali e cambiamenti epocali. Per la prima volta in Italia, la loro opera viene analizzata mettendo al centro il ruolo autoriale di Stan Laurel e il rapporto indissolubile con Oliver Hardy, la costruzione delle gag, il confronto tra le sceneggiature e i film completati, le testimonianze dei collaboratori, fino alle recensioni d’epoca e al lavoro di ricerca degli studiosi internazionali. Il libro ricostruisce l’evoluzione del loro cinema, le tappe della loro carriera e il modo in cui, insieme, hanno definito un’arte comica unica e irripetibile. Un omaggio rigoroso e appassionato all’arte mimica e scenica di Stan e Ollie, due geni assoluti che ancora oggi meritano la nostra attenzione ― e, soprattutto, le nostre risate.

"Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy". 420 pagine (più 18 di rare fotografie).

Per prenotazioni: ordini@edizionisabinae.com o clicca qui 

giovedì 29 gennaio 2026

Stanlio e Ollio eroi del circo

Uno degli aspetti meno affrontati nella biografia di Stan Laurel e Oliver Hardy riguarda i collegamenti con il mondo circense che, seppur indirettamente, li hanno interessati. Provo qui a riepilogarli partendo da un’informazione di cui non avevo finora trovato traccia, e che ho rinvenuto in un bellissimo libro dedicato a Buster Keaton. A pagina 368 di Camera Man. Buster Keaton, the Dawn of Cinema, and the Invention of the Twentieth Century, scritto da Dana Stevens e pubblicato nel 2023, si legge che Jérôme Medrano, impresario circense che aveva ereditato il celebre circo Medrano dal padre, nel 1939 volò a Hollywood con l’intenzione di scritturare alcuni famosi comici dello schermo per esibirli in Europa. Fra questi figuravano Zeppo Marx, che aveva già lasciato la carriera d’attore per dedicarsi all’attività d’impresario dei fratelli Groucho, Harpo e Chico, e Laurel e Hardy.

Stevens scrive chiaramente che Stan e Oliver furono effettivamente scritturati per apparire come ospiti per una stagione. Anche se non esistono tracce documentarie che lo confermino in modo definitivo, in quel periodo i due comici erano realmente liberi da impegni cinematografici, poiché prossimi a lasciare Hal Roach alla ricerca di un nuovo contratto e, nel frattempo, stavano debuttando con una loro rivista teatrale. Tuttavia, a causa dell’imminente scoppio della Seconda guerra mondiale e delle crescenti tensioni con l’Europa, Medrano, pur avendo ottenuto l’interesse di Laurel, non riuscì a concludere alcun accordo. Fu invece Buster Keaton, nel 1947, a essere ingaggiato al Medrano per una stagione, proponendo alcuni sketch mimici condivisi con gli altri clown del circo, in quello che sarebbe stato uno degli ultimi grandi trionfi della sua carriera.

L’interesse di Medrano per le figure di Stanlio e Ollio non era affatto casuale. Le origini della coppia affondavano infatti nella tradizione della Commedia dell’arte, nella struttura classica del Clown Bianco e dell’Augusto – il comico e la spalla – e soprattutto nella maschera di Zanni, il servo che assisteva i padroni come il Magnifico, più noto come Pantalone, da cui sarebbero nati i servi sciocchi quali Arlecchino e Pulcinella. Nel bellissimo film documentario I clowns, girato nel 1970 da Federico Fellini per la RAI, compare una splendida scena in cui Tristan Rémy, il più importante storico del circo e dei clown, discute animatamente con alcuni celebri “augusti” sul loro ruolo all’interno della coppia. La conversazione si accende quando Rémy mette in dubbio che il clown bianco possa far ridere quanto – se non più – dell'Augusto, senza però giungere a una conclusione definitiva.

