mercoledì 19 giugno 2013

Domani a Roma omaggio ad Alberto Sordi

Romani! Cinefili e cinofoli, Sordiani D.O.C., non potete perdervi la giornata dedicata al grande Alberto Sordi, a dieci anni dalla scomparsa, organizzata dalla Scuola di Cinema "Zavattini" e dall'Irtem, in collaborazione con l'associazione internazionale "Figli del Deserto", il club di Stanlio e Ollio; un programma molto ricco ed interessante, centrato sulla carriera iniziale di Sordi - i primi ruoli, il doppiatore, il cantante, la rivista e la radio - e sul suo rapporto con la città dove nacque nel 1920 (devo dirvi quale? ma scherzate?). L'occasione sarà unica anche per i fan di Stanlio e Ollio: sarà proiettato, come parte finale della giornata, una copia restaurata del rarissimo film di montaggio Fuori da quelle Muraglie, uscito nel 1946 e sopravissuto in poche copie (una di queste appartiene al grande Lino Patruno, colonna del cabaret italiano - ricordate i Gufi? - e del jazz internazionale; è sopratutto un appassionato di prima categoria, di quelli che collezionano le pellicole in 16mm), ricostruito con allucinante bravura dal presidente della gabbia di matti Benedetto "Enciclopedia" Gemma. Volete sapere quando? Domani, 20 giugno, dalle 15 alle 22 (finché non ci cacciano, insomma), Via Ostiense 106, ex Sede ACEA e Musei Capitolini (Metro B, Garbatella). Volete sapere cosa? Leggete qui, dal blog del club di Stan e Babe: fra gli ospiti, Giancarlo Governi, Giandomenico Curi, Stefano Cacciagrano (che parlerà del Sordi in tv), Lino Patruno, dirige la giornata Enzopio Pignatiello, infaticabile organizzatore, ma sopratutto appassionato. Insieme, abbiamo realizzato un libro (che sarà gratuitamente distribuito ai presenti) che oltre a raccogliere una filmografia completa di Sordi e note biografiche, è di fatto il catalogo della Mostra di Caricature (accidenti, bellissime) fatte dal mio amico Luca "Liuk" Mauli, direttamente da Bologna. Prendete le ferie, licenziatevi, chiamate la baby-sitter, che ve siete messi in testa ahò?

sabato 1 giugno 2013

Il ricordo di Leslie Nielsen, un comico spuntato

Nel momento in cui sto scrivendo, in tv sta passando l'ennesima replica de La pallottola spuntata. E', ormai, un classico assoluto. E miei pensieri vanno quando, tre anni fa, morì il comico sbagliato. A partire dagli anni Ottanta, Leslie Nielsen è stato uno dei comici più amati, piuttosto analogo se pensate che Nielsen, nativo in Canada l’11 febbraio 1926, ha iniziato la sua lunghissima carriera in una categoria di film tutt’altro che comici. Lo storico Tenente Frank Drebin ha lasciato un vuoto incredibile, con lo stesso dispiacere di quando perdiamo uno zio divertente, magari tutto serio all’inizio e poi esplosivo alla fine, con la goliardia di quel tipo di attore brillante che non è comico, ma pensa in quella maniera. Verso la fine, aveva perso un po’ di smalto interpretando parodie un po’ troppo pesanti, ma rimarrà nella storia del cinema con quel frammento che è Naked Gun (La pallottola spuntata, 1988), fucilate di gag irresistibili divise in tre film che tutti noi abbiamo visto chissà quante volte. In più, Nielsen aveva partecipato, nella sua prima incursione comica, il capolavoro Airplane! (L’aereo più pazzo del mondo, 1980): se c’era una cosa veramente divertente, era vederlo così serio in un delirio tale che rivelò il suo talento nelle gag impossibili. Era perfetto per il demenziale.
La serie poliziesca era basata sulla serie tv Police Squad! della premiata ditta “Zucker, Abrahams & Zucker”, che morì dopo sei episodi nel 1982. Nielsen sembrava nato per quel ruolo. 
Come si è detto, ben prima di questa serie era uno degli attori più quotati per i grandi film drammatici. Nipote di un attore del cinema muto, Jean Hersholt, Nielsen ha trascorso gran parte della sua infanzia a Fort Norman, quando suo padre era di stanza lì con la Royal Canadian Mounted Police. A 17 anni venne arruolato nella Royal Canadian Air Force, ma era troppo giovane per essere addestrato e inviato al fronte. In seguito, lavorò alla radio, si trasferì a New York per studiare teatro, frequentò l’Actors Studio per poi debuttare in televisione, nel 1948, in un episodio della serie drammatica Westinghouse Studio One, della CBS (ruolo che gli venne pagato 75 dollari).
Dopo diversi lavori televisivi – soprattutto di speaker per documentari, grazie alla sua splendida voce da basso – debutta nel cinema con The Vagabond King (Il re vagabondo, 1956), operetta musicale diretta da Michael Curtiz. Nielsen ricordò il grande regista americano come “Un sadico, un sadico affascinante, ma un sadico”. Nonostante lo scarso successo, fu il suo ruolo nel film fantascientifico Forbidden Planet (Il pianeta proibito, 1956) a dargli la prima occasione della sua vita, tanto che la MGM lo scritturò con un contratto a lungo termine. Seguirono tra i tanti, Sesso debole? (1956), Una calda notte d'estate (1957) e La legge del più forte (1958). Nell’arco della sua carriera, Nielsen è apparso in oltre 100 film e 1.500 programmi televisivi, in oltre 220 personaggi. 
La svolta comica come si è scritto è avvenuta con il film Airplane!, dove il suo atteggiamento impassibile si scontrava  con l’assurdità continua delle situazioni. Rimarrà nella storia lo scambio di battute: “Certamente non puoi essere serio!” e lui, “Sono serio… e non chiamarmi Shirley”.
Il personaggio del Tenente Drebin era la parodia del poliziotto televisivo; fallito il lancio in tv, nel cinema funzionò perfettamente tanto che rilanciò la stella di Leslie Nielsen come comico. Ha anche girato un film da noi che non voglio citare. Alla fine della sua carriera, ripeté il ruolo del pasticcione, fallendo qua (Mr. Magoo, 1997), vincendo là (Spia e lascia spiare, 1996), ma sempre con la classe di chi come lui poteva permettersi di prendere per il culo il genere serio.

venerdì 31 maggio 2013

Una notte da leoni 3 - recensione traumatica

Ci siamo, ieri abbiamo visto Una notte da leoni 3, si comincia con una evasione carceraria stile Le ali della libertà, titoli di testa alla Paranormal Activity, ma poi tranquilli, la prima risata è un "fangulaaaaa" strillato dal criminale internazionale - ma amicissimo di Alan - Leslie Chow mentre precipita dallo scarico del carcere. Inizia il film.
Dopo quattro anni si conclude la trilogia de Una notte da leoni, e tornano per la gioia degli spettatori il bizzarro Alan (Zach Galifianakis), Stu (Ed Helm), Phil (Bradley Cooper) e la quasi comparsa Doug (Justin Bartha), il branco - di deficienti - che erano esplosi con l'addio al celibato di Las Vegas ed erano tornati con una nuova avventura, stessa squadra, stessa storia, cambiava solo l'ambientazione, a Bangkok. La storia era riuscita nel primo film a riscrivere le regole della commedia demenziale portando lo spettatore a scoprire assieme ai personaggi cosa fosse successo la sera prima perché, drogati di nascosto da Alan, non ricordavano più nulla. 

