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venerdì 13 marzo 2020

Le origini di Donald Duck

Oggi ho avuto notizia che la Panini slitterà al mese di giugno le uscite previste a breve, fra cui il secondo volume che raccoglie le strisce giornaliere di Paperino nel periodo interessato dal 1940 al 1942, dopo aver già pubblicato nel novembre scorso il primo delle strisce dal 1938 al 1940. Questi due volumi, ai quali si aggiungeranno altri tre futuri, sono farina del sacco della americana IDW Publishing, che aveva pubblicato fra il 2015 e il 2019 cinque volumi con le strisce giornaliere di Paperino dal 1938 al 1950. Se le vendite dei primi due volumi in Italia andranno bene, potremo sperare che la collana continui seguendo le uscite americane. 

L’entusiasmo è molto alto perché finalmente le strisce uscite per i quotidiani americani troveranno la giusta attenzione filologica in Italia, paese dove Paperino è sempre stato popolarissimo e sin dagli anni Trenta ha avuto uno spazio particolare.
Dal punto di vista storico, Al Taliaferro ha avuto un ruolo fondamentale, quasi se non forse di più quanto lo avrà Carl Barks nella evoluzione di Paperino come personaggio nei fumetti (fra l’altro, Barks è stato autore di gag per alcune strisce di Taliaferro, poi gagman per i cartoni animati e poi autore totale per le prime storie a lungo respiro del papero, dal 1942 al 1966, prendete nota perché poi interrogo). Fu lui a introdurre nel mondo di Paperino i personaggi di Qui, Quo e Qua nel 1937, 
seguito dal cugino Ciccio (1938), la fidanzata Paperina (1940) e il professor Pico de Paperis (1961), più Nonna Papera (1943), la macchina 313 e il cane Bolivar, tutti elementi puntualmente trasportati nel campo dell’animazione più o meno contemporaneamente. Senza nulla togliere al merito enorme di Barks nello sviluppo del mondo dei paperi (dalla invenzione di personaggi come Paperon De’ Paperoni, la Banda Bassotti, la stessa città di Paperopoli, Amelia, i nemici Cuordipietra Famedoro e Rockerduck, le Giovani Marmotte, Gastone Paperone, Archimede Pitagorico, alla incredibile capacità di sceneggiare storie avventurose che avranno come fan persone come George Lucas, Steven Spielberg. (Non Pupi Avati. Spielberg eh!), anche Taliaferro dovrebbe essere considerato Uomo dei Paperi come è stato ad esempio Jack Hannah, altra leggenda Disney che diresse quasi cento cortometraggi di cui molti con Paperino protagonista. In seguito lo sviluppo di Paperino e di tutta la sua famiglia ha avuto un suo corso anche recente, con una serie di importanti artisti italiani fra sceneggiatori e disegnatori – fra gli americani, oltre Don Rosa non vedo altri nomi - ma il Paperino classico è quello degli albi a fumetti ingialliti.

BREVE CRONOLOGIA di paperino NEI FUMETTI dEGLI ANNI ‘30


Sin dalla sua apparizione in un cartone animato nel 1934, il personaggio di Donald Duck ha subito mostrato una personalità da sviluppare in molte sfaccettature, prima come spalla di Topolino, come un personaggio pasticcione, fannullone e molto infantile, poi in trio con Pippo, fino alla svolta nel 1936 con una serie tutta sua sia nel campo del cinema (di cui parlo qui) che in quello dei fumetti. Questa la cronologia delle sue apparizioni:
 

“The Wise Little Hen”

16 settembre – 16 dicembre 1934. 

Testi di Ted Osborne, disegni di Al Taliaferro.

 

“Mickey Mouse”

Paperino appare nelle strisce domenicali di Topolino dal 10 febbraio 1935 al 19 aprile 1936.

Testi di Ted Osborne, disegni di Floyd Gottfredson, chine di Ted Thwaites.

 

“The Case of the Vanishing Coats” 

(Topolino e il mistero dei cappotti)

17 febbraio - 24 marzo 1935.

Testi di Ted Osborne, disegni di Floyd Gottfredson.

 

“Editor-in-Grief”

(Topolino giornalista)

4 marzo - 1 giugno 1935.

