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giovedì 17 novembre 2022

Leo Gullotta, la serietà del comico

In occasione dei suoi 60 anni di carriera, l’attore Leo Gullotta racconta ad Andrea Ciaffaroni il proprio intenso percorso di vita, costellato da ruoli diversissimi, dalla commedia al drammatico, dal teatro al cinema, dal cabaret al varietà televisivo, alla radio e alle fiction, senza citare una lunghissima e apprezzatissima carriera da doppiatore. 

La testimonianza di Leo comincia dagli esordi nel teatro al fianco di Turi Ferro, Salvo Randone e Ave Ninchi, per poi spostarsi a Roma, dove debutta nel cabaret e muove i primi passi come doppiatore e nel mondo del cinema.
Tanti i nomi che incontra lungo il suo cammino: Nanni Loy, Nino Manfredi, Giuseppe Tornatore, senza dimenticare la felice esperienza del Bagaglino.
Quelle che leggerete sono sì pagine che parlano di una vita sul palcoscenico e sullo schermo, grande o piccolo che sia, ma parlano anche dell’uomo dietro l’attore: una persona guidata sempre dalla curiosità, cosa che ha contribuito a fare di Leo Gullotta uno degli ultimi veri attori del nostro mondo dello spettacolo. Il volume è corredato di un sedicesimo di foto rare e inedite. 
In uscita per la prima settimana di dicembre 2022, qui per preordinare il volume.

Il 12 dicembre, invece, Leo Gullotta e Andrea Ciaffaroni saranno ospiti alla presentazione del libro nel contesto di un Sagoma Day, un intero pomeriggio dedicato alle nuove pubblicazioni di Sagoma Editore. Il luogo sarà la Casa del Cinema, e l'appuntamento con questo libro sarà alle ore 17:00, moderato da Stefania Ulivi, giornalista del Corriere della sera. Questa la locandina della giornata con gli altri appuntamenti in agenda.


mercoledì 3 marzo 2021

Un nuovo libro su Nino Manfredi

Nino Manfredi è stato un attore pazzesco che il prossimo 22 marzo compirà 100 anni. Un anniversario molto importante cui non potevo esimermi e quindi il 18 marzo uscirà il mio terzo libro e sarà dedicato alla sua vita e incredibile carriera: un artista tormentato dalla precisione del suo lavoro e nella tenacia di non risparmiarsi mai come attore e autore. Lo inseguo da tutta una vita, l’ho incontrato di sfuggita una sola volta, e non potevo rinviare ancora questo progetto. Sono anni di ricerche, interviste, precisazioni, e per scriverlo l’amico editore Carlo Amatetti ha sistemato le migliaia di informazioni sistemando forma, capitoli, poi due firme illustri come Alberto Anile e Alberto Crespi hanno firmato rispettivamente prefazione e postfazione, e grazie al Centro Sperimentale di Cinematografia e alla famiglia Manfredi abbiamo impreziosito la galleria fotografica della mia collezione per un totale di 140 fotografie, molte delle quali inedite. Manfredi è stata una delle figure leggendarie del nostro cinema che merita di essere ricordato non solo in quest’occasione, ma ogni qualvolta che lo spettatore dalla memoria non troppo corta ricorda i suoi film meravigliosi e il contributo fondamentale che ha dato allo spettacolo italiano. Come ho scritto nelle pagine finali lui, come Sordi, Gassman e Tognazzi, rischiano di sparire dalla memoria collettiva. E una possibile speranza possiamo trovarla nelle bellissime parole che Anile ha speso per questo volume: “Per siffatti uomini e carriere sono sempre più necessari libri come questo di Andrea Ciaffaroni, fatti all’antica, col piacere di cercare l’inedito e di chiarire il già noto, con la fatica di scavare nei documenti e di intrecciare le testimonianze, prima che il tempo rosicchi gli archivi di quei pochi che hanno conservato e la memoria di quei pochi che ancora ricordano”.

