sabato 8 settembre 2012

Quando venne dato il Leone a Villaggio..


Finisce la Mostra Cinematografica di Venezia - a mio parere, sicuramente sbagliato, una delle cose più spocchiose e inutili mai fatte per il cinema, inavvicinabile per ogni spettatore - e come al solito l'assenza delle commedie in concorso la dice lunga sulla scelta dei film, anche se chiunque obbietterebbe che non c'è nessuna commedia, almeno italiana, che neanche meriterebbe di avvicinarsi, ad un festival del cinema.
A parte questo, è valida la moda di dare premi agli attori comici a fine carriera, giusto per salvarsi in corner dopo averli snobbati al pieno della forma e del successo, una mossa ferocemente bieca nei confronti di chi sale sul palco e mette una tristezza infinita. Come quando, nel 1999, venne dato il Leone d'Oro alla Carriera a Jerry Lewis, infinitamente cineasta migliore di quanti ce ne sono in giro, almeno quando lui era al massimo della popolarità e dell'inventiva, negli anni '60, ma vederlo così invecchiato e ingessato nel frac d'ordinanza, mise molta malinconia. Per di più, fece l'imperdonabile gesto di proporre uno sketch, alternandosi alle immagini di Jerry anni '60, dal film Il mattatore di Hollywood, che ghiacciò la platea (il cosiddetto pubblico findus). Nessuno però fece obiezione, Jerry Lewis è stato un grande comico e un regista dalle infinite qualità, sperimentale e geniale. Quindi viva Jerry.
Quando invece, anni prima, esattamente venti anni fa, Gillo Pontecorvo decise di dare il Leone alla Carriera a Paolo Villaggio, scoppiò un casino imbarazzante. In parte perché è un comico, da qui il discorso di prima, ma in parte perché Villaggio stava sulle palle a molte persone, come spesso succede agli intellettuali miliardari di sinistra senza peli sulla lingua, nonostante il grande successo del suo Fantozzi e la fama di scrittore geniale - a livelli internazionali - questo quando, nel 1992, stavamo rischiando un altro film di "Fantozzi" e Villaggio aveva già il vizio di girare barbone ma era innegabilmente ancora in forma. La cosa non andò giù anzitutto ad alcuni comici più vecchi di lui, rimase famosa la frase di Nino Manfredi, "E' come darlo ai fratelli Marx e non a Chaplin", un paragone fuori luogo che piacque tanto ai giornalisti; Manfredi fece lo snob, in pratica, come se il genio dei Marx non avesse la precedenza sulla follia di Charlie Chaplin (che, di fatto, nel '72 ricevette il suo Leone d'Oro), e in seguito si scatenarono intellettuali, critici, la divisione fu netta: glielo stiamo dando per i Fantozzi e Fracchia? O forse per il suo ruolo ne La voce della luna (1990), l'ultimo film di Federico Fellini che lo mise in coppia con Roberto Benigni - bravissimo - una occasione non persa, fu per Villaggio la prova che oltre Fantozzi sapeva recitare molto bene. Dal canto suo, Villaggio rivendicò che il suo premio andava a lui in onore dei comici che non ricevettero premi nella loro vita, un bel pensiero che mascherava una paraculata tipica di lui.
La cosa più interessante è che quando nel 1995 il premio venne dato alla carriera di Alberto Sordi e di Monica Vitti, non ci fu giornalista che non chiese a Sordi se fosse stato giusto dare il premio prima a Villaggio, e generalmente Sordi rispose che era "troppo presto per Villaggio" e in un'altra occasione disse, "Mah, non credo che quella di Villaggio fosse una carriera da premiare, oltre Fantozzi non ha fatto granché". Al di là di questa zampata sordiana, neanche tanto elegante per buttar al cesso una carriera di un collega, il vecchio Sordi non sbagliava a sottolineare che fosse presto per Villaggio ma, senza saperlo, il tempo gli diede torto. Infatti dopo il '92, Villaggio uccise il suo personaggio preferito per poi resuscitarlo con due film orribili, e in seguito non ha più azzeccato un film, e nel mezzo di cagate girate ci metto il film di Olmi (ammiro Olmi, ma Il segreto del bosco vecchio è una delusione cocente), i film che girò con i Vanzina (Io no spik inglish, Banzai), Monicelli (Cari fottutissimi amici, 1994), Le nuove comiche, niente che avrebbe spinto una giuria a conferirgli un premio alla Carriera. Quindi, non è stato troppo presto, per Villaggio, ma giusto in tempo, prima di diventare bolso, patetico, e ripetitivo.
Le abilità comiche di Paolo Villaggio, scrittore geniale e autore dell'ultima maschera italiana, non le discuto, a me piacciono molto i primi Fantozzi, erano e sono fantastici. Le voci che ricorrono sul web, chissà se attendibili, parlano di un Fantozzi 2012 - la fine, per la regia di Domenico Saverni, sceneggiatore degli ultimi della saga e del titolo che la chiuse, almeno ufficialmente, Fantozzi 2000. Personalmente, sono spaventato dell'idea che un produttore possa credere ancora che esiste un pubblico per Fantozzi.

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