Il pubblico premiò oltre ogni previsione il film, uscito nel 2009, e perdonò la ripetitività del secondo, perché tutto sommato divertiva anche se il pedale dell'esagerazione era stato spinto oltre e l'effetto sorpresa delle trovate era svanito perdendo gran parte delle potenzialità comiche del primo film. I personaggi alla fine sono quelli prevedibili degli ingenui infilati in una storia più grande - e pericolosa - di loro nel collaudato plot dell'on the road. Dei quattro, uno sparisce sempre (Doug), mentre un altro è decisamente fuori di testa e infantile (Alan), interpretato da Zach Galifianakis, ormai una star comica mondiale (e sfruttato per un'altra storia simile - il viaggio impossile di due che non dovrebbero star insieme - Parto col folle, Galifianakis in coppia con Robert Downey Jr., carino ma rovinato da alcune cadute di gusto), ma con un quinto personaggio che diventa, nel terzo capitolo, protagonista a tutto tondo, Leslie Chow (si pronuncia Ciao?), interpretato con un certo autolesionismo da Ken Jeong. Il film mira a quel pubblico cui piace ridere di pancia e grassamente, con eccessi incredibili e sballi porcelloni, e porta Alan al centro della storia sterzando verso il cambiamento del suo personaggio, sempre più preoccupante per i suoi familiari che decidono di portarlo ad un centro psichiatrico, dove viene accompagnato dai suoi amici Stu, Phil e Doug. Durante il tragitto, vengono però prelevati dal boss criminale Marshall (John Goodman, perfettamente in forma) che rivuole i 40 milioni di dollari in lingotti d'oro che Chow gli ha fregato tempo prima, e sapendo i contatti che ha con Alan, sequestra l'amico Douge come garanzia per la restituzione dei suoi lingotti e la consegna del cinese, vivo o morto. E quindi, senza addio al celibato ma comunque in viaggio e di nuovo nei guai fino al collo, il "branco" si ritrova in una situazione "nuova" e si mettono alla ricerca del cinese fuori di testa, pervertito e cocainomane.
Nel realizzare il terzo capitolo, il regista Todd Phillips deve essersi così preoccupato a non deludere i fan della saga da mettere così tanta carne al fuoco da stordire la storia di continui colpi di scena - il che non è male, essendo un film comico - e di troppi dialoghi fuorvianti, dando così maggior spazio al personaggio di Alan da riempirlo di gag a volte volgari, a volte divertenti (il funerale del padre è da antologia), a volte fuori luogo (l'incontro con la ex prostituta), ma che lascia un quesito fondamentale: che senso ha intitolarlo Hangover (postumi da sbornia) se non c'è niente di simile? Tutte queste esagerazioni alla fine divertono, è innegabile, ma l'attesa dello spettatore ad una nuova festa di addio al celibato - che giunge DOPO i titoli di coda - lascia un po' di amaro. Possiamo prenderlo come film a sé, perfetto per una serata con gli amici, birra, popcorn, rutto e sghignazzamenti, e allora Una notte da leoni 3 ha senso di esistere. Fra poche vere risate, sorrisi, persino momenti di tenerezza (ma comunque di dubbio gusto: Alan può innamorarsi giusto di una cicciona volgare?) e cast sprecato (grazie però per non aver più scritturato, come inizialmente previsto, Myke Tyson per la terza volta).

domenica 19 maggio 2013

Dan Aykroyd in Italia

La notizia che l'attore Aykroyd sarà in Italia per una promozione di due giorni per la vodka di cui è produttore e diretto testimonial, la Crystal Head Vodka, ha scatenato i fan tanto che si stanno mobilitando sui social network - facebook in primis - preparando una massiccia partecipazione. Certo, non saranno migliaia di persone, eppure a pensarci bene forse due su cento conoscono la vodka di Danny, ma vanno lì esclusivamente per avvicinare un beniamino indiscusso di almeno tre generazioni di fan. Non è un discorso che potrebbe far onore ad Aykroyd, ma anche se non recita un film da protagonista da molti anni, e non imbrocca un successo da altrettanto tempo, è sempre e comunque famosissimo e adorato dagli appassionati dei film che fece negli anni Ottanta. Ci si chiede in che posizione inserire Aykroyd nella storia del cinema comico, inserendolo come eterno numero due - a torto definendolo spalla di John Belushi - ma a veder bene la sua carriera toccò vertici da star mondiale, ha sulle spalle una nomination agli Oscar, e anche se oggi non si dedica al cinema come una volta, ha interpretato le maggiori commedie degli anni Ottanta: Ghostbusters, Una poltrona per due, Blues Brothers, Spie come noi, senza dimenticare i ruoli minori in film come 1941-Allarme a Hollywood, Chaplin, Tutto in una notte, o in serie tv come La vita secondo Jim, interpretata da Jim Belushi, fratello minore di John. 
Abilissimo scrittore comico - in America è una istituzione vivente per aver interpretato le prime quattro stagioni del Saturday Night Live (dal 1975 al 1979) - cantante blues, e oggi fondatore e gestore di una grande catena di pub chiamata la House of Blues, e come si è detto promoter della sua vodka. Come attore mi è sempre piaciuto, misurato con momenti improvvisi di follia pura (nei ruoli recenti, cercatevi il killer del film L'ultimo contratto, 1997), oggi è venerato dai fan di Ghostbusters, dove Danny, anche sceneggiatore, era  Raymond "Ray" Stantz, e ovviamente dagli appassionati Blues, per il suo ruolo di Elwood, il fratello con l'armonica e una pazzesca abilità al volante di Jake, alias John Belushi, suo partner e grande amico. Per un lungo tempo, Aykroyd si trovò al posto giusto, con le idee giuste, ed al momento giusto. 
L'attore canadese, oggi 61enne,  piuttosto ingrassato, è però inciampato in troppi insuccessi o in ruoli troppo piccoli per essere ricordati (chi si è accorto della sua presenza in Pearl Harbor?), fidandosi troppo dei vecchi amici (con il regista di Ghostbusters, Ivan Reitman, ha fatto Evolution, cazzata del 2001; con John Landis ha affondato la buonanima di Belushi nel secondo BB, Blues Brothers 2000) o dei giovani comici (imbarazzante il ruolo del capitano dei pompieri nel film Io vi dichiaro marito...e marito, bruttissima commedia del 2007 con Adam Sandler), nonostante i soliti lampi geniali (il detective sfigato del film Due mariti per un matrimonio, con Cameron Diaz, era esilarante). Vive insomma nel suo passato, ma con i giusti meriti perché Aykroyd, quando era con le persone toste e giuste, ha sempre volato alto.
L'appuntamento con il tour tocca lunedì 20 a Novara e Milano e martedì 21 a Roma (alle 18, Enoteca del Parlamento, io ci sarò). Spero di poter incontrare Danny per ricordare i bei tempi e quando sfidava il tempo e la legge con la sua Blues Mobile. Quando, insomma, era in missione per conto di dio.

sabato 11 maggio 2013

Nessuno fermerà Robert Downey Jr.