Non aggiungo altro. Alla ricerca di Nino Manfredi, 446 pagine, Sagoma Editore, lo potete prenotare già qui, per poi trovarlo dal 18 marzo nelle librerie fisiche e online di tutto il globo.

giovedì 26 novembre 2020

Dieci anni di Profilo


Con l’uscita nelle librerie del libro John Belushi, la biografia definitiva, virtualmente la Sagoma Editore festeggia oggi dieci anni della collana “Di profilo”, una serie di biografie dei comici del passato.

La casa editrice di Vimercate ha in verità qualche mesetto in più, perché fu nel 2009 che Carlo Amatetti, all’epoca ancora con i capelli color avorio, aveva gettato le basi del primo progetto biografico e che coinvolgeva il grande attore e regista Gene Wilder. Amatetti andò ginocchioni nella sua casa dove Wilder era pensionato, nel Connecticut, e strappò un accordo non male. La Sagoma ha infatti pubblicato la sua autobiografia Baciami come uno sconosciuto e i suoi quattro romanzi, e l’autobiografia della prima moglie, Gilda Radner, Ce n’è sempre una!, morta di cancro nel 1989. 

Poi è stata la volta di Jerry Lewis, con le memorie di suo pugno sulla coppia Lewis & Dean Martin, intitolato Dean & Me, di Marty Feldman, con il libro di Robert Ross, l’autobiografia dei Monty Python, scritta da Bob McCabe; la Sagoma non poteva sfuggirmi, e cominciai a contattare Amatetti nel 2010 quando timidamente gli proposi l’idea di fare una biografia su John Belushi, dal titolo Comico kamikaze; ero acerbo, sconosciuto anche ai miei genitori, e la bozza che gli mandai lo inorridì da rifiutarmi con gentilezza, e ci salutammo con un complimento che mi sembrò sincero sulla mia grinta. Mollai l’idea di Belushi e cominciai a studiare.

Divorai quello che avevo solo assaggiato da ragazzino tutta la comicità del Novecento, lessi molti saggi, e capii che per raccontare il profilo di un comico bisognava conoscere il contesto storico e tutto quello che circondava la loro carriera. Quando approfondii Belushi, quindi, conoscevo già tutta la comicità americana degli anni settanta e ottanta, da Woody Allen, Mel Brooks, tutto il gruppo legato a John Landis, Ivan Reitman, John Hughes, i fratelli Zucker, il demenziale, all’arrivo di Jim Carrey. Potrei parlare a lungo di quante cose appresi in dieci anni e quanto ancora studio sull’argomento. Mi sentii abbastanza bravo come alunno quando cominciai a collaborare con Sagoma scrivendo coccodrilli per comici appena defunti o di cui ricorrevano importanti anniversari, da Louis De Funès a Steno, Paolo Villaggio, Jerry Lewis ecc.

Non ricordo ora se fu in occasione del libro di Mel Brooks sulla lavorazione di Frankenstein Junior che cominciai a collaborare con la Sagoma come “guru” (la definizione è di Amatetti), ma di sicuro nelle fiere, quindi dal 2016, che appresi l’arte di collaborare a una casa editrice nel “basso”, cioè proprio nella vendita diretta a annoiati visitatori delle esposizioni “libresche” per tutta Italia. Sono occasioni importanti anche per capire cosa cerca il lettore, e conoscere persone interessanti cui piace condividere la propria passione. Se ci sono editori in ascolto, sanno che “fiera” vuol dire anche condivisione di grandi abbuffate serali fra colleghi, un aspetto che io e il mio nutrizionista ignoravamo.