Testi di Ted Osborne, disegni di Floyd Gottfredson.

 

"Race for Riches"

(Topolino e il tesoro di Clarabella)

3 giugno -28 settembre 1935.

Testi di Ted Osborne, disegni di Floyd Gottfredson, chine di Ted Thwaites.


“Oscar the Ostrich”

(Topolino e lo struzzo Oscar)

6 gennaio-20 marzo 1936.

Testi di Ted Osborne, disegni di Floyd Gottfredson, chine di Ted Thwaites.

 

“The Seven Ghost” 

(Topolino nella casa dei fantasmi

10 agosto - 28 novembre 1936.

 

“Silly Symphony – Donald Duck”

Strisce domenicali dal 30 agosto 1936 al 5 dicembre 1937.

 

“Donald Duck”

Strisce giornaliere, dal 2 febbraio 1938.

Testi di Bob Karp, disegni di Al Taliaferro.

 

“Donald Duck”

Strisce domenicali, dal 10 dicembre 1939.

Testi di Bob Karp, disegni di Al Taliaferro.

 

Taliaferro continuerà a lavorare alle strisce fino al 1967, per poi abbandonare quelle domenicali per motivi di salute, poco prima di morire nel 1969. Le strisce saranno continuate da altri artisti fino al 1995, anno dell’ultima strip di Paperino. Il passaggio negli albi a fumetti avviene nel 1942. Nonostante quell’anno Paperino troverà Carl Barks, la coppia inseparabile di Bob Karp e Al Taliaferro lavorerà alle strisce giornaliere fino al 1969.


Bibliografia italiana altalenante 
 
Mentre la IDW ha praticamente raccolto la produzione di Paperino nelle strisce sin dal debutto fino al 1950, rimane fuori dalle ristampe una fetta piuttosto ampia – come ho appena detto, Taliaferro concluse sua attività nel 1969, e aggiungo che le ultime strisce a fumetti di Donald uscirono fino al 1995 – ma fa onore alla editoria italiana aver provato a dare la giusta attenzione filologica negli anni passati. 
Le strip di Paperino debuttano nelle prime importanti pubblicazioni italiane della Disney: da Il regno di Topolino (prima Mondadori, poi Anonima Periodici Italiani) dal 1935 al 1939, assieme alle lunghe storie di Gottfredson, a Paperino e altre avventure, dove si fa spazio la prima generazione italiana di autori Disney con Federico Petrocchi (autore della famosa Paolino Paperino e il mistero di Marte) fra il 1937 e il 1940, ma è in Topolino formato giornale (dal 1940 al 1946) che le brevi gag di Paolino trovano lo spazio continuo, fino a quando la prima storia a lungo respiro di Paperino viene pubblicata nel 1947 (“Donald Duck Finds Pirate Gold”, Paperino e l'oro del pirata, 1942, disegni di Carl Barks e Jack Hannah), e le strip vengono dimenticate sulla scrivania.
In verità, come scrive Luca Boschi, “Il tascabile Topolino, dalle sue prime uscite del 1949, si serve spesso di singole immagini di Taliaferro per gonfiarle e promuoverle a copertine, oppure smembra le strisce per ricavarne delle vignette che, adeguatamente adattate nel testo, ornano e commentano vari redazionali”, e bisognerà attendere la celeberrima serie dei cartonati Mondadori, ufficiosamente noti come “cartonatone”, per avere la prima raccolta di strisce. E sono:
 
Paperino - Sketches 1936 - 1945. 365 storie per un anno
(1975)
Conteneva le tavole domenicali dal 30 agosto 1936 al 16 settembre 1945.
 
Topolino 365 sketches 1932-1942 storie per un anno (1977) 
Include le apparizioni di Paperino nelle strisce domenicali di Mickey Mouse dal 10 febbraio 1935 al 19 aprile 1936.

Paperino - Mille e 92 strips (1992) 
Raccoglieva le strisce giornaliere dal 7 febbraio 1938 al 2 agosto 1941.
 
Paperino - 1072 paperinate in tempi di autarchia (1994) 
Conteneva le strisce giornaliere dal 4 agosto 1941 al 4 gennaio 1945. 
 