A mia opinione, è diventato uno degli attori cinematografici più famosi ma anche potenti del mondo. Ironico, bravissimo interprete, ora che è diventata una paurosa macchina per far soldi - Iron Man 3 ha appena scavalcato i 775 milioni di dollari di incasso nel mondo, di cui 212 solo negli States - può tranquillamente realizzare qualsiasi progetto abbia in testa. Si sta parlando di una versione di Pinocchio, diretta da Ben Stiller con Downey Jr. nella parte di Geppetto ed anche produttore, sto leggendo che ha appena firmato per Avengers 2 (uscita ufficiale nel 2015) e Avengers 3 (che non approderà nelle sale non prima del 2017: ed io che neanche so che fare la domenica pomeriggio!), ma ha forti dubbi circa un quarto capitolo di Iron Man, mentre due sono i film che girerà mentre negli Studi della Marvel stanno preparando il prossimo Capitan America e il secondo film sui Vendicatori, Chef e The Judge, praticamente due film "normali". La sua necessità ad un ritorno alle origini si può leggere in uno stralcio d'intervista fatta a GQ un mesetto fa: "Mi ha fatto pensare a quanto grande debba essere il messaggio lanciato dallo sponsor cosmico prima di riuscire a capire che è ora di lasciar perdere. Quanti film di genere supereroico posso fare? Quanti seguiti di successo sono davvero divertenti? Vengo da una famiglia di scrittori, registi, attori e artisti in generale e il mio cerchio di amici è composto da quelle persone che giovano a poker alle due del mattino e questo è l’aspetto più confortante della mia infanzia. Quindi sento che c’è un legame, un’eredità a cui devo ritornare". Più che plausibile, alla fine come attore aveva dato recentemente grandi prove di sé in un paio di film che non hanno avuto grande successo o comunque ben distanti dagli ultimi interpretati, come Zodiac (2007) e Il solista (2009). 
Quindi in fase di pre-produzione sono The Judge, la storia di un giudice che torna nella sua città natale per il funerale della madre e scopre che suo padre è sospettato di omicidio - nel cast previsti Vera Farmiga, Billy Bob Thornton, Eric West, Robert Duvall, Vincent D'Onofrio - e l'8 luglio saranno battuti i primi ciak del film Chef, il nuovo film di Jon Favreau (regista dei primi due Iron Man) da lui scritto e diretto. La storia ruota attorno a un uomo che perde il suo lavoro di chef e decide di aprire un camioncino-ristorante per guadagnare nuovamente la sua vena artistica. Oltre a Robert, saranno nel cast Sofia Vergara, John Leguizamo e Bobby Cannavale.
A proposito di incassi, qualcuno si potrebbe chiedere quanto guadagna Downey Jr. a film. Personalmente credo alle voci di cifre astronomiche solo quando vengono confermate. Ebbene, quando GQ gli chiede se veramente ha avuto una paga di 50 milioni di dollari per interpretare The Avengers, Downey Jr. sorride e dice "Sì". Ma poi aggiunge, "E non è pazzesco? Sono così incazzato, non riesco a crederci. Io sono quello noto come "un costo strategico"..

sabato 4 maggio 2013

Finalmente Iron Man 3 - oppure no?

Ora che finalmente IRON MAN 3 è uscito nei cinema americani (incassando, nelle prime anteprime del weekend qualcosa come 16 milioni di dollari, mentre scrivo leggo che ha già portato a casa 70 milioni di spicci americani; apprezzato oltre ogni previsione anche oltreoceano, incassando 345 milioni di dollari in tutto il mondo, 8 milioni e mezzo di euro solo in Italia...ed è solo uscito il 24 aprile scorso!) posso rischiare di dire le mie impressioni sul terzo capitolo della saga iniziata nel 2008, dico rischiare perché l'universo Marvel è fatto di appassionati che tengono ferocemente ai loro supereroi a costo di tagliare gole e calciare gli stinchi, e anche perché in giro, nei pressi dell'Alaska e nei dintorni di Rieti, qualcuno non ha ancora visto Iron Man 3 e rischio seriamente di rivelare dettagli preziosi per gustarsi la visione del film. Insomma, spoiler allert, io ve lo dico..
 