Il primo passaggio è stato quando mi è stato chiesto opinione e consiglio sui successivi progetti della Sagoma. Calai l’asso con Stanlio e Ollio. Saltò via un mio vecchio progetto di filmografia completa perché avrebbe richiesto due impegni di Amatetti non previsti, l’acquisto di molte fotografie di scena e sopportare che sono italiano. Però la coppia in Italia è famosa ed esiste un fan club storico, I figli del deserto, con una sede italiana trentennale con alcuni soci bravi in inglese e a raccogliere aiuti in tutto il mondo, la sezione “Noi siamo le colonne” dove sono iscritto da venti anni, che si è resa disposta ad aiutare con un libro su Laurel e Hardy. La collana “Di Profilo” pubblica di solito libri scritti da penne ufficiali, autobiografie e non, e nel caso della coppia c’è stato un autore che li conosceva bene e ha scritto quattro libri sull’argomento: John McCabe. Così nel 2017 ecco che uniamo un manipolo di volontari che lavorano alla traduzione, edizione, e recupero delle fotografie per il primo libro, Mr. Laurel & Mr. Hardy, scritto nel 1961 e rieditato negli anni; Amatetti cavalcò l’onda del successo del libro in occasione dell’uscita nelle sale del film biografico Stan & Ollie (2018) di Jo S. Baird e una nuova riproposta dei loro film in televisione, dando al libro un notevole successo. Parte di quel gruppo è tornato a lavorare al secondo libro di McCabe, The Comedy World of Stan Laurel (1974), uscito nel giugno di quest’anno con il titolo Il cosmo comico di Stanlio, altra prima edizione italiana arricchita di fotografie inedite e un “pezzo” in più nel capitolo che riporta i copioni teatrali scritti da Stan.

Il passaggio più importante per me era uscire dal mucchio e impormi come scrittore di una biografia. Ci vuole un pizzico di presunzione a farlo, ma io ero spinto anche da altre cose: un archivio imponente che era un peccato lasciarlo nella polvere, e il dono di avere una memoria storica. Sepolta l’idea su Stanlio e Ollio comunque sostituita con McCabe – e l’autorevolezza ce l’aveva eccome – mi sono affidato al fato quando seppi che l’argomento della rassegna cinematografica della Festa del Cinema di Roma del 2018 sarebbe stato Peter Sellers. E l’idea fu: perché non facciamo un libro su Sellers? Io da anni avevo letto tutto quello che c’era da sapere su di lui, e con amarezza quel poco che avevamo in italiano non era prettamente biografico o degno di nota. L’idea di fare la prima biografia in italiano su Sellers allettava Amatetti, ma quale? Una delle ultime era anche una delle migliori, scritta da Ed Sikov, Mr. Strangelove, ma cominciai a notare che aveva dei “buchi” e non era aggiornata. E Amatetti mi disse, “Quindi ti sei convinto di scriverlo tu, questo libro?”. Aveva molti dubbi, tutti giustificati, ma quello che scrissi gli piacque. Ero ancora acerbo, e il fiato di un articolo è ben diverso dal capitolo di un libro (io almeno lo ammetto che ancora oggi i miei testi hanno bisogno di revisione), quindi sia lui che l’editor uscirono pazzi. I capelli di Carlo cominciarono a sbiancarsi. Ci furono grosse difficoltà a reperire le fotografie, ma In arte Peter Sellers riuscì ad essere finito in tempo per ottobre del 2018. Ebbe molta copertura mediatica e successero un sacco di cose interessanti. Su tutte: Alberto Crespi, che io ammiravo in tv e leggevo su L’Unità come unico motivo per comprare quel giornale, mi scrisse l’introduzione.

Intanto collaboravo alle nuove edizioni di alcuni libri della Sagoma, come quello di Gene Wilder, e le nuove uscite, come il libro di Richard Pryor, o il recente su John Belushi, scritto dalla vedova Judith. Ne cito tre quando in verità sono molti i progetti discussi, rimossi, anche persi negli ultimi anni. Un progetto che cadde nel dimenticatoio prese un’altra forma, ad esempio, fu quello di Cochi e Renato. Sandro Paté aveva scritto la prima biografia di Guido Nicheli, detto Dogui, attore che aveva avuto origini cabarettistiche importanti nel Derby Club di Milano, e ci stimolò l’idea di parlare dei “Padri” di quel cabaret anche perché Sandro era stato allievo e amico di Enzo Jannacci negli ultimi anni di vita. Anni prima, però, avevo intervistato Cochi Ponzoni a Milano per fare un epilogo alla ristampa del libro di Beppe Viola su di loro, Quei due, storia di una coppia racchiusa in un Pozzetto (1976), ma le nostre intenzioni caddero miseramente. L’idea di virare su un progetto biografico direttamente su Cochi e Renato fu di Carlo, unendo le nostre forze con l’intenzione di fare – parole di Sandro – la più grande storia di cabaret mai raccontata. Ci sono state difficoltà e sfighe – morti sul campo – discussioni, opposizioni (eh, caro Renato…), ma anche tante soddisfazioni. Lo abbiamo diviso in due parti, per distinguere lo stile e la storia della coppia fra inizi nel cabaret e il debutto in televisione e nel cinema, ma è stato un lavoro di team che ha coinvolto Amatetti, ormai grigio chiaro perlato, e che abbiamo intitolato Cochi e Renato, la biografia intelligente, uscito nel 2019. Flavio Oreglio, altro archivio vivente del cabaret, ha scritto L’arte ribelle quasi contemporaneamente.

