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| fotogramma originale, 1967 |
venerdì 12 maggio 2017
La voce perduta di zio Paperone
lunedì 24 aprile 2017
Paperone e il denaro
Sto parlando di Scrooge McDuck and Money.
Prodotto dalla Walt Disney Productions e distribuito dalla Buena Vista il 23 marzo 1967, diretto da Hamilton Luske, scritto da Bill Berg, con Ward Kimball a capo dello staff di animatori composto da Julius Svendsen, Art Stevens, Chuck Downs, Jack Boyd, con musiche e canzoni di Mel Leven, è un cartone dimenticato negli archivi e spesso frettolosamente citato dagli storici, sia perché la natura didattica non lo ha reso memorabile, ma anche per la scarsa visibilità: se non fosse esistito youtube, neanche se avremmo sentito parlare. In home video non è mai uscito, anche se esiste una raccolta VHS per le scuole che di fatto riporta il cortometraggio e che forse da quella fonte proviene la copia caricata su youtube.
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| carta canta.. |
Supervisionato o no dal mitico zio Walt, il cortometraggio è delizioso, con una animazione spigolosa tipica degli anni sessanta. E prima di andare avanti, godiamoci la visione.
UPDATE: qui trovate un aggiornamento riguardo la copia italiana.
EXTRA: il pressbook originale del 1967 (fonte, Cartoon Research).
martedì 18 aprile 2017
La rivincita di Paperino
Orde di nostalgici trentenni si sono commossi fino alle lacrime alla notizia che nell’estate 2017 arriverà la nuova serie animata “Duck Tales”, a distanza di 27 anni dall’ultimo episodio della serie originale: era il 1990, infatti, quando le avventure dei paperi raggiunsero il traguardo finale dei 100 episodi. In verità sarà un reboot, un riavvio totale della banda di Paperopoli che conosciamo praticamente da sempre, e da quello che abbiamo appreso online saranno molte le novità: fra le più importanti il ruolo di Paperino, che dopo essere stato rilegato in un ruolo minore nella serie originale, sarà finalmente un personaggio regolare; sin dal primo episodio andato in onda nel 1987, la sua presenza discontinua veniva giustificata dal fatto che si arruolava nella Marina degli Stati Uniti lasciando in custodia allo Zio Paperone i suoi nipotini Qui, Quo e Qua. Infatti, la serie era stata creata dalla Disney per lanciare il personaggio di De’ Paperoni, in quel momento poco usato dalla animazione e ben più popolare nei fumetti, e rispetto alla versione cartacea si decise quindi di fare Paperino una guest star per non oscurare il ricco Zio.
Il piano previsto sarà di una prima stagione composta da 21 episodi da mezz’ora, più due special di 1 ora ciascuno – ma io personalmente sto pregando per un futuro lungometraggio – e come ho scritto, Paperino torna ad essere parte del cast come protagonista. E, sembra, ci sono possibilità di un cameo di Paperinik, piuttosto sconvolgente e positivo allo stesso tempo: una “creatura” italiana (ribattezzata in America come Duck Avenger) che finirà nei cartoni animati originali!
Poi visto che la Disney ci toglie la sete col prosciutto, ha fatto cantare al neo cast di doppiatori originali la storica canzone di testa.
La cosa che ho voluto approfondire oggi, però, è proprio il ruolo di Paperino nella serie originale, e ho scoperto che non solo è apparso più di una volta, ma si è incrociato con lo zio Paperone in altre occasioni disneyane. Andiamo con ordine.
Nella serie Duck Tales, Paperino appare nell’episodio pilota, Treasure of the Golden Suns (in Italia trasmesso come “Il tesoro del Sole d’Oro” e diviso in tre parti), andato in onda il 18 settembre 1987.Seguirono poi:
Sphinx for the Memories (“Paperino e la mummia vivente”), dove è eccezionalmente protagonista assieme allo zio ed ai nipoti.
A Whale of a Bad Time (“La balena pirata”), è un altro episodio dove Paperino è spalla dello zio; qui lo aiuta a recuperare la sua intera fortuna.
Spies in Their Eyes (“A me gli occhi, spia!”), di nuovo il marinaio Paperino incontra Paperone e i nipoti mentre è in licenza, e si mette nei guai.
All Ducks on Deck (“Macchia Nera e l'aereo invisibile”), vede per la prima volta Paperino in licenza a Paperopoli e si incontra con Jet McQuack. Questo episodio è uno dei più spassosi per le continue gag fra Paperino e Jet, che per tutto il tempo non capisce cosa dice. Nelle copertine delle VHS riceveva persino lo status di star dell’episodio.
