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domenica 21 dicembre 2025

Laurel & Hardy Year Three: una recensione

Dopo cinque anni, si conclude il difficile quanto miracoloso restauro della produzione muta di Laurel e Hardy, pubblicato in tre volumi Blu-ray dalla Flicker Alley nel 2020, e accolto con una risposta sorprendentemente positiva da parte degli appassionati. Questo lavoro definitivo, irripetibile, ha restituito agli oltre trenta cortometraggi girati tra il 1921 e il 1929 uno splendore d’immagine tale che, in gran parte di essi, sembra di trovarsi davanti alle prime stampe dell’epoca.

Sì, perché probabilmente qualcuno ignora il fatto che, alla loro prima distribuzione cinematografica, questi film circolavano in copie perfette, prive di graffi e imperfezioni. Restituire oggi quella stessa nitidezza è un’impresa di cui solo chi lavora nel campo del restauro cinematografico può comprendere fino in fondo la difficoltà. Del resto, questi film hanno più di cento anni, e maneggiare materiali preziosi quanto instabili – spesso infiammabili come la celluloide d’epoca, che non prendeva fuoco: esplodeva direttamente – farebbe sudare anche Indiana Jones.

 

Nel caso di Laurel e Hardy, il panorama è stato ancor più difficile, e in molti aspetti disastroso. Richard W. Bann, nel booklet allegato al terzo volume, afferma chiaramente quanto sia difficile credere, e accettare, che “quasi tutto il materiale cinematografico originale relativo alle commedie mute di Laurel e Hardy (negativi, pellicole a grana fine, stampe originali) sia ormai scomparso, andato”. Spiega come il consumo eccessivo, gli strappi accidentali nei laboratori di stampa, gli incendi di nitrato, la decomposizione, gli smarrimenti dovuti a negligenza o la distruzione deliberata – per recuperare l’argento o liberare spazio di stoccaggio in tempo di guerra – abbiano fatto sì che tutto ciò che è sopravvissuto lo abbia fatto quasi per caso, e non per scelta”.

 

Il tempo è spietato”, scrive Bann. La storia del cinema muto, oggi perduta per circa l’80%, attraversò un lungo periodo di indifferenza da parte degli studios negli anni successivi all’avvento del sonoro, poiché la produzione passata veniva considerata superflua, e nei periodi di crisi economica i magazzini di pellicole non erano che un peso. Sempre Bann ricorda come, nel 1933, Mack Sennett, dopo il fallimento della sua casa di produzione, svendette un magazzino di oltre duemila titoli per la cifra irrisoria di 875 dollari.

 

La differenza fondamentale tra le antiche comiche di Sennett e i film di Stanlio e Ollio stava nella loro persistente popolarità e nella continua richiesta del pubblico. Quando Laurel e Hardy lasciarono gli Studi Roach nel 1940 per lavorare alla Fox e alla MGM, la loro produzione diminuì e si fece più scadente, ma le sale continuavano a riempirsi. Hal Roach rilanciò allora i film degli anni Trenta tramite alcuni distributori indipendenti – il più noto dei quali fu la Film Classics – e gran parte delle loro opere sonore, ristampate e conservate, riuscirono così a salvarsi dall’oblio.

 

Destino ben diverso toccò ai film muti, dimenticati nei magazzini Roach e conservati chissà come, finché Robert Youngson, cineasta appassionato dei tempi d’oro della comicità, ristampò i negativi di numerosi titoli per inserirli nelle sue compilation dedicate alle comiche mute e a Laurel e Hardy in particolare. Parallelamente, la società di noleggio casalingo Blackhawk inserì i film muti della coppia nel proprio catalogo e, come ricorda Bann, “per generare le copie da vendere, la Blackhawk doveva prima produrre intermedi positivi a basso contrasto e a grana fine in 35 mm, ma spesso il lavoro consisteva in riduzioni in 16 mm direttamente dai negativi di macchina, che fortunatamente – grazie a un colpo di fortuna – si sono rivelati tra i migliori elementi sopravvissuti”.

 

Ed è qui che arriviamo a oggi. Il lavoro di recupero, ricostruzione e restauro realizzato da Serge Bromberg e dal suo staff ha coinvolto la collaborazione di numerose cineteche di tutto il mondo. Nonostante per alcuni titoli il negativo originale fosse ormai perduto per sempre a causa di negligenze imperdonabili da parte di chi avrebbe dovuto conservarlo (una storia raccontata nella recensione precedente), il risultato resta straordinario. Gli eventuali detrattori tacciano: Bromberg e i suoi collaboratori hanno potuto lavorare solo quando il tempo aveva già inflitto danni irreversibili, e gli inevitabili salti qualitativi sono il frutto di una ricostruzione minuziosa a partire da materiali eterogenei. Difficile, davvero, rimanerne delusi.

 

Nel dettaglio di questa recensione – qui e qui le precedenti – posso dire che la produzione del 1929 è stata una delle più transitorie di Laurel e Hardy, e per sottolineare il passaggio dal muto al sonoro sono stati inseriti i primi film parlati della coppia e le rare versioni mute, e altri bellissimi extra:

 

Ogni corto ha musiche originali e le sonorizzazioni dell’epoca della Vitaphone per i corti Liberty, Wrong Again, That’s My Wife, Bacon Grabbers, e Angora Love
Alcuni fra i primi sonori della coppia: They Go Boom! (1929), The Hoose-Gow (1929), e Unaccustomed as We Are (1929).