E’ bello lavorare per una casa editrice che ha la comicità faro principale: mi sento partecipe di una missione bibliografica importante, lasciare nella memoria dello spettatore il ricordo di un comico da riscoprire.

Nel 2020-21 ci saranno nuove uscite nella collana Di Profilo (oggi argomento di questo post perché mi interessa personalmente ma Sagoma ha un catalogo esteso che vi consiglio di spulciare, soprattutto nella narrativa umoristica) che aspetto a citare. Non ho fatto mistero però che sto lavorando al mio terzo libro che uscirà nel 2021 in occasione del centenario di Nino Manfredi, ufficialmente il quarto comico italiano che entra nella collana di Sagoma, colma di volti anglosassoni. L’ho intitolato Alla ricerca di Nino Manfredi, sarà pieno di sorprese, fotografie, ma poi ne parleremo, tranquilli. Amatetti ormai è imbiancato.

martedì 9 aprile 2019

L'intervista a "L'Italia con voi"

Lo scorso 27 marzo è andata in onda una puntata del programma L’Italia con voi (Rai Italia) molto particolare: la padrona di casa Monica Marangoni ha avuto fra i suoi ospiti il sottoscritto per parlare di Peter Sellers e della biografia che gli ho dedicato. È stata un’esperienza inusuale per me (in televisione ci ero già finito su Iris grazie a Tatti Sanguineti, a parlare di Mr. Laurel e Mr. Hardy, ma non figuravo come autore ma esperto sciocco con un fez rosso in testa, accompagnato da Gimmelli alias Groucho Marx), soprattutto figurare ufficialmente come “scrittore” e monopolizzare per quasi trenta minuti un programma con le mie chiacchiere su Peter e gli aneddoti su Kubrick, Polanski, i Monty Python, anche se lo spettatore più attento può notare come la mia camicia cominci a esplodere verso la fine. Una bella intervista per la quale ringrazio gli autori, soprattutto Pina Pizzitola, e la splendida Monica (circa due metri di presentatrice che è stata davvero carinissima ad avermi con lei). Che dire, spero di aver approfittato dell’occasione non per far sapere a Fabio Fazio che sono fotogenico (sono pure paffuto e simpatico) e che magari potrei andare anche da lui, ma anche per rubare un attimo la Rai per parlare di un genio comico assoluto, Sellers, non dimentichiamo che stiamo qui per lui.




Per rivedere la puntata, cliccate qui (è necessaria una registrazione, gratuita, ne vale la pena perché Raiplay è un archivio immenso) e andate al minuto 54.
Infine, avremo occasione di parlarne dal vivo il prossimo sabato 13 aprile a Modena, durante la rassegna “Buk Festival della piccola e media editoria”, esattamente dentro il bellissimo Chiostro di San Pietro. Alle 15:30, presenteremo con quel bellimbusto di Carlo Amatetti il mio libro.