Grock e Antonet

Le difficoltà nel reperire testimonianze storiche sui clown, soprattutto visive – nonostante le rare eccezioni rappresentate da alcuni film muti girati direttamente da loro – costringono quindi a basarsi su ipotesi e racconti tramandati da vecchi pagliacci che, già nel 1970, erano avanti con l’età e dotati di una memoria non sempre affidabile. Eppure, come osservò Jacques Tati, da sempre affascinato dal mondo circense, i primi comici dello schermo a ribaltare il tradizionale rapporto tra comico e spalla furono proprio Stanlio e Ollio, entrambi comici e capaci, a turno, di sostenersi l’un l’altro.

Nel libro dedicato al film di Fellini si legge inoltre una nota curiosa, raramente riportata altrove: il primo nomignolo con cui Laurel e Hardy vennero battezzati in Italia, Crick e Crock (talvolta trascritto erroneamente negli annunci pubblicitari come Krik e Krok), fu scelto per aderire alla tradizione dei nomi buffi delle coppie di clown dell’epoca. In particolare, il riferimento principale sembra essere la coppia «Brick e Brock», formata agli inizi del Novecento da Marius Galante, clown marsigliese, e da un partner sconosciuto noto con il nome d’arte di Brock. Nel 1903 Galante sostituì il suo Augusto con Adrien Wettach, clown svizzero destinato a creare di lì a poco il celebre personaggio di Grock, con il quale sarebbe diventato noto in tutto il mondo come “il più grande clown di tutti i tempi”. I due formarono per diversi anni la coppia “Brick e Grock”, ma nonostante il successo si separarono per divergenze artistiche. Grock proseguì la propria carriera accanto all’italiano Umberto “Antonet” Guillaume, clown bianco del Cirque de Paris, fino ai primi anni Dieci, quando le sue ambizioni di passare dal ruolo di Clown a quello dell'Augusto posero fine anche a questa collaborazione (la storia dei clown è assai più vasta di quanto si creda: Antonet era fratello di Ferdinando, uno dei primi comici del cinema muto, noto con i nomi d’arte di Tontolini e Polidor).

Con ogni probabilità furono dunque i nomi eccentrici dei clown a ispirare i distributori italiani del 1930-31 nel lanciare Laurel e Hardy come comici della nuova stagione cinematografica. La denominazione resistette fino al 1933, quando con The Devil’s Brother divenne naturale adottare i nomi di “Stanlio e Ollio”, italianizzazione dei loro veri nomi, legata all’ambientazione italiana del film. Eppure Crick e Crock continuarono a comparire nei bizzarri manifesti dell’epoca, rimanendo impressi nella memoria degli spettatori più anziani.

con Rivel, 1947

Infine, come noto, Stan Laurel e Oliver Hardy ambientarono un solo cortometraggio nel mondo del circo, The Chimp (1932), nel quale non interpretavano dei clown in senso stretto, bensì due inservienti che mandavano in rovina il circo con un colpo di cannone, riuscendo paradossalmente a far ridere più degli stessi pagliacci. Stan e Oliver erano, del resto, apertamente ammirati dai clown. Fra i loro amici figurava lo spagnolo Charles Rivel, uno dei più celebri del secolo scorso, noto per un numero in cui imitava il vagabondo di Charlie Chaplin sulle piste dei circhi. Rivel arrivò persino a vantarsi di aver sconfitto Chaplin stesso in un concorso tra sosia, e dovette affrontare un’azione legale per plagio intentata dalla United Artists. Nel novembre del 1947, durante l’ingaggio al Lido di Parigi, Laurel e Hardy conobbero Rivel nel backstage; per l’occasione venne scattata una fotografia che il clown spagnolo conserverà fra i ricordi più cari.

Alla fine, Laurel e Hardy, come Chaplin e Keaton, seguirono l’evoluzione dello spettacolo comico che dal circo si era spostato nei varietà inglesi e americani, trovando nella pellicola una forma di conservazione eterna. Molti altri volti e nomi, invece, che sotto i tendoni – o per le strade – di tutto il mondo avevano sfidato il pubblico con i lazzi e i colpi dello slapstick, quella comicità violentemente fisica che affonda le sue radici nella Commedia dell’arte, sono svaniti nel buio di uno spettacolo che, prima o poi, finisce per tutti.