The Hollywood Revue of 1929 – la partecipazione di Stan e Ollie con un numero di magia comica in questo film musicale realizzato per la MGM.

Come esempio delle versioni fonetiche girate dalla coppia, un estratto dalla versione spagnola di Berth Marks.

La versione doppiata di Double Whoopee (1929), realizzata nel 1970 da Chuck McCann, doppiatore di entrambi gli attori, su testi di Al Kilgore.

Un video rarissimo e inedito di Stan e Ollie realizzato come contributo speciale per la Convention della MGM a Parigi del 1930. 

 

I film interessati, tutti del 1929, rappresentano la piena maturità comica di Laurel e Hardy e gli ultimi supervisionati – e in due casi anche diretti – da Leo McCarey, il vero “papà” artistico della coppia, che aiutò enormemente Stan e Ollie nella costruzione dei loro personaggi e della loro tecnica. Questo cofanetto contiene almeno due capolavori assoluti della loro opera, alcuni titoli sotto la media e altri a lungo sottovalutati, con Stan Laurel e Oliver Hardy ormai pronti alla parola e alle ultime, bellissime, distruzioni reciproche insieme ai loro antagonisti preferiti.


Liberty, di Leo McCarey, è uno dei vertici del loro cinema, capace di mescolare risate e autentici momenti di suspense a partire da una situazione semplicissima – Laurel e Hardy, evasi di prigione, devono trovare un luogo appartato per scambiarsi i pantaloni indossati di fretta, e finiscono in cima a un grattacielo in costruzione – sviluppata con straordinaria abilità fisica dai due attori. Uno dei loro film muti meglio conservati, grazie alle primissime riedizioni degli anni Quaranta, presenta tuttavia un problema d’immagine attorno al minuto 16 perché, come spiega Bromberg, la pellicola in quel punto era così compromessa che neppure un pesante intervento digitale è riuscito a risolvere la situazione. Il restauro resta comunque ottimo, e la profondità di campo trasmette ancora oggi una tensione notevole. Qui un esempio video.




Wrong Again, sempre di Leo McCarey, è un divertentissimo cortometraggio basato sull’equivoco: Laurel e Hardy apprendono che c’è una ricompensa per il ritrovamento di “Blue Boy”, ignari che si tratti di un quadro prezioso, e riconsegnano invece al proprietario il loro cavallo, che porta lo stesso nome. Il film contiene numerose scene d’antologia, come la movimentata sistemazione del cavallo sul pianoforte o le loro discussioni sull’eccentricità dei ricchi. Il restauro combina due fonti: un 16 mm Blackhawk completo ma danneggiato in alcuni punti, e una copia in 35 mm conservata alla Biblioteca del Congresso, anch’essa compromessa, ma indispensabile per migliorare la qualità visiva della celebre sequenza del cavallo sul pianoforte.


That’s My Wife, di Lloyd French, è un film minore, ma pone su un piano quasi ambiguo il rapporto di coppia di Laurel e Hardy: Stan si finge la moglie di Ollie per non fargli perdere l’eredità promessa da uno zio, con risultati complessivamente divertenti. La copia proviene da un ottimo 35 mm Blackhawk; la sequenza d’apertura con Ollio che strimpella nervosamente il pianoforte, assente in tutte le edizioni precedenti, è stata invece recuperata da un 8 mm di qualità nettamente inferiore e inserita comunque per garantire la completezza del film.


Big Business, di James W. Horne, vetta assoluta del cinema di Laurel e Hardy e della distruzione reciproca, con uno scatenato James Finlayson, è anche uno dei loro film più diffusi e meglio conservati. Il magnifico negativo custodito dalla Beta Film era già stato pubblicato su DVD in Germania (ex Kinowelt), ma anche questo 35 mm Blackhawk, conservato in condizioni eccellenti, non sfigura affatto. Il corto fu girato con due cineprese, un espediente pensato per ottenere più negativi da stampare, vista l’enorme richiesta dei loro film: le due copie presentano quindi angolazioni leggermente diverse. Ciò ha reso possibile un esperimento inedito, nascosto come easter egg nel menu del film: cliccando sulla freccia sinistra si accede a una versione in 3D. Qui un esempio video del restauro della copia originale:




Double Whoopee, di Lewis R. Foster, funziona solo in parte e si conclude in modo affrettato, ma Laurel e Hardy nei panni di portieri di un albergo di lusso restano comunque divertenti. La copia è molto buona, in alcuni punti eccellente, ed è la stessa utilizzata per la versione doppiata nel 1970. L’esperimento sonoro venne replicato anche in Italia nel 1985, per il programma Due teste senza cervello, con le voci di Giorgio Ariani ed Enzo Garinei.