Entriamo in un contesto ben preciso: quest'anno nessun altro film era così atteso e le aspettative, francamente, erano davvero troppe. In parte Iron Man, supereroe spaccone e quasi invincibile, è un personaggio schiavo della propria natura e caratteristica, se cambia registro, difficilmente il pubblico comprenderebbe e infatti la prima cosa che scrivo è questa, ha deluso molti fan. Chi mi conosce sa bene che la parola "fan" è una cosa che non sopporto, perché generalmente sono una categoria assurda, irrispettosa per prima e troppo, davvero troppo esigenti. La lingua italiana ha un termine meraviglioso, che bene li riassume: rompicoglioni. Il cinema d'animazione invece ha un personaggio chiave, l'Uomo dei fumetti dei Simpson. "Il peggiore episodio", avrà scritto vedendo Iron Man 3. Personalmente non sono rimasto così male, anche se credo di aver capito cosa può aver deluso: le aspettative, specie dopo The Avengers, erano così alte che vedere Iron Man 3, che possiamo definire una commedia d'azione che un film di supereroi, deve aver fatto incazzare qualcuno. Okay, i momenti comici sono forse un po' troppi e faranno discutere le dissacrazioni dei due cattivi di turno e un finale che ha lasciato l'amaro in bocca (Tony Stark tornerà, recita una didascalia finale, e sai che novità), ma il divertimento c'è, i momenti d'azione sono pochi ma ben centellinati, ma a mente fredda l'analisi di Iron Man 3 porta ad altre considerazioni. Ripeto, parlare del film inevitabilmente toglierà la sorpresa a chi ancora non ha visto il film - attenzione, ora iniziano gli SPOILER - e ho deciso di dividere in pro e in contro sperando di darvi una idea di cosa è stato questo film, il cui successo influirà maggiormente sul futuro degli Avengers rispetto agli altri film della Marvel in attesa. Già si parla di Iron Man 4.. 
PRO. Era giusto portare al capitolo numero tre la saga del grande Tony Stark, il cui mito, nato nei fumetti nel '63, ha avuto maggiore successo quando non era fra di noi. Infatti, usciti i primi due film, nei due anni successivi al film dei Vendicatori (2012) la mole di fan è aumentata spropositatamente (grazie all'home video) e hanno contribuito non poco all'enorme exploit al botteghino, e nell'attesa dell'uscita del film sono andati tutti matti: la campagna pubblicitaria ha fatto un lavoro incredibile, allungando la bava dei fan con i primi poster, i primi trailer, le indiscrezioni, le interviste, le notizie dal set (Robert Downey Jr. si è rotto una caviglia durante le riprese), fino alle anteprime in tutto il mondo, insomma era un successo annunciato ed era dovuto per tutti coloro che amano il personaggio. Nell'ubriacatura degli spoiler e delle news, qualcuno s'è dimenticato che la base del terzo Iron Man era stata già annunciata mesi prima: l'uomo dietro l'armatura, Tony Stark, entrava in una vera crisi d'identità e si sentiva, per la prima volta, vulnerabile e con la paura di non proteggere ciò che ama di più, e cioè la sua Pepper Potts (Gwyneth Paltrow, sempre più in sintonia con Downey Jr nelle scene più divertenti, da sitcom familiare), anche perché stavolta il "cattivo", il Mandarino, era davvero cattivo (Ben Kingsley, azzeccato nella sua ambiguità, nella parte del film più discussa e di bassa lega - le gag scatologiche del bagno), e raccogliendo la sua sfida "all'antica" gli manda tre elicotteri che gli bombardano la casa. Tutto questo era stato già detto, eppure alla "prima" cui ho partecipato la sera di mercoledì 24 aprile molti hanno fatto gli indiani, delusi dal vedere il loro eroe così vulnerabile e frignone. Eppure, dopo tre film - incluso gli Avengers - il quarto film con Iron Man non avrebbe potuto continuare la linea dell'invincibile, evitando il rischio della ripetitività e della noia, e con la necessità di chiudere per il momento la sua storia, regista e sceneggiatori hanno tirato fuori la chiave della commedia che spezza la tensione nei momenti più insensati e per rendere meno amara la fine - provvisoria, lo sappiamo, perché The Avengers 2 uscirà nel 2015 - della propria creatura. Una pausa, mica una fine. E si ride, moltissimo. Le scene d'azione possono aver sconvolto lo spettatore teenager che voleva più armature e meno situazioni alla Arma Letale (come ricordano le sparatorie al porto, con Downey Jr e Don Cheadle, alias Iron Patriot, uno bianco e l'altro nero.. ma la colpa potrebbe essere del regista Shane Black, che ha i diretto i primi due della saga) ma la sequenza finale colma ogni necessità di essere storditi dalle esplosioni.
 
CONTRO: gli stessi pregi di Iron Man 3 se visti da un'altra prospettiva, possono diventare i maggiori difetti. Si ride e forse troppo, e il ritmo decolla con una certa fatica. La chiusura stessa della saga lascia così sbigottiti da influire enormemente il proprio giudizio. Pochi perdoneranno le differenze enormi fra il Mandarino del fumetto e quello del cinema (nel film, è un attore fallito, nel fumetto è invece uno dei nemici più potenti di Iron Man: alle mani ha dieci anelli, ciascuno con poteri magici specifici, come rendere di ghiaccio le persone, fulminarle ecc.), e il ruolo di Guy Pearce, alias il cattivissimo Aldrich Killian, qui è al centro della storia quando nel fumetto si suicida a pagine 2 del fumetto che lo ritrae (quindi il film inverte la loro importanza). Pochissimi perdoneranno l'aria disneyana del personaggio del bambino, Harley, orfano di padre (come spesso accade nei film Disney), solitario ma genio della meccanica e della ingegneria, mossa molto bassa per accaparrarsi le famiglie come spettatori di Iron Man (scena peggiore, lui che calma Stark in piena crisi di panico post Avengers al telefono..). Qualcuno, vedendo Stark così terreno e umano e poco uomo di ferro, ha lasciato la sala incazzato. Insomma, cambiando drasticamente, questo Iron Man rischia di non trovare la complicità e tifo dello spettatore, e senza l'identificazione fra il personaggio e sala il film rischia di lasciar freddi.


PRO & CONTRO: personalmente mi sarei aspettato qualche cameo di un Capitan America o di un Hulk nel pieno dell'azione, ma questa più che una opinione è un ridicolo desiderio. Avrebbe però regalato qualche emozione in più. Bruce Banner appare nella scena titoli di coda, ma sembra il finale di una sitcom. Insomma, dopo averli visti insieme, ce lo saremmo tutti aspettato!
CONCLUSIONE: è evidente che le risate avute in The Avengers hanno convinto gli sceneggiatori ad aumentare l'ironia (nel flashback iniziale del 1999 è divertente Jon Favreau, produttore del film, nel ruolo di guardia del corpo, Happy Hogan, per poi andare in coma) e la comicità slapstick (Iron Man, comandato a distanza, inciampa e si rompe in continuazione) e le classiche battute alla Stark, dimenticando che se ai fan piacciono le scene d'antologia (l'attacco alla villa di Malibu, il salvataggio dell'Air Force One), vogliono assolutamente star svegli per tutto il film. E per una commedia con esplosioni ed effetti speciali, con un ritmo e una regia che non c'entra molto lo spirito, è un errore imperdonabile. Insomma, potrebbe essere più che il miglior film della saga, il film della transizione fra la saga stessa e il prossimo Avengers. E' un piacere comunque dar così tanto spazio all'ironia e spacconeria di un attore come Robert Downey Jr. 

lunedì 22 aprile 2013

John Belushi Sconosciuto

Fu una vera icona della comicità demenziale anche se interpretò pochi film prima della sua prematura scomparsa all'età di 33 anni, nel 1982, dopo una serie di eccessi pericolosi. La vita di John Belushi è stata il perfetto esempio di cosa può fare il successo quando arriva alla punta massima: in cima al mondo, a 30 anni era il comico cinematografico e televisivo più famoso in America e cantante e leader dei Blues Brothers, eppure era anche vittima del proprio personaggio, eccessivo e volgare, incastrato nei contratti per dei ruoli sbagliati in film comici da dimenticare, e vittima del proprio lavoro, dai ritmi impossibili, possibilmente da reggere con dose di cocaina da far invidia a Scarface. Molti sono convinti che nella vita reale John Belushi fosse proprio come Bluto, il più "animale" degli studenti di Animal House, primo grande ruolo firmato John Landis del 1978, ma basta informarsi un po' di più che raccolgono il ricordo di amici e colleghi per rendersi conto che Belushi era un attore molto disciplinato e altruista, aveva bisogno di stare al centro dell'attenzione ed era di una sensibilità incredibile. Poteva fiondarsi a notte fonda in casa tua, svuotarti il frigo, sporcare di spaghetti il pavimento e dormire sul divano, e te potevi tollerarlo perché avresti potuto fare la stessa cosa a casa sua. Poteva trascinarti a ballare sul tavolo di un pub, perché era impossibile dirgli di no. Steve Martin racconta che una notte, dopo una diretta di una puntata del Saturday Night Live, lui e tutta la banda di quella storica trasmissione (Dan Aykroyd, Gilda Radner, Bill Murray) andarono in giro in limousine per tutta New York quando in prossimità di un incrocio Belushi scese dall'auto e cominciò a dirigere il traffico, come se fosse impazzito. Nelle risate generali, Martin pensò che l'amico John fosse prigioniero del personaggio che interpretava, e si sentiva costretto a ripeterlo anche in pubblico.

