giovedì 17 novembre 2022
Leo Gullotta, la serietà del comico
mercoledì 3 marzo 2021
Un nuovo libro su Nino Manfredi
Non aggiungo altro. Alla ricerca di Nino Manfredi, 446 pagine, Sagoma Editore, lo potete prenotare già qui, per poi trovarlo dal 18 marzo nelle librerie fisiche e online di tutto il globo.
giovedì 26 novembre 2020
Dieci anni di Profilo
La casa editrice di Vimercate ha in verità qualche mesetto in più, perché fu nel 2009 che Carlo Amatetti, all’epoca ancora con i capelli color avorio, aveva gettato le basi del primo progetto biografico e che coinvolgeva il grande attore e regista Gene Wilder. Amatetti andò ginocchioni nella sua casa dove Wilder era pensionato, nel Connecticut, e strappò un accordo non male. La Sagoma ha infatti pubblicato la sua autobiografia Baciami come uno sconosciuto e i suoi quattro romanzi, e l’autobiografia della prima moglie, Gilda Radner, Ce n’è sempre una!, morta di cancro nel 1989.
Poi è stata la volta di Jerry Lewis, con le memorie di suo pugno sulla coppia Lewis & Dean Martin, intitolato Dean & Me, di Marty Feldman, con il libro di Robert Ross, l’autobiografia dei Monty Python, scritta da Bob McCabe; la Sagoma non poteva sfuggirmi, e cominciai a contattare Amatetti nel 2010 quando timidamente gli proposi l’idea di fare una biografia su John Belushi, dal titolo Comico kamikaze; ero acerbo, sconosciuto anche ai miei genitori, e la bozza che gli mandai lo inorridì da rifiutarmi con gentilezza, e ci salutammo con un complimento che mi sembrò sincero sulla mia grinta. Mollai l’idea di Belushi e cominciai a studiare.
Divorai quello che avevo solo assaggiato da ragazzino tutta la comicità del Novecento, lessi molti saggi, e capii che per raccontare il profilo di un comico bisognava conoscere il contesto storico e tutto quello che circondava la loro carriera. Quando approfondii Belushi, quindi, conoscevo già tutta la comicità americana degli anni settanta e ottanta, da Woody Allen, Mel Brooks, tutto il gruppo legato a John Landis, Ivan Reitman, John Hughes, i fratelli Zucker, il demenziale, all’arrivo di Jim Carrey. Potrei parlare a lungo di quante cose appresi in dieci anni e quanto ancora studio sull’argomento. Mi sentii abbastanza bravo come alunno quando cominciai a collaborare con Sagoma scrivendo coccodrilli per comici appena defunti o di cui ricorrevano importanti anniversari, da Louis De Funès a Steno, Paolo Villaggio, Jerry Lewis ecc.
Il primo passaggio è stato quando mi è stato chiesto opinione e consiglio sui successivi progetti della Sagoma. Calai l’asso con Stanlio e Ollio. Saltò via un mio vecchio progetto di filmografia completa perché avrebbe richiesto due impegni di Amatetti non previsti, l’acquisto di molte fotografie di scena e sopportare che sono italiano. Però la coppia in Italia è famosa ed esiste un fan club storico, I figli del deserto, con una sede italiana trentennale con alcuni soci bravi in inglese e a raccogliere aiuti in tutto il mondo, la sezione “Noi siamo le colonne” dove sono iscritto da venti anni, che si è resa disposta ad aiutare con un libro su Laurel e Hardy. La collana “Di Profilo” pubblica di solito libri scritti da penne ufficiali, autobiografie e non, e nel caso della coppia c’è stato un autore che li conosceva bene e ha scritto quattro libri sull’argomento: John McCabe. Così nel 2017 ecco che uniamo un manipolo di volontari che lavorano alla traduzione, edizione, e recupero delle fotografie per il primo libro, Mr. Laurel & Mr. Hardy, scritto nel 1961 e rieditato negli anni; Amatetti cavalcò l’onda del successo del libro in occasione dell’uscita nelle sale del film biografico Stan & Ollie (2018) di Jo S. Baird e una nuova riproposta dei loro film in televisione, dando al libro un notevole successo. Parte di quel gruppo è tornato a lavorare al secondo libro di McCabe, The Comedy World of Stan Laurel (1974), uscito nel giugno di quest’anno con il titolo Il cosmo comico di Stanlio, altra prima edizione italiana arricchita di fotografie inedite e un “pezzo” in più nel capitolo che riporta i copioni teatrali scritti da Stan.
Il passaggio più importante per me era uscire dal mucchio e impormi come scrittore di una biografia. Ci vuole un pizzico di presunzione a farlo, ma io ero spinto anche da altre cose: un archivio imponente che era un peccato lasciarlo nella polvere, e il dono di avere una memoria storica. Sepolta l’idea su Stanlio e Ollio comunque sostituita con McCabe – e l’autorevolezza ce l’aveva eccome – mi sono affidato al fato quando seppi che l’argomento della rassegna cinematografica della Festa del Cinema di Roma del 2018 sarebbe stato Peter Sellers. E l’idea fu: perché non facciamo un libro su Sellers? Io da anni avevo letto tutto quello che c’era da sapere su di lui, e con amarezza quel poco che avevamo in italiano non era prettamente biografico o degno di nota. L’idea di fare la prima biografia in italiano su Sellers allettava Amatetti, ma quale? Una delle ultime era anche una delle migliori, scritta da Ed Sikov, Mr. Strangelove, ma cominciai a notare che aveva dei “buchi” e non era aggiornata. E Amatetti mi disse, “Quindi ti sei convinto di scriverlo tu, questo libro?”. Aveva molti dubbi, tutti giustificati, ma quello che scrissi gli piacque. Ero ancora acerbo, e il fiato di un articolo è ben diverso dal capitolo di un libro (io almeno lo ammetto che ancora oggi i miei testi hanno bisogno di revisione), quindi sia lui che l’editor uscirono pazzi. I capelli di Carlo cominciarono a sbiancarsi. Ci furono grosse difficoltà a reperire le fotografie, ma In arte Peter Sellers riuscì ad essere finito in tempo per ottobre del 2018. Ebbe molta copertura mediatica e successero un sacco di cose interessanti. Su tutte: Alberto Crespi, che io ammiravo in tv e leggevo su L’Unità come unico motivo per comprare quel giornale, mi scrisse l’introduzione.
Intanto collaboravo alle nuove edizioni di alcuni libri della Sagoma, come quello di Gene Wilder, e le nuove uscite, come il libro di Richard Pryor, o il recente su John Belushi, scritto dalla vedova Judith. Ne cito tre quando in verità sono molti i progetti discussi, rimossi, anche persi negli ultimi anni. Un progetto che cadde nel dimenticatoio prese un’altra forma, ad esempio, fu quello di Cochi e Renato. Sandro Paté aveva scritto la prima biografia di Guido Nicheli, detto Dogui, attore che aveva avuto origini cabarettistiche importanti nel Derby Club di Milano, e ci stimolò l’idea di parlare dei “Padri” di quel cabaret anche perché Sandro era stato allievo e amico di Enzo Jannacci negli ultimi anni di vita. Anni prima, però, avevo intervistato Cochi Ponzoni a Milano per fare un epilogo alla ristampa del libro di Beppe Viola su di loro, Quei due, storia di una coppia racchiusa in un Pozzetto (1976), ma le nostre intenzioni caddero miseramente. L’idea di virare su un progetto biografico direttamente su Cochi e Renato fu di Carlo, unendo le nostre forze con l’intenzione di fare – parole di Sandro – la più grande storia di cabaret mai raccontata. Ci sono state difficoltà e sfighe – morti sul campo – discussioni, opposizioni (eh, caro Renato…), ma anche tante soddisfazioni. Lo abbiamo diviso in due parti, per distinguere lo stile e la storia della coppia fra inizi nel cabaret e il debutto in televisione e nel cinema, ma è stato un lavoro di team che ha coinvolto Amatetti, ormai grigio chiaro perlato, e che abbiamo intitolato Cochi e Renato, la biografia intelligente, uscito nel 2019. Flavio Oreglio, altro archivio vivente del cabaret, ha scritto L’arte ribelle quasi contemporaneamente.
E’ bello lavorare per una casa editrice che ha la comicità faro principale: mi sento partecipe di una missione bibliografica importante, lasciare nella memoria dello spettatore il ricordo di un comico da riscoprire.
Nel 2020-21 ci saranno nuove uscite nella collana Di Profilo (oggi argomento di questo post perché mi interessa personalmente ma Sagoma ha un catalogo esteso che vi consiglio di spulciare, soprattutto nella narrativa umoristica) che aspetto a citare. Non ho fatto mistero però che sto lavorando al mio terzo libro che uscirà nel 2021 in occasione del centenario di Nino Manfredi, ufficialmente il quarto comico italiano che entra nella collana di Sagoma, colma di volti anglosassoni. L’ho intitolato Alla ricerca di Nino Manfredi, sarà pieno di sorprese, fotografie, ma poi ne parleremo, tranquilli. Amatetti ormai è imbiancato.
martedì 9 aprile 2019
L'intervista a "L'Italia con voi"
mercoledì 27 febbraio 2019
John Belushi’s bibliography
Questo libro uscì due anni dopo la morte di John, e per l’occasione molti colleghi e amici, fra cui la vedova Judith, si prestarono volentieri rilasciando interviste. Il risultato fu in seguito aspramente criticato proprio da quelle persone che si ritennero ingannate, e dopo averlo letto capii perché. Lo spiega bene Dan Aykroyd, suo socio per circa dieci anni: “Non ne fui contento per niente. Credo che Woodward abbia abdicato alle sue responsabilità, che abbia semplicemente girato tutta la faccenda al suo ricercatore. Poi ci sono delle cose che proprio non ha capito. Il suo ritratto dl John è del tutto inesatto. Nel libro ci sono episodi completamente fasulli, cose mai successe. Quindi no, non ne fui per niente contento. Aveva infangato la memoria di un mio amico. Questa è stata la mia posizione allora, e mi ci attengo ancora oggi. Il libro racconta solo una parte di John, non aiuta affatto a capire l’uomo che era. Ha trascurato un sacco di cose. Non parla d’altro che di droga e di eccessi; della qualità del suo lavoro, della sua esperienza in teatro, del suo talento, e del rispetto che i suoi amici provavano per lui, di tutte queste cose non dice mai nulla”. Più diretto Jim Belushi, fratello minore di John: “Woodward — che testa di cazzo! Che gran figlio di puttana. Ehi, Bob, che mi dici della ragazza che ha vinto il Pulitzer? E del tossico di otto anni? “Oops, scusate, quella ci è proprio sfuggita." Bob, cazzo, eri tu a fare l’editing del cazzo! Come cazzo ha potuto sfuggirti una cosa del genere? Hai mai controllato le tue fonti del cazzo? ’Fanculo. Non c’è che dire, è stato proprio bravo: ha fatto di John una versione tossicodipendente di Bluto. L’ amore, la compassione, gli affetti: sono cose che Woodward non è in grado di capire. È solo un animale a sangue freddo”.
Judith Jacklin Belushi, Samurai Widow (1990)
427 pagine.
Ingannata da Woodward, la vedova di John sentì il bisogno di scrivere la sua versione e il risultato è notevole: oltre 400 pagine di ricordi della vita passata con John, e la difficile ripresa dopo la sua morte. Ci sono molte fotografie inedite, e tanto materiale d’epoca. Più che libro, è un diario personale, forse un po' troppo indulgente ma una boccata fresca dopo Wired. Il libro termina quando Judith sposa Victor Pisano. Il libro è fuori catalogo da molto tempo, ma ne consiglio l’acquisto.
William Mandel, Belushi blues - La ballata di John Belushi (1995)
Non proprio necessaria biografia veloce e senza vero interesse, Mandel, storico della musica rock, fa la figura del Woodward minore anche se si focalizza sulla sua attività come cantante. Ristampato nel 2012, è disponibile per l'acquisto presso la pagina Facebook della casa editrice.
Federico Chiacchiari e Demetrio Salvi, John Belushi, l’anima blues in un corpo punk: il comico demenziale (1996). Ufficialmente è l’unico libro scritto in Italia dedicato all’opera di Belushi, attraverso ricco materiale bibliografico, proponendosi come “Un’analisi storico critica (…), andando oltre la sua drammatica scomparsa ed occupandosi invece di ciò che ha realizzato e significato in vita”. I due autori scrivono un dizionario dei suoi film e trattano, per la prima volta da noi, i suoi sketch televisivi. Libricino agile e molto interessante, purtroppo fuori catalogo.
Alberto Schiavone (testi), Matteo Manera (disegni), Belushi: In missione per conto di Dio (2004)
Dal comunicato stampa: “Animal House, Blues Brothers, Saturday Night Live e un faccione da maschera comica come pochi altri nella storia del cinema. John Belushi è una delle grandi icone dello spettacolo del secolo scorso, scomparso per overdose a soli 33 anni: fama, successo e un’insaziabile fame di vita, col sorriso in faccia e l’abisso dentro. Alberto Schiavone (La mischia e La libreria dell’armadillo, Rizzoli, Nessuna carezza, Baldini e Castoldi) ripercorre la parabola di Belushi con una narrazione disincantata e minimalista, accompagnato dal segno ruvido di Matteo Manera”. La storia di Belushi a fumetti è interessante, ma più che una biografia è da intendere come omaggio vero e proprio.
Judith Belushi Pisano, Tanner Colby, Belushi: A Biography (2005)
Un libro assolutamente stupendo, indubbiamente meno obiettivo rispetto agli altri, ma decisamente ben fatto, fra numerosissime e splendide fotografie, e praticamente raccontato dalle voci di parenti, amici e colleghi. Dal comunicato stampa: “Il giorno del suo trentesimo compleanno, Belushi era già una star: aveva recitato in Animal House, la commedia più amata d'America; era l'idolo del Saturday Night Live, lo show televisivo più famoso del paese; e il suo album Briefcase Full of Blues era in vetta a tutte le classifiche. Nato a Chicago, figlio di immigrati albanesi, da ragazzo il futuro di John Belushi sembrava già scritto e prevedeva un posto dietro alla cassa nel ristorante di famiglia. Da quel punto di partenza, come comico, attore, cantante e personaggio è arrivato a colpire l'immaginazione di un'intera nazione, arrivando a incarnare la gloria e la tragedia del sogno americano. La sua vita breve, intensa e scatenata è raccontata in questo libro travolgente e ricco di fotografie inedite, che raccoglie le testimonianze personali e provocatorie dei protagonisti della scena comica degli ultimi cinquant'anni. Un volume che è la storia di un personaggio fuori dal comune, che ha danzato sull'orlo dell'abisso dello star system americano”.Boo Williams, John Belushi: Mio fratello blues (2006)
IN ARRIVO
Fortunatamente qualcos'altro da leggere c’è, e bisogna ringraziare Sagoma Editore per due libri che non trattano solo Belushi, ma ne raccontano le gesta, in due contesti diversi ma sempre interessanti.
Tom Davis, Memorie di una mente bruciata (2011).
Mike Thomas, The Second City – la culla della comicità (2014).
Raccontata attraverso le voci dei protagonisti, è la storia del teatro che ha formato, e continua a formare, la maggior parte dei comici americani e canadesi. Aperto nel 1959 a Chicago, venne in parte sconvolto da Belushi quando ne prese parte nel 1971 per poi rimanerne fino al ’73. Come recita il comunicato stampa, “Questo libro racconta con le parole "di chi c’era” il dietro le quinte di quella che è una vera e propria macchina da guerra dell’intrattenimento: scheletri nell’armadio, aneddoti inediti di amori clandestini e feste sfrenate, ricordi ancora vividi a tratti esilaranti, a tratti drammatici, per uno spaccato indimenticabile del mondo che ci ha regalato i più divertenti e dissacranti comici a stelle e strisce”. Su Belushi ci sono un sacco di aneddoti e belle storie, soprattutto quelle di Harold Ramis e di Dan Aykroyd.
E infine, se siete fortunati a trovarlo, c’è anche questo qui:
James Andrew Miller, Tom Shales, Saturday Night Live (2004).
Edizione italiana di Live From New York - An Uncensored History of Saturday Night Live (2003), edito da Kowalski.
Fuori catalogo, ma imperdibile.
























