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sabato 13 giugno 2026

Stanlio e Ollio galattici

"Il Corriere d'Informazione" del 3 giugno 1977 titolava così questo trafiletto dedicato a Guerre Stellari, senza sapere che l'ispirazione per i due droidi C-3PO e R2-D2 era davvero la celebre coppia Stanlio e Ollio. Nella versione italiana, inoltre, R2-D2 divenne C1-P8, un nome scelto per assonanza con un altro celebre duo comico, Gianni e Pinotto.
Di Laurel e Hardy erano grandi ammiratori sia George Lucas sia, soprattutto, Mark Hamill (Luke Skywalker, descritto dal Corriere come il "garzone di fattoria"!). Hamill ha raccontato più volte l'emozione provata quando scoprì che Peter Cushing, interprete del Grand Moff Tarkin, aveva esordito al cinema proprio accanto a Stanlio e Ollio in A Chump at Oxford (Noi siamo le colonne). Durante le pause pranzo sul set non perdeva occasione per tempestarlo di domande e farsi raccontare aneddoti su quell'esperienza.

Secondo il fondamentale Star Wars FAQ di Mark Clark, dopo il successo di American Graffiti (1973), Lucas dichiarava spesso di avere in mente due progetti: un'avventura spaziale nello stile di Flash Gordon e una commedia slapstick ispirata ai grandi duo del cinema comico, come Stanlio e Ollio e Gianni e Pinotto. In un'intervista del 1974 a Film Quarterly spiegò: «È passato molto tempo da quando qualcuno ha realizzato una commedia davvero sciocca capace di far rotolare la gente dalle risate. È molto difficile da fare, ed è per questo che nessuno ci prova, ma è una sfida. È come scalare una montagna». Viene quasi da chiedersi se Lucas non abbia finito per fondere, almeno in parte, i suoi due sogni in un unico film: l'epopea spaziale di Star Wars e la dinamica comica dei grandi duetti del passato, incarnata alla perfezione da C-3PO e R2-D2.

Alec Guinness
, invece, il leggendario Obi-Wan Kenobi, ammirava profondamente Stan Laurel. Dopo l'assegnazione dell'Oscar alla carriera a Laurel nel 1961, gli scrisse una lettera nella quale confessava: «Credo che una delle mie prime ambizioni fosse quella di emularla in qualche maniera, e sicuramente uno dei miei primi successi a teatro (anche se modesto) è stato quello di interpretare Sir Andrew Aguecheek nella Dodicesima notte di Shakespeare seguendo l'idea di come avrebbe potuto interpretarlo lei. Allora avevo solo ventitré anni e credo che questa imitazione fosse del tutto inconscia, ma venne certamente notata dalla critica, il che dimostra quanto avessi amato e assimilato il suo lavoro». Quando interpretò quel ruolo, nel 1937, Guinness spendeva ogni centesimo disponibile per andare al cinema a vedere i suoi idoli, Buster Keaton e, naturalmente, Stan Laurel. Una fotografia di scena conservata in una vecchia brochure lo mostra sorprendentemente simile a Stan, forse più di quanto lui stesso avrebbe voluto ammettere.
E chissà se Mark Hamill sapesse anche che Kenny Baker, l'attore che dava corpo a R2-D2, aveva condiviso il palcoscenico con Stanlio e Ollio in Inghilterra nel 1952. Un intreccio di coincidenze che rende ancora più sorprendente il legame tra Guerre Stellari e il mondo di Laurel e Hardy.

venerdì 6 marzo 2026

Le avventure di Stanlio e Ollio a Hollywood Party

Lo scorso venerdì 27 febbraio sono stato ospite a Hollywood Party, la trentennale storica trasmissione radiofonica di Rai Radio 3, per parlare del libro "Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy", edito da Edizioni Sabinae e uscito il 3 marzo. Una puntata intera condotta da Alessandro Boschi ed Alberto Crespi tutta dedicata a Stanlio e Ollio, che potete risentire cliccando qui.

domenica 8 febbraio 2026

Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy


Finalmente oggi parte il conto alla rovescia, il mio sesto libro, IL CINEMA DI STAN LAUREL & OLIVER HARDY, Edizioni Sabinae, uscirà il 3 marzo. 

A cent’anni dal loro primo film insieme, questo libro è il racconto storico-analitico del cinema di Stan Laurel e Oliver Hardy, la coppia comica più famosa e amata al mondo, nota in Italia come Stanlio e Ollio. Dietro la perfezione dei loro “disastri” si nasconde una delle carriere più accidentate e affascinanti della storia del cinema comico: un percorso lungo oltre venticinque anni e più di cento film, segnato da scelte complesse, intuizioni geniali e cambiamenti epocali. Per la prima volta in Italia, la loro opera viene analizzata mettendo al centro il ruolo autoriale di Stan Laurel e il rapporto indissolubile con Oliver Hardy, la costruzione delle gag, il confronto tra le sceneggiature e i film completati, le testimonianze dei collaboratori, fino alle recensioni d’epoca e al lavoro di ricerca degli studiosi internazionali. Il libro ricostruisce l’evoluzione del loro cinema, le tappe della loro carriera e il modo in cui, insieme, hanno definito un’arte comica unica e irripetibile. Un omaggio rigoroso e appassionato all’arte mimica e scenica di Stan e Ollie, due geni assoluti che ancora oggi meritano la nostra attenzione ― e, soprattutto, le nostre risate.