Till Nephews Do Us Part (“Le nozze di zio Paperone”), è l’ultimo episodio dove appare Paperino, testimone pasticcione dello zio.
Nelle stagioni successive (1988-1990), lo staff d’animazione lascia per sempre Paperino sulla nave della Marina, e non viene inserito in nessun altro episodio. Per dovere di cronaca è da ricordare che in tutti questi episodi la voce italiana di Paperino era di Franco Latini, mentre quella di Paperone del mitico Gigi Angelillo.
Negli anni successivi, le nuove serie tv che hanno voluto rilanciare i classici personaggi Disney hanno visto Paperino a fianco del suo ricco zio, ma senza lasciare nulla di memorabile.
Nell’undicesimo episodio di Mickey Mouse Works (1999), intitolato A Midsummer Night’s Dream, vediamo la banda al completo per una versione disneyana di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare.
Invece, Paperone ha un ruolo fondamentale nel 34° episodio di House of Mouse, intitolato appunto House of Scrooge (andato in onda nel 2002). La storia è carina: Zio Paperone diventa proprietario del locale di Topolino e decide subito dei tagli alle spese che lui considera troppo alte. E così Topolino e soci cercano di riavere indietro il loro locale perché ovviamente nessuno vuole avere la tirchia gestione di Paperone.
La banda dei Paperi sarà di nuovo insieme nel film a episodi concepito direttamente per l’home video Mickey’s Once Upon a Christmas (Topolino e la magia del Natale, 1999): stavolta zio Paperone è una guest star nell’episodio che vede protagonisti Qui, Quo e Qua e Paperino, L’incubo di Natale.
Mickey’s Twice Upon a Christmas (Topolino - Strepitoso Natale!, 2004), rivede di nuovo Paperone gironzolare in casa dei nipoti; questa produzione fu una delle prime a raffigurare i classici personaggi Disney in computer grafica 3D.
Non ci resta che aspettare la prossima Estate per goderci di nuovo queste avventure dei Paperi.
UPDATE
Entertainment Weekly ha pubblicato tre pagine di anteprima che qui ripropongo (cliccate per ingrandirle).
lunedì 26 settembre 2016
Non ci resta che ridere
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| Locandina della rassegna |
E inizieremo proprio con gli albori del cinema comico, troppo scatenato con gli argomenti per tenere buoni i censori, che stilano un Codice di argomenti da non trattare nei loro film: è il codice Hays, che tira le orecchie a tutti, persino a Stanlio e Ollio e ai fratelli Marx, protagonisti di un mondo senza controllo. Il filo conduttore è quindi la censura, ma anche i censori, colpevoli di aver riconosciuto nella commedia la paura della verità perché, i grandi comici, sono tutti figli di Don Chisciotte.
Calendario incontri
27 ottobre 2016 La comicità americana e il codice Hays
24 novembre 2016 I fratelli Marx: un mondo senza controllo
26 gennaio 2017 Don Camillo sconosciuto
23 febbraio 2017 Totò proibito
30 marzo 2017 La terza guerra mondiale dei Monty Python
25 maggio 2017 Mel Brooks: l’ultima follia di Hollywood
mercoledì 21 settembre 2016
Stanlio e Ollio e i due Ladroni
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| Stan Laurel, il fonico Elmer Raguse, e Oliver Hardy, con i microfoni Victor |
Oggi pubblico un dossier che forse potrà far luce su un aspetto poco trattato da biografi e studiosi: il curioso caso del doppiaggio italiano di Stan Laurel e Oliver Hardy. Come nacque il loro inconfondibile doppiaggio? La distribuzione italiana della MGM fece la scelta più semplice: il pubblico aveva apprezzato enormemente il fatto che Stan e Oliver, nei primi film distribuiti in Italia, recitassero in italiano, con esiti ovviamente disastrosi e poco comprensibili — ma, proprio per questo, esilaranti. L’idea fu degli stessi Laurel e Hardy. Ecco spiegato, in poche righe, perché ancora oggi li conosciamo con quel celebre doppiaggio “storpiato”. Ma andiamo con ordine.
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| La Vanguardia, 2 febbraio 1930 |
Senza dare per scontato che tutti conoscano a fondo Stanlio e Ollio e le tappe fondamentali della loro carriera, va ricordato che anche loro affrontarono la devastante transizione dal muto al sonoro. La definisco devastante perché, per quanto inevitabile, il cinema fino al 1927 era stato un linguaggio visivo, e molti attori non erano pronti (o adatti) a far sentire la propria voce. I grandi comici del muto — Keaton, Lloyd, Langdon — subirono la svolta, con risultati non sempre all’altezza del loro passato. Chaplin, prudente, aspetterà il 1940 per realizzare il suo primo film parlato.