Bacon Grabbers, sempre di Foster, è un divertente film quasi interamente ambientato all’esterno, concentrato nello spazio della casa di Edgar Kennedy, assediato da Laurel e Hardy, incaricati dallo sceriffo di recuperare una radio mai pagata. Il ritmo è sostenuto e le gag fisiche hanno un’impostazione quasi circense. Il film ha sempre circolato in copie pessime, a causa della decomposizione avanzata dell’unico elemento esistente: il restauro ha miracolosamente recuperato il titolo grazie a un 16 mm Blackhawk, oggi l’unica fonte disponibile, nonostante graffi e immagini compromesse in diversi punti. Nessun 35 mm è sopravvissuto.


Angora Love, ancora di Foster, non è un film eccezionale, ma disponeva di materiale sufficiente per essere rielaborato più volte dalla coppia, e la bellezza di questa copia restituisce parte del valore smarrito nel tempo. Laurel e Hardy alle prese con una capra da nascondere al padrone di casa sono uno spasso continuo. Bromberg spiega che il restauro è stato particolarmente complesso: il negativo B della Biblioteca del Congresso risultava gravemente deteriorato, ma l’accesso a un 16 mm incompleto proveniente da Robert Youngson ha permesso di migliorare numerosi passaggi. La copia finale è in effetti ottima, con l’eccezione del finale, ormai irrimediabilmente compromesso.


Unaccustomed as We Are e Berth Marks, rispettivamente primo e secondo sonoro di Laurel e Hardy, nelle versioni mute funzionano persino meno delle edizioni sonore – il primo inutilmente verboso, il secondo eccessivamente insistito su una singola situazione comica – ma sono presentati in ottime copie in entrambe le versioni.


Insomma, un prodotto da acquistare assolutamente. Fatevi un regalo di Natale: Qui per l'acquisto.

mercoledì 20 novembre 2024

Laurel & Hardy: Year Two - una recensione

L’encomiabile processo di restauro a cura della Blackhawk Films, distribuito da Flicker Alley, prosegue dopo l’uscita di Laurel or Hardy nel 2020 e del primo volume con i cortometraggi del 1927. Il secondo cofanetto è uscito il 5 novembre (disponibile qui per l’ordine) e contiene tutti i corti muti di Stanlio e Ollio realizzati nel 1928. Un anno fondamentale, in cui i due sono ormai una coppia fissa e si scatenano produttivamente, realizzando alcune delle punte di diamante della loro filmografia: Leave ‘Em LaughingThe Finishing TouchFrom Soup to NutsYou're Darn Tootin’Their Purple MomentShould Married Men Go Home?Early to BedTwo TarsHabeas CorpusWe Faw Down.

Il box blu-ray include un booklet firmato da Serge Bromberg ed Éric Lange, con note di Sara Imogen Smith e del biografo della coppia, Randy Skretvedt, oltre a una serie di extra davvero notevoli:

  • Now I’ll Tell One (1927), sopravvissuto nel solo secondo rullo, con Charley Chase e Stan Laurel, e Oliver Hardy in un piccolo ruolo.

  • Eve’s Love Letters (1927), una delle ultime comiche soliste di Stan, diretta da Leo McCarey.

  • Galloping Ghosts (1928), due frammenti di questa rarissima comica con Oliver Hardy.

  • A Pair of Tights (1929), divertente comica con Anita Garvin e Marion Byron, girata nello stile del duo e prodotta da Hal Roach nel tentativo di creare una nuova coppia comica. I registri ufficiali degli studi confermano una partecipazione straordinaria di Stan e Oliver, poi tagliata in montaggio.

  • Un filmato amatoriale eccezionale girato sul set di Should Married Men Go Home?, proveniente dall’archivio di George Mann e già pubblicato su YouTube.

  • Un’intervista audio del 1959 a Stan Laurel.

  • Tracce sonore d’epoca per quattro comiche, più nuove colonne sonore composte da Neil Brand, Robert Israel, Andreas Benz, Jean-François Zygel e lo stesso Bromberg.

Se il primo volume raccontava la “preistoria” del duo (qui la recensione), questo secondo — e ancor più il terzo, con i film del 1929 — documenta la piena maturazione della coppia. Come già fatto in precedenza, è doverosa una premessa sullo stato dei materiali. Se il cofanetto del 1927 aveva compiuto un vero miracolo, recuperando pellicole spesso malconce o solo in formati ridotti, non bisogna pensare che con i film successivi la situazione fosse migliore.

L’ultimo restauro importante dei muti risaliva alla fine degli anni Novanta. Ma, come raccontato in un dettagliato articolo sul n. 3 della rivista Laurel and Hardy Magazine (estate 2023), la storia parte molto prima.

“Uno dei momenti chiave per i film muti di Stanlio e Ollio avvenne il 7 aprile 1972, quando, dopo una lunga e feroce battaglia legale, i successori di Roach cedettero tutti i diritti di 74 cortometraggi di Stanlio e/o Ollio alla Richard Feiner Company. Questo contratto dimenticava persino di menzionare i diritti già venduti alla Blackhawk Films. (…) Ma la storia non finisce qui. Anzi, peggiora! Nel 1988, Richard Feiner affidò a Michael Agee, un presunto specialista del restauro, i materiali originali delle pellicole di sua proprietà. Agee raccolse tutto il materiale che riuscì a trovare, compresi i negativi conservati nei caveaux della Library of Congress, e mise tutti i nitrati nella cucina della sua casa di Yorba Linda. Niente aria condizionata, caldo estremo... e quando una pellicola iniziava a deteriorarsi, veniva semplicemente scartata per non infettare le altre pizze in metallo. Quando tutti gli elementi della casa di Agee furono finalmente recuperati dalla cineteca dell'UCLA, la maggior parte di essi era già diventata polvere”.