"Il cinema di Stan Laurel & Oliver Hardy". 420 pagine (più 18 di rare fotografie).

Per prenotazioni: ordini@edizionisabinae.com o clicca qui 

domenica 21 dicembre 2025

Laurel & Hardy Year Three: una recensione

Dopo cinque anni, si conclude il difficile quanto miracoloso restauro della produzione muta di Laurel e Hardy, pubblicato in tre volumi Blu-ray dalla Flicker Alley nel 2020, e accolto con una risposta sorprendentemente positiva da parte degli appassionati. Questo lavoro definitivo, irripetibile, ha restituito agli oltre trenta cortometraggi girati tra il 1921 e il 1929 uno splendore d’immagine tale che, in gran parte di essi, sembra di trovarsi davanti alle prime stampe dell’epoca.

Sì, perché probabilmente qualcuno ignora il fatto che, alla loro prima distribuzione cinematografica, questi film circolavano in copie perfette, prive di graffi e imperfezioni. Restituire oggi quella stessa nitidezza è un’impresa di cui solo chi lavora nel campo del restauro cinematografico può comprendere fino in fondo la difficoltà. Del resto, questi film hanno più di cento anni, e maneggiare materiali preziosi quanto instabili – spesso infiammabili come la celluloide d’epoca, che non prendeva fuoco: esplodeva direttamente – farebbe sudare anche Indiana Jones.

 

Nel caso di Laurel e Hardy, il panorama è stato ancor più difficile, e in molti aspetti disastroso. Richard W. Bann, nel booklet allegato al terzo volume, afferma chiaramente quanto sia difficile credere, e accettare, che “quasi tutto il materiale cinematografico originale relativo alle commedie mute di Laurel e Hardy (negativi, pellicole a grana fine, stampe originali) sia ormai scomparso, andato”. Spiega come il consumo eccessivo, gli strappi accidentali nei laboratori di stampa, gli incendi di nitrato, la decomposizione, gli smarrimenti dovuti a negligenza o la distruzione deliberata – per recuperare l’argento o liberare spazio di stoccaggio in tempo di guerra – abbiano fatto sì che tutto ciò che è sopravvissuto lo abbia fatto quasi per caso, e non per scelta”.

 

Il tempo è spietato”, scrive Bann. La storia del cinema muto, oggi perduta per circa l’80%, attraversò un lungo periodo di indifferenza da parte degli studios negli anni successivi all’avvento del sonoro, poiché la produzione passata veniva considerata superflua, e nei periodi di crisi economica i magazzini di pellicole non erano che un peso. Sempre Bann ricorda come, nel 1933, Mack Sennett, dopo il fallimento della sua casa di produzione, svendette un magazzino di oltre duemila titoli per la cifra irrisoria di 875 dollari.

 

La differenza fondamentale tra le antiche comiche di Sennett e i film di Stanlio e Ollio stava nella loro persistente popolarità e nella continua richiesta del pubblico. Quando Laurel e Hardy lasciarono gli Studi Roach nel 1940 per lavorare alla Fox e alla MGM, la loro produzione diminuì e si fece più scadente, ma le sale continuavano a riempirsi. Hal Roach rilanciò allora i film degli anni Trenta tramite alcuni distributori indipendenti – il più noto dei quali fu la Film Classics – e gran parte delle loro opere sonore, ristampate e conservate, riuscirono così a salvarsi dall’oblio.

 

Destino ben diverso toccò ai film muti, dimenticati nei magazzini Roach e conservati chissà come, finché Robert Youngson, cineasta appassionato dei tempi d’oro della comicità, ristampò i negativi di numerosi titoli per inserirli nelle sue compilation dedicate alle comiche mute e a Laurel e Hardy in particolare. Parallelamente, la società di noleggio casalingo Blackhawk inserì i film muti della coppia nel proprio catalogo e, come ricorda Bann, “per generare le copie da vendere, la Blackhawk doveva prima produrre intermedi positivi a basso contrasto e a grana fine in 35 mm, ma spesso il lavoro consisteva in riduzioni in 16 mm direttamente dai negativi di macchina, che fortunatamente – grazie a un colpo di fortuna – si sono rivelati tra i migliori elementi sopravvissuti”.