Il vero ostacolo fu la distribuzione nei Paesi non anglofoni, perché il doppiaggio non esisteva ancora. Il problema venne affrontato dagli Hal Roach Studios già nel 1929, optando per una soluzione tanto faticosa quanto efficace: le versioni fonetiche. I film venivano rigirati più volte, “a pappagallo”, nella lingua di destinazione. Stan e Oliver recitavano in spagnolo, francese, tedesco, italiano… con solo una vaga idea di ciò che stavano dicendo. Sbagliavano accenti, storpiavano le parole, ma il risultato era irresistibilmente comico.Nel marzo di quell’anno fu installato il sistema sonoro della Victor Talking Machine Company, che registrava effetti e dialoghi su dischi a 78 giri sincronizzati con il film. A maggio, Laurel e Hardy girarono il loro primo film parlato, Unaccustomed As We Are (Non abituati come siamo). Fu un grande successo. Roach allora decise di puntare sul più ampio mercato straniero: quello ispanofono — Spagna, Argentina, Messico, e anche le comunità latine negli Stati Uniti. Per Roach fu un investimento rilevante, giustificato dal fatto che nel 1929 Laurel e Hardy erano ormai i comici più celebri d’America. La MGM li stimava al punto da chiederli in prestito per salvare The Rogue Song (Amor gitano), un film con il tenore Lawrence Tibbett che si era rivelato disastroso in anteprima (e nel quale Stan e Oliver, per quanto spassosi, c’entravano ben poco).
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| La Vanguardia, 1 febbraio 1930 |
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| "Variety", 13 novembre 1929 |
È plausibile che Roach fosse inizialmente cauto sull’investimento e volesse prima vedere i risultati della versione spagnola, proiettata in anteprima a New York il 7 gennaio 1930 in un cinema specializzato in film stranieri. La recensione di Variety (15 gennaio) osservava che i dialoghi erano ridotti al minimo, ma il pubblico si divertì moltissimo anche senza comprendere tutto. Per quell’occasione, Roach aveva assunto attori spagnoli di supporto e insegnanti di lingua sul set, che aiutavano Laurel e Hardy con la fonetica, leggendo i testi da appositi gobbi dietro la cinepresa. Inoltre, per adattarsi ai programmi europei, che prevedevano proiezioni di almeno due ore, Roach e Stan Laurel decisero di allungare le versioni straniere con gag escluse dal montaggio americano, e in alcuni casi modificarono anche il finale.
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| "Cinema-Teatro", n.23-24, 15-31 dicembre 1930 |
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| Variety, 30 luglio 1930 |
(Nota: Ladrones è miracolosamente sopravvissuto. È stato ritrovato nel 1986, assieme ad altre versioni spagnole girate dalla coppia, ed è disponibile in DVD sia in Europa (cofanetto Universal 2004) sia in una versione restaurata dall’UCLA su DVD Vivendi (USA, 2011). Dura esattamente 36 minuti, circa quindici in più rispetto a Night Owls).
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| La Vanguardia, 8 febbraio 1930 |
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| La Stampa, 26 giugno 1931 |
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| con Bob O' Connor, attore e insegnante spagnolo |
O meglio, Ladroni non c’è, ma c’è: approfittando delle similitudini linguistiche fra lo spagnolo e l’italiano, possiamo immaginare vagamente l’italiano di Stan e di Oliver, per quanto il video sia presente ancora oggi, perché come abbiamo detto la versione spagnola è disponibile su Dvd.
Stanlio: "Sì!... E quel dente non ci darà più noie".
Ollio: "Non voglio più sentir parlare di queste muraglie!... Dammi un fiammifero... (Stanlio si fruga nelle tasche e tira fuori due fotografie). Che cos'è?"
Stanlio: (mostra le loro foto segnaletiche). "Ti piacciono?" (Ollio le straccia e spinge via Stanlio).
domenica 29 maggio 2016
Il giocattolo (1979)
Ci sono incontri che ti illuminano la giornata, e quello che ho avuto pochi giorni fa è stato memorabile: ho incrociato infatti alla Stazione Termini di Roma il grande regista Giuliano Montaldo. Alla veneranda età di 86 anni l’ho trovato arzillo e molto cordiale: approfittando di un momento di attesa di un treno in arrivo, l’ho avvicinato per fargli i complimenti per un film che avevo rivisto da poco, Il giocattolo, con Nino Manfredi. “E’ un capolavoro!”, gli ho detto, e lui stringendomi la mano mi ringraziava facendo il gesto di baciarmela cavallerescamente... Mi ritrovo però nell’imbarazzante situazione di non potervi suggerire il recupero di questo film nel caso voleste rivederlo o gustarvelo per la prima volta: è disgraziatamente sparito dalla circolazione. Motivi di diritti, forse, ma è uscito in videocassetta decenni fa e in televisione, dopo un lungo oblio, è stato recuperato sporadicamente da Rai Movie, l’ultima volta quattro mesi fa. Nessuna uscita imminente in DVD o Blu-ray. Ho perso l’occasione per chiedere direttamente il motivo al regista, tuttavia se proprio volete vederlo esiste youtube (non dovrei dirvelo, ma tanto l’ha fatto anche Paolo Mereghetti: sta lì online, intero).