L’articolo citava Rob Stone, all’epoca curatore dell'UCLA (e fino a poco tempo fa impegnato nella collezione della Library of Congress): “Ho preso personalmente i negativi originali di Habeas Corpus e You're Darn Tootin’ e li ho messi in un barile d’acqua per poterli incenerire. Tutto questo perché erano conservati nel suo garage nel sud della California, dove le temperature raggiungevano i 38 gradi. Erano come dei mattoni”. E conclude con una nota importante: “Il materiale sopravvissuto all’UCLA di questi film è tutto ciò che rimane di questi elementi originali, molti dei quali incompleti e fortemente deteriorati, dopo molti anni di permanenza nel caldo di un garage californiano. Fin dalla loro produzione originale, non è stato fatto alcun serio investimento per preservare queste preziose pellicole prima che la Kirch Group incaricasse Richard W. Bann di ricostruire ciò che ha potuto all'inizio degli anni Novanta. Per molti era troppo tardi! La maggior parte dei negativi originali in nitrato è stata pesantemente mutilata, smarrita o talvolta completamente persa. Questo lungo elenco di decisioni finanziarie, contratti di distribuzione e problemi di copyright spiega in gran parte perché di qualsiasi film muto di Stanlio e Ollio pochi negativi originali o grani fini sopravvivono. Era tempo di agire”.

La Kirch Group conservò nei suoi caveau sottozero a Monaco alcune copie, ma diversi titoli muti risultavano comunque rovinati o perduti. Per ricostruire il meglio possibile, Bromberg e il suo team si sono affidati nuovamente ai materiali della Blackhawk Films, restituendo al 1928 il suo autentico splendore cinematografico.

Vediamo nel dettaglio.

Leave ‘Em Laughing”, conserva le tinte unite in blu per le scene notturne. Mentre il primo rullo proviene dalla Library of Congress, il negativo del secondo rullo è andato perduto: si mescolano tre fonti in 16mm e materiali dalle compilation di Robert Youngson. Credo di aver intravisto qualche frame in più rispetto alle copie passate, e alterna una ottima qualità ad una più bassa, rimanendo lo stesso un restauro che ha miracolato un film non sempre messo bene. Fa ancora ridere, fra l’altro.

The Finishing Touch” è, come indicato nel booklet, un “puzzle da incubo” risolto con un risultato soddisfacente. Tutti gli elementi disponibili avevano problemi di contrasto, fuoco o stabilità del quadro. Il restauro unisce fonti in 35 mm (Library of Congress), 16 mm e sequenze tratte dalla compilation L’allegro mondo di Stanlio e Ollio (1965). Si vede meglio di qualunque versione precedente. La grana è evidente ma il film è completo. Rivedendolo, ho apprezzato molto i comprimari.

From Soup to Nuts” soffriva di pochi materiali esistenti. Il libricino informa anzi che nessun materiale originale in 35mm è sopravvissuto, tranne quella della compilation prima citata, del totale di soli nove minuti. Sono state ripristinate tutte le didascalie, e usato materiali in 16mm, di ottimo stato, a parte alcuni passaggi. Ancora oggi fa ridere, e il piglio “rozzo” della coppia si rispecchia in alcune gag grossolane, come loro che commentano le forme di Anita Garvin, o Stan che serve la zuppa infilando il dito nella scodella (e quando Babe lo guarda male, si pulisce il dito e ci infila un altro) o che mette il piede nell’insalata quando Babe cerca di coprirlo perché in mutande.

You ‘re darn tootin”, la comica messa meglio nel primo volume, proviene da un 35mm ristampato negli anni ’80, e nel passaggio fra il primo e il secondo rullo, solitamente deteriorato, si è salvato grazie ad una copia in 16mm proveniente dalla collezione di Youngson. Qualità eccezionale, nei limiti del possibile. La musica viene da un “live” dove si sentono – basse - anche delle risate del pubblico.

Their Purple Moment” proviene da un 35 mm della Blackhawk, ma — secondo il booklet — ha richiesto un intervento digitale più marcato per ridurre la grana. La copia è molto buona, anche se in certi punti leggermente meno nitida. Curiosità: i 12 dollari che Babe deve alla ragazza delle sigarette, oggi corrisponderebbero a circa 212 dollari!


Should married men go home?”, è presentato in una copia eccellente proveniente da negativo 35 mm. Il ritmo a tratti cede, ma le gag funzionano. Notevole la presenza ricorrente di Edgar Kennedy nei film della coppia per tutto il 1928. Straordinario il backstage girato sul set, nelle location esterne e negli studi Roach: un documento raro, dove compare anche Charley Chase. Il filmato, completo, è stato scansionato in 5K.

Early to Bed”, ha richiesto un restauro più impegnativo. La nitidezza è inferiore rispetto ad altri titoli, ma l’immagine è quasi sempre pulita.