 

Ed è qui che arriviamo a oggi. Il lavoro di recupero, ricostruzione e restauro realizzato da Serge Bromberg e dal suo staff ha coinvolto la collaborazione di numerose cineteche di tutto il mondo. Nonostante per alcuni titoli il negativo originale fosse ormai perduto per sempre a causa di negligenze imperdonabili da parte di chi avrebbe dovuto conservarlo (una storia raccontata nella recensione precedente), il risultato resta straordinario. Gli eventuali detrattori tacciano: Bromberg e i suoi collaboratori hanno potuto lavorare solo quando il tempo aveva già inflitto danni irreversibili, e gli inevitabili salti qualitativi sono il frutto di una ricostruzione minuziosa a partire da materiali eterogenei. Difficile, davvero, rimanerne delusi.

 

Nel dettaglio di questa recensione – qui e qui le precedenti – posso dire che la produzione del 1929 è stata una delle più transitorie di Laurel e Hardy, e per sottolineare il passaggio dal muto al sonoro sono stati inseriti i primi film parlati della coppia e le rare versioni mute, e altri bellissimi extra:

 

Ogni corto ha musiche originali e le sonorizzazioni dell’epoca della Vitaphone per i corti Liberty, Wrong Again, That’s My Wife, Bacon Grabbers, e Angora Love
Alcuni fra i primi sonori della coppia: They Go Boom! (1929), The Hoose-Gow (1929), e Unaccustomed as We Are (1929).

The Hollywood Revue of 1929 – la partecipazione di Stan e Ollie con un numero di magia comica in questo film musicale realizzato per la MGM.

Come esempio delle versioni fonetiche girate dalla coppia, un estratto dalla versione spagnola di Berth Marks.

La versione doppiata di Double Whoopee (1929), realizzata nel 1970 da Chuck McCann, doppiatore di entrambi gli attori, su testi di Al Kilgore.

Un video rarissimo e inedito di Stan e Ollie realizzato come contributo speciale per la Convention della MGM a Parigi del 1930. 

 

I film interessati, tutti del 1929, rappresentano la piena maturità comica di Laurel e Hardy e gli ultimi supervisionati – e in due casi anche diretti – da Leo McCarey, il vero “papà” artistico della coppia, che aiutò enormemente Stan e Ollie nella costruzione dei loro personaggi e della loro tecnica. Questo cofanetto contiene almeno due capolavori assoluti della loro opera, alcuni titoli sotto la media e altri a lungo sottovalutati, con Stan Laurel e Oliver Hardy ormai pronti alla parola e alle ultime, bellissime, distruzioni reciproche insieme ai loro antagonisti preferiti.


Liberty, di Leo McCarey, è uno dei vertici del loro cinema, capace di mescolare risate e autentici momenti di suspense a partire da una situazione semplicissima – Laurel e Hardy, evasi di prigione, devono trovare un luogo appartato per scambiarsi i pantaloni indossati di fretta, e finiscono in cima a un grattacielo in costruzione – sviluppata con straordinaria abilità fisica dai due attori. Uno dei loro film muti meglio conservati, grazie alle primissime riedizioni degli anni Quaranta, presenta tuttavia un problema d’immagine attorno al minuto 16 perché, come spiega Bromberg, la pellicola in quel punto era così compromessa che neppure un pesante intervento digitale è riuscito a risolvere la situazione. Il restauro resta comunque ottimo, e la profondità di campo trasmette ancora oggi una tensione notevole. Qui un esempio video.




Wrong Again, sempre di Leo McCarey, è un divertentissimo cortometraggio basato sull’equivoco: Laurel e Hardy apprendono che c’è una ricompensa per il ritrovamento di “Blue Boy”, ignari che si tratti di un quadro prezioso, e riconsegnano invece al proprietario il loro cavallo, che porta lo stesso nome. Il film contiene numerose scene d’antologia, come la movimentata sistemazione del cavallo sul pianoforte o le loro discussioni sull’eccentricità dei ricchi. Il restauro combina due fonti: un 16 mm Blackhawk completo ma danneggiato in alcuni punti, e una copia in 35 mm conservata alla Biblioteca del Congresso, anch’essa compromessa, ma indispensabile per migliorare la qualità visiva della celebre sequenza del cavallo sul pianoforte.


That’s My Wife, di Lloyd French, è un film minore, ma pone su un piano quasi ambiguo il rapporto di coppia di Laurel e Hardy: Stan si finge la moglie di Ollie per non fargli perdere l’eredità promessa da uno zio, con risultati complessivamente divertenti. La copia proviene da un ottimo 35 mm Blackhawk; la sequenza d’apertura con Ollio che strimpella nervosamente il pianoforte, assente in tutte le edizioni precedenti, è stata invece recuperata da un 8 mm di qualità nettamente inferiore e inserita comunque per garantire la completezza del film.