Paperino - Un triennio di strips – DOC (1996)
Raccoglieva le strisce giornaliere dal 5 agosto 1945 al 25 dicembre 1947.
 
Paperino - Le mie allegre domeniche (1996)
Raccoglieva le tavole domenicali dal 23 settembre 1945 al 28 dicembre 1952 (inoltre recuperava alcune tavole domenicali mancanti nel volume “365 storie per un anno”, ed esattamente del 13 giugno 1937, 18 luglio 1937, 8 agosto 1937 e 13 ottobre 1940). 
 
Paperino - Affari di famiglia (1997) 
Conteneva le strisce giornaliere dal 26 dicembre 1947 al 31 dicembre 1950.

Molto importante mirata alla produzione taliaferriana in strisce giornaliere fu la serie di 24 albi orizzontali Donald Duck by Al Taliaferro, edita dall'ANAF dal 1983 al 1991 e che incluse le strisce fino a tutto il 1947.
Infine, importante pubblicazione è stata Donald Duck - Le strisce inedite (1951-52), edito dalla ANAFI nel 2015, e che rendeva giustizia alla produzione giornaliera di Taliaferro dimenticata dalla editoria, esattamente le strisce giornaliere dal 1 gennaio 1951 al 31 dicembre 1952, oltre ad una serie di articoli storici molto interessanti dal punto di vista bibliografico.
E ora si ricomincerà tutto da capo con il giusto ordine filologico grazie alla Panini e all’accordo preso con la IDW, sperando escano da noi non dico nove volumi come indicato, ma almeno i cinque totali delle strisce giornaliere. 
 
Le strisce di Floyd Gottfredson 
 
Prima di passare nelle mani Taliaferro, Paperino debutta nelle strisce di Topolino disegnate da Gottfredson nel febbraio 1935 e ci rimane fino all'aprile 1936. Queste strisce sono state ristampate nel 2013 in due volumi editi dalla Fantagraphics Books Inc. intitolati Walt Disney's Mickey Mouse Color Sundays. Al 2023, questi due volumi sono ancora inediti in Italia, forse smarriti nel passaggio di pubblicazione in Italia della collana pubblicata dalla Fantagraphics dedicata a Gottfredson: la Rizzoli aveva infatti pubblicato due volumi, uno nel 2011 (Topolino nella valle infernale) e l’altro nel 2013 (Topolino e i pirati), mentre per il terzo volume intitolato Topolino e il bandito pipistrello (con all'interno Topolino giornalista) bisognerà aspettare la Panini Comics alla fine del 2020, seguito nel 2021 dal quarto, Topolino e la casa dei fantasmi. La serie originale di 14 numeri (uscita in America dal 2011 al 2018) è al momento ferma in Italia al volume 8. 
 
In arrivo
 (maggio 2021): i
volumi sono acquistabili sul sito della Panini. Confermo che la serie di volumi dedicati alle strisce di Paperino da parte della Panini è continuata. Nel momento in cui scrivo è uscito il terzo volume dedicato al periodo dal 1943 al 1945, e il primo volume, andato fuori catalogo, è stato ristampato. Il quarto, uscito nell'aprile del 2021, contiene le strisce giornaliere dal 1945 al 1947, mentre il quinto e ultimo volume contiene le strisce dal 1948 al 1950 e uscirà a novembre. 
Sono edizioni meravigliose, eleganti e piene di informazioni e cosa più importante rispettano il formato originale. Quindi il mio consiglio è di non perderle assolutamente.

In arrivo (aprile 2022)

Al momento sono in arrivo in Italia i due volumi delle strisce domenicali, usciti nel 2016 e intitolati Donald Duck: The Complete Sunday Comics, contenenti nel primo volume le strisce 
dal 10 dicembre 1939 al 27 dicembre 1942, e nel secondo dal 3 gennaio 1943 al 30 dicembre 1945; Luca Boschi mi ha gentilmente confermato che il primo volume arriverà il 5 maggio 2022, mentre il secondo a novembre.