mercoledì 27 febbraio 2019

John Belushi’s bibliography

Avrebbe compiuto 70 anni lo scorso 24 gennaio, ma la vecchiaia non apparteneva a John Belushi, così nel 1982 aveva lasciato questo mondo con tanti rimpianti (e progetti mai realizzati, come potete leggere in questo articolo, discusso anche in radio a Hollywood Party) e una eredità breve ma molto incisiva. Belushi non era solo un comico, ma anche un cantante e una star televisiva, un attore di teatro e si creò un alter ego, Jake-Joliet Blues, che lo ha trasportato verso il mondo dei miti. Ha lasciato un segno molto profondo in tutti i campi: a scuola era il leader della squadra di football, nel teatro dove si insegnava e praticava ogni la sera l’improvvisazione, il Second City di Chicago, divenne molto velocemente il nome di spicco, passò a Broadway con una parodia del concerto di Woodstock (Lemmings, 1973) e prima di essere scoperto in televisione, fu quello che esplose più di tutti fra quelli usciti dal National Lampoon, fra teatro e la omonima trasmissione radiofonica; poi passò in televisione, con il Saturday Night Live, e nel cinema, con Jack Nicholson, Steven Spielberg, John Landis. Una icona con i Blues Brothers, anima della coppia con Dan Aykroyd, aprì pista a molti colleghi comici come Bill Murray, Robin Williams, Eddie Murphy. Primo in tutto, anche nell’abuso di cocaina, per tenersi in piedi con i ritmi folli di lavoro e l’avidità dello show business. Talento incontenibile, una serie di insuccessi lo trascinò nel baratro, e morì di overdose nel 1982.
Gli amici lo ricordano con amarezza e nostalgia, rabbia e rimpianti.
Tuttavia, la sua storia, per quanto intensa e molto ricca di aneddoti, è stata raccontata con dovere poche volte e la stessa vedova Judith ha cercato di salvare l’immagine di John, il comico eccessivo e drogato, ma lo scaffale è stato vuoto per molto tempo. Libri troppo vecchi o fuori catalogo, e se io oggi volessi leggere qualcosa su di lui faccio, come dicono dalle mie parti, una buca.
Purtroppo con Belushi è successo quello che ha subito Peter Sellers, uno dei più grandi geni comici viventi: Sellers, grande attore ma uomo difficile, egoista e egocentrico, si è alimentato su di lui un telo nero di imbarazzo che dopo le prime – spietate – biografie inglesi, che lo hanno reso particolarmente antipatico, è giunta una biografia americana, di Ed Sikov, e poi una italiana, del sottoscritto, per fare ammenda e ricordare il talento e la carriera, più che i piatti rotti in cucina. 
John ha incontrato, dopo esser morto, il giornalista Bob Woodward, più noto per lo scandalo Watergate che riportò sulle pagine del Washington Post assieme al suo collega Carl Bernstein: Woodward ha scritto la prima biografia su Belushi, causando un danno enorme per l’immagine del comico di origine albanese. Il perché lo trovate nell'elenco delle biografie scritte su di lui, dandovi l’opportunità di scegliere il viaggio da leggere per capire quanto Belushi è stato importante per lo spettacolo americano.

LIBRI SU JOHN BELUSHI
 
Bob Woodward, Wired: The Short Life and Fast Times of John Belushi (1984) 461 pagine.
Edizione italiana: Chi tocca muore, la breve delirante vita di John Belushi, Frassinelli, 1985 (ristampe economiche nel 1989, 2006 e, per Sperling & Kupfer, nel 2012).