Big Business, di James W. Horne, vetta assoluta del cinema di Laurel e Hardy e della distruzione reciproca, con uno scatenato James Finlayson, è anche uno dei loro film più diffusi e meglio conservati. Il magnifico negativo custodito dalla Beta Film era già stato pubblicato su DVD in Germania (ex Kinowelt), ma anche questo 35 mm Blackhawk, conservato in condizioni eccellenti, non sfigura affatto. Il corto fu girato con due cineprese, un espediente pensato per ottenere più negativi da stampare, vista l’enorme richiesta dei loro film: le due copie presentano quindi angolazioni leggermente diverse. Ciò ha reso possibile un esperimento inedito, nascosto come easter egg nel menu del film: cliccando sulla freccia sinistra si accede a una versione in 3D. Qui un esempio video del restauro della copia originale:




Double Whoopee, di Lewis R. Foster, funziona solo in parte e si conclude in modo affrettato, ma Laurel e Hardy nei panni di portieri di un albergo di lusso restano comunque divertenti. La copia è molto buona, in alcuni punti eccellente, ed è la stessa utilizzata per la versione doppiata nel 1970. L’esperimento sonoro venne replicato anche in Italia nel 1985, per il programma Due teste senza cervello, con le voci di Giorgio Ariani ed Enzo Garinei.


Bacon Grabbers, sempre di Foster, è un divertente film quasi interamente ambientato all’esterno, concentrato nello spazio della casa di Edgar Kennedy, assediato da Laurel e Hardy, incaricati dallo sceriffo di recuperare una radio mai pagata. Il ritmo è sostenuto e le gag fisiche hanno un’impostazione quasi circense. Il film ha sempre circolato in copie pessime, a causa della decomposizione avanzata dell’unico elemento esistente: il restauro ha miracolosamente recuperato il titolo grazie a un 16 mm Blackhawk, oggi l’unica fonte disponibile, nonostante graffi e immagini compromesse in diversi punti. Nessun 35 mm è sopravvissuto.


Angora Love, ancora di Foster, non è un film eccezionale, ma disponeva di materiale sufficiente per essere rielaborato più volte dalla coppia, e la bellezza di questa copia restituisce parte del valore smarrito nel tempo. Laurel e Hardy alle prese con una capra da nascondere al padrone di casa sono uno spasso continuo. Bromberg spiega che il restauro è stato particolarmente complesso: il negativo B della Biblioteca del Congresso risultava gravemente deteriorato, ma l’accesso a un 16 mm incompleto proveniente da Robert Youngson ha permesso di migliorare numerosi passaggi. La copia finale è in effetti ottima, con l’eccezione del finale, ormai irrimediabilmente compromesso.


Unaccustomed as We Are e Berth Marks, rispettivamente primo e secondo sonoro di Laurel e Hardy, nelle versioni mute funzionano persino meno delle edizioni sonore – il primo inutilmente verboso, il secondo eccessivamente insistito su una singola situazione comica – ma sono presentati in ottime copie in entrambe le versioni.


Insomma, un prodotto da acquistare assolutamente. Fatevi un regalo di Natale: Qui per l'acquisto.

giovedì 7 settembre 2023

Quando Stanlio e Ollio non andarono a Venezia

Verso la conclusione dell'80ª edizione della Mostra Cinematografica di Venezia, ho pensato di rispolverare dagli archivi una vecchia storiella che avevo letto molti anni fa in un numero di Cinema Illustrazione, una delle riviste più interessanti dedicate al cinema e al divismo — soprattutto quello americano — che all’epoca faceva volare la fantasia dei lettori verso il mito di Hollywood.

Oltre al notiziario, alle gallerie fotografiche dei grandi film in uscita e alle recensioni, la rivista ospitò per un periodo di quattro anni una rubrica di racconti intitolata Cronache di Hollywood, firmata da Jules Parme, pseudonimo dietro cui si celava il giovane Cesare Zavattini. La sua già fertilissima fantasia dava vita a corrispondenze immaginarie, spesso scambiate per vere. Fu proprio il mio caso quando, sfogliando un numero in biblioteca, trovai una cronaca dedicata a Stan Laurel e Oliver Hardy a Venezia, nell’agosto del 1932.

Il cronista Parme, alias Zavattini, aveva in realtà preso spunto da un viaggio compiuto dalla celebre coppia comica fra luglio e agosto di quell’anno. Un viaggio che ebbe così tanto successo da trasformare quella che doveva essere una semplice vacanza in un vero e proprio tour promozionale. Il loro successo oltreoceano era notevole, ma all’epoca Stan e Oliver — a parte qualche serata di beneficenza negli Stati Uniti — non erano affatto consapevoli della fama che avevano raggiunto nel resto del mondo. Fu proprio in quell’occasione che toccarono con mano la dimensione del loro mito: un autentico trionfo divistico.

Le cineprese immortalarono folle in delirio nelle stazioni di Waterloo, Londra, Edimburgo, fino al passaggio a Parigi, fra il 10 e il 15 agosto. La MGM organizzò persino una registrazione discografica di ringraziamento, incisa il 18 agosto presso i Columbia Recording Studios.

In Italia Stan e Oliver erano conosciuti, ma senza clamore. Aveva riscosso un certo successo il film Pardon Us, arrivato nel 1931 in una versione “fonetica” girata da loro stessi in lingua italiana e intitolata Muraglie. Tuttavia, il celebre doppiaggio "buffo" che avrebbe esaltato le loro storpiature linguistiche non era ancora stato inventato. Non venivano neppure chiamati Stanlio e Ollio, ma piuttosto “Crick e Crock”.