Two tars” ha imperfezioni prevedibili, ma è la copia migliore e completa mai vista. La comica aveva dei problemi alla fonte di un negativo conservato al MoMa di New York - "gli specialisti possono tuttavia notare lievi imperfezioni visive", segnalano le note del booklet - ma sono stati corretti molti difetti noti alle copie precedentemente pubblicate. Rimane ancora oggi uno dei migliori film comici muti mai girati.

Habeas corpus”, è la grande sorpresa del secondo disco: la copia è perfetta, come se fosse stata stampata ieri. Il film include la registrazione su dischi Vitaphone che accompagnava musiche ed effetti sonori — essenziali per certe gag —, sincronizzati digitalmente sul film restaurato.



We Faw Down” circolava finora in copie 16 mm piuttosto mediocri. In questo restauro rinasce letteralmente in una copia impeccabile.





Negli extra, “Now I’ll Tell One”, è come vederlo per la prima volta, e si vede molto bene. Stesso discorso per “Galloping Ghosts” e “Eve’s Love Letters” (ottimo film). “A Pair of Tights”, si è conservato benissimo, probabilmente perché era uno dei titoli più venduti del catalogo Blackhawk. Una fonte è la compilation di Youngson When Comedy Was King (1960).

Molto interessanti le testimonianze audio raccolte da Randy Skretvedt: Hal Roach ("Stan Laurel era il miglior gagman sulla piazza, come Chaplin, ma come creatore di storie non valeva un nichelino"), Anita Garvin e Thomas Benton Roberts, attrezzista negli studi Roach.

Prezioso anche il documentario sulle location, realizzato incrociando le mappe aeree di Culver City, dove sorgevano gli studi e le location di moltissimi film della coppia.

Nonostante alcuni inevitabili difetti dovuti all’irreperibilità di materiali originali, soprattutto nei primi film del 1928, questi restauri rappresentano le versioni migliori mai realizzate. Come per il primo volume, anche questa edizione permette di apprezzare meglio le performance degli attori e le finezze delle gag.

Attendiamo ora con impazienza il volume 3, dedicato al 1929: sarà senza dubbio un altro lavoro di altissimo livello.

sabato 16 settembre 2023

Laurel & Hardy: Year One - una recensione


Lo scorso 15 agosto è uscito un attesissimo cofanetto blu-ray intitolato Laurel & Hardy: Year One, concepito come primo volume dedicato all’annata iniziale della celebre coppia nel lontano 1927. In realtà, la raccolta include anche il loro primo film insieme, The Lucky Dog (girato nel 1921), e 45 Minutes from Hollywood (1926), primo titolo in cui appaiono come attori negli studi Roach, per un totale di quindici cortometraggi muti.

Oserei definire questa uscita epocale. Nel 2020, in pieno lockdown, la Blackhawk Films ha intrapreso un progetto fondamentale: recuperare i materiali migliori disponibili a livello mondiale e restaurare — anzi, si dovrebbe dire ricostruire — i film muti di Stanlio e Ollio. Il periodo dei “silents” comprende 34 titoli realizzati tra il 1921 e il 1929; o meglio, 33, se si esclude Hats Off, l’unico titolo completamente perduto della loro filmografia. Considerando che si tratta di opere vecchie di 96 anni (e nel caso del primo film, 102!), e che per lungo tempo sono state trascurate o maltrattate, il lavoro di restauro è stato tutt’altro che semplice.
 

Spiegare nel dettaglio cosa sia successo a questi film non è facile, e rischierei di perdervi tra date, percentuali e nomi poco noti. Ma è proprio in queste ricostruzioni storiche che si nasconde la verità. Partiamo da un dato di base: l’80% dei film muti — intesi come produzioni realizzate tra il 1895 e il 1929 — è andato perduto. Migliaia di pellicole non hanno ricevuto alcuna forma di conservazione, né per ragioni culturali né commerciali, e si sono irrimediabilmente rovinate: alcune sono esplose (la vecchia pellicola in nitrato d’argento era altamente infiammabile) durante grandi incendi che colpirono i magazzini degli studi hollywoodiani; altre si sono deteriorate per acetosi o muffe. I negativi e le pellicole erano materiali estremamente fragili, e la cultura del restauro è arrivata troppo tardi per salvare molti di quei film.

Con Stanlio e Ollio, in un certo senso, siamo stati fortunati: si è perso “solo” un titolo per intero, Hats Off. The Battle of the Century (1927) è stato ricostruito quasi completamente soltanto nel 2015, anche se manca forse per sempre la fine del primo rullo. Metà di Now I’ll Tell One, altro film del 1927 con Charley Chase e i due comici in ruoli secondari, risulta ancora mancante. The Rogue Song, lungometraggio in cui la coppia aveva un ruolo di supporto, sopravvive oggi in un trailer, due sequenze e una clip di dieci minuti. Una parte consistente delle versioni girate in lingua straniera nei primi anni ’30, incluso Muraglie in italiano, è tuttora dispersa (anche se Ladroni è stato ritrovato l’anno scorso, purtroppo senza sonoro). Tuttavia, a parte queste perdite, la filmografia della coppia è sostanzialmente integra, e gran parte dei negativi è conservata in condizioni adeguate.
 