Anche se Belushi risolveva la scena alzando un sopracciglio, ad un certo punto non si sentì così buffo da continuare con i soliti personaggi e dopo il grande risultato del film Blues Brothers, nel 1980, cambiò registro e si decise per una serie di ruoli diversi - alla Spencer Tracy, come scrisse qualcuno. Vennero fuori due film davvero diversi da quelli interpretati fino a quel momento, Chiamami Aquila e I vicini di casa, girati nel 1981: il primo presentava un Belushi più controllato, infilato in una storia d'amore, film carino ma nulla di esplosivo, la critica lodò il "nuovo" John ma il pubblico reagì male; il secondo invece fu un disastro prima di uscire, perché sul set regnò una tensione pazzesca e il risultato fu lento, poco riuscito, nonostante riportasse sullo schermo la coppia Belushi-Aykroyd con i ruoli però invertiti, forse troppo, con John imborghesito e con gli occhiali e Danny biondo e a dir poco sopra le righe, personaggio davvero inquietante; il pubblico inizialmente reagì benino, poi le sale si fecero deserte.

È in questo momento che si infila il post di oggi: tra il periodo di maggior successo e in quello di pericoloso declino, Belushi rifiutava dei ruoli per dar spazio ad altri che preferiva, come quello dei fratelli Blues, ma dopo gli ultimi due insuccessi era più che mai desideroso di dimostrare il suo talento comico. Su internet - e su diversi libri - ho trovato molti titoli che Belushi non ha voluto e potuto interpretare, qualcuno vi impressionerà davvero altri invece non vi sorprenderanno (l'aneddoto di Ghostbusters ormai lo conoscono tutti). La gran parte di questi titoli non li ha interpretati semplicemente perché morì troppo presto. È proprio il caso di dirlo, morì nel momento sbagliato, bruciando dei copioni che ci avrebbero dato un Belushi forse diverso, ma migliore dell'ultimo che ci ha lasciato.

(prima le cose note: Aykroyd aveva cominciato a scrivere il copione sugli acchiappafantasmi attorno alla fine del 1981; nei progetti di Danny, il film avrebbero dovuto interpretarlo lui, l’amico John e Eddie Murphy, successivamente Belushi fu rimpiazzato da Bill Murray).

(un vero caso di "ruoli perduti" spetta a Animal House: il cast pianificato vedeva Chevy Chase e Bill Murray come Otter e Boon, John Belushi ovviamente come Bluto, e Dan Aykroyd nella parte di D-Day, lo studente motociclista ribelle. Addirittura, il personaggio di D-Day era stato scritto proprio ispirandosi alla sua passione per le motociclette; secondo John Landis, lui stesso cercò di non prendere Chase nel cast, riuscendoci, mentre Lorne Michaels, il produttore del Saturday Night Live, proibì a Dan di prenderne parte, perché aveva paura di perdere tutte le sue star per il mondo del cinema..).

Gangs of New York (girato nel 2002)
Il film Gangs of New York fu un progetto dalla lunga gestazione. Martin Scorsese cominciò a lavorarci nel lontano 1978 e, indovinate, le due star del SNL John Belushi e Dan Aykroyd, furono contattati per eventualmente interpretare i due ruoli protagonisti: rispettivamente, Belushi avrebbe dovuto interpretare William "Bill il Macellaio" Cutting mentre Danny era in lizza per Amsterdam Vallon. Quando Belushi morì il progetto subì un arresto e i due attori saranno rimpiazzati da Daniel Day Lewis e Leonardo di Caprio.
 
Animal House 2 (non girato)
John “Bluto” Blutarsky avrebbe dovuto tornare nelle sale cinematografiche dopo il grande successo del primo Animal House, campione al botteghino nel 1978. La Universal cercò di produrre un seguito, e il copione sopravvissuto raccontava di un ritorno della banda per il matrimonio di Otter, ma dopo il clamoroso flop di American Graffiti (1979), da cui Animal House aveva preso ispirazione - massacrandolo - i dirigenti accantonarono l'idea, e dopo la morte di Belushi fortunatamente tutto rimase sulla carta.

Kingpin (1979)
La storia di questo progetto non realizzato è stata raccontata nel libro di Bob Woodward. In sintesi, quando terminarono le riprese del film 1941, a Belushi venne l'idea di un film sulla vita di uno spacciatore che aveva conosciuto, certo Mark Hertzan: a detta dell'autore, sembrava essere un personaggio colorito e coinvolto in un traffico di stupefacenti che importava coca e marijuana negli States attraverso nascondigli nelle barche. Il soggetto alla fine Belushi lo scrisse con l'amico e scrittore Mitch Glazer, intitolandolo Kingpin (Pezzo grosso) e con l'intenzione di fare la parte principale. Inizialmente, la storia piacque al suo agente, Bernie Brillstein, e persino alla Universal: il 27 aprile 1979 gli Studi firmarono un accordo che prevedevano 7500 dollari alla consegna del soggetto e altrettanti 7500 alla firma del contratto, con successivi aumenti di paga alla consegna del copione e via così contando il cash. Hertzan, un tipo che aveva due vite - una losca, l'altra tutta famiglia, ranch con cavalli e figli - collaborò alla sceneggiatura e il risultato fu un copione di 139 pagine. Ma alla fine nessuno volle girarlo: Spielberg gli disse che un film sulla droga non sarebbe piaciuto a nessuno, ammonendolo, "La droga è come lo sport: la gente si diverte di più a farla che stare a guardare". John Landis, invece, rifiutò immediatamente l'idea.
Alla fine non si fece. E Mark Hertzan, il 3 febbraio 1982, venne ucciso da un giovane per motivi oscuri a New York.

Laguna blu (The Blue Lagoon, 1980), nel ruolo che fu poi dato a Christopher Atkins. Belushi venne considerato per il ruolo, ma poi qualcuno fece notare che era troppo comico e poco sexy per un ruolo del genere.

Arturo (Arthur, 1981), parte poi data a Dudley Moore. Una delle commedie più belle mai girate. John era stato contattato per il ruolo del miliardario ubriacone e bambino che si innamora della cameriera dalla battuta facile Liza Minelli, ma forse non era quel tipo di comico sentimentale o malinconico che serviva al film, e il ruolo andò a Moore. La Minelli invece sostituì Gilda Radner.