Un loro passaggio a Venezia avrebbe certamente suscitato interesse, ma la Mostra Cinematografica era ancora alla sua primissima edizione, e l’attenzione era rivolta soprattutto al cinema internazionale di maggiore prestigio. I divi della commedia e i loro film non furono presi in considerazione (basti ricordare che gli Stati Uniti furono rappresentati da titoli come L’uomo che ho ucciso di Ernst Lubitsch, Il dottor Jekyll di Rouben Mamoulian, Proibito di Frank Capra, Frankenstein, Grand Hotel e altri).Eppure, Cinema Illustrazione fece di tutto per far credere il contrario. Nel n. 34 fu pubblicata una loro foto scattata a Parigi, spacciandola per un’immagine veneziana. Nel n. 35, datato 31 agosto 1932, Parme/Zavattini firmò un pezzo breve — piuttosto di grana grossa, a dire il vero — che raccontava un loro presunto passaggio a Venezia. Un testo lontano dall’umorismo tipico della coppia, e che oggi si fatica a leggere senza un sorriso d’imbarazzo.

 

Anche Stan Laurel e Oliver Hardy hanno già radiotelegrafato i primi appunti sulla loro sosta europea. 

«Dicono che l'Europa sia travagliata dalla crisi. Infatti, in molte vetrine di librai non abbiamo visto che libri su questo argomento. Ma nella realtà., ci è sembrato che dappertutto regnasse il buon umore. In Italia la folla ci circondava e intorno a noi era sempre una cinematografia di volti sorridenti, Ma ora vi vogliamo raccontare una piccola avventura toccatavi a Venezia, dove andammo per assistere al Festival Cinematografico. La cameriera di un albergo, una viennese, aveva colpito il cuore di entrambi. La piccola Circe civettava con l'uno e con l'altro sicché non sapevano chi fosse prescelto. 'Una sera, io, Oliver Hardy, riuscii a parlarle per le scale... Alla sera ricevetti un suo biglietto: «Vi aspetto questa notte alle due, camera numero 130». Ero pazzo di gioia. Vi assicuro che di una cameriera così si potrebbe fare una vamp. Ma come potevo fare a liberarmi di Stan Laurel, che dormiva nella mia camera? Ebbi un pensiero. Infatti alle due in punto cominciai a lagnarmi forte che mi doleva la testa, il ventre, o che so io. Stan Laurel si alzò e disse: «Vado giù io a chiamare il medico, calmati», «No, Laurel del mio cuore, prendi questa ricetta e va nella più vicina farmacia a prendere il calmante che v’è segnato. Vacci tu poiché non vorrei che, andandoci un altro tardasse troppo. E io non ne posso più...». 

Diedi un foglietto di carta, che avevo preparato prima, a Laurel e questo andò via di corsa. Allora mi vestii, pian piano e con il cuore in festa mi avviai verso il numero 130. Mi aspettava la più amara delusione. Chiuso a chiave! Passeggiai a lungo nel corridoio, tornai a bussare. Niente. Dopo mezz’ora mi parve di sentire nell'interno della camera uno scricchiolio... Il mio cuore diede un balzo. E ridevo dentro di me pensando a Laurel che doveva esser rimasto di sasso nel non trovarmi in camera...». 

A un tratto la porta si dischiuse e apparve... Apparve Stan Laurel, con una faccia da schiaffi che non immaginate. Seppi la spiegazione dell'enigma il giorno dopo, quando ci rappacificammo. Io gli avevo, consegnato, per sbaglio, anziché la ricetta, il biglietto che mi aveva mandato la cameriera. E Laurel che se l'era letto per le scale, aveva subito...mangiato la foglia».

 

Al di là del dettaglio — piuttosto eloquente — della nazionalità della cameriera, specificata come “viennese” perché, evidentemente, una italiana non avrebbe potuto essere così “facile”, il pezzo non figura certo tra i migliori scritti da Zavattini. E, curiosamente, Stan Laurel e Oliver Hardy non visiteranno mai Venezia. In Italia trascorreranno soltanto cinque giorni intensi nella seconda metà di giugno del 1950, durante un tour promozionale per un film che dovevano ancora girare: Atoll K, l’ultimo della loro carriera. In quell’occasione faranno tappa a Sanremo, Genova, Milano e infine Roma.