Inediti - al momento (agosto 2023)

Le strisce domenicali di Topolino con Paperino disegnate da Gottfredson fra il 1935 e il 1936 non sono state ancora ristampate, e sono ancora inediti in Italia i due volumi della IDW dedicati alle strisce della serie Silly Symphonies dove appariva Paperino: Silly Symphonies: The Complete Disney Classics Vol. 1 (2016), che include la storia del 1934 “The Wise Little Hen”, e Silly Symphonies: The Complete Disney Classics Vol. 2 (2017), con le strisce domenicali dal 1936 al 1937. Nel 2023 in America il contenuto di questi due ultimi volumi stanno per tornare nelle librerie grazie alla Fantagraphics. Il primo si intitola Walt Disney's Silly Symphonies 1932-1935: Starring Bucky Bug and Donald Duck ed è uscito lo scorso aprile, mentre il secondo, Walt Disney's Silly Symphonies 1935-1939: Starring Donald Duck and the Big Bad Wolf, vedrà la luce il prossimo dicembre. 

In arrivo (marzo 2025)

La Panini ha annunciato per ottobre 2025 la pubblicazione del primo dei due volumi delle strisce domenicali 
di Topolino con Paperino disegnate da Gottfredson fra il 1935 e il 1936, Mickey Mouse: Call of the Wild (contenente Topolino e il mistero dei cappotti). Il secondo volume, Robin Hood Rides Again, contenente altre strisce del '36 e alcune domenicali con il solo Paperino, uscirà nell'aprile del 2026.

mercoledì 22 maggio 2019

Il Paperino cinematografico dimenticato

Spiegone - premessa

Se dovessimo scegliere un personaggio del mondo dell’animazione più amato sicuramente la scelta cadrebbe su Paperino, così comico e sfortunato, cui siamo legati fin dalla nostra più tenera età. Il suo carattere è stato più volte riscritto, e la sua stessa storia ha subito dei profondi cambiamenti grazie al genio creativo di Carl Barks, che dal 1942 al 1967 gli ha costruito attorno un vero mondo e un preciso profilo quasi umano: chi scrive è cresciuto con le sue incredibili avventure, prima assieme a Qui, Quo e Qua, e poi con il taccagno zio Paperone, ricco e spietato. Attorno a Barks, è cresciuta poi una scuola di autori e disegnatori molto importanti, soprattutto italiani, fino ad arrivare al suo erede artistico Don Rosa, autore della straordinaria “Saga di Paperon De’ Paperoni”, un kolossal fumettistico di dodici puntate con le quali ha raccontato l’epopea storica di zio Scrooge dalla sua nascita fino all’incontro con Paperino e i suoi nipoti. In Italia gli è stato dato anche un super alter ego, Paperinik, che grazie alle invenzioni di Archimede Pitagorico è diventato un vero supereroe, ma sono sicuro che tutte queste cose le sapete già. Perché il mondo dei fumetti di Paperino è uno dei più studiati e esplorati dagli appassionati: inutile dirvi che prima di Barks il successo di Donald era dovuto dalle strisce giornaliere disegnate da Al Talafierro e scritte da Ted Osborne, dal 1936 fino agli anni ’50, con uno spirito comico più immediato rispetto a Barks.

Il punto

La sua iconicità è dimostrata anche da come viene glorificato per i suoi anniversari dalla nascita, avvenuta nel 1934: ricordo che quando compì 60 anni, nel 94, ci furono festeggiamenti mondiali.
Ora che nel 2019 ne compirà 85, ho letto oggi sul web di vari appuntamenti con il mondo del fumetto Disney italiano, e alcune importanti pubblicazioni da parte della Panini.