Ma per arrivare a questo punto, anche Indiana Jones si sarebbe arreso. I film muti di Laurel e Hardy del 1926-27 furono prodotti da Hal Roach per la Pathé, mentre i successivi dalla MGM: il passaggio fra le due major coincise con il crescente successo della coppia, determinando percorsi differenti per i due gruppi di film. I titoli pre-coppia vennero distribuiti “in concorrenza” con quelli ufficiali, per promuovere Stan e Oliver anche se non ancora formavano un duo. Dopo il successo iniziale, vennero accantonati in favore dei corti realizzati in coppia, soprattutto quelli sonori. In Europa e in Italia, questi ultimi furono molto più noti, mentre i muti finirono nell’oblio a partire dal 1931-32, anno in cui le ultime compilation che li includevano cessarono la distribuzione.

 

I film sonori continuarono a circolare fino al 1940, quando Laurel e Hardy lasciarono Hal Roach per intraprendere nuovi percorsi. Il loro catalogo contava circa 90 film, senza contare altre serie dello studio Roach, come quella di Charley Chase o dell’Our Gang. Nel frattempo, i negativi originali non versavano in buone condizioni. Hal Roach — e questo non vuole essere un atto d’accusa — non si preoccupò mai seriamente della conservazione delle sue vecchie opere, concentrato com’era sulla produzione continua di nuovi contenuti. Non era il solo: negli anni ’40 c’era scarso interesse per i film vecchi, e ancor meno per quelli muti. Così gran parte del catalogo finì nei depositi MGM, disponibile per il noleggio in 16 mm o per... fare la muffa. Uno di questi depositi era il Mercury Laboratory di New York, dove nel 1945 fu inviato il negativo 35 mm di Hats Off, prima di andare perduto — o, almeno, dimenticato.

Poi successe qualcosa. Roach si accorse che anche i film meno riusciti della coppia, girati per la Fox e la MGM, continuavano ad avere successo al botteghino. Siglò così un accordo per la riedizione di alcuni dei loro vecchi titoli. Nel 1943, la Film Classics firmò un contratto con Roach per ristampare gran parte della produzione post-1928. Alcuni titoli, come Pack Up Your Troubles e Pardon Us, ottennero buoni risultati, ma il lavoro di duplicazione della Film Classics danneggiò gravemente i materiali originali. La negligenza fu condivisa. Quando l’accordo si concluse nel 1951, la Astor Pictures di Robert Savini fu una delle tante società che acquisirono i diritti per riproporre i film in sala. In cerca solo di un guadagno immediato, molti di questi distributori abusarono dei negativi. Poi, nei primi anni ’50, arrivò la televisione. Le comiche mute ebbero un breve ritorno in TV. Considerate obsolete ma facilmente sfruttabili, furono trasmesse in programmi come Comedy Capers o Mischief Makers — approdati anche in Italia: qualcuno ricorda ancora oggi lo storico programma Oggi le comiche? Tagliate e rimontate, infarcite di pubblicità, quelle comiche divennero frammenti irriconoscibili.

Poi arrivò l’home video, e con esso un nuovo interesse culturale. Il primo a riconoscerne il valore fu il cineasta Robert Youngson, che tra il 1957 e il 1970 realizzò splendide compilation di comiche mute, due delle quali dedicate espressamente a Stanlio e Ollio. 

Come scrive Richard Bann in un dossier sulla preservazione dei loro film: “Selezionando i nitrati in decomposizione che voleva utilizzare su pellicola di sicurezza, li preservò. Youngson copiò tuttavia solo ciò che desiderava per il film che stava girando. Salvò quindi solo il filmato di Battle of the Century che incluse nella sua antologia. Aveva la possibilità di conservare l'intero film o farne una copia fine grain, ma il suo licenziatario, gli Hal Roach Studios, non fece nulla. Non molto tempo dopo che Youngson ebbe estratto ciò che gli serviva dalla bobina n.2 (contenente la famosa battaglia di torte), il resto della bobina si decompose nei depositi Bonded Storage di New York. Fu scartato e buttato via” (e ritrovato, decenni dopo, al MoMA). Il successo di quelle antologie e della prima biografia della coppia, firmata da John McCabe nel 1961, riaccese l’interesse. Gli Hal Roach Studios siglarono nuovi accordi per il mercato casalingo in crescita, soprattutto nei formati 8 mm e 16 mm. Fu qui che entrò in gioco la Blackhawk Films.

 

“Negli anni '70, quando lavoravo per la principale licenziataria, la Blackhawk Films Inc. di Davenport, Iowa — scrive ancora Bann —, venni a sapere che la società rimasterizzava i film di Roach in 35 mm, ma solo per creare un duplicato ridotto in 16 mm. Almeno, la Blackhawk tentò in buona fede di presentare i film ‘sostanzialmente come furono distribuiti all’epoca’, come recitavano le introduzioni. Inoltre, investì nei propri materiali di stampa, preservando gli originali.” I cataloghi erano disponibili nelle biblioteche, a noleggio o in vendita, ed erano una manna per i collezionisti. Ma Hats Offe The Battle of the Century non figuravano. Bann spiega: “Prima che la Blackhawk si affermasse nel mercato casalingo, i film muti MGM non furono mai concessi in licenza per stampe in formati ridotti. Nessuna copia completa in 16 mm di quei titoli verrà mai alla luce, perché non sono mai state stampate”.
 