giovedì 11 maggio 2023

A spasso per Los Angeles con Stanlio e Ollio

Nella Los Angeles di oggi sopravvivono ancora i luoghi nei quali furono girati molti film prodotti da Hal Roach, soprattutto quelli interpretati da Stan Laurel e Oliver Hardy. Poiché stiamo parlando di film girati cento anni fa – il primo film è datato 1927 - ovviamente gran parte degli edifici sono profondamente cambiati nel tempo, ma resistono i quartieri e alcuni edifici oltre a mitici luoghi come la scalinata di The Music Box e di Hats Off: è ancora lì, e luogo di incontri dei fan e di un comitato di quartiere che si incontra ogni anno per ricreare la salita dei facchini Stanlio e Ollio con un pesante pianoforte. Questo argomento è stato oggetto di interessanti e seri studi da parte di alcuni fan della coppia – e anche di un libro, scritto da Leo Smith, appassionato cinefilo ed ex poliziotto di Los Angeles – e potrebbe bastare andare su Youtube e digitare “laurel hardy location” per trovare ottimi video creati da Chris Bungo, autore di numerose ricostruzioni di tanti film della coppia. Le foto che trovate qui in bianco e nero, oltre alle istantanee dei film della coppia, provengono dal libro di Smith, Following the comedy trail : a guide to Laurel and Hardy and Our Gang film locations, pubblicato nel 1988, e quelle a colori da Google Maps.

Studiare le location non è una operazione facile. Già alcune zone descritte nel documentario italiano “Due teste senza cervello”, di Giancarlo Governi e risalente al 1985, sono mutate nel tempo, ma come si è detto prima, alcune sono ancora intatte e mantengono il fascino della scoperta di chi, un giorno, andrà a Los Angeles per ritrovare i punti in cui Laurel e Hardy girarono i loro film in esterni. Tuttavia, la prima “vittima” degli eventi e oggi sparita, sono proprio gli Studi di Hal Roach: eretti nel 1919 al numero 8822 di Washington Boulevard, sono stati demoliti per fallimento nel 1963. Una targa ricorda a futura memoria il luogo della fabbrica delle risate degli Studi Roach, ma oggi è sostituito da un centro commerciale. In questa foto aerea del 1934 si può vedere l’ingresso con l’edificio principale, e i due teatri di posa: gli studi erano molto ampi e avevano diversi lotti per le scene in esterni, ma a quanto si è potuto vedere Laurel e Hardy amavano immergersi nella vita reale, diventando così una testimonianza visiva della Los Angeles che fu. 

La prima area in esterni fu Culver City, il quartiere nato nel 1913 per iniziativa del costruttore edile Harry Culver: per parecchi decenni, la zona divenne famosa per la presenza degli studi della MGM, e oggi della Sony Pictures. Roach mise la prima pietra, come si è detto, nel 1919: ed è in questo quartiere che Laurel e Hardy hanno girato più film. Vediamo i principali:

 

Big Business, muto del 1929, è stato girato ad esempio in due location distinte: l’inizio, con l’approccio dei due venditori di alberi di Natale ad una signora disinteressata, fu girato al numero 3404/3406 di Caroline Avenue (foto a destra) e la casa è praticamente intatta ancora oggi; la seconda parte, quella della famosa battaglia con James Finlayson che porterà alla distruzione della casa e della macchina dei due, è una delle location più riconoscibili ma si trova verso la parte est di Los Angeles, al 10281 Dunleer Drive (sotto). Come si è spesso raccontato, la produzione trovò la casa giusta in cui girare perché scoprì che apparteneva ad un dipendente degli studi, ma il giorno che Laurel e Hardy cominciarono a distruggerla, scoprirono che la troupe aveva sbagliato casa. Roach raccontava spesso questo aneddoto anche per sottolineare che pagò due volte i danni previsti, ma che curiosamente Stan smentì categoricamente. Ciò nonostante, se volete andare a vederla, è ancora lì, immutata. EDIT: nel 2024 la prima casa è stata venduta per 1,2 milioni di dollari, e purtroppo demolita a febbraio 2025.




We Faw Down, 1928, vede Laurel e Hardy darsi alla fuga dalla finestra della casa di due ragazze conosciute per caso, e scoperti per caso dalle loro mogli. Si trattava dell’Adams Hotel, al 3896 di Main Street, verso Culver Boulevard, e demolito nella seconda metà degli anni ’80. Ad un isolato sopravvive invece il punto in cui L&H cadono nella pozza nel tentativo di recuperare il cappello perduto di una delle due ragazze: 3916 Van Buren Place (oggi un po’ coperta dalle piante di un locale).







Liberty
, corto fra i più famosi del periodo muto e girato nel 1929, è stato praticamente girato tutto in esterni: carcerati in fuga, Stan e Ollie si vestono in abiti borghesi e provano a seminare la polizia, ma per errore si sono scambiati pantaloni e cercano in tutti i modi di cambiarsi senza creare scandalo per strada. Ovviamente le cose vanno decisamente storte: finiscono spesso in mutande, scandalizzando una signora alla finestra, proprio dietro l’Adams Hotel, già visto in We Faw Down, e una coppia che vorrebbe prendere un taxi, all’altezza del 9430 di Washington Boulevard. Cercano rifugio in un ascensore, ma finiscono in cima ad un palazzo in costruzione, oggi situato al 939 di South Broadway e ben visibile dalle immagini dall’alto (sotto). Oggi il palazzo è stato ovviamente completato ed è un lussuoso condominio. Per ritrovare il punto esatto, i detective delle location hanno individuato la chiesa visibile e il “triangolo” famoso delle due vie che si incrociano a Broadway.