Tuttavia, spiace constatare che la Disney – a livello mondiale – ha dimenticato la parte della carriera di Paperino più importante: l’animazione. E Paperino, da solo, ha interpretato 128 cartoni animati, dal 1934 al 1961, e nel 1944 fu protagonista di un intero lungometraggio, “I tre caballeros”. Ho provato a spiegarmelo pensando che molti di questi corti rappresentano il personaggio in maniera troppo differente dalle storie a fumetti, e sulla carta ci sono molti personaggi che nell’animazione hanno impiegato decenni ad essere utilizzati. Primo su tutti, Paperon De’ Paperoni: ma lo Zione era stato al centro di un progetto datato 1955 che non andò più in porto perché in quell’anno la produzione dei cortometraggi era drasticamente calata, poi di un corto dimenticato (“Scrooge McDuck and Money”, 1967), e aspettò trent’anni per avere una serie tutta sua (“DuckTales”, 1987), mancando così l’accoppiata con il nipote, giustificata con un arruolamento nella Marina Militare. Paperino ha avuto la giusta collocazione solo recentemente, nel reboot di “Ducktales” (2017), dove gli sceneggiatori hanno riscritto il suo passato e aggiunto personaggi mai sviluppati prima, come Della Duck, sua sorella e mamma dei nipotini, recuperato i vecchi protagonisti della serie, e portato nell’animazione altri che non erano mai stati liberati dai fumetti, come Paperoga e uno dei nemici di Paperone, il miliardario in bombetta Rockerduck. Il risultato è sorprendente, e il ruolo di Paperino non solo è maggiore, ma anche più interessante rispetto alle semplici “comiche” degli anni passati, e le storie ammiccano intelligentemente alla sua carriera, specie nella seconda stagione corrente, dove in un episodio ritrova José Carioca e Panchito, i vecchi caballeros.
L’ammenda, pur se arrivata due anni fa dopo 85 primavere, è stata quella giusta. Ma nei festeggiamenti Paperino sembra essere solo un divo dei fumetti.

La storia

Pur se lontano dai disegni animati, è ovvio che su Topolino il personaggio può essere sfruttato in qualsiasi modo, senza preoccuparsi del budget che potrebbe essere necessario per un lungometraggio animato (immaginatevi la Saga di Don Rosa al cinema: bello, ma costoso), tuttavia questa dimenticanza della sua storia cinematografica mi scoccia parecchio.

Anche perché vengono dimenticati autori e disegnatori che sono stati fondamentali nella storia dell’animazione: Barks stesso era stato assunto da Walt Disney come gagman e sceneggiatore dei corti di Paperino, e a fianco aveva spesso Jack Hannah, anche lui disegnatore e poi diventato il regista “papà” della serie Donald Duck. Inoltre, Barks e Hannah erano stati gli autori della prima grande storia a fumetti di Paperino, Donald Duck Finds Pirate Gold, nel 1942. Successivamente Barks entrò nel mondo dei fumetti lasciando l’animazione mentre Hannah divenne responsabile dei cortometraggi fino al 1959: in una intervista recente affermò che Paperino non era considerato un personaggio così forte da inserirlo in un lungometraggio, una opinione ancora attuale (escludendo le varie partecipazioni, come Fantasia 2000, o Chi ha incastrato Roger Rabbit).
Tuttavia, come fai ad ignorare 128 cortometraggi di una serie, più una ventina in team con Topolino e Pippo? Certo, sono stati distribuiti nella serie dvd Walt Disney Treasures per non finirli nel dimenticatoio (anche se in Italia manca all’appello il quarto volume contenente i corti dal 1951 al 1961), ma possibile che uno dei pochi paesi al mondo che realizza pubblicazioni sulla storia della Disney – cioè l’Italia – ha dato poco spazio alla sua filmografia negli anniversari, parlando solo dei fumetti?

Analisi storica – mettetevi seduti

Il primo corto dove Paperino apparve fu The Wise Little Hen, uscito il 9 giugno 1934: già in divisa da marinaretto, fannullone e poco furbo, il personaggio risultò essere così interessante che ben presto venne inserito nella serie del personaggio più famoso della Disney; in quell’anno è spalla di Topolino in Orphan's Benefit, The Dognapper e Mickey's Service Station. Poi, nel biennio del 1935-36, il duo diventò ben presto trio con Pippo, e sfornarono capolavori come The Band Concert, Mickey's Fire Brigade, Mickey's Grand Opera, Mickey's Polo Team, Alpine Climbers, dove ben presto gli animatori cambiarono l’aspetto di Paperino, accorciandogli il becco e il collo, e ammorbidendo i suoi lineamenti, per gli ultimi corti in team, come Clock Cleaners e Lonesome Ghosts, del 1937, e Mickey's Trailer, del 1938. Sono film di 7-8 minuti dal ritmo scatenato e gag memorabili, dove Paperino, prima dei fumetti, ottiene la sua serie personale a cominciare dal ’36.
Come una vera star, ha un suo staff che segue le sue storie, e già durante la Seconda Guerra Mondiale diventò una delle figure simbolo dell’ottimismo americano e della propaganda militare. Un corto specialmente fa centro, dove Paperino vive l’incubo della dittatura dell’Asse e si risveglia sotto la bandiera americana: Der Fuehrer's Face, del 1943, ottiene persino l’Oscar per il Miglior cortometraggio. Il successo di Donald è alle stelle, e mentre la produzione dei fumetti aumenta, l’Academy gli rilascia ben 11 nomination per il suo lavoro sul grande schermo. 