Questo libro uscì due anni dopo la morte di John, e per l’occasione molti colleghi e amici, fra cui la vedova Judith, si prestarono volentieri rilasciando interviste. Il risultato fu in seguito aspramente criticato proprio da quelle persone che si ritennero ingannate, e dopo averlo letto capii perché. Lo spiega bene Dan Aykroyd, suo socio per circa dieci anni: “Non ne fui contento per niente. Credo che Woodward abbia abdicato alle sue responsabilità, che abbia semplicemente girato tutta la faccenda al suo ricercatore. Poi ci sono delle cose che proprio non ha capito. Il suo ritratto dl John è del tutto inesatto. Nel libro ci sono episodi completamente fasulli, cose mai successe. Quindi no, non ne fui per niente contento. Aveva infangato la memoria di un mio amico. Questa è stata la mia posizione allora, e mi ci attengo ancora oggi. Il libro racconta solo una parte di John, non aiuta affatto a capire l’uomo che era. Ha trascurato un sacco di cose. Non parla d’altro che di droga e di eccessi; della qualità del suo lavoro, della sua esperienza in teatro, del suo talento, e del rispetto che i suoi amici provavano per lui, di tutte queste cose non dice mai nulla”. Più diretto Jim Belushi, fratello minore di John: “Woodward — che testa di cazzo! Che gran figlio di puttana. Ehi, Bob, che mi dici della ragazza che ha vinto il Pulitzer? E del tossico di otto anni? “Oops, scusate, quella ci è proprio sfuggita." Bob, cazzo, eri tu a fare l’editing del cazzo! Come cazzo ha potuto sfuggirti una cosa del genere? Hai mai controllato le tue fonti del cazzo? ’Fanculo. Non c’è che dire, è stato proprio bravo: ha fatto di John una versione tossicodipendente di Bluto. L’ amore, la compassione, gli affetti: sono cose che Woodward non è in grado di capire. È solo un animale a sangue freddo”.
Contestualizzando la cosa, e se posso azzardare la parola “collega” con Woodward, fare il biografo non è affatto facile, soprattutto quando devi trovare la verità in una storia, non tanto nell’aneddoto ma in un momento preciso della vita di qualcuno. E non è rimpolpare una cosa, renderla fantasiosa per farci due risate o renderla più interessante, ma dire falsità. Se ne accorse Tanner Colby, autore di un altro libro su Belushi che analizzerò dopo, quando raccolse fatti su John e gioco forza dovette metterli a paragone con il lavoro di Woodward: forse senza sorpresa, scoprì gli altarini. Colby non discute la professionalità, ma la mancanza di contesto di alcuni fatti che ha raccontato, magari reali, ma che hanno fallito senza l’anima della storia. Esempio pratico, la scena di Animal House (1978) dove Bluto (Belushi) si ingozza di cibo mentre è alla mensa della scuola. Il regista John Landis ha raccontato che per suggerirgli le gag, gli diceva fuori campo cosa prendere e mettersi in tasca o in bocca o di nascosto sul piatto tutto quello che aveva davanti. Woodward ha riportato l’aneddoto dicendo che Landis aveva scoperto quanto John fosse un attore pigro e indisciplinato e che aveva bisogno di dirigerlo come se avesse bisogno delle grida di Landis sul set per farsi dire cosa fare. Invece, fu un primo e unico ciak, con Landis che rideva come un matto a dirgli, “Uhm, che buono quel panino”, e Belushi subito se lo ficcava in bocca. “Il più grande crimine di quel libro", dice Landis, "è che se lo leggi pensi che John era un maiale e uno stronzo, e lui era tutt'altro. Poteva essere brusco e spiacevole, ma il più delle volte era totalmente affascinante e la gente lo adorava”.
La reputazione di Belushi, a causa di Wired, non si è più ripresa. Ah, da questo libro trassero un film con lo stesso titolo e presto dimenticato. Almeno quello.

Judith Jacklin Belushi, Samurai Widow (1990)
427 pagine.

Ingannata da Woodward, la vedova di John sentì il bisogno di scrivere la sua versione e il risultato è notevole: oltre 400 pagine di ricordi della vita passata con John, e la difficile ripresa dopo la sua morte. Ci sono molte fotografie inedite, e tanto materiale d’epoca. Più che libro, è un diario personale, forse un po' troppo indulgente ma una boccata fresca dopo Wired. Il libro termina quando Judith sposa Victor Pisano. Il libro è fuori catalogo da molto tempo, ma ne consiglio l’acquisto.


William Mandel, Belushi blues - La ballata di John Belushi (1995)
Edizioni Blues Brothers. 136 pagine.

Non proprio necessaria biografia veloce e senza vero interesse, Mandel, storico della musica rock, fa la figura del Woodward minore anche se si focalizza sulla sua attività come cantante. Ristampato nel 2012, è disponibile per l'acquisto presso la pagina Facebook della casa editrice.





Federico Chiacchiari e Demetrio Salvi, John Belushi, l’anima blues in un corpo punk: il comico demenziale (1996). 
160 pagine. Stefano Sorbini Editore, collana Sentieri Selvaggi.

