domenica 26 maggio 2013

Il John Belushi sconosciuto: un aggiornamento

Spinto dal notevole interesse per il dossier sui ruoli perduti di John Belushi nel corso della sua breve ma folgorante carriera, ho approfondito qualche ricerca passata e ho notato di essermi dimenticato un paio di titoli.
Kingpin  (1979)
La storia di questo progetto non realizzato è stata raccontata nel libro di Bob Woodward. In sintesi, quando terminarono le riprese del film 1941, a Belushi venne l'idea di un film sulla vita di uno spacciatore che aveva conosciuto, certo Mark Hertzan: a detta dell'autore, sembrava essere un personaggio colorito e coinvolto in un traffico di stupefacenti che importava coca e marijuana negli States attraverso nascondigli nelle barche. Il soggetto alla fine Belushi lo scrisse con l'amico e scrittore Mitch Glazer, intitolandolo Kingpin (Pezzo grosso) e con l'intenzione di fare la parte principale. Inizialmente, la storia piacque al suo agente, Bernie Brillstein, e persino alla Universal: il 27 aprile 1979 gli Studi firmarono un accordo che prevedevano 7500 dollari alla consegna del soggetto e altrettanti 7500 alla firma del contratto, con successivi aumenti di paga alla consegna del copione e via così contando il cash. Hertzan, un tipo che aveva due vite - una losca, l'altra tutta famiglia, ranch con cavalli e figli - collaborò alla sceneggiatura e il risultato fu un copione di 139 pagine. Ma alla fine nessuno volle girarlo: Spielberg gli disse che un film sulla droga non sarebbe piaciuto a nessuno, ammonendolo, "La droga è come lo sport: la gente si diverte di più a farla che stare a guardare". John Landis, invece, rifiutò immediatamente l'idea.
Alla fine non si fece. E Mark Hertzan, il 3 febbraio 1982, venne ucciso da un giovane per motivi oscuri a New York. 


The Blues Brothers 2 (1982)
Morto John, sembrava impossibile ritornare alle storie di Jake e Elwood Blues, ma un progetto di un seguito esisteva da tempo e quando Belushi era ancora vivo. Infatti, ottenuto un successo clamoroso con il primo film nel 1980, si pensò immediatamente ad un seguito tanto che Tino Insana scrisse un soggetto.
Insana era un vecchio amico di Belushi, e con la moglie Judy avevano realizzato un libro sul film, con le biografie inventate di Jake e Elwood (il libro si chiama Blues Brothers Private, oggi un buon pezzo da collezione), ed era, quindi, la persona giusta per farlo. Belushi voleva inoltre aiutare economicamente Tino, e convinse la Universal a dargli 5000 dollari per scrivere il seguito di The Blues Brothers

Ovviamente il progetto di riprendere i fratelli Blues saltò con la morte di Belushi, ma nel momento che ognuno riprese la propria vita - e superato in parte il dolore - l'amico Aykroyd decise di riprendere il lavoro e anni dopo, come succede nel film, riunì la banda e nel 1990 incisero il primo disco senza Belushi, ottenendo un clamoroso successo. Belushi venne sostituito dal fratello minore James, con il nome blues "Zee Blues". Aykroyd riportò così la banda e il mito dei Brothers per tutta l'America, e si spolverò l'idea di fare un seguito al film.
Come sapete, nel 1998 è uscito Blues Brothers 2000, una idea folle che partorì un film allucinante. Ma in senso negativo. Per poterlo scrivere, l'ho dovuto rivedere oggi stesso, trovando conferma della mia opinione di allora quando lo vidi, al cinema, in mezzo a tanti fan incazzati neri. Gli interrogativi ruotavano attorno al "perché?" Forse John Landis e Dan Aykroyd, che figura anche come sceneggiatore e co- produttore, volevano divertirsi a rompere più macchine possibili e fare un vero musical - in effetti ci sono più numeri musicali - ma hanno dimenticato cuore, risate e l'aria epica del primo film. Aykroyd è in forma (perse 20 chili apposta) ride troppo e dimentica la faccia da beccamorto del primo film, John Goodman, nuova spalla, è bravo ma è schiacciato dal confronto, mentre il moccioso che interpreta il piccolo Buster, J. Evan Bonifant, sarebbe da prendere a calci fino a domani mattina. Inutile continuare, BB 2000 non piacque a nessuno e fu un flop clamoroso. Troppa malinconia, nessuna grazia. Il film è dedicato alla memoria di Belushi: probabilmente la sua morte fu un segno che una volta conclusa la missione per conto di Dio, Elwood era condannato al silenzio.

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