Night Shift - Turno di notte (Night Shift) è un film del 1982 diretto da Ron Howard. Belushi doveva fare la parte principale, poi andata a Michael Keaton, all'epoca praticamente in trampolino di lancio. Il direttore di casting Jane Jenkins scrisse che fu Belushi a rifiutare, perché non voleva lasciare New York per andare a girare a Los Angeles. Non era un buon periodo per lui ed era già incastrato in un film che poi non girerà perché come sappiamo morì a copione non terminato - curiosamente proprio quando le riprese di Turno di notte erano iniziate.

C'era una volta in America (1983), di Sergio Leone. Questo è sicuramente il titolo che spicca di più in questa rassegna di film mai fatti, ma è così, a Belushi venne offerto il ruolo di Max, parte poi andata a James Woods. Leone conosceva il lavoro di John ma soprattutto gli era stato suggerito dall'amico Robert De Niro, al quale promise di perdere almeno venti chili per la parte. Non sono molte le fonti che ne parlano, ma tutte concordano che sarebbe stato grande averlo nel film di Leone: anche perché una parte drammatica mancava al suo repertorio, e non avrebbe certo deluso. Purtroppo Belushi morì pochi mesi prima alla vigilia del primo ciak.
Dopo la pubblicazione di questo articolo, ho scoperto che nella autobiografia che l’attore Blackie Dammett pubblicò nel 2013, si legge che anche lui era stato provinato per il film di Leone, direttamente nella sua stanza all’hotel Chateau Marmont, dalla responsabile del casting Cis Corman, il giorno prima che trovassero Belushi morto in un’altra stanza dello stesso hotel (4 marzo 1982). La Corman aveva detto a Dammett che Leone era entusiasta del suo volto e del suo provino per un gangster non identificato, ma quando la mattina del 5 marzo Belushi passò a miglior vita, Leone e Robert De Niro lasciarono velocemente Los Angeles, e Leone continuò i casting a New York. Questo dettaglio è molto importante, perché De Niro fu uno degli ultimi ad aver avuto un contatto con Belushi la notte del 4 marzo 1982, una notte di droghe pesanti che coinvolse anche Robin Williams, di veloce passaggio allo Chateau. Successivamente, sia Robin che De Niro furono sentiti in tribunale come testimoni per il processo per la morte di Belushi, e Dammett non fu più contattato da Sergio Leone.

Ghostbusters (1984), lo abbiamo detto, il ruolo di Peter Venkman era stato scritto per lui, e sarà sostituito da Bill Murray.

National Lampoon’s The Joy of Sex (1984), film dimenticabile, fra i tanti demenziali girati negli anni Ottanta, non si hanno fonti certe su quale ruolo avevano fatto affidamento su Belushi.

Spie come noi (Spies Like Us, 1985) di John Landis. Questo film era stato scritto e concepito come il nuovo film della coppia Belushi-Aykroyd subito dopo il mezzo fiasco di Vicini di casa. Con l'esigenza di tornare a lavorare assieme con Landis, il copione venne preparato alla fine del 1981, poi gli eventi andarono diversamente e il film venne girato solamente anni dopo con Chevy Chase nel ruolo che fu di Belushi. A mio parere, con John sarebbe stato un capolavoro. Aykroyd lasciò comunque una traccia del suo amico e del loro binomio dei Blues Brothers inserendo la canzone "Soul Finger" nel film: una hit del 1967 che i fratelli Blues incisero nel 1980 nel loro album Made in America.

A proposito della notte scorsa... (About Last Night...) è una commedia sentimentale erotica del 1986 diretta da Edward Zwick con protagonisti Rob Lowe e Demi Moore. Il film si basa sull'opera teatrale di David Mamet "Sexual Perversity in Chicago". A Dan Aykroyd e John Belushi furono offerti i ruoli rispettivamente di Danny, il protagonista che si innamora di Debbie, e di Rob, l'amico che cerca di metterlo in guardia dalla focosa storia d'amore. La parte di John andò a suo fratello James, che aveva già interpretato quel ruolo a teatro, motivo per cui rifiutò la parte perché non voleva essere messo in competizione con suo fratello minore.

I Tre Amigos (Three Amigos, 1986). Agli inizi della lavorazione, nell'aprile del 1981, il film era originariamente intitolato I Tre Caballeros e vedeva nel cast Aykroyd e John Belushi assieme a Steve Martin. Dopo la morte di John, il regista Landis sostituì Danny, impossibilitato a partecipare, e John rispettivamente con Chevy Chase e Martin Short. I Tre Amigos era una divertente satira del mondo del cinema e anticipò le storie di cast immischiati senza saperlo nella realtà e non su un set di cartapesta (come succederà nel film Tropic Thunder), una situazione comica che avrebbe potuto dare a Belushi occasioni di grande comicità. Un altro attore ipotizzato per il film non riuscì a partecipare perché anche lui morto presto, Sam Kinison, un gigante degli stand-up comedian americani. Alcune fonti parlano di frizioni da parte di Chevy Chase nei confronti di Kinison, che evidentemente intimoriva Chase tanto da non ottenere la parte. 
 
Armed and Dangerous (Pazzi da legare, 1986)
Il film, diretto da  Mark L. Lester, vedeva la coppia protagonista formata da John Candy e Eugene Levy: più di una fonte conferma che il copione, risalente al 1979, era stato pensato per Belushi e Aykroyd. Quando lo script fu rimaneggiato fra gli altri anche da Harold Ramis, si pensò di recuperare Aykroyd per metterlo insieme a Candy con - udite, udite - John Carpenter regista, ma Dan lasciò il film non appena quest'ultimo scartò l'ipotesi di dirigerlo.

 
Una banda di idioti (A Confederacy of Dunces, non girato)
Vincitore del premio Pulitzer, il famoso racconto di John Kennedy Toole è stato pubblicato nel 1980 con notevole successo, tanto che cominciarono le trattative per farne una versione cinematografica. Per chi non lo conoscesse, Una banda di idioti racconta la storia di Ignatius J. Reilly, grassoccio trentenne alla ricerca di un lavoro che, nella New Orleans dei primi anni sessanta, si scontra con una serie di personaggi, gli idioti del titolo. Nella prefazione alla prima edizione, Walker Percy descrive Ignatius come "uno straordinario sciattone, un Oliver Hardy impazzito, un Don Chisciotte ingrassato, un Tommaso d'Aquino perverso, il tutto allo stesso tempo". Quanto sarebbe stato perfetto per Belushi? I primi progetti riguardo a questo film parlarono di un cast interessante, composto da Belushi e Richard Pryor e Harold Ramis alla regia, ma la morte di John, avvenuta poco prima della firma del contratto, fece saltare il progetto. Anni dopo, si parlò di una versione interpretata da John Candy e poi da Chris Farley, progetti saltati per via delle morti improvvise dei due attori. A detta di questo si parlò persino di una maledizione sul progetto, tanto che passeranno molti anni prima che qualcun altro riprenda il soggetto per farne un film. Nel 2005 altri attori, come Stephen Fry e poi Will Ferrell, tentarono di realizzare l'adattamento cinematografico, ma anche questi tentativi sono falliti.
Il romanzo di Toole acquistò una fama di "maledetto" da finire nei progetti mai realizzati più famosi, ma la sua storia assomiglia fatalmente ad un altro racconto mai portato sul grande schermo. Sto parlando di Atuk.