Difficoltà di recupero a parte, Il giocattolo rimane un capolavoro insolito nel cinema italiano. Uscito nel 1979, regalava a Nino Manfredi, il protagonista, un ruolo pazzesco, fortemente drammatico e misuratissimo: un po’ Giustiziere della notte, in pieno periodo di Piombo per il nostro paese, con continue sparatorie e rapine, il film raccontava la triste vicenda di Vittorio Barletta, un ragioniere romano trapiantato nel Nord che prima si ritrova in mezzo ad una rapina in supermercato finita nel sangue, e poi, fatto amicizia con un giovane poliziotto, comincia a coltivare l’uso delle armi, rivelatosi in breve tempo esperto e eccezionale tiratore. Accade che durante una cena in pizzeria col suo amico poliziotto, questi riconosce fra i clienti un pericoloso ricercato, e la decisione di intervenire gli costerà la vita: Vittorio, terrorizzato, prende la sua pistola e uccide uno dei complici in fuga. Inizia per lui un calvario tragico, fra vendette sanguinose e un morboso – ma breve – attaccamento dei mass media sulla sua storia, fino all’arresto di eccessiva legittima difesa. La società è violenta ma ci vuole moderazione. Rimarrà solo con la moglie, sempre più preoccupata di questo giocattolo che si porta sempre appresso, questa pistola che porterà il film al tragico finale.
Il tema del film è l’uso delle armi per difesa personale, è chiaro, ed è tristemente attuale. (Basti pensare quello che succede in America: un report del “Congressional Research Service” afferma che negli Usa circolerebbero 357 milioni di armi da fuoco contro una popolazione di soli 318,9 milioni di persone!). Montaldo sa bene miscelare momenti grotteschi con il dramma, anche perché la vicenda racconta la follia psicologica che ricorreva in quei anni – tutti hanno un’arma, allora la prendo anche io – e se la commedia all’italiana ha sempre raccontato questi temi con l’ironia, Il giocattolo all’epoca deve esser stato un pugno allo stomaco per gli spettatori. Ecco, “un amarissimo specchio della vita quotidiana”, facciamo copia incolla con una recensione de La Stampa per cavarmela con due righine. Co-prodotto da Sergio Leone (che sembra aver girato la sequenza dei titoli di testa), vanta un cast tecnico di lusso: fotografia di Ennio Guarnieri, montaggio di Nino Baragli, Musiche (bellissime) di Ennio Morricone; lo scrivono Sergio Donati, Montaldo, lo stesso Nino Manfredi, pignolo scrittore ma attore straordinario: per prepararlo alla parte, il regista e il suo attore frequentarono per diverso tempo diversi poligoni, osservando essenzialmente i tiratori e la loro preparazione psicologica. Al cast si unirono Marlène Jobert, nel ruolo della moglie Ada, il compianto Vittorio Mezzogiorno come Sauro, il poliziotto amico di Vittorio, Arnoldo Foà nel ruolo di Nicola, il principale, e Pamela Villoresi, la figlia. Fra i ruoli secondari, si segnalano Mario Brega, Daniele Formica, Renato Scarpa e Carlo Bagno.
La musica di Ennio Morricone, uscita su LP Cinevox (MDF 33.128) e ristampata nel 2008 dalla stessa etichetta su CD (16 brani), è assolutamente da recuperare. Trasuda tensione e magistrale commento alla distruzione psicologica di un uomo semplice, come titola un brano della colonna sonora. Per gli amanti delle cifre e delle date: la registrazione al Pubblico Registro Cinematografico n. 6643 riporta come data di inizio lavorazione l’11 Settembre 1978. Il Nulla Osta viene rilasciato senza problemi il 10 febbraio 1979. E dalla sua uscita, ottiene un grande successo di pubblico nella stagione 1978/79: su 842 giorni di programmazione, il film raccoglie 468,226 spettatori nelle 16 città capozona (calcolando il prezzo del biglietto di allora, 2600 lire, il film incassò qualcosa come 1 miliardo e 212 milioni di lire).







