Nel 1971, usciti dalla bancarotta, gli Hal Roach Studios videro il proprio patrimonio dividersi tra l’emisfero orientale e occidentale. In Europa, il copyright fu gestito da CCA. Hans Andresen e il più noto Dr. Leo Kirch (proprietario anche di KirchMedia e di diverse società di diritti televisivi) acquisirono la parte europea. Se avete comprato un DVD europeo di Laurel & Hardy, avrete letto nomi come Beta Taurus o Kinowelt: dietro c’era Kirch, che nel 1983 divenne anche proprietario del pacchetto MGM/UA e dei diritti Roach.

Fino al fallimento della Kirchgruppe nel 2002, Richard Bann supervisionò milioni di dollari investiti nel restauro del catalogo. I materiali in nitrato, depositati già nel 1969 alla Library of Congress, erano spesso in cattivo stato: solo Big Business e Double Whoopee si salvarono in buone condizioni. I primi restauri reali dei silents avvennero negli anni ’90, ma per molti film del 1926-27 si ricorse a copie in Super 8 o 16 mm. Tra il 1999 e il 2000 uscì la serie Lost Films of Laurel and Hardy, che rese disponibile il meglio disponibile all’epoca.

La ricerca però era cominciata decenni prima. David Shepard e Kent Eastin, fondatore della Blackhawk, iniziarono il loro lavoro già negli anni ’60. Dopo vari passaggi di proprietà, la Blackhawk fu rilevata da Hugh Hefner tramite Critics Choice. Shepard fondò la Film Preservation Associates con Bann e altri, e nel 1989 acquistò la cineteca. Nel 1990, il francese Serge Bromberg incontrò Shepard a New York: nacque un sodalizio con l’obiettivo di preservare il catalogo per le generazioni future. Il cofanetto Laurel & Hardy: Year One è dedicato proprio a Shepard, scomparso nel 2017.

E così siamo arrivati alla mia recensione. Se siete sopravvissuti fin qui, vi ringrazio: era necessario raccontare questa storia poco conosciuta. Bromberg e il suo team stanno lavorando alla restante produzione del 1928-29, e ogni nostro supporto sarà prezioso per i prossimi volumi in blu-ray. A proposito: il cofanetto è multiregione, e potete acquistarlo online.

 

Alla luce di tutto questo, possiamo considerare superato tutto ciò che sapevamo — e che abbiamo scritto — sui film muti di Laurel e Hardy. Rivederli oggi è davvero come vederli per la prima volta: il restauro ci riporta a come apparivano realmente all’epoca della loro uscita nelle sale, permettendoci di cogliere aspetti delle loro performance che prima ci erano sfuggiti. Questa sensazione è ancora più forte nei film del loro primo periodo, proprio perché erano quelli messi peggio, in condizioni critiche. Li ho rivisti con occhi nuovi e, in alcuni casi, ne ho cambiato il giudizio. Alcune di queste osservazioni voglio condividerle qui. Nel documentario con Serge Bromberg viene segnalato, per esempio, come alcuni film si siano rovinati in meno di cinque anni dal recupero operato da Robert Youngson (esemplare il caso di Putting Pants on Philip). Avrei voluto qualche dettaglio in più sul processo tecnico di restauro, ma le musiche sono molto ben scelte. Ogni cortometraggio presenta un prezioso commento audio di Randy Skretvedt, mentre il restauro è stato curato insieme a Éric Lange. Per dare un’idea dei risultati raggiunti, ho messo a confronto un fotogramma attuale con quelli utilizzati nella serie Lost Films of Laurel and Hardy del 2000: basta cliccare per ingrandire l’immagine.

 



The Lucky Dog è completo nei limiti del possibile: l'immagine è un po’ sporca, ma è la più nitida che io abbia mai visto per questo film. Diversi fotogrammi sono stati recuperati. L’incontro tra Stan e Oliver in questo film è, credo, una delle casualità più straordinarie della storia di Hollywood. Il produttore voleva lanciare Stan come comico e girò una comica pilota, per la quale chiamò un regista amico, che a sua volta si portò dietro un attore bravo nei ruoli da cattivo, tale Oliver Hardy.




45 minutes from Hollywoodcircolava già in una copia discreta pubblicata dalla Mk2 una quindicina d’anni fa, ma nel nuovo scan ha guadagnato in nitidezza. Come in quella copia, anche qui la sequenza con Stan alterna momenti di scarsa e ottima qualità. Peccato, perché in alcune fonti quella scena era visibile molto meglio. Non è un film da buttare, e Hardy è davvero buffo. Credo di aver notato qualche dettaglio in più nelle sequenze iniziali ambientate a Hollywood.


Duck Soupfinalmente completo, si fa apprezzare di più come comica: la qualità è davvero ottima. Rivedendolo con la famosa sequenza censurata (assente nelle copie americane), devo dire che si incastra male nella narrazione, ma dal punto di vista del restauro non possiamo lamentarci.