Ufficialmente è l’unico libro scritto in Italia dedicato all’opera di Belushi, attraverso ricco materiale bibliografico, proponendosi come “Un’analisi storico critica (…), andando oltre la sua drammatica scomparsa ed occupandosi invece di ciò che ha realizzato e significato in vita”. I due autori scrivono un dizionario dei suoi film e trattano, per la prima volta da noi, i suoi sketch televisivi. Libricino agile e molto interessante, purtroppo fuori catalogo.

Alberto Schiavone (testi), Matteo Manera (disegni), Belushi: In missione per conto di Dio (2004)
Edizioni BD. 102 pagine.

Dal comunicato stampa: “Animal House, Blues Brothers, Saturday Night Live e un faccione da maschera comica come pochi altri nella storia del cinema. John Belushi è una delle grandi icone dello spettacolo del secolo scorso, scomparso per overdose a soli 33 anni: fama, successo e un’insaziabile fame di vita, col sorriso in faccia e l’abisso dentro. Alberto Schiavone (La mischia e La libreria dell’armadillo, Rizzoli, Nessuna carezza, Baldini e Castoldi) ripercorre la parabola di Belushi con una narrazione disincantata e minimalista, accompagnato dal segno ruvido di Matteo Manera”. La storia di Belushi a fumetti è interessante, ma più che una biografia è da intendere come omaggio vero e proprio.

Judith Belushi Pisano, Tanner Colby, Belushi: A Biography (2005) 
288 pagine. Con una introduzione di Dan Aykroyd. 
Edizione italiana: Belushi. Una biografia (2006), Rizzoli Editore.
Un libro assolutamente stupendo, indubbiamente meno obiettivo rispetto agli altri, ma decisamente ben fatto, fra numerosissime e splendide fotografie, e praticamente raccontato dalle voci di parenti, amici e colleghi. Dal comunicato stampa: “Il giorno del suo trentesimo compleanno, Belushi era già una star: aveva recitato in Animal House, la commedia più amata d'America; era l'idolo del Saturday Night Live, lo show televisivo più famoso del paese; e il suo album Briefcase Full of Blues era in vetta a tutte le classifiche. Nato a Chicago, figlio di immigrati albanesi, da ragazzo il futuro di John Belushi sembrava già scritto e prevedeva un posto dietro alla cassa nel ristorante di famiglia. Da quel punto di partenza, come comico, attore, cantante e personaggio è arrivato a colpire l'immaginazione di un'intera nazione, arrivando a incarnare la gloria e la tragedia del sogno americano. La sua vita breve, intensa e scatenata è raccontata in questo libro travolgente e ricco di fotografie inedite, che raccoglie le testimonianze personali e provocatorie dei protagonisti della scena comica degli ultimi cinquant'anni. Un volume che è la storia di un personaggio fuori dal comune, che ha danzato sull'orlo dell'abisso dello star system americano”.
Il lavoro è concluso da una iconografia perfetta (film, tv, dischi). Apparentemente, la Rizzoli dopo averlo pubblicato lo ha ritirato in breve tempo – forse per il prezzo alto che non convinse (40 euro) – ed è oggi praticamente introvabile. Peccato perché l’edizione italiana era ottima, e capirete da soli quale libro consiglierei per conoscere la storia di Belushi.

Boo Williams, John Belushi: Mio fratello blues (2006)
92 pagine. Bevivino.
Nella collana “I cattivi”, Belushi viene inserito a forza con questo libricino dimenticabile e, ci tengo a dirlo, zeppo di errori e fonti inventate. Evitabile (fra l'altro non ho trovato traccia di questo libro in edizione originale seppur indicata all'interno del libro, datata 2004 e intitolata John Belushi - My Blues Brother). Fuori catalogo, ma facilmente scovabile nei siti specializzati.