Atuk, basato sul libro The Incomparable Atuk (1963) scritto da Mordecai Richler, nell'ambiente di Hollywood è diventato un caso di progetto maledetto. La storia satirica dell'eschimese che vuole ambientarsi a New York fu inizialmente proposta a John Belushi, ricordando il suo ruolo - memorabile - del Samurai, personaggio portato in televisione. John però venne contattato agli inizi del 1982 e incastrato com'era da alcuni progetti fu costretto a prendere tempo per accettare il copione. Tempo però non lo ebbe e se ne andò il 5 marzo di quell'anno. La storia passò nelle mani di altri attori, nuovamente Sam Kinison fu contattato per la parte di Atuk, alla fine del 1988.
Inizialmente restio al progetto, dichiarò che il copione avrebbe avuto bisogno di una profonda revisione, rinviando per un lungo tempo le riprese. Quando sembrò tutto pronto, Kinison fece in tempo a girare un paio di scene, quando la produzione fallì improvvisamente per via dei costi saliti senza freni, poi la morte prematura del comico, a causa di un incidente stradale nel 1992, annullò ogni possibilità di continuare. Subito dopo, ogni attore contattato, come John Candy, Chris Farley, i due scrittori del SNL Phil Hartman e Michael O'Donoghue, moriva prima di poter accettare la parte. 

Fatty Arbuckle, un film biografico non realizzato che fu un altro progetto "fatale" che rimase sulla carta. Rosce "Fatty" Arbuckle (1887-1933) è stato uno dei primi divi del cinema comico muto, scoperto dal Re delle comiche Mack Sennett, partner di Chaplin e di Buster Keaton, oggi più famoso per la triste vicenda giudiziaria che lo colpì nel 1921 (una accusa di stupro di una attricetta morta nella sua villa, fortunatamente risolta in assoluzione ma che non lo salvò dall'ostracismo del pubblico e del mondo del cinema, mandandolo in rovina). È stato un altro progetto che passò nelle scrivanie di John Belushi, John Candy, e Chris Farley, nella parte ovviamente del grasso comico del muto, tutti e tre morti prematuramente.

Moon Over Miami (non girato, 1981).
Nel 1981 il regista francese Louis Malle e lo scrittore John Guare volevano Belushi e Aykroyd per un film diverso dalle loro corde, la storia di Shelley Slutsky, un truffatore disgustoso coinvolto dal petulante agente dell'FBI, maniaco dell'igiene, Otis Presby, per una operazione denominata "Abscam" con l'obbiettivo di incastrare per corruzione uomini del Congresso (storia vera). Malle e Guare erano convinti della scelta dopo aver visto al cinema Chiamami Aquila, perché il Belushi che volevano non era quello che avevano appena visto, così pacato, ma quello scatenato che ancora non era stato sfruttato appieno. Nel settembre 1981, i due si incontrarono con John e Danny per discutere del film, e i due attori non nascosero l'entusiasmo per il progetto. In quel momento, Chiamami Aquila era al cinema e da poco avevano concluso la sgradevole esperienza del set di I vicini di casa, dove c’erano state litigate furiose con il regista Avildsen, abbandoni, mezze risse; erano quindi desiderosi di cambiare aria e volevano due persone tranquille come Malle e Guare. Il problema è che poi i due registi videro I vicini di casa, rimanendo negativamente sbalorditi. Possibile che hanno fatto un film così brutto? Quando si incontrarono nuovamente per discutere del film, trovarono i due comici delusi dalle critiche negative del loro film, e anche se erano convinti di lavorare per loro, Malle e Guare erano preoccupati, in più John si faceva vedere sballato, fuori controllo, nervoso. In parte erano rincuorati dal pensiero che Danny avrebbe controllato l'amico come del resto aveva fatto in passato, ma il problema rimaneva. Dal momento che Belushi cominciò a lavorare alla sceneggiatura di Noble Rot, e stava per entrare in porto The Joy of Sex, i cineasti francesi presero tempo in attesa che John tornasse libero e un po’ controllato. Parlarono con Danny a riguardo la "mina" Belushi anche perché volevano battere il primo ciak nella primavera del 1982, ma purtroppo la mina esplose prima, il 5 marzo.

Never Say Mountie
Viene citato da Bob Woodward nel suo (discusso e discutibile) libro su Belushi, senza darne però altre informazioni a riguardo. Questo copione sembra essere stato scritto da Aykroyd, fra i vari progetti annunciati e poi portati a termine in un secondo momento, senza John.

Noble Rot (Muffa nobile, non girato)
Johnny Glorioso sarebbe dovuto essere il ruolo di una vita per Belushi, perché su Noble Rot, l'ultimo progetto sul quale lavorò in vita, stava dando anima e tempo. La storia era attorno ad una famiglia di degustatori di vini ed era nato sulle ceneri di un brutto copione, Sweet Deception. Johnny Glorioso era figlio di una famiglia di grandi degustatori quando decidono di produrre loro stessi del vino in competizione con le grandi etichette. Il fratello di John, Sal, figurava come il volto simbolo della società di famiglia, ma quando deve andare a New York per una degustazione viene colpito da una allergia di frutti di mare e viene sostituito, gioco forza, dal fratello Johnny, anche lui un bravo ragazzo nonostante un difetto fatale per un degustatore: gli bastano due assaggi per andare letteralmente fuori di testa. Fin qui, potrebbe sembrare una classica situazione alla Belushi, ma la sorpresa del copione è nella seconda parte, che diventa commedia sofisticata quando il suo personaggio incontra Christine durante il volo per New York, un momento quasi romantico, per poi sterzare velocemente in una storia quasi alla Hitchcock, perché Christine è una ladra di gioielli ed usa Johnny come esca.
Belushi stava riscrivendo completamente il copione con l'amico sceneggiatore Don Novello, conosciuto ai tempi del SNL, ma i risultati non soddisferanno i dirigenti della Paramount, né gli amici che leggeranno, quasi costretti da John, le prime stesure dello script, evidentemente talmente brutto da ricevere unanime dissenso. I colletti bianchi, fiutando che sarebbe andata male con Muffa nobile, proposero il copione di Joy of Sex, una commedia farsesca ispirata alla rivista satirica National Lampoon, perché pensarono che bastasse affiancare Belushi al sesso per avere un piccante divertimento assicurato. Quello che non dissero a John era che il copione di Joy of sex era una specie di burla leggendaria negli studi di Hollywood, perché girava da parecchio tempo senza trovare un produttore, tanto era brutto (e squallido) da realizzare. Alla ricerca di un compromesso fra lui e Novello con Michael Eisner, allora dirigente della Paramount prima di diventare presidente degli Studi Disney, si pensò di realizzare prima Joy of sex, più veloce ed economico da realizzare, e poi eventualmente Muffa nobile. Riluttante e molto poco entusiasta, Belushi acconsentì, anche perché non aveva molta alternativa. La settimana in cui venne rifiutato il copione cui teneva di più, John andò in profonda depressione e sembrò fuori controllo: molti amici, spaventati dal suo comportamento, non se la sentirono di avvicinarlo, altri, quelli più intimi come Dan Aykroyd, e la sua guarda del corpo "Smokey", e ovviamente sua moglie Judith, capirono la gravità della situazione e si organizzarono per partire da New York e raggiungerlo a Los Angeles. Aykroyd inizialmente cercò di tranquillizzarlo parlandogli al telefono dei progetti futuri, più interessanti e che l'avrebbero riportato al successo, come Ghostbusters, Moon over the Miami, e John gli promise che sarebbe partito col l'ultimo volo della notte. Per questo, Danny non partì mentre Smokey non arrivò in tempo. La mattina del 5 marzo 1982, John Belushi venne trovato morto da Bill Wallace, il suo personal trainer, nel suo bungalow dello Chateau Marmont, hotel di Los Angeles; quella mattina dovevano partecipare ad una riunione con Eisner e altri dirigenti della Paramount.
Fu l'ultimo capitolo della vita di John Belushi, triste e solitario per una persona speciale, che affogò le sue insicurezze nelle droghe e non riuscì a far capire agli amici quanto avesse bisogno di essere salvato. Ma l'ultima scheda ci riporta a qualche mese prima della sua vita, quando forse cercò di dare un segnale che nessuno capì e invece scambiarono come una gag di cattivo gusto.