Putting Pants on Philip, fra i primi corti della coppia e girato nel 1927, è anch’esso un film girato in esterni. Una scena famosa di Stan, con addosso il kilt, che starnutisce e perde le mutande di fronte alla folla, è stata girata di fronte il 9501 di Culver Boulevard (sotto). Oggi, al 9400, c’è il Culver Hotel: se si esclude la tettoia assente, è rimasta identica al 1927.






Leave ‘Em Laughing
, 1928, ci porta pochi metri più avanti del Culver Hotel, e di nuovo a Main Street. È qui che Laurel e Hardy, ubriachi di gas esilarante, bloccano il traffico a danno del povero poliziotto Edgar Kennedy. Se volete divertirvi, andate al 3839 di Main Street, e trovate il punto esatto in cui L&H si fermano con la macchina perché non ne possono più dal ridere, e se proseguite all’incrocio principale, su Culver Boulevard, potete dirigere il traffico come fece Kennedy. Potete notare come alcuni dettagli del 1928 si possono trovare anche in questa istantanea del 1986. E oggi, a parte alcuni negozi, gli edifici sono rimasti gli stessi.







Two Tars, 1928, inizia proprio a Main Street, con i due marinai L&H che guidano (male) la loro macchina presa a noleggio. Abbordano due ragazze davanti ad uno spaccio, gestito dal fumantino Charlie Hall: accusato di aver rotto la macchina distributrice di gomme, Hardy finisce presto in rissa assieme al suo compare. Ci credereste che la location è rimasta la stessa del 1928? La trovate al 3815 di Main Street (sotto), ovviamente senza le tendine e gli altri dettagli, ma la coppia di edifici è sempre quella. La bagarre automobilistica fu girata al lato est di Centinela Avenue, all’epoca deserta e oggi la strada che porta al Santa Monica Airport.

 





Hats Off, corto del 1927 e oggi perduto, iniziava su una ripida scalinata di cui parleremo più tardi, e finisce con una rissa che coinvolge molti passanti presi a calpestarsi i cappelli. Se volete scoprire il punto esatto, andate a Venice Boulevard, fra il 9401 e il 9349. L’incrocio conserva ancora il palazzo sulla destra.





Angora Love, 1929 e ultimo film muto girato da Stan e Ollie, inizia in strada, e ci riporta a Main Street, inseguiti da una capra troppo affettuosa. La fuga passa fra i civici 3842, 3826, 3834, e 3848. Come vediamo dal documentario di C. Bungo, i negozi sono ancora gli stessi.




The Second Hundred Years, fra i primi film in coppia di Stan e Ollie, mescola esterni e interni negli Studi Roach con abilità. Galeotti, riescono ad uscire dal cancello principale della prigione fingendosi imbianchini. Il cancello oggi è l'unica parte rimasta uguale al '27, e si trova all'altezza del 1601 di Marengo St, di fronte il Keck Medicine of USC.



Perfect Day, sonoro del 1929, ha una location fra le meglio conservate nella storia di Los Angeles! La casa di Laurel e Hardy si trova al 3120 Vera Avenue (siamo a qualche isolato da Venice) e il confronto fra il film e come si trova oggi è impressionante. Nell’ultima foto del 2022, c’è però un recinto: evidentemente i proprietari hanno paura che la coppia possa palesarsi ancora.




County Hospital, 1932, e Going Bye-Bye!, 1934, iniziano nella stessa location: è l’ingresso di un ospedale nel primo film, e la facciata di un tribunale nel secondo, e si trattava del Culver City Hall, al 9970 di Culver Boulevard. In Going, Stan e Ollie discutono su come organizzare la fuga dalla città con alle spalle gli edifici all’altezza del 9939 della stessa via del municipio. La corsa in auto con uno Stanlio addormentato, invece, prosegue sulla 2nd Avenue, con un punto riconoscibile grazie alle case all’altezza del numero 4905, ancora oggi riconoscibili (sotto).





 

Hog Wild, 1930, ci porta al 4171 di Madison Avenue. Leo Smith ha faticato non poco per trovare il punto esatto in cui si trovava la casa degli Hardy, raggiunta dall’amico Stan per montare l’antenna della radio, perché nonostante le case siano rimaste le stesse, la struttura di alcune sono state cambiate. La casa in verità si trovava al 4175, pochi metri più avanti, ma Smith scoprì che era stata demolita, tranne il garage. Oggi quella parte sopravvive ancora oggi. Nella seconda metà del film, Laurel fa partire per errore la sua Ford-T e trascina Hardy in mezzo al traffico, in cima ad una scala: la corsa finisce fra la 34th Street e Hoover Street, all’altezza del campus della University Southern California, riconoscibile alle spalle di Stanlio e Ollio.