IN ARRIVO
 

Judith Belushi Pisano, John Belushi, la biografia definitiva (2020).
536 pagine.  Sagoma Editore.
Un progetto di lunga gestazione ma con un obiettivo nobile: raccontare la vita di Belushi con un libro che ne illustrasse definitivamente gioie e dolori, successi e fallimenti. Per far questo, questo corposo volume raccoglie in una unica pubblicazione l'essenziale di due libri già usciti e fuori catalogo: il libro di Judith Samurai Widow, in questo caso inedito in Italia, e Belushi, scritto dalla vedova con Tanner Colby, qui completamente ritradotto (da Nunziante Valoroso). Il libro è diviso in due parti distinte, la vita e la carriera raccontate dai ricordi degli amici, familiari e colleghi, e la seconda la morte e l'eredità della sua figura attraverso i diari e le parole di Judith. Completano il lavoro: una introduzione di Dan Aykroyd, già presente nel libro di Colby, una inedita prefazione di John Landis e un epilogo inedito scritto da Judith stessa, e 114 fotografie gran parte inedite, direttamente dall'album privato di famiglia. Una iconografia completa che comprende l'elenco dei lavori di John, è stata redatta dal sottoscritto. Previsto per aprile, a causa dell'emergenza Covid-19 è slittato al 25 novembre 2020.

 Cosa è rimasto da leggere in Italia

Fortunatamente qualcos'altro da leggere c’è, e bisogna ringraziare Sagoma Editore per due libri che non trattano solo Belushi, ma ne raccontano le gesta, in due contesti diversi ma sempre interessanti.

Tom Davis, Memorie di una mente bruciata (2011).
Edizione italiana di Thirty-Nine Years of Short-Term Memory Loss: The Early Days of SNL from Someone Who Was There (2010), 383 pagine. 
Davis (1952-2012) è stato uno degli autori del Saturday Night Live sin dalla prima stagione, nel 1975. Quindi per Belushi non è stato solo autore, ma anche amico fino alla sua morte. Davis era anche suo compagno di “merende” (tossiche), e uno dei migliori amici di Aykroyd: figuratevi quante cose ne aveva da raccontare. Con Al Franken, oggi politico americano, costituì brevemente una coppia comica – Franken & Davis – che si ruppe a suon di “vaffa” e avvocati, ma poi si riunì poco prima della morte di Davis. Secondo Franken, era grasso che cola che Tom si ricordasse ancora qualcosa. Molto interessante quando ricorda il suo lavoro al SNL, e il metodo di scrittura.


Mike Thomas, The Second City – la culla della comicità (2014).
Edizione italiana di The Second City Unscripted: Revolution and Revelation at the World-Famous Comedy Theater (2009), 304 pagine.

Raccontata attraverso le voci dei protagonisti, è la storia del teatro che ha formato, e continua a formare, la maggior parte dei comici americani e canadesi. Aperto nel 1959 a Chicago, venne in parte sconvolto da Belushi quando ne prese parte nel 1971 per poi rimanerne fino al ’73. Come recita il comunicato stampa, “Questo libro racconta con le parole "di chi c’era” il dietro le quinte di quella che è una vera e propria macchina da guerra dell’intrattenimento: scheletri nell’armadio, aneddoti inediti di amori clandestini e feste sfrenate, ricordi ancora vividi a tratti esilaranti, a tratti drammatici, per uno spaccato indimenticabile del mondo che ci ha regalato i più divertenti e dissacranti comici a stelle e strisce”. Su Belushi ci sono un sacco di aneddoti e belle storie, soprattutto quelle di Harold Ramis e di Dan Aykroyd.

E infine, se siete fortunati a trovarlo, c’è anche questo qui:

James Andrew Miller, Tom Shales, Saturday Night Live (2004).
Edizione italiana di Live From New York - An Uncensored History of Saturday Night Live (2003), edito da Kowalski. 
Dico solo che sono 700 pagine di ricordi di coloro che hanno fatto la storia dell’omonimo programma, dove ovviamente l’aneddotica delle prime quattro stagioni – quelle dove Belushi primeggiò assolutamente, a fianco di Chevy Chase, Gilda Radner, Bill Murray, Dan Aykroyd, Garrett Morris – è molto ricca e interessante. I due autori riescono a tirare fuori cose mai raccontate prima – da Murray che tira un pugno a Chase, per esempio, alla metamorfosi di Belushi, che passò dallo stato gentile a quello competitivo, la cui morte è ricordata in questo libro come una delle più sconvolgenti per i membri del cast. È da qui che ho tirato fuori le dichiarazioni di Dan e di Jim Belushi sul libro Wired.
Fuori catalogo, ma imperdibile.