Dopo la guerra, le “comiche” vedono Paperino spesso attaccato e umiliato dai nipotini, dalle api, da Cip e Ciop, dalle disavventure quotidiane esasperate per far ridere, certo, ma quando viene imborghesito sono pochi i lampi nel buio creativo che si assopì negli anni Cinquanta, nonostante alcune eccezioni. La rivale Warner Bros, inoltre, regalava al pubblico personaggi e cortometraggi più esplosivi e maliziosi, e Paperino, come una vecchia gloria, lasciò il cinema per la televisione (lo show Disneyland), salvo qualche film educativo (Donald in Mathmagic Land, 1959, l’ultima nomination all’Oscar, era un capolavoro). 

Il lungo periodo che va dalla seconda metà degli anni Sessanta agli inizi degli Ottanta è, per Paperino, completamente inattivo dal punto di vista cinematografico. La Disney ha poi lavorato ad una lunga serie di “classici” mettendo da parte le sue icone, salvo recuperarle qui e là, con risultati notevoli: Mickey's Christmas Carol (1983) e The Prince and the Pauper (1990) ci hanno restituito il Paperino più classico, almeno fino all’avvento di alcune serie tv di poco conto, come Quack Pack (1996-97), Mickey Mouse Works (1999–2000) House of Mouse (2001–2003). Paradossalmente, sono anche le ultime con il suo aspetto più classico, per poi passare ad un restyling più moderno, dalla serie Mickey Mouse (dal 2013), e il già citato DuckTales (dal 2017). Un ritorno inaspettato – anche se non proprio riuscitissimo – è stato nella serie Legend of the Three Caballeros, del 2018, dove Paperino ritrova José Carioca e Panchito, ma perde i nipotini e quasi tutto il mondo dei Paperi (Paperone farà però un cammeo in uno dei ultimi episodi): al momento questa serie è inedita, ma trasmessa solo nelle Filippine e in Asia.

Gli autori di DuckTales hanno mostrato un Paperino diverso, più accattivante e con sentimenti che quasi mai abbiamo visto, né al cinema o sui fumetti, sempre sfortunato e divertente, ma con i problemi odierni di avere una famiglia stabile. Personalmente sto sperando in un prossimo film per il cinema di questa serie, una delle migliori mai prodotte dalla Disney. Ecco l’ho detto.
Paperino e la sua voce, Clarence Nash
Questo mio pezzo non può concludersi senza citare la voce: ricordo che Disney decise di creare un personaggio di un’anatra quando sentì per caso l’imitatore Clarence Nash (1904-1985), e rimase impressionato dalle sue capacità di rifare i versi degli animali, papera inclusa. Faceva molto ridere la voce di Paperino, ma spesso era incomprensibile, un problema che non sempre fu risolto e neanche recentemente, ora che l’erede di Nash, Tony Anselmo, è Paperino in Ducktales ed è impegnato in molti dialoghi (In Italia la cosa si risolse ricorrendo a Franco Latini, che umanizzò la voce rendendola più comprensibile, ma dopo la sua morte venne sostituito da Luca Eliani, talmente bravo da sembrare il vecchio Nash, e quindi di nuovo…poco chiaro).