Berth Marks, secondo sonoro datato 1929, vede Laurel e Hardy in una stazione ferroviaria. Si trattava della Santa Fe Station, all’epoca situata al 300 di Santa Fe Avenue. La fermata era nota in verità come La Grande Station, della linea ferroviaria “Atchison, Topeka and Santa Fe”, poi sostituita dalla linea “Unione Station”: la stazione, danneggiata dal terremoto del 1933, fu poi chiusa definitivamente nel 1939. Oggi quindi è impossibile scovarla. Il finale con l’arrivo alla stazione fittizia di Pottsville, fu girato nella stazione Palms Railroad Station, chiusa nel 1953 e poi abbandonata e infine demolita (sotto).




Bacon Grabbers, muto del 1929, ha soprattutto un luogo specifico e sopravvive ancora oggi: la casa di Edgar Kennedy, colpevole di non aver mai pagato una rata della sua radio e quindi braccato da Laurel e Hardy, si trova al 10341 Bannockburn Drive. La vegetazione la nasconde ma sono state poche le modifiche strutturali. Da notare che di fronte, nel film, non c’era assolutamente niente, mentre oggi è un centro residenziale. 





Men O’ War, 1929, venne girato totalmente all’Hollenbeck Park, al 415 St Louis Street. Laghetto e chiosco per il noleggio delle barche sono le medesime ancora oggi.





The Music Box, premio Oscar nel 1932, rappresenta la location più famosa di tutta la filmografia di Stanlio e Ollio. La prima parte venne infatti girata nel quartiere di Silver Lake, in coda alla scalinata che si trova fra il 923 e il 935 di Vendome Street. Facile da trovare, perché il cartello “Music Box Steps” indica la rigida salita verso i suoi 131 scalini. Di fronte, al 3025 Del Monte Drive, troverete una piccola casa dal colore rosso sbiadito: è lì di fronte che i trasportatori Laurel e Hardy si fermano per chiedere informazioni al postino Charlie Hall. Quindi quando viene indicato loro la casa in cima alla salita, i tre stavano veramente osservando la scalinata. Questa location è la medesima di Hats Off, dove al posto del pianoforte i due trasportano una pesante lavatrice, come possiamo vedere nella prima foto qui sotto.







The Hoose-Gow, 1929, è stato girato in esterni in un finto campo carcerario al 301 North Rossmore Avenue, oggi sede del Wilshire Country Club, fondato nel 1919 e probabilmente frequentato già all’epoca da Oliver Hardy, assiduo giocatore di golf. Piuttosto arduo individuare il punto esatto all’interno, ma Smith riuscì a scattare delle fotografie che riportiamo.




Pack Up Your Troubles, secondo lungometraggio della coppia e girato nel 1932, inizia in un parco dove Laurel e Hardy apprendono da un giornale che gli Stati Uniti sono entrati nella prima guerra mondiale. Il luogo è il Will Rogers Memorial Park, e si trova al 800-876 North Canon Drive, Beverly Hills, di cui si intravede il Beverly Hills Hotel alle spalle di Oliver Hardy, quando viene inquadrato in primo piano (seconda foto).






Busy Bodies, 1933, è quasi tutto girato negli Studi Roach dove fu ricostruita una finta falegnameria, ma l’inizio con Laurel e Hardy felici di andare al lavoro in auto, è stato girato a Canon Drive, fra Santa Monica Boulevard e Carmelita Avenue, nel cuore di Beverly Hills. In questa fotografia vediamo la troupe girare in esterni con Stan e Ollie.





Me and My Pal, 1933, è stato quasi totalmente girato in interni, ma in esterni la troupe ha ricorso al 1857 Wellington Rd dove si può riconoscere la strada alle spalle del taxi con all'interno Stanlio e Ollio.


da silentlocations.com


Block-Heads, lungometraggio del 1938, ha una scena esilarante girata in esterni nella quale Ollio va a trovare Stanlio dopo vent'anni, alla "Casa del soldato". Il posto era una reale pensione per i veterani, Old Soldier's Home, oggi Patriot House, a Sawtelle Boulevard. Nelle foto riportate     qui sotto - tratte da Laurel & Hardy di John McCabe, Richard Bann e Al Kilgore - vediamo Oliver Hardy prepararsi per una scena (di spalle, si vede Stan) e i due attori firmare degli autografi.





Le loro case a Beverly Hills sono interessanti da riscoprire. Al
718 North Bedford Drive (prima foto) si trovava la casa di Stan Laurel, dove abitò nel periodo di maggior successo. Hardy abitava al 621 di Alta Drive (seconda foto): erano distanti a sei minuti di auto, almeno secondo il traffico di oggi. Entrambe le lussuose abitazioni sono ancora perfettamente identiche agli anni ’30.






Per avere una idea più precisa di come Laurel e Hardy si muovessero a Los Angeles, più esattamente a Culver City, fra una via e l’altra, vi allego questo video molto interessante che analizza, mappe alla mano, vari punti in cui furono girati alcuni loro film. Dietro l’angolo, verrebbe da dire.