Quelli della pallottola spuntata (Police Squad!, 1982)
I film della serie omonima interpretata da Leslie Nielsen era nata prima in televisione per mano dal trio di registi Zucker-Abrahams-Zucker, che in precedenza avevano già lavorato insieme a film come Ridere per ridere e L'aereo più pazzo del mondo. La serie durò solamente sei episodi e passeranno diversi anni prima di realizzarne un film nel 1988. Durante i titoli, veniva introdotto un attore famoso come "partecipazione straordinaria", ma questi veniva immediatamente ucciso nel momento in cui fa la sua apparizione, una gag ricorrente che coinvolse anche il nostro Belushi, morto in una piscina incatenato ai piedi sott'acqua, ma il pezzo così filmato non venne trasmesso perché la puntata andò in onda dopo la sua morte e ovviamente non sembrò appropriato. Pensare che Belushi aveva proposto ai produttori una gag differente, mostrandosi morto con una siringa al braccio. Ad ogni modo, la gag venne tolta al montaggio; quando la serie venne replicata, i produttori volevano inserire la scena con Belushi ma non fu trovata: probabilmente andò distrutta o smarrita per sempre.

Nothing Last Forever (1984)
Questo film di Tom Schiller ha avuto una storia produttiva sfortunata: scritto nel 1982 con l’intenzione di fare una commedia fantascientifica con un cast di tutto rispetto – Dan Aykroyd e Bill Murray fra questi – una volta completato nell’84 venne rinviato dalla MGM così tante volte da non distribuirlo più. Secondo Schiller, regista e scrittore che conosceva la banda del Saturday Night Live avendo diretto alcuni loro mini film, la Metro non riusciva a vederne la commercialità e lo definì un film artistico, sia per i temi trattati che per il bianco e nero usato per la fotografia. Qualche anno fa qualcuno caricò persino il film clandestinamente su YouTube, ma venne bloccato per motivi di diritti. Interpretato da Zach Galligan e Lauren Tom, il film è tuttora inedito nelle sale. Schiller aveva diretto John Belushi nello sketch intitolato Don't Look Back In Anger, dove John interpretava un vecchio che va a trovare al cimitero i suoi colleghi morti e spiegava di essere sopravvissuto a loro perché è un ballerino. Belushi avrebbe dovuto interpretare Nothing Last Forever, ma morì sei settimane prima dell’inizio delle riprese. Quando nel 2016 venne organizzata una proiezione del film a Londra, Galligan dichiarò: “Sarebbe stata un’esperienza ancora più incredibile se John Belushi non fosse appena morto. Lorne Michaels aveva scritturato John per una parte abbastanza decente, ed ero così entusiasta di lavorare con lui e il resto della banda. Belushi non è stato solo uno dei Not Ready for Prime Time Players insieme a gente come Aykroyd e Murray, è stato uno dei loro migliori amici”.

E infine:

The Blues Brothers 2 (1982)
Morto John, sembrava impossibile ritornare alle storie di Jake e Elwood Blues, ma un progetto di un seguito esisteva da tempo e quando Belushi era ancora vivo. Infatti, ottenuto un successo clamoroso con il primo film nel 1980, si pensò immediatamente ad un seguito tanto che Tino Insana scrisse un soggetto.
Insana era un vecchio amico di Belushi, e con la moglie Judy avevano realizzato un libro sul film, con le biografie inventate di Jake e Elwood (il libro si chiama Blues Brothers Private, oggi un buon pezzo da collezione), ed era, quindi, la persona giusta per farlo. Belushi voleva inoltre aiutare economicamente Tino, e convinse la Universal a dargli 5000 dollari per scrivere il seguito di The Blues Brothers.

Ovviamente il progetto di riprendere i fratelli Blues saltò con la morte di Belushi, ma nel momento che ognuno riprese la propria vita - e superato in parte il dolore - l'amico Aykroyd decise di riprendere il lavoro e anni dopo, come succede nel film, riunì la banda e nel 1990 incisero il primo disco senza Belushi, ottenendo un clamoroso successo. Belushi venne sostituito dal fratello minore James, con il nome blues "Zee Blues". Aykroyd riportò così la banda e il mito dei Brothers per tutta l'America, e si spolverò l'idea di fare un seguito al film.

Come sapete, nel 1998 è uscito Blues Brothers 2000, una idea folle che partorì un film allucinante. Ma in senso negativo. Per poterlo scrivere, l'ho dovuto rivedere oggi stesso, trovando conferma della mia opinione di allora quando lo vidi, al cinema, in mezzo a tanti fan incazzati neri. Gli interrogativi ruotavano attorno al "perché?" Forse John Landis e Dan Aykroyd, che figura anche come sceneggiatore e co- produttore, volevano divertirsi a rompere più macchine possibili e fare un vero musical - in effetti ci sono più numeri musicali - ma hanno dimenticato cuore, risate e l'aria epica del primo film. Aykroyd è in forma (perse 20 chili apposta) ride troppo e dimentica la faccia da beccamorto del primo film, John Goodman, nuova spalla, è bravo ma è schiacciato dal confronto, mentre il moccioso che interpreta il piccolo Buster, J. Evan Bonifant, sarebbe da prendere a calci fino a domani mattina. Inutile continuare, BB 2000 non piacque a nessuno e fu un flop clamoroso. Troppa malinconia, nessuna grazia. Il film è dedicato alla memoria di Belushi: probabilmente la sua morte fu un segno che una volta conclusa la missione per conto di Dio, Elwood era condannato al silenzio.