Slipping Wivesnon mi sono mai spiegato perché Hardy fosse così violento con Stan. In ogni caso, la copia è spettacolare, considerando che in precedenza era difficile perfino distinguere bene i volti degli attori (una copia Rai, in particolare, era imbarazzante). Il film, in sé, è una mezza cretinata. Non ricordavo che la gag finale del poliziotto colpito al sedere dal fucile fosse la stessa che si vede in Noi siamo le colonne.

 


Love ‘Em and Weepcircolava già in una splendida copia nei DVD tedeschi, e qui non solo si conferma tale, ma vengono recuperate anche le sequenze multi-tinte per esterni e interni. Una grande comica, anche se non ricordavo che Stan e Babe non condividessero neppure un’inquadratura, tranne il totale finale.


Why Girls Love Sailorsè passato da “film perduto” a “film che si vede uno specchio”. Forse qualcosa si è perso per sempre, ma poco male: il restauro riporta alla luce tutti i dettagli del volto di Oliver Hardy e i suoi sguardi irresistibilmente comici. A parte qualche gag, però, il film è davvero mediocre.


With Love and Hissesha avuto un restauro incredibile. Ho avuto l’impressione che nella scena del bagno fossero davvero tutti nudi come vermi, ma guardando meglio si nota che indossano costumi da bagno. La storia è poca, ma c’è tanto slapstick: cadute, rincorse, e uno Stan piuttosto effeminato.



 

Sailor’s Bewarevalorizza finalmente Anita Garvin come attrice comica. Stan e Babe iniziano a interagire con maggiore continuità. La comicità è piuttosto rozza — Stan che spinge un nano in carrozzina giù per le scale oggi farebbe insorgere i social — ma il ritmo è rapido. La copia è ottima, e in certi momenti la nitidezza sorprende, dato che il film circolava sempre in versioni rovinate. Alcuni intertitoli sono stati finalmente reinseriti nei punti corretti.


Do Detective Think?anche se la coppia non era ancora “ufficiale”, Stan e Babe sembrano nati per recitare insieme, proprio come succedeva già in Duck Soup. Non credo ci fosse nulla di casuale nemmeno nei costumi. Rivedendo Sailors dopo questo, è evidente che i due funzionavano benissimo insieme.

La copia è splendida. Era uno dei muti che si vedevano peggio, e ora è un vero spasso. Non mi ero mai accorto, per esempio, che quando i due prendono i sigari e strappano la punta, Ollie la sputa e Stan la ingoia. Come ha scritto Randy Skretvedt su Facebook: “L'unica omissione di cui sono a conoscenza è una molto breve inquadratura di Viola Richard che cammina verso la porta d'ingresso, presente solo in una fonte talmente scadente che includerla avrebbe stonato e distratto lo spettatore. La durata è di circa due secondi: nulla di grave”.



 

Flying Elephants, sse la memoria non mi inganna, le copie sopravvissute erano in 16 mm. L’immagine ora è così completa che si nota un membro della troupe che, a destra di Stan, gli tira i pesci mentre lui pesca nell’acqua. Copia ottima.


 

Sugars Daddies, copia nitida ma molto graffiata, perché — come nel film precedente — è stata ricostruita come un Frankenstein di fonti diverse. A un certo punto, la combinazione Stan-Babe-Finlayson deve aver convinto Roach a farne un vero duo. Tuttavia, il film mescola elementi già visti in Love ‘Em and Weep e Slipping Wives, e la noia prende il sopravvento. Ma dalla fuga in poi, fino all’arrivo al luna park, la comica prende la giusta piega “a due”; è evidente che allo studio si siano detti: “Facciamoli tornare insieme, vediamo come reagisce il pubblico”.



The Second Hundred Yearsè tornato finalmente “in vita”, con sequenze recuperate e mai viste prima, soprattutto quelle iniziali e quelle “tinte” in blu con la gag del poliziotto che cade nella vernice. Il film non è così esilarante come si ricordava, ma la prima parte vale da sola il prezzo del cofanetto.



Call of the Cuckoo
qualità eccellente. Max Davidson, come protagonista, non era certo un fuoriclasse della risata. Però vedere insieme Laurel, Hardy e Charley Chase, affiancati da Finlayson e Charlie Hall, fa sempre piacere. Le loro scene, però, risultano un po’ fuorvianti.


Putting Pants on Philip
restaurato in modo meraviglioso, è a mio parere uno dei più divertenti della loro prima fase. L’anello mancante con Hats Off è ormai chiaro: qui sono una coppia a tutti gli effetti, anche se il debutto “ufficiale” era avvenuto con The Second Hundred Years. La MGM promosse entrambi i film con grande impegno.


The Battle of the Centuryil restauro lo conoscevamo già, ma questa versione migliora ulteriormente rispetto a quella presente nel cofanetto The Definitive Restorations. Troveremo mai la fine del primo rullo? Resta un film geniale.

Conclusione: Il periodo 1926-27 rappresentava lo zoccolo duro della conservazione della loro filmografia. Il lavoro fatto è davvero notevole, e possiamo perdonare i graffi visibili, considerando che questi film hanno 96 anni. È incredibile notare i passi avanti compiuti dalle tecnologie di restauro dal 2000 (epoca dei “Lost Films”) a oggi.

Ringrazio per la collaborazione Valerio Greco, Benedetto Gemma e Stefano Cacciagrano.