Rush finale – cazziatone agli editori

In conclusione: riconosco che 600 storie di Barks, l’opera di Don Rosa, e migliaia scritte e disegnate in Italia, Brasile o Finlandia (cito alcuni fra i maggiori paesi che sfornano storie di Paperino), sono più significative di un corto di Paperino dove combatte con le formiche mentre tenta di fare un pic-nic, e hanno tutt’altro respiro e significato (probabilmente anche un pubblico diverso). È il motivo per cui il cinema ha lentamente abbandonato anche Topolino e Pippo, e solo dagli anni Novanta c’è stato un ritorno alle origini, seppur rilegato in televisione. Influenzati da questa valanga di pubblicazioni (quest’anno sono 70 anni dal primo numero di Topolino) abbiamo ignorato la Storia rimanendo però ancorati alla nostalgia e alle tradizioni quando il mondo dell’animazione ha voluto evolvere i personaggi classici, vedi le polemiche legate alla serie Mickey Mouse (anche per diverse gag non proprio adatte per bambini) o al nuovo stile di animazione del recente DuckTales (poco giustificate, anche perché gli animatori si basano proprio sui modelli barksiani). Non solo, siamo condizionati dalle serie tv interminabili che durano sette-otto stagioni (o cinematografiche, vedi Avengers, undici anni di film), e siamo diventati allergici alle brevi storie. Eppure anche quella dei cortometraggi è stata una arte importante, e la lezione di Jack Hannah è stata fondamentale. Siamo nel 2019 e il classico deve rimanere tale e non da imitare ma la storia non deve essere dimenticata.
Tutta questa storia non è mai stata raccontata – gli unici due libri che lo hanno fatto sono americani e oramai pezzi da collezione che conservo gelosamente, e sono Donald Duck, di Marcia Blitz, del 1979, e Donald Duck: 50 Years of Happy Frustration, di Charlotte Parry-Crooke, del 1984 – ma citata parzialmente (Luca Boschi lo fece in un libro edito per Disney Libri, nel 1993). E il Paperino cinematografico ha bisogno di giustizia iconografica che analizzi la sua imponente filmografia, dal 1934 ad oggi.


Scena post credit

L’amico e studioso disney Nunziante Valoroso, apprezzando quello che ho scritto, mi fa giustamente notare che le generazioni degli anni ’60 e ’70 avevano ben a mente la carriera cinematografica di Paperino perché – sembra scontato ma non lo è affatto – i cartoni erano continuamente riproposti in televisione ma anche al cinema, con dei film di montaggio memorabili come Le avventure di caccia del professor Pico de Paperis (1963), Paperino show (1969), Paperino story (1971), Paperino e C. nel far west (1966), Come divertirsi con Paperino & Company (1974), Paperino e C. in vacanza (1977).
E aggiungo che neanche troppi anni fa c'era ancora l'abitudine di inserire corti classici all'inizio dei grandi film Disney. Ricordo di aver visto La sirenetta preceduto da Paperino guardiano del faro, corto del 1946.
Questo ora non accade più.

Finale, in onda

Con sorpresa, il 13 giugno 2019 sono stato invitato a parlare dell'argomento nella trasmissione "Hollywood Party", su Radio Rai 3, ospite di Alberto Crespi e Dario Zonta. Qui per ascoltare il mio intervento (attorno al minuto 25).

HAPPY ENDING

E alla fine il libro definitivo su Paperino, con un focus principale sull'animazione, è stato realizzato grazie a Taschen lo scorso settembre 2024, con un corposo volume di 564 pagine e intitolato Walt Disney's Donald Duck. The Ultimate History
Scritto da David Gerstein e J.B. Kaufman, entrambi storici disneyani, sia nel fumetto che nell’animazione, nonché autori del precedente The Ultimate History su Topolino, il volume ripercorre la storia e la vita del personaggio, dal 1934 ad oggi, attraverso i cartoni animati, le avventure a fumetti, le apparizioni in TV e nei parchi a tema. E' un libro assolutamente imperdibile, nonostante la mole e il costo (175 euro di listino) e il testo in inglese, per tutti coloro che vorranno approfondire lo sviluppo del personaggio sopratuttto nel mondo dei cartoon, passando per i fumetti di Carl Barks, e lo sfruttamento internazionale. Qui per